La statuaria celtica è considerata "eccezionale" nel contesto della variegata arte celtica, da sempre qualificata come non figurativa. Sulla scorta di quest'ultima considerazione, di conseguenza, la scultura era ritenuta dagli esperti una forma d'arte poco praticata dalle popolazioni celtiche, le cui poche testimonianze sarebbero state il frutto d'influenze da parte di civiltà mediterranee come i Greci ed i Romani., ciò fino alla proliferazione di scoperte di manufatti che, inoltre, porta anche a nuovi studi sui ritrovati già noti. Senza che sia ancora possibile determinare un'evoluzione complessiva, nel tempo e nello spazio, diventa possibile però definire alcune serie.

Rappresentazioni umane Stele funerarie, stele antropomorfe e statua-stele Statue Hallstattiane della Germania

Statue antropomorfe realizzate al tempo della proto-celtica Cultura di Hallstatt sono state rinvenute in Renania e nella Germania meridionale, principalmente presso siti funerari. I due pezzi più significativi di questo corpus sono il c.d. "Guerriero di Hirschlanden" e il "Principe di Glauberg" (de. "Keltenfürst"), entrambi realizzati in arenaria e rinvenuti presso il tumulo di un capo/eroe che quasi sicuramente raffiguravano:

Il "Guerriero di Hirschlanden" è stato scoperto nel 1963 durante gli scavi di un basso tumulo databile tra il 600 ed il 450 a.C. ad Hirschlanden, nel Baden-Württemberg. La statua fu rinvenuta a nord del tumulo ma in origine doveva trovarsi alla sua sommità. Raffigura un guerriero itifallico con un copricapo appuntito (forse uguale al cono in corteccia di betulla della Tomba di Hochdorf), un torque al collo ed una cintura con una spada hallstattiana..

Il "Principe di Glauberg" (anche noto come "Statua 1") è stato scoperto nel 1996 presso Glauberg, un oppidum celtico dell'Assia. Raffigura un guerriero armato di sesso maschile con molti particolari visibili: pantaloni, corazza composita, scudo di legno, spada lateniana, gioielli. Se ne distingue il volto baffuto ed è ben evidente il suo strano copricapo (un casco con due protrusioni che nell'insieme ricorda la foglia del vischio). Tutti elementi rinvenuti nel corredo del sepolcro.

La datazione delle statue ritrovate le colloca nella prima età del ferro (VII-V secolo a.C.), cioè a cavallo tra la proto-celtica Cultura di Hallstatt e la Cultura di La Tène pienamente celtica. Le più antiche sculture hallstattiane, trovate soprattutto nella Germania meridionale, raffigurano il corpo umano in maniera piuttosto rozza, tramite incisione: v.si le stele di Rottenburg-am-Neckar, Lubrein o Stammheim. Nel tardo periodo hallstattiano/primo periodo lateniano, la scultura si affinò producendo pezzi più elaborati e variegati, quali appunto le figure guerriere di Hirschlanden e Glauberg ma anche il pilastro di Pfalzfeld o la stele di Holzgerlingen.

Alcune di queste opere riflettono influenze mediterranee (spec. adriatiche), come l'itifallismo del Guerriero di Hirschlanden, ma hanno molti elementi tipicamente celtici come i copricapi, le spade, le torque, ecc.

Stele antropomorfe della Narbonense Nella regione storica della Gallia Narbonense (più o meno sovrapponibile all'attuale regione francese dell'Occitania) sviluppò un corpus di stele antropomorfe in un periodo più o meno sovrapponibile a quello delle statue tardo-hallstattiane rinvenute in Germania (v.si sopra). Si tratta di blocchi di sezione rettangolare o quadrata, anepigrafi, generalmente senza figurazione di arti o teste, anche se alcune stele hanno palesemente subito una decapitazione volontaria (come nel sito di Touriès) ma con corazze stilizzate (ne sono addirittura riconoscibili le spalline) del tipo Kardiophylax, a volte assimilate a uno scudo, e la cintura. Anche queste stele, come in altre culture antiche, potrebbero essere state dipinte. Erano stele nate come funerarie e poi esibite all'interno di portici o santuari d'eroi, riflettendo così l'emergere e l'affermazione di lignaggi o gruppi di élite politiche di guerrieri e commercianti. Sono spesso successivamente riutilizzati all'interno dei bastioni degli insediamenti, come nel oppidum di La Ramasse a Clermont-l'Hérault o quello di Sextantio a Castelnau-le-Lez. Possono essere paragonate ad altre stele funerarie della Gallia meridionale che rappresentano la panoplia dei guerrieri: es. la stele scoperta nel 1916 a Sextantio.

