Il foraggio è qualsiasi sostanza che serve da alimento al bestiame domestico.

I pascoli, i prati-pascoli, i prati, gli erbai, gli arbusti e gli alberi foraggeri occupano tre quarti della superficie utilizzata per la produzione agricola nell'intero pianeta. L'utilizzazione di queste risorse può essere fatta con il pascolamento, oppure mediante foraggiamento in stalla con erba fresca o conservata. L'utilizzazione dei pascoli è generalmente stagionale ed è spesso necessaria l'integrazione con sistemi che garantiscano l'alimentazione del bestiame tutto l'anno quali fienagione, insilaggio, impiego di mangimi, migrazione verso zone ricche di disponibilità alimentari, pascolamento dei residui agricoli. Le parti non commestibili di cereali e leguminose costituiscono circa la metà della biomassa che rimane sul campo. I residui colturali sono sempre stati un'importante fonte di alimentazione in molte aree in particolare nei periodi di magra. Oggi lo sono ancora nei sistemi di produzione su piccola scala, nei paesi in via di sviluppo.

Generalità Le foraggere occupano da tre a quattro miliardi di ettari, equivalenti al 26% della superficie terrestre, ovvero i tre quarti di tutta la superficie utilizzata per la produzione agricola. Il dettaglio della distribuzione dei pascoli e delle colture foraggere nel 2000 sul pianeta è presentato nella tabella che segue. {|class="wikitable"

|Regioni||align=center|Superficie territoriale||align=center| Foraggere |- | ||align=center|(milioni di ha)||align=center|(milioni ha) ||align=center|% |- | Africa||align=center|2.933||align=center|870 ||align=center|29,7 |- |Asia||align=center|3.508||align=center|1.106||align=center|31,5 |- |America||align=center|3.832||align=center|869||align=center|22,7 |- |Europa||align=center|2.209||align=center|182||align=center|8,2 |- |Oceania||align=center|849||align=center|419||align=center|49,4 |- |Totale||align=center|13.331||align=center|3.446||align=center|25,8'|-

Il grosso delle produzioni foraggere è fornito da formazioni naturali erbacee e, in minima parte, da quelle arbustive e arboree. Le specie che compongono tali formazioni appartengono principalmente a due famiglie botaniche: graminacee e leguminose, comprendenti circa 12.000 e 18.000 specie, rispettivamente. Le prime, che coprono aree molto più estese delle leguminose, costituiscono la base della dieta alimentare degli erbivori domestici e selvatici. L'utilizzazione di queste risorse può essere fatta con il pascolamento allo stato brado o semibrado degli animali, oppure mediante foraggiamento in stalla con erba fresca o conservata, raccolta dai pascoli e dalle colture foraggere.

I pascoli naturali coprono più della metà della superficie totale del pianeta, comprendendo savane, praterie, foreste aperte e arbusteti desertici, prati montani e pascoli alpini, la tundra. L'allevamento estensivo, basato sull'utilizzo di pascoli naturali in grandi allevamenti privati o comunali, è praticato in molte regioni, come le steppe dell'Africa meridionale e del Madagascar, le savane e le praterie del centro desertico del Sud America e degli Stati Uniti occidentali, dell'Australia e della Nuova Zelanda.

Nella maggior parte delle aree densamente popolate della regione mediterranea e dell'Europa occidentale, nelle regioni cerealicole dell'America e nelle regioni coltivate dell'Argentina, il bestiame è nutrito prevalentemente con prati intensivi, fieno, cereali e sottoprodotti.

Tradizionalmente, nelle regioni con forte pressione demografica, le zone a pascolo tendono a cedere le aree migliori all'agricoltura. Secondo FAOSTAT, grandi aree di pascolo sono state distrutte o convertite in terreni agricoli negli ultimi 30 anni, soprattutto in Africa e Sud America.

