Il Teatro Marittimo, conosciuto anche col termine di Palazzata, è stato un complesso architettonico in stile barocco della città di Messina, progettato dall'architetto Giacomo Del Duca e realizzato dall'architetto Giovanni Antonio Ponzello (erroneamente attribuito all'architetto Simone Gullì), andato distrutto dal terremoto del 1783.

Progetto del Teatro Marittimo di Jacopo Del Duca

Jacopo Del Duca Nel dicembre 1589 veniva nominato architetto del Senato di Messina l'anziano Jacopo Del DucaJacopo Del Duca (architetto e scultore) - Nasceva a Cefalù nel 1520, allievo di Michelangelo, nel 1592, già anziano, si trasferiva a Messina, come "architetto del Senato" e portava a compimento una serie notevole di opere, quali la tribuna della chiesa di S. Giovanni di Malta, la Tavola Pecuniaria (in seguito trasformata in palazzo del Senato), la Porta dei Martoriati e, nel Duomo, le cappelle del SS. Sacramento, di S. Placido e del Cristo Risorto. Moriva a Messina il 17 gennaio 1600, mentre la sua salma veniva traslata a Cefalù il 9 luglio 1604. Scultore potente, come architetto raggiunse talvolta effetti di grande suggestione nella rielaborazione di temi michelangioleschi. che prestò la sua opera fino al 1599 e fra le altre cose aveva avuto anche l'originale idea di proporre ai senatori della città la progettazione di una successione ininterrotta di palazzi, al posto della cinta muraria, che racchiudesse il porto come un anfiteatro e che chiamò "Teatro Marittimo". La proposta teneva in grande conto di conservare le parti monumentali più importanti della cinta muraria come le torri della Dogana Vecchia, la Porta Real Basso, il Forte di S. Giorgio al Molo Vecchio e il Forte di S. Giacomo. L'idea venne trasformata ben presto in progetto, che fu prontamente approvato dal Senato. Così, nel biennio 1598/99, l'architetto aveva fatto erigere il Palazzo della Tavola Pecuniaria e il Palazzo Scavone, mentre riusciva solamente a completare i disegni della nuova Porta dei Martoriati e del Palazzo Romano.

Jacopo Del Duca moriva a Messina il 17 gennaio 1600Diversi autori indicano come data il 9 luglio 1604 anche se è quella del trasferimento della salma nella natia Cefalù. senza riuscire a realizzare il suo progetto di Teatro Marittimo.

Il 21 agosto 1600 "i Giurati tenevano consiglio ordinario per deliberare di derrupare tutti li timpagnoli et ballaturi di lignami che si retrovano de la Porta Regale per insino a lo Palaczo di questa città acciò si dovesse portare una architettura in tutta questa marina conforme a la casa di Petro Scavoni"Nicola Aricò, L'Urbanistica del Cinquecento a Messina, pag. 188. e inviavano a Palermo un'istanza per realizzare tale progetto. La loro richiesta venne accolta in parte; per cui, l'anno successivo, ne riformularono una seconda che venne finalmente accettata. In questo modo l'architettura nella marina poteva essere completata, come testimonia l'unica immagine che ci è stata tramandata, inserita da Giovanni Simone Comandè nel suo dipinto ad olio La Madonna del BuonviaggioIl dipinto si trova oggi custodito nella Chiesa di Gesù e Maria del Ringo di Messina ed è da notare come in esso non vengono rappresentate le porte urbiche, ad eccezione di quella della Dogana Vecchia, con le sue torri circolari, e dell'altra di Porta Real Basso, mentre, stranamente, non è stata inserita la Porta dei Martoriati, progettata dallo stesso Del Duca., realizzato nel 1610.

