La fortezza di Belgrado () è un'opera fortificata della capitale serba, posta alla confluenza del fiume Sava nel Danubio.

Descrizione La fortezza di Belgrado si trova nel comune di Stari Grad, il più antico tra quelli costituenti la città di Belgrado, ed è composta dalla cittadella (alta e bassa) e dal parco Kalemegdan.

Il sito è situato all'estremità del rilievo geologico della Šumadija, alla sommità di un'altura a 125,5 m s.l.m. affacciata sulla Grande isola della guerra e sulla confluenza della Sava nel Danubio. La struttura è confinante con i quartieri di Dorćol (a nord e nord-est), Stari Grad (a est) e Kosančićev Venac (a sud), ed è delimitato dalle strade Bulevar Vojvoda Bojović, Tadeuša Košćuška, Pariska, oltre che dalla ferrovia lungo il corso dei fiumi.

La fortezza ha la struttura di una classica fortezza d'artiglieria, simile a quella di Petrovaradin. Le diverse epoche possono essere riconosciute dal colore della pietra utilizzata nella costruzione: la pietra bianca è caratteristica del periodo bizantino e del tardo periodo serbo, mentre la pietra rossa è caratteristica del periodo ottomano e austriaco.

Solitamente la fortezza è divisa in quattro aree, due facenti parte della struttura fortificata (Donji e Gornji Grad) e altre due costituenti il parco Kalemegdan, separate dal primo tratto di quella che in passato era nota come Carigradski drum ("via della città di Cesare", che collegava Belgrado con Istanbul), ora sostituita da un percorso pedonale.

Città bassa La città bassa (Donji Grad, in cirillico Доњи Град) occupa i pendii che danno sui corsi d'acqua a partire dalla statua del Vincitore.

Tra la parte inferiore della città bassa e la sponda meridionale del Danubio vi è la torre Nebojša (Kula Nebojša, "torre temeraria"), adibito a museo dal 2010. La torre è spesso colpita da allagamenti, come il vicino quartiere di Savamala, tra cui è significativo quello del 2006.

In questa area sono presenti la chiesa ortodossa Ružica e Sveta Petka, oltre al planetario di Belgrado.

Durante il mandato del sindaco Dragan Đilas (2008-13) si valutò l'ipotesi, poi scartata, di espandere lo zoo di Belgrado, attualmente occupante parte del parco Kalemegdan, alla città bassa, sistemazione in uso fino alla seconda guerra mondiale. Allo stesso tempo sono al vaglio studi per lo spostamento dello zoo verso zone all'esterno del centro urbano.

Altri punti di interesse della città bassa sono il bagno turco e la porta Carlo VI.

Città alta La città alta (Gornji Grad, in cirillico Горњи Град) rappresenta la parte superiore della fortezza ed oggi è occupata da un parco con percorsi pedonali che si snodano tra monumenti, resti di antiche costruzioni e campi sportivi.

In questa sezione della fortezza sono presenti diversi edifici a testimonianza della lunga vita del sito.

La polveriera risale agli anni 1720, costruita durante l'occupazione austriaca tra il 1718 e il 1739 in quanto quella precedente era stata distrutta durante l'assedio del 1717. L'edificio è posto al di sotto di un bastione di ed è adorno con manufatti risalenti al periodo romano ritrovati attorno alla fortezza (stele funerarie, monumenti, altari e soprattutto il sarcofago di Giona, originario del III secolo a.C., e una statua dello stesso periodo denominata Herkulanka per similitudine con simili statue rinvenute ad Ercolano). Dopo un restauro fu aperto al pubblico nel 2014.

Il cosiddetto pozzo romano (Rimski bunar, in cirillico Римски бунар), posto lungo il bastione sud-ovest nei pressi della statua del Vincitore e della porta del re, non risale al periodo romano ma fu costruito durante l'occupazione austriaca del 1718-1739, inoltre non era un pozzo d'acqua ma sembra che originariamente fosse un silo per il grano, come descritto dal viaggiatore turco Evliya Çelebi nel 1660. Precedentemente un'altra costruzione ipogea era presente in epoca medievale e menzionata nella prima metà del XV secolo, durante il governo di Stefano III Lazaro; mentre durante l'assedio del 1456 il pozzo fu usato come prigione e vi furono rinchiusi fino alla morte 30 cospiratori ungheresi intenti a tradire gli assediati di Belgrado a favore dei nemici ottomani.