Nel pascolo, l'erba è consumata sul posto dagli animali, mentre l'erba dei prati è falciata per essere consumata fresca o conservata. Le foraggere, la cui biomassa viene in parte pascolata e in parte falciata e asportata, costituiscono i prati-pascoli. Esse sono coltivate in aree meno marginali di quelle riservate ai pascoli e possibilmente meccanizzabili, nei sistemi di produzione più evoluti, e costituiscono una copertura vegetale di buona qualità e di lunga durata. Prati e pascoli possono essere costituiti da una sola specie (monofiti) o da più specie (polifiti).

Nei paesi anglosassoni le distinzioni sono differenti: Natural (o rangeland) pastures che comprendono pascoli erbacei estensivi con e senza arbusti e alberi e Tame pastures costituiti da specie perenni seminate, stoppie e maggesi inerbiti. Nei paesi francofoni, si distingue tra Fourrages pluriannuels o Prairies (permanente, temporaire o artificielle) e Fourrages annuels.

Colture foraggere

Scelta delle specie Una corretta selezione influenzerà la durata dell'impianto, il tipo di gestione necessaria, la resa e il profitto. Le specie foraggere hanno specifici potenziali di rendimento, curve di crescita e valori nutritivi che devono essere presi in considerazione, ma le loro prestazioni variano anche a seconda delle condizioni ambientali e del tipo di gestione. Le scelte terranno conto soprattutto:

dei requisiti nutrizionali degli animali che utilizzeranno il foraggio, infatti diverse specie e classi di animali all'interno di ciascuna specie hanno esigenze diverse; dell'obiettivo di produzione (se produrre tutto l'anno o meno) e di utilizzazione (pascolo, fieno, insilato); delle caratteristiche pedo-climatiche delle aree destinate alla produzione (per il suolo: livello di pH, salinità, fertilità, capacità idrica e drenaggio, rischio di degradazione e di erosione e per il clima: distribuzione e quantità delle precipitazioni, temperature massime e minime); delle disponibilità aziendali di residui colturali e dell'offerta di input e servizi al settore dell'area circostante la zona oggetto di intervento; dei costi per stabilire e mantenere la produzione.

L'adeguatezza della specie dipenderà anche dalle caratteristiche delle specie da impiegare, tra le quali le seguenti:

tolleranza al taglio, al pascolo o alla brucazione più o meno intensi; qualità, appetibilità, digeribilità e componenti anti-qualità (tossicità, potenzialità di timpanismo); adattabilità e facilità di insediamento, persistenza, rusticità, resistenza alle avversità (malattie, parassiti, fuoco); tolleranza alla siccità, fabbisogno di nutrienti e potenziale risposta a irrigazione e fertilizzazione.

In taluni casi, può essere determinante anche la capacità di contenere le infestanti e di contribuire alla riabilitazione di ambienti degradati e alla difesa, al miglioramento e alla stabilizzazione dei suoli.

I popolamenti di specie singole sono più facili da gestire, ma i miscugli di leguminose e graminacee hanno maggiori probabilità di riempire tutte le nicchie ambientali e offrono spesso le migliori prestazioni complessive per pascoli e prati, aumentandone la produttività, migliorandone il valore nutritivo e allungando la stagione di utilizzo. I miscugli di due o tre essenze ben scelte sono generalmente più convenienti di quelli che ne includono cinque o sei.

Una volta che le specie foraggere sono state selezionate, anche la scelta delle varietà può essere una decisione critica e dovrebbe basarsi sugli stessi criteri utilizzati per la selezione delle specie.

Informazioni utili per orientare le scelte sono fornite dalle istituzioni preposte all'assistenza delle attività produttive, quali istituti di ricerca e sperimentazione, agenzie per lo sviluppo, organizzazioni di categoria e imprese commerciali. Saranno anche cruciali, per la verifica della validità delle scelte, le informazioni provenienti da zone dalle caratteristiche simili a quelle delle aree per le quali si sta pianificando la messa in valore.

Alimentazione

Valore alimentare

La qualità del foraggio dipende dalla composizione chimica, dal valore nutritivo e dall'appetibilità. La prima riguarda il contenuto in sostanza secca, fibra (carboidrati strutturali), proteine, glucidi; il secondo dipende dalla composizione chimica e dalla digeribilità e si identifica con l'energia netta; la terza, che può variare a seconda delle specie animali, dipende principalmente dal sapore e dalla consistenza che possono avere i foraggi delle diverse specie nei vari stadi vegetativi e a seguito del processo di conservazione. Il foraggio perde rapidamente qualità se non viene consumato (raccolto) o conservato allo stadio di crescita appropriato.