Il Teatro Marittimo di Giovanni Antonio Ponzello Il 26 febbraio 1622, il giovane viceré Emanuele Filiberto di SavoiaEmanuele Filiberto di Savoja, gran priore di Castiglia e di Leon, fu il terzogenito del Duca Carlo Emanuele I e di Caterina, figlia di Filippo II di Spagna. Nacque a Torino il 17 gennaio 1588 e sin dall'età di quindici anni venne mandato alla corte di Spagna. Filippo III lo elevò alla carica di Generalissimo del mare. Nel 1621, fu creato Viceré, con dispaccio reale dato a Madrid il 24 dicembre, e prese possesso del governo dell'Isola, il 26 febbraio 1622, con solenne pontificale nella Cattedrale Metropolitana di Messina. Alla richiesta dei messinesi di restaurare le vecchie mura della città il viceré rispose che aveva ideato al loro posto, nella parte del porto, una lunga ininterrotta teoria di palazzi aventi lo stesso prospetto che chiudessero il porto come un anfiteatro e che chiamò Teatro Marittimo o Palazzata. Questo suo desiderio scaturiva dal fatto che, tra le città marinare principali, solo Messina, per la naturale disposizione del suo porto, presentava sulla marina i quartieri più ricchi e vistosi che si potevano ammirare arrivando con una nave. Il viceré volle e caldeggiò personalmente la costruzione della Palazzata. Fu il primo viceré di Spagna che volle fermarsi nella nostra città, con tutto il governo, per oltre nove mesi. Morì di peste a Palermo, all'età di 36 anni, il 3 agosto 1624. giungeva, a bordo della sua nave ammiraglia, nel porto di Messina e rimaneva affascinato dallo spettacolo che si presentava ai suoi occhi, sicuramente incomparabile. La scenografia della città con il suo porto lo avevano impressionato molto.

Il viceré sbarcava con tutta la sua corte e con il suo architetto personale Giovanni Antonio PonzelloGiovanni Antonio Ponzello (architetto) - Non si conoscono il luogo e la data di nascita, ma sappiamo che i Ponzello (Ponsello, Poncello) erano una famiglia di architetti, originari di Caravonica (Imperia), che il capostipite fu Bernardo e da lui nacquero Giovanni e Domenico, mentre da quest'ultimo nacquero i figli Cesare e Sebastiano anch'essi architetti (Bruno Signorelli, Dizionario biografico degli Italiani, Volume 84 - Enciclopedia Treccani). Tornando a Giovanni Antonio, invece, si sa che era stato molto attivo in Sicilia e specialmente a Messina dove su incarico del viceré Emanuele Filiberto di Savoja redigeva il progetto della Palazzata, operando un grande intervento di sistemazione architettonica del porto. Nel 1634 eseguiva una perizia insieme all'ingegnere Nicola Francesco Maffei per una vertenza tra lo scultore Nicola Melluso e il Duomo di S. Agata ad Alì (F. Cosentino, Maffei, in Dizionario biografico degli Italiani, LXVII, Roma 2006, pp. 206 s.). Nel 1640 effettuava una capillare ricognizione dei territori di Aci e Catania accompagnando il maestro razionale del Tribunale del Real Patrimonio, don Ascanio Ansalone (Gazzè, 2012). Dei relativi rilievi topografici, che dovevano essere molto accurati, si è però persa traccia presso l'Archivio di Stato di Palermo (Gazzè, 2012, p. 109). In una lettera indirizzata al duca Carlo Emanuele II, scritta a Messina l'8 marzo 1650, emergeva il suo desiderio di rientrare in patria, nonostante si trovasse in Sicilia «con conveniente trattenimento» (Baudi di Vesme, 1968, pp. 847 s.). ma continuò ad operare a Messina dove moriva nel 1654 (Gazzè, 2012, p. 108). "ingegnerij serenissimi principis", accolto festosamente e con acclamazioni dal popolo e dal Senato che lo accompagnavano al Palazzo Reale.

Il 25 giugno il Senato cittadino inviava al viceré una lettera affinché si portasse a compimento il progetto del Teatro Marittimo, ideato da Jacopo Del Duca, che prevedeva l'abbattimento della cinta muraria lato mare ancora esistente che, ormai inutile per le mutate esigenze dei tempi e le cessate incursioni piratesche, impediva lo sviluppo della città.

Il 28 giugno il viceré rispondeva affermativamente alla richiesta del Senato.

Nasceva così il Teatro Marittimo o Palazzata e, incaricato di realizzarla, fu l'architetto Giovanni Antonio Ponzello che la ideò formata da edifici a quattro piani con un unico prospetto e interrotti solamente da quindici monumentali porte, poi aumentate a diciotto, che assicurassero il passaggio dalla strada della Marina alla città, e viceversa.

Il Ponzello eseguiva subito un progetto di massima che otteneva l'approvazione del viceré.