Dopo l'occupazione austriaca del 1717 emerse il problema dell'approvvigionamento idrico della fortezza, soprattutto quando durante i frequenti assedi l'accesso al Danubio e alla Sava non era possibile. Così furono avviati dei lavori, diretti dall'ingegnere tedesco Johann Balthasar Neumann, per la costruzione di un sistema di rifornimento idrico del pozzo convertito a cisterna, che terminarono nel 1731. L'ingegnoso sistema fatto di legno marcì in fretta e al giorno d'oggi non vi sono resti di tale opera. Neumann costruì anche una scala elicoidale che conduceva all'interno del pozzo fino ad un livello a dalla superficie su ispirazione della scala del pozzo di San Patrizio ad Orvieto. Nelle carte austriache il pozzo era denominato "pozzo grande" ma quando i serbi liberarono Belgrado dagli ottomani all'inizio del XIX secolo il pozzo venne chiamato "romano" in accordo con le credenze dell'epoca, secondo le quali tutti gli edifici più vecchi fossero di epoca romana.

Nel 1940 il pozzo venne svuotato, ripulito e misurato da parte del Regio esercito jugoslavo. Da questo episodio nacque la credenza, popolare durante il secondo conflitto mondiale, secondo la quale tutto l'oro della banca nazionale del Regno di Jugoslavia fosse nascosto nel pozzo. Durante l'occupazione nazista, tre sommozzatori delle forze speciali tedesche scandagliarono il fondo alla ricerca del tesoro ma non fecero ritorno. Un episodio di cronaca nera del 1954 ispirò il film Un affare di cuore di Dušan Makavejev, dove una donna viene gettata nel pozzo dopo una lite d'amore. Il pozzo venne chiuso nel 2007, restaurato e riaperto al pubblico nel 2014, sebbene solo la parte superiore è visitabile.

La türbe di Damat Ali Pascià è situata nella parte centrale della città alta ed è uno degli ultimi esempi di architettura islamica a Belgrado. L'edificio è la sepoltura del Gran Visir dell'Impero ottomano vissuto tra il 1667 e il 1716, ma la tomba è più recente, costruita nel 1784 sopra quella di İzzet Mehmed Pascià, un altro Grand Visir e muhafiz ("governatore") di Belgrado. Il mausoleo fu pesantemente danneggiato durante la prima rivolta serba del 1804-1813, così quando fu ricostruito venne dedicato alla memoria di Damat Ali Pascià. Altri due muhafiz, Selim Sirri Pascià e Hasan Pascià, vennero sepolti successivamente nella türbe.

Il bunker fu costruito tra il 1948 e il 1949, nel corso del cosiddetto periodo Informbiro, dopo le prime divergenze tra Tito e Stalin. Quando la costruzione fu avviata venne scoperto un nuovo bastione delle mura della cittadella che venne distrutto per far posto alla struttura difensiva grande . Il punto più alto del bunker è rappresentato da una cupole che ospitava l'artiglieria. Abbandonato per anni, fu aperto al turismo nel 2012 e conserva ancora alcuni arredi originali degli anni '50 come letti, cisterne per l'acqua, porte di sicurezza, sistemi di ventilazione, ecc.

Altri edifici degni di nota della città alta sono la porta e la torre del despota (Despotova kula, in cirillico Деспотова кула), eretti dal despota Stefano III Lazaro, la torre dell'orologio (Sahat kula, in cirillico Сахат кула) e la statua del Vincitore (Pobednik, cirillico Победник), eretta a memoria della vittoria nella prima guerra mondiale contro l'Impero austro-ungarico.

Grande Kalemegdan

Il parco Grande Kalemegdan (Veliki Kalemegdanski park, in cirillico Велики Калемегдански парк) occupa l'angolo meridionale della fortezza ed è caratterizzato da viali dalla geometria regolare ed ospita tra le altre cose il museo della silviculutra e della caccia e il monumento di gratitudine alla Francia.

