Demetrio Reres secondo la tradizione storica arbëreshë è un condottiero stradiota del XV secolo a cui è attribuita la fondazione dei primi insediamenti albanesi in Italia. La storia del personaggio è interamente basata sul "transunto", un documento del XVII secolo in cui è scritto che Demetrio Reres giunse in Calabria dall'Epiro nel 1444, ingaggiato dal re di Napoli Alfonso I per reprimere una rivolta baronale e che in seguito al suo successo fu nominato governatore della Calabrie Inferioris.

A livello storico il personaggio è citato per la prima volta nel 1763 da Pietro Pompilio Rodotà, nel suo libro Dell'origine progresso, e stato presente del rito greco in Italia osservato dai greci, monaci basiliani, e albanesi e sino alla fine del XIX secolo è stato considerato la storiografia tradizionale come una figura reale.

La storicità del personaggio è stata però messa in dubbio nel XX secolo da numerosi storici che hanno analizzato l’unico documento sul quale si erano basati i loro predecessori. L’analisi del "transunto" ha fatto emergere numerose incongruenze formali che hanno portato a considerare il documento come un falso. La storiografia moderna quindi non considera veritiera la figura di Demetrio Reres e le azioni a lui attribuite.

Storiografia

Diversi autori, a partire dal 1763 e sino alla fine del XX secolo, hanno scritto di Demetro Reres e dei suoi figli, descrivendoli come condottieri di stradioti epiroti venuti in aiuto di Alfonso il Magnanimo, re di Napoli, per reprimere in Calabria una rivolta dei baroni del regno. Gli stessi autori hanno scritto anche che Demetrio Reres e i suoi figli sono stati premiati per i loro servigi, il primo con la nomina a governatore di una qualche zona della Calabria e gli altri con la promozione a capitani in Sicilia.

Per fare queste affermazioni, gli autori hanno usato come loro unica fonte un "transunto", ossia una parziale ricopiatura di un regio diploma con il quale, oltre ad affermare la sua nobiltà, Demetrio Reres viene nominato governatore della "Calabria Inferiore".

Successivamente, sulla scorta di quanto affermato in precedenza e convinti della bontà del "transunto", altri autori hanno affermato che alcuni villaggi arbëreshë, sia in Calabria che in Sicilia, sono stati fondati dagli stradioti epiroti che erano venuti al seguito di Demetrio Reres e dei suoi figli.

Successivamente alcuni storici hanno espresso i loro dubbi sull’esistenza di Demetrio Reres, e quindi hanno analizzato attentamente l’unico documento, cioè il "transunto", sul quale si sono basati i loro predecessori. L’analisi del "transunto" ha fatto emergere numerose incongruenze formali che hanno portato a considerare che tale documento è completamente falso e che non esiste un diploma regio del 1448 a favore di Demetrio Reres..

Si può quindi affermare che: non è mai esistito un condottiero di stradioti epiroti chiamato Demetrio Reres; non è mai esistito un governatore di una improbabile Calabria Inferiore chiamato Demetrio Reres; che, vista la falsità del “transunto” è da ritenersi priva di fondamenta l’ipotesi che gli stradioti epiroti abbiano fondato qualche paese albanese in Calabria e in Sicilia nel 1448, o intorno a tale data..

Il transunto

Le uniche informazioni sulla figura di Demetrio Reres provengono da un documento risalente al 24 settembre del 1665, cioè 217 anni dopo gli accadimenti dei fatti, consistente in un transunto redatto dal notaio Diego Barretta di Palermo, il quale sosteneva di averlo ricopiato da un diploma originale in possesso dell'arciprete Giorgio Reres di Mezzojuso..

Si riporta di seguito uno stralcio del "transunto" scritto in latino e, a fianco, la sua traduzione in italiano.

