L'Hávamál (Discorso dell'Eccelso) è la seconda composizione dell'Edda poetica.
Come la Profezia della Veggente, anche questo è un lungo monologo, e a parlare è Odino, qui chiamato con l'epiteto di Hár (l'Alto o l'Eccelso), da cui anche gli altri titoli con i quali il poema è conosciuto: Canzone dell'Alto o Canzone dell'Eccelso. Evidenze storiche e linguistiche mostrano che le sue parti più antiche risalgono con ogni probabilità all'inizio del X secolo.
La parte di argomento sapienziale è limitata rispetto a quella sentenziale: buona parte del lunghissimo poema è infatti occupato da una lunga sequenza di massime che riguardano le occorrenze della vita quotidiana e il giusto comportamento da tenersi nei rapporti tra gli uomini, e tra uomo e donna.
Da questo punto di vista il poema risulta interessante come documento psicologico del mondo della Scandinavia medievale.
Ne sortisce il ritratto di un popolo piccolo ma vigoroso, tenace e fiero, avvezzo alla lotta contro una natura ostile e alla sopravvivenza in tempi di violenza e di sopraffazione.
La parte più strettamente sapienziale comprende invece alcuni preziosi passaggi sulle rune e sui canti magici. Vi sono poi rapide esposizioni di tre importanti miti riguardanti Odino: la mancata seduzione della figlia di Billingr, il furto dell'idromele della poesia, l'acquisizione delle rune da parte di Odino.
Note
Bibliografia Olga Gogala Leesthal (a cura di), Canti dell'Edda, UTET, Torino, 1939 Piergiuseppe Scardigli (a cura di), Il canzoniere eddico, Garzanti, Milano, 1982
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Collegamenti esterni
Il testo dell'Hávamál su Bifrost - Il Ponte Arcobaleno
Categoria:Edda poetica