Il Partito Democratico (, PD) è stato un partito politico rumeno.
Nato nel 1993, si richiamava alla socialdemocrazia e si presentava come il prosecutore del Fronte di Salvezza Nazionale (FSN) dell'ex primo ministro Petre Roman.
Alle elezioni del 1996 ottenne il 13%, contribuì in modo decisivo all'elezione di Emil Constantinescu alla presidenza della repubblica e fino al 2000 fece parte di una coalizione di governo insieme a diverse forze di centro-destra. Il crollo alle elezioni del 2000 (7%), tuttavia, causò della fine della presidenza di Roman, che nel 2001 fu sostituito alla guida del PD da Traian Băsescu.
Il nuovo leader riuscì a consolidare la forza del partito e a siglare un'alleanza con il Partito Nazionale Liberale, l'Alleanza Giustizia e Verità, che nel 2004 lo sostenne nella vittoriosa corsa elettorale alla presidenza della repubblica. Nuovamente al governo dal 2004 al 2007 insieme al PNL, a partire dal 2005 il partito si orientò al centro-destra, abbracciando il popolarismo.
Riprofilatosi sul piano ideologico, si ritirò dall'Internazionale socialista, di cui era membro dal 1996, e dal Partito del Socialismo Europeo, di cui era membro associato dal 1999, ed entrò nel Partito Popolare Europeo (2005) e nell'Internazionale Democratica Centrista (2007)
Da capo di Stato Băsescu fu protagonista di duri contrasti con gli alleati, che nel 2007 decisero di escludere il PD dalla maggioranza. Nel dicembre dello stesso anno fu decretata la fusione con il Partito Liberale Democratico, che segnò la nascita del successore diretto del PD, il Partito Democratico Liberale (PDL).
Storia Origini
In seguito alla rivoluzione romena del 1989 che rovesciò la dittatura di Nicolae Ceaușescu, nacque un organo di governo provvisorio, il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN), guidato dal Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), grande partito di ispirazione socialdemocratica composto essenzialmente da ex militanti del Partito Comunista Rumeno (PCR), tra i quali il presidente della repubblica Ion Iliescu e il primo ministro Petre Roman. Grazie alla propria egemonia istituzionale, politica e mediatica, il FSN dominò le prime libere elezioni tenutesi nel 1990 e gestì in totale autonomia la prima fase di transizione del paese alla democrazia..
Nei successivi due anni, tuttavia, emersero due correnti contrapposte. Da una parte l'ala riformista di Petre Roman e dall'altra quella conservatrice costituitasi intorno a Ion Iliescu, che sosteneva una politica di lenta transizione all'economia di mercato e di più ampie garanzie di protezione sociale, elementi che attraevano le fasce popolari dell'elettorato ancora legate all'ideologia comunista. La scissione si consumò nel corso della conferenza nazionale del 27-29 marzo 1992. La maggioranza dei delegati del partito sostenne il programma di Petre Roman «Il Futuro-Oggi» («Viitorul-Azi»), che definiva il FSN come una forza di centro-sinistra che si impegnava a completare la riforma dell'economia. Roman fu rieletto presidente, ma numerosi elementi della fazione fedele a Ion Iliescu si dimisero in segno di protesta e nei giorni successivi fondarono un nuovo partito, il Fronte Democratico di Salvezza Nazionale (FDSN)..
Le elezioni del 1992 confermarono l'egemonia di Iliescu e della sua corrente, mentre con il 10% delle preferenze il FSN di Roman divenne il terzo partito del paese e andò all'opposizione del governo Văcăroiu.
Nascita del Partito Democratico
Il 31 marzo 1993, grazie alla fusione con la piccola formazione del Partito Democratico di Constantin Vișinescu, fondata nel maggio 1991, il FSN entrò in una nuova fase, con l'assunzione del nuovo nome. La ridenominazione fu convalidata dal tribunale di Bucarest il 23 maggio 1993 e fu ratificata dalla convenzione nazionale straordinaria del PD tenutasi a Costanza tra il 28 e il 29 maggio 1993, che approvò il nuovo statuto, elesse l'intera struttura dirigenziale e confermò Petre Roman alla presidenza.
Nel piano di rafforzamento promosso dal partito, il 1º luglio 1993 fu creata una coalizione che si proponeva di unificare tutti i movimenti di ispirazione socialdemocratica del paese, che volevano abbracciare il riformismo e discostarsi dalle influenze del socialismo proletario e del comunismo. Questa prese il nome di Alleanza Social Democratica (Alianța Social Democrată, ASD) e rappresentava un tentativo di realizzare una strategia politica comune per le successive tornate elettorali. Vi aderirono i minuscoli Partito Social Democratico Tradizionale, Partito Repubblicano Rumeno e Partito Democratico del Lavoro. Malgrado le intenzioni, la coalizione non ebbe seguito a livello pratico, mentre il Partito Democratico del Lavoro venne interamente assorbito dal PD nel corso della convenzione nazionale del 24-25 ottobre 1994 di Cluj-Napoca. Il meeting del partito stabilì la rielezione di Roman quale presidente e approvò il suo programma «Per una nuova Romania, del lavoro e della giustizia» («Pentru o nouă Românie, a muncii si a dreptății»).