La possibile storicità del personaggio Pietro Pompilio Rodotà

Il primo scrittore che parla dell’esistenza di Demetrio Reres era Pietro Pompilio Rodotà, un professore di lingua greca all'Università vaticana, che aveva ricevuto dal sacerdote Paolo Maria Parrino, rettore del Seminario greco di Palermo, il sopra citato transunto. Rodotà al III capitolo del suo terzo volume nella sua opera "Dell'origine progresso, e stato presente del rito greco in Italia osservato dai greci, monaci basiliani, e albanesi" del 1763, basandosi sul suddetto transunto, scrisse che "re Alfonso I D'Aragona voleva conquistare la Calabria Inferiore, che resisteva alle sue armi, invitò al soldo molti di essi (albanesi) […] Venuti speditamente tre ben guarnite e scelte colonie sotto la direzione di Demetrio Reres, portarono lo spavento a' Calabresi, li ridussero in misera servitù, e gli obbligarono di piegare il collo al Re Alfonso; il quale riconoscendosi debitore della vittoria, […] conferì al capitano Demetrio Reres il governo della vinta Calabria e onorò i suoi due figli, Giorgio e Basilio, con il titolo di capitani delle truppe di lor nazione, che volle si stabilissero nella Sicilia affinché fossero di presidio contro le temute scorrerie dei Francesi […].".

Ma prima ancora di parlare di Demetrio Reres, Pietro Pompilio Rodotà, riferendosi alle immigrazioni degli albanesi, fa una premessa: “[…] che l’epoca del loro [degli albanesi] passaggio non può generalmente fissarsi in alcun tempo determinato. Ora molti ora pochi […] approdavano ai nostri lidi […]; i primi comparvero nel 1461 […] altri vennero dopo il 1467 [ sic! 1468] in cui finì la vita il loro Principe [ Giorgio Castriota Scanderbeg ]; in breve la loro venuta dopo i primi del 1461 deve segnarsi tra il 1467 e il 1478.”.

Angelo Masci Nel 1807 (ristampato nel 1847), lo studioso italo-albanese Angelo Masci di Santa Sofia d'Epiro scrive che re Alfonso il Magnanimo ancora prima del 1448 avrebbe sistemato "tre colonie, arricchendole di terre e di privilegj". Inoltre avrebbe chiamato molte milizie albanesi perché "non vi è gente più brava degli albanesi". Per questo motivo, il condottiero Demetrio Reres sarebbe stato decorato di un diploma reale. Masci, a questo punto presenta il transunto pubblicato dal Rodotà..

Bernardino Biondelli Nel 1845, il linguista Bernardino Biondelli confermò la parentela di Demetrio Reres alla "clarissima familia Castriota Epirotarum principum" modificandone il nome in "Demetrio Reres Castriota" e affermando che era il padre di “Giorgio Castriota, soprannominato Scanderbeg”. Proseguì poi quindi segnalando che il Reres era stato nominato "governatore della Calabria Ulteriore"..

Vincenzo Dorsa

Nel 1847 lo scrittore italiano di origine arbëreshe, Vincenzo Dorsa, considerò valido il "transunto" utilizzato da Pietro Pompilio Rodotà e confermò quanto affermato da quest’ultimo, pur preferendo sostituire la frase del Rodotà "re Alfonso I D'Aragona voleva conquistare la Calabria Inferiore" con quella di "Alfonso I D'Aragona, Re di Napoli volendo riacquistare la Calabria ribellata".

Inoltre, senza altra fonte oltre al "transunto", Vincenzo Dorsa avanzò l’ipotesi che, visto che Demetrio Reres era stato nominato governatore della "Calabria Inferiore" che, probabilmente, comprendeva anche il Catanzarese e visto che nel catanzarese esistevano alcuni paesi albanesi, concluse che tali paesi (Amato, Andali, Arietta (oggi frazione di Petronà), Casalnuovo (oggi Caraffa di Catanzaro), Vena, Zangarona) fossero stati fondati dai soldati delle "tre colonie di Demetrio Reres" che sarebbero venuti in Italia perché Alfonso I d'Aragona, Re di Napoli voleva "riacquistare la Calabria ribellata alle sue armi"....