Le stele scoperte del Aveyron, più a nord, si distinguono per alcuni dettagli stilistici e potrebbero formare un gruppo separato all'interno di questo corpus.

Statue-stele e Stele antropomorfe celtibere

La Penisola iberica ha una lunga tradizione di stele antropomorfe risalente almeno alla tarda età del bronzo. Sebbene la maggior parte delle stele siano state erette da popolazioni pre-celtiche o comunque non celtiche (i Tartessiani e gli Iberi), un certo numero d'opere sono state attribuite ai successori Celtiberi: es. il gruppo di stele antropomorfe della parte più settentrionale della Meseta (l'altopiano centrale spagnolo) e datato all'inizio della Seconda Età del Ferro (circa 500 a.C.), tra cui la "Stele di Segura de Toro".

Esiste poi un corpus di stele antropomorfe denominate dallo studioso Emil Hübner i "Guerreros galaicos" (trad. dallo spagnolo in "Guerrieri galleci") molto simili al "Principe di Glauberg" ed al "Guerriero di Hirschlanden". Tale similitudine si manifesta sia a livello evolutivo (si tratta anche in questo caso di stele antropomorfe sviluppate a partire da statue-stele precursori quali la "Stele di São João di Vedere"), sia stilistico (è anche in questo caso la raffigurazione delle torque e delle spade celtiche a confermare la contiguità spazio-temporale con le culture del ferro della Spagna preromana), sia nella ripresa della "grandezza naturale" e da ultimo nell'utilizzo, essendo anche i Guerreros utilizzati a scopo sia celebrativo d'un eroe estinto sia a scopo tutelare come divinità guerriera posta in prossimità della cinta muraria dell'insediamento.

Le statue furono trovate principalmente in Galizia (Spagna) e nel nord di Portogallo, presso le fortezze collinari (es. castros) della c.d. "Castrocultura" (es. Cultura castreña). La presenza sulle stesse d'iscrizioni in lingua latina ne complica la datazione ma molto probabilmente sta ad indicare che i manufatti erano in uso ancora al tempo della Spagna romana.

Le stele iberiche e liguri, le statue-stele celtibere, narbonensi e tardo-hallstattiane della Germania manifestano dunque una serie di legami stilistici che ci permettono di supporre scambi culturali tra questi bacini di produzione d'opere d'arte sia durante l'arcaica sia durante la piena età celtica.

Statue gallo-romane della Narbonense

Questo gruppo è essenzialmente costituito dalla coppia di statue esposta al Musée lapidaire d'Avignone, entrambe datate al I secolo a.C. (spec. al Periodo Augusteo), note come il "Guerriero di Vachères" e il "Guerriero di Mondragon". Si tratta delle opere di più evidente matrice gallo-romana, per lungo tempo ritenute erroneamente l'unica tipologia di produzione statuaria celtica (da considerarsi dunque come semplice "arte provinciale romana") ma che alla luce delle recenti, sfidanti scoperte sono piuttosto da considerarsi come frutto di un "paritario" sincretismo tra preesistenti modelli celtici e nuove forme plastiche portate dai conquistatori romani. Ciò premesso, è però fondamentale ricordare che la presenza greca, ancor prima che romana, sulle coste della Narbonense aveva sicuramente facilitato il diffondersi in loco di un gusto (oltre che di "pezzi") prettamente ellenistico che portò, proprio in epoca augustea, la produzione artistica narbonense a livelli addirittura superiori a quelli dellUrbe.