Fondazione dell'Unione Social Democratica Nonostante lo scarso successo dell'ASD, invece, per il PD fu fruttuosa la politica di alleanze con gli altri partiti d'opposizione. Il 19 aprile 1995 siglò un protocollo di collaborazione con la Convenzione Democratica Romena (CDR) e il 27 settembre dello stesso anno realizzò un importante accordo con il Partito Social Democratico Romeno (PSDR) di Sergiu Cunescu, gruppo che rappresentava l'erede diretto della tradizione socialdemocratica romena risalente agli anni precedenti la dittatura. Il patto condusse alla nascita della coalizione Unione Social Democratica (Uniunea Social Democrată, USD), alleanza che prevedeva la partecipazione su liste comuni per le elezioni amministrative e parlamentari del 1996, nonché l'appoggio alla candidatura di Roman alla presidenza della repubblica.
Al suo debutto elettorale, in occasione delle locali dell'estate 1996, la coalizione ottenne 475 posizioni di sindaco, 200 di consigliere distrettuale e 5.957 di consigliere municipale. Con circa il 13% fu la terza forza del paese dietro a Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR) e CDR. Tra i centri principali il PD ottenne la guida dei municipi di Costanza (Gheorghe Mihăieși) e Pitești (Tudor Pendiuc)..
Un ulteriore successo ottenuto nel corso dell'anno, nel settembre 1996, fu l'ammissione all'Internazionale Socialista come membro osservatore, insieme agli alleati del PSDR. Sia il PD che il PSDR ne divennero membri a pieno titolo nel corso della conferenza mondiale dell'8-10 novembre 1999. Nel marzo 1999 il PD fu accettato come associato anche dal Partito del Socialismo Europeo.
Elezioni parlamentari e presidenziali del 1996 Il 4 settembre 1996 Petre Roman fu ufficialmente indicato dall'USD come proprio candidato alla presidenza della repubblica, mentre la campagna elettorale per le parlamentari fu curata da Radu Berceanu. Il PD rimase il partito più forte della coalizione, visto che dalle proprie file proveniva il 75% dei rappresentanti dell'intera USD. Il risultato del voto del 3 novembre restituì un quadro simile a quello delle amministrative, con l'USD terza forza parlamentare con il 13% (53 deputati e 23 senatori). Petre Roman, invece, nelle concomitanti presidenziali conseguì il 20%. Al secondo turno si sarebbero affrontati Emil Constantinescu (CDR) e Ion Iliescu (PDSR).
Dopo la riapertura della campagna per il ballottaggio presidenziale, il 7 novembre l'USD si coalizzò con il centro-destra contro Iliescu e siglò un accordo insieme alla CDR per il sostegno comune al loro candidato. Petre Roman invitò pubblicamente il suo elettorato a votare per Constantinescu, rafforzandone indiscutibilmente le probabilità di essere eletto. Il patto prevedeva la partecipazione dell'USD ad un eventuale governo di coalizione. Il successo del leader della CDR, infatti, aprì le porte dell'esecutivo al partito di Roman.
Il 6 dicembre 1996 USD, CDR e Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR) stipularono l'«accordo di solidarietà governativa e parlamentare», per il supporto ad un esecutivo di coalizione, la realizzazione di consultazioni periodiche fra gli alleati e il coordinamento delle attività parlamentari. Sul piano economico il programma di governo si basava su un ampio processo di liberalizzazione che prevedeva la riduzione della spesa pubblica, la riforma del sistema bancario, l'accelerazione del processo di privatizzazione delle industrie nei settori strategici.
In virtù dell'accordo con la CDR, il PD entrò nel governo Ciorbea con sei ministri, mentre Petre Roman conseguì la presidenza del senato grazie al supporto degli alleati..
Il 29 agosto 1997 la convenzione nazionale del PD riunita a Iași ratificò l'assorbimento del Partito dell'Unità Social Democratica e del Fronte Democratico Rumeno. Fu adottata, inoltre, la mozione «Partito Democratico - Un partito che guarda al futuro» («Partidul Democrat – un partid care privește spre viitor») che permise la rielezione di Roman alla presidenza. Lo statuto fu modificato in modo da permettere un cambiamento nella struttura dirigente: l'ufficio esecutivo fu sostituito da un ufficio permanente nazionale composto da un consiglio politico e un consiglio esecutivo.
Governo con la Convenzione Democratica Romena Governo Ciorbea
Nonostante gli entusiasmi, il PD entrò presto in contrasto con gli alleati del neonato governo che vide la luce alla fine del 1996. La stabilità dell'esecutivo fu compromessa da debilitanti lotte interne alla coalizione. Le differenze e le ideologie di partito emersero con violenza già tra l'estate e l'autunno del 1997, quando Petre Roman invocò una revisione del radicale processo di riforma promosso dalla CDR, criticando l'incoerenza delle politiche finanziarie, sull'istruzione e sulla sanità dell'esecutivo, dando il via ad un duro ostruzionismo nei confronti del premier Victor Ciorbea.
La legislatura fu di fatto bloccata e rallentata da continui contrasti tra la CDR e l'USD. Disaccordi vennero a galla per i tagli alle spese correnti dei ministeri e per le nomine dei dirigenti di alcune società pubbliche (in primis Bancorex), dei vertici del Fondo per le proprietà di stato (FPS) e degli ambasciatori indicati da Constantinescu. Il PD, inoltre, rifiutò i termini di numerose leggi. Nel luglio 1997 il PD, tramite il presidente della commissione agricoltura del senato Triță Făniță, ritenendole di importanza strategica, si oppose fermamente alla privatizzazione delle aziende agricole statali voluta dalla CDR.. In seguito a lunghe polemiche la legge sulla redistribuzione delle proprietà agricole nazionalizzate dallo Stato (legge 1/2000), dopo quasi tre anni, fu approvata anche con il voto del PD, ma con un limite di 50 ettari per persona per gli appezzamenti e 10 ettari per persona per le foreste, mentre la CDR proponeva una restituzione totale..