Gioacchino Di Marzo

Nel 1855, Gioacchino Di Marzo, traduttore del libro "Lexicon topographicum Siculum" di Vito Maria Amico collegò la venuta di Demetrio Reres alla rivolta dei baroni calabresi organizzata da Antonio Centelles del 1444Negli anni 1444/45 il marchese di Crotone e di Catanzaro, Antonio Centelles, appoggiato dai baroni locali, intratteneva contatti con i nemici di re Alfonso (Veneziani, alleati di Francesco Sforza). Il re aveva forze sufficienti per domare una rivolta e, pensando a una insurrezione anti-aragonese, inizialmente affidò il comando delle sue truppe a Paolo di Sangro e Marino Boffa; poi, nell’ottobre del 1444, decise di intervenire personalmente in Calabria prima che la situazione precipitasse. Il re alla fine di ottobre del 1444 giunse in Calabria con altre truppe che aveva messo al comando di Inigo d’Avalos. Il re costrinse il ribelle Antonio Centelles con le armi alla resa e, privatolo dei feudi e degli uffici che ricopriva (viceré della Calabria dal 1437), lo mandò in esilio a Napoli. La rivolta terminò il 24 Febbraio 1445 con la caduta di Catanzaro. Inoltre, già dal 1444, durante la rivolta di Antonio Centelles, il Re cominciò a ricompensare chi doveva; ma tra l'abbondante e dettagliata documentazione che attestava le ricompense emesse anche successivamente, non si trova nulla che riguarda i soldati albanesi guidati dal Reres, tanto meno il famoso "diploma" che ha dato origine al transunto. Non si comprende quindi perché il Re ha ricompensato tutti tranne il Reres, che avrebbe avuto una parte così importante nella repressione di una ribellione. Nel 1458/59 nel Regno di Napoli ci fu una nuova rivolta, sempre guidata da Antonio Centelles; se i paesi albanesi erano già esistenti ed abitati da quei soldati giunti prima del 1448, come mai essi non ebbero alcun ruolo in tale rivolta del Centelles? Si può concludere che essendosi rivelato chiaramente falso il transunto innanzi detto, l’intera impalcatura crolla, e si può concludere che, in Calabria, nessun paese albanese fu fondato nel 1448 o prima di tale data. (Fonti: Andrea Pesavento, Alle origini della provincia di Crotone (da Nicola Ruffo, primo marchese di Crotone, alle fallite rivolte autonomistiche di Antonio Centelles); Ernesto Pontieri (a cura di), I registri della Cancelleria vicereale di Calabria (1422-1453), p. X; Rodríguez Lopez, Stefano Palmieri (a cura di), I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo della serie Neapolis dell'Archivio della Corona d'Aragona; Andrea Frediani, I grandi condottieri che hanno cambiato la storia, p. 565; Salvatore Bugliaro, I casali albanesi di Calabria scomparsi e il falso mito reresiano, p. 81); infatti egli scrisse che fu Giorgio [sic! Castriota, detto Scanderbeg] a inviare le milizie albanesi sotto il comando di Demetrio Reres e che questi domarono la suddetta rivolta. Come ricompensa Demetrio Reres veniva eletto "Comandante delle Calabrie" e suo figlio Giorgio, venne promosso Capitano e spedito in Sicilia per tenere "presidio contro le scorrerie degli Angioini", come si poteva rilevare dal regio diploma del 1º settembre del 1148..

Graziadio Isaia Ascoli Nel 1861, il docente italiano Graziadio Isaia Ascoli afferma che il Biondelli, erroneamente, ha attribuito Demetrio Reres come padre di Scanderbeg perché il padre dell’eroe albanese si chiamava Giovanni I Castriota. Inoltre Ascoli si riferisce al filologo austriaco Johann Georg von Hahn che si era valso largamente delle notizie raccolte dal Biondelli ma accompagna con un punto interrogativo la paternità attribuita a "Demetrio Reres Castriota"...

Francesco Tajani

Nel 1886, Francesco Tajani, considerò come veritiere le affermazioni dei suoi predecessori, ed anche lui come Vincenzo Dorsa, apportò le sue modifiche, tanto che le "tre ben guarnite e scelte colonie" divennero "tre poderose squadre" e la "Calabria Inferiore" divenne la "provincia di Reggio". Inoltre, accortosi che vi erano alcuni insediamenti albanesi che non erano stati presi in considerazione da Vincenzo Dorsa aggiunse all'elenco di quest'ultimo anche quelli di Pallagorio, San Nicola dell'Alto, Carfizzi e Gizzeria,. senza considerare che Pallagorio, San Nicola dell’Alto e Carfizzi appartenevano alla Calabria Citeriore..

Francesco Protonotari