Il valore alimentare del foraggio dipende da due elementi essenziali: il valore energetico e il contenuto di azoto. Il primo è espresso in unità foraggere (U.F.), mentre il secondo è caratterizzato dal suo contenuto di materia azotata digeribile (MAD in g/kg di sostanza secca - S.S.). Altri costituenti sono rappresentati da minerali e vitamine.

L’unità foraggera è un’unità convenzionale basata sull’equivalenza del valore nutritivo dei foraggi rispetto a 1 kg di granella standard (86% S.S.). I sistemi di espressione del valore energetico tengono conto della trasformazione dell'energia lorda dell'alimento in energia metabolizzabile e delle differenze di efficienza d'uso che portano all'energia netta. Questa energia netta viene utilizzata per coprire le esigenze di mantenimento, crescita o produzione di latte. L'unità foraggera viene utilizzata per calcolare la razione di un ruminante ed è distinta come segue: l'unità foraggera latte (UFL = 7,11MJ) equivalente all'energia netta di un chilogrammo di orzo standard, ovvero 1.700 kCal di energia netta per il mantenimento e la produzione di latte; l'unità foraggera carne (UFC = 7.62 MJ) corrispondente all'energia netta di un chilogrammo di orzo standard, ovvero 1.820 kCal di energia netta per il mantenimento e l'accrescimento (cioè per la produzione di carne).

Nelle tabelle che seguono sono proposti i valori indicativi delle produzioni unitarie medie e corrispondenti unità foraggere per quintale di alcune colture foraggere e i fabbisogni energetici dei ruminanti (in UFL e UFC per capo per anno).

Colture Unità foraggere (UF/Q) Unità foraggere (UFL/Q) Unità foraggere (UFC/Q) Produzioni unitarie (Q/ha) Produzioni unitarie (UF/ha)Foraggi freschiprato pascolo1416152002.800prato polifita asciutto1316153003.900mais da silo232125750 17.250 Fieniprato pascolo 434536602.580 prato polifita asciutto e trifoglio incarnato 465244853.910prato di medica asciutto e trifoglio565850 1055.880prato di erba medica irrigua5658501508.400 Insilatimais30323175022.500sorgo2129274759.975Granellemais10511011215015.750sorgo e orzo10010099707.000 Bosco11.000 UF/ha/anno (per bestiame allevato allo stato brado.) Nota: I valori della tabella sono espressi in: unità foraggere tradizionali (U.F.); unità foraggere latte (U.F.L.); unità foraggere carne (U.F.C.)

Fonte: Università degli studi di Perugia – Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e ambientali

Specie UFL (Min) UFL (Max) UFC (Min) UFC (Max)Bovini e bufalinitori peso vivo q. 7 - 122.3003.500 vacche da latte in asciutta2.4093.942 vacche da latte con prod.ne media q. 35 - 90/anno5.4756.825 vacche da carne peso vivo q. 5,5 - 72.1902.555 Ovicaprinipecore da latte508609capre da latte846931pecore da carne peso vivo 50 – 80 kg557696 Fonte: Nutrizione e Alimentazione degli Allevamenti - Elvio Borgioli - Edagricole 1985

Limitazioni

La pianta tossica è quella che, ingerita dall'animale per periodi brevi o prolungati, esercita il suo effetto nocivo facendolo ammalare e, in alcuni casi, provocandone la morte. Le specie tossiche o comunque potenzialmente dannose agli animali domestici sono molto numerose. Qui si considerano solamente le principali specie coltivate per servire di alimento al bestiame, per ciò che riguarda i possibili disturbi alimentari. I più importanti gruppi di sostanze tossiche sono i seguenti:

gli alcaloidi, che possono compromettere seriamente il funzionamento del sistema nervoso e causare coma e morte per arresto respiratorio;