Il progetto prevedeva la totale demolizione delle mura di cinta e di quanto era stato fino allora costruito, lasciando intatti il Palazzo della Tavola Pecuniaria e la Porta dei Martoriati perché pregevoli opere d'arte, e la realizzazione, ma con criteri estetici differenti e con rigori esecutivi perentori, di una lunga teoria di palazzi tutti uguali che, partendo dal Palazzo Reale, si spingessero fino al Castello di S. Giacomo.

Intanto, per pubblicizzare il Teatro Marittimo nel modo migliore - e farne "vedere" alla cittadinanza e ai possibili acquirenti dei lotti di terreno edificabili l'effetto ambientale causato dalla sua uniformità - il viceré aveva pensato di far dipingere su tela ad un architetto pittore il progetto di massima del Ponzello. La scelta cadde sul messinese Simone GullìSimone Gullì (architetto) - Nasceva a Messina nel 1585 e, professionalmente doveva la sua fama principalmente alla "falsa attribuzione" che gli storici del tempo gli avevano assegnato indicandolo come il progettista della Palazzata, mentre l'opera era da ascrivere all'arch. Giovanni Antonio Ponzello. Nel 1627, era stato chiamato nella città di Caltagirone dove progettava la Chiesa di S. Giuliano. Nel 1628, ritornava a Messina dove progettava, nel 1628, la cappella della Madonna della Sacra Lettera, la facciata della Casa Professa dei Gesuiti e quella delle Vergini Riparate e, fra le altre, nel 1639, la sua opera più significativa, ovvero, la Chiesa di S. Maria della Grotta. Moriva a Messina nel 1657.. Una volta finita, la grande tela veniva esposta alla cittadinanza nel salone grande del secondo piano del Palazzo Senatorio di piazza Duomo. Il lavoro riusciva così bene che tutti ne rimanevano estasiati e chiedevano chi l'avesse realizzato. La risposta naturalmente era Simone Gullì.

Questo nome venne ripetuto tante di quelle volte che alla fine tutti pensarono che non solo la tela ma anche il progetto del Teatro Marittimo fossero stati opera sua. Tutti gli storici, a partire dal Samperi, riporteranno e tramanderanno questa attribuzione infondata che veniva messa in discussione, nel 1949, dalle ricerche dello storico Domenico Puzzolo Sigillo: «Malgrado ripetuto da tutti, a me non consta che lo incarico fosse stato conferito al Gullì, perché, nei molteplici documenti da me scoperti e consultati, costituiti dai contratti con cui il Senato di Messina, previa licenza del detto Viceré ottenuta con lettera 30 giugno V indizione 1622, vendeva e deliberava "a tri buci", all'ultimo dicitore e maggior offerente, gli occorrenti spazi di terreno per edificare essa Palazzata, figura che lo faceva, sempre "quantitatis spatij et mensure contente in relatione Jo: Antonij Ponzelli Ingegnerij recepte in officio dicti Senatus sub die... E la insertavi Relazione, questi, la intestava: "Relatio Joannis Antonij Ponzellus Ingegnerij serenissimi principis Filiberti" essa si trova integralmente inserita, in tutti i contratti di cessione e vendita di ogni spazio di terreno edificatorio della Palazzata, stipulati agli atti del Notaio del Senato Francesco Manna, per gli anni indiziali 1621-1622 e 1622-1623»Domenico Puzzolo Sigillo, "Poesia e verità riguardanti Messina nel «Viaggio in Italia» di W. Goethe", pag. 110..

Il Ponzello, una volta ultimato il progetto di massima, si metteva subito al lavoro assieme ad una squadra topografica e, con i mezzi di allora, iniziava a rilevare tutto il fronte del porto. Completata questa prima parte si passava alla messa su carta dei dati risultanti dal rilievo e, quindi, alla progettazione esecutiva, elaborando le piante, le sezioni e i prospetti degli edifici che, formati da tanti moduli uguali, andavano a comporre il Teatro Marittimo. Si definivano, infine, i disegni dei particolari costruttivi inseriti nelle facciate che prospettavano sul porto come le porte monumentali, le finestre, i balconi, le balaustre, le lesene e le modanature che dovevano risultare uniformi. Discorso diverso, invece, era per la parte che prospettava verso la città che si doveva adattare alle costruzioni già esistenti.