Il "Guerriero di Vachères" fu scoperto intorno al 1870 nel territorio del comune di Vachères, vicino all'antico confine tra il territorio del popolo degli Albici e quello dei Voconzi. Leggermente più grande del vero, con tracce di policromia, proviene probabilmente da un contesto funerario. Rappresenta un membro della élite locale, in piedi in posa militare armato di spada e scudo e vestito d'una lorica hamata (i.e. cotta di maglia romana). La sua panoplia riflette l'appartenenza alle truppe ausiliarie dell'esercito romano. Sebbene il soggetto sia inconfondibilmente gallico (porta un torque attorno al collo), l'intero insieme dell'opera (posa, assetto, ecc.) si rifà chiaramente alla ritrattistica statuaria ufficiale italo-romana.

Il "Guerriero di Mondragon" ha caratteristiche molto simili alla statua di Vachères. Rinvenuta oltre trent'anni prima (1834) a Mondragon, la statua ha la testa e parte delle mani mutilate. Successivi scavi effettuati nel luogo del ritrovamento hanno portato alla luce ossa umane, accompagnate da ceramiche e armi in ferro, lance e coltelli confermando anche per quest'opera l'uso funerario. La figura maschile è ritratta in piedi, dietro un grande scutum, coperta da un mantello tp. sagum portato sul corpo nudo.

Busti ed Ex-voto Busti della Narbonense La Narbonense è una delle regioni del mondo celtico dove la tradizione lapidaria è più presente. Vi scopriamo in particolare, nella regione di Nîmes, tutta una serie di piccoli busti di fattura abbastanza simile. Possiamo citare tra loro i c.d. "Busti di Sainte-Anastasie", scoperti in un campo a una dozzina di chilometri da Nîmes, o il "Busto di Corconne". Sono datati al VI-V secolo a.C. e mostrano tracce di policromia. La maggior parte dei reperti mostra una sorta di elmo o cappuccio ornato che si presume fosse fatto di pelle.

Busti su zoccolo

Evidenziata dal ritrovamento delle quattro statue della c.d. "Fortezza di Paule", la serie di busti su piedistallo è ancora oggetto di speculazioni sulla sua influenza cronologica. Un'altra delle sue peculiarità è la sua distribuzione spaziale molto più ampia rispetto alle altre serie di statue. Questa distribuzione spaziale copre infatti almeno l'Armorica e la Gallia Centrale, con una relativa concentrazione di opere nel territorio dei Biturigi (tribù gallica che secondo Tito Livio, Ab Urbe condita, V, avrebbe dominato sulle altre nel corso del VI secolo a.C.), ma è probabile che superi i confini della Gallia stessa.

Si tratta di piccole statue: 23-43 cm per le statue di Paule (tra cui il famoso "bardo di Paule", una statuetta raffigurante un uomo ornato di torque co una lira tra le mani); 48 cm per il "Busto di Védignat" oggi al Museo Guéret di Ars (Creuse); 25 cm per la statua nel giardino Kasmarek a Châteaumeillant. Per quanto riguarda i busti, le gambe non sono mostrate e vengono sostituite da una base/zoccolo lasciata grezza e che consente di appoggiare la statua su un supporto di legno o terracotta. Le mani sono spesso rappresentate ripiegate sul busto, incise con cura, e spesso reggono oggetti simbolici, torque, armi, la lira del famoso bardo, ecc. La testa è scolpita a tutto tondo.

Le interpretazioni date a queste opere rimangono variabili. I busti di Paule sono interpretati come rappresentazioni di antenati e quindi strumenti di culto privato agli stessi. Altre statue, ad esempio il "Busto di Levroux", sono invece interpretate come raffigurazioni di divinità e sarebbero le prime raffigurazioni di divinità galliche in nostro possesso precedenti il periodo dell'occupazione romana.

Tra le statue che potrebbero essere integrate all'interno di questo corpus è possibile citare il personaggio raffigurato sul torque di Paulmy, quello di Pérassay, quello di Orsennes, di Plounévez-Lochrist, di Bas-Lannoué a Yvignac-la-Tour. Possiamo anche considerare la c.d. "Signora di Beaupréau"., scoperta nel 1998 e acquisita dal Museo Archeologico Nazionale Francese (c.d. "MAN") nel 2003, il c.d. "Dio di Euffigneix", anch'esso custodita al MAN, così come il "Busto de la Devèze d'Ayrebesque", trovato a Bozouls, e il "Busto di Rodez" entrambi al Museo Fenaille di Rodez.

Ex-voto e sculture in legno