Nel 2017 l'amministrazione comunale di Belgrado annunciò il progetto di costruzione di una cabinovia che avrebbe collegato il parco Kalemegdan con la zona di Ušće, nel quartiere di Novi Beograd sulla sponda opposta della Sava. Nel marzo 2019 iniziarono i lavori di preparazione del sito con il taglio di alcuni alberi del parco ma dopo una rinvigorita opposizione al progetto, fomentata anche dall'aumento dei costi preventivati, da parte di ambientalisti e urbanisti ha rallentato e posticipato la costruzione. Nel marzo 2020 la fortezza fu votata tra i sette siti maggiormente a rischio d'Europa, principalmente per il progetto di costruzione della cabinovia.

Piccolo Kalemegdan Il parco Piccolo Kalemegdan (Mali Kalemegdanski park, in cirillico Мали Калемегдански парк) occupa la sezione orientale del Kalemegdan, adiacente all'abitato di Belgrado. La parte settentrionale del Piccolo Kalemegdan ospita lo zoo di Belgrado, aperto nel 1936, e il padiglione d'arte "Cvijeta Zuzorić".

Storia

La fortezza è il nucleo e la parte più antica dell'area urbana di Belgrado, dove l'intera popolazione urbana era concentrata per diversi secoli; la storia della fortezza coincide quindi con quella della città stessa.

Antichità Le origini dell'abitato risalgono al III secolo a.C., quando un insediamento della popolazione di etnia illiro-celtica degli Scordisci noto come Singidūn venne creato dopo che questi ebbero il sopravvento sulle precedenti popolazioni dei Traci e dei Daci. Gli Scordisci, appartenenti alla cultura di La Tène, vivevano in insediamenti sia aperti che fortificati sulle alture circostanti il forte, situato in corrispondenza dell'attuale Terazije a Belgrado.

L'insediamento fu poi conquistato dai romani in un periodo compreso tra il 6 a.C. e l'11 d.C., ad opera probabilmente della Legio VIII Augusta, e lo rinominarono Singidunum. La zona fu inquadrata nella provincia della Mesia e divenne parte del limes danubiano a protezione dei confini orientali dell'impero. La Legio IIII Flavia Felix fu dislocata a Singidunum, dove, verso la fine del II secolo d.C., costruì un castrum sulla collina alla confluenza tra i fiumi Danubio e Sava, in una zona corrispondente grossomodo alla città alta della fortezza odierna, dando impulso allo sviluppo della regione. Inizialmente le fortificazioni consistevano in bastioni di terra e palizzate di legno lungo un rettangolo irregolare di 570 per , ma in seguito queste vennero rinforzate con blocchi di calcare estratti dalla vicina Tašmajdan, facendone il primo forte in pietra nella storia di Belgrado. I romani costruirono anche un ponte di barche sulla Sava, collegando così Singidunum con la vicina Taurunum.

Tra il 378 e il 441 d.C. Singidunum venne più volte distrutta dalle frequenti incursioni dei Goti e degli Unni e una delle leggende narra che Attila venne sepolto in una tomba posta alla confluenza tra il Danubio e la Sava.

Nel 395 Belgrado divenne nuovamente una città di frontiera sul nuovo confine tra l'Impero romano d'Occidente e quello d'Oriente, con il Khanato degli Avari a nord.

Medioevo

Con la caduta dell'impero d'Occidente Singidunum divenne un importante baluardo dei Bizantini contro gli Àvari stanziati poco più a nord. Nel 535 l'imperatore Giustiniano I ricostruì la fortezza ma infine, nel VII secolo, cadde nelle mani degli Slavi. Nell'878 per la prima volta viene citato il nome "Belgrado" (Beograd in serbo) in un testo bulgaro ad indicare le mura di pietra (beo significa "bianco" e grad "città").

La città passò di mano molte volte nei secoli successivi: sotto il Primo Impero bulgaro per 3 secoli, poi riconquistata dai Bizantini e poi di nuovo dai Bulgari. Tornata in mano bizantina fino al XII secolo, venne poi sottomessa dall'emergente Regno di Serbia, poi trasformato in Impero ed infine fusosi con il Regno d'Ungheria. Nell'XI secolo il re ungherese Béla I diede la fortezza alla Serbia come dono per il matrimonio di suo figlio con la principessa serba Jelena, sebbene rimase praticamente assoggettata all'Ungheria ad eccezione del periodo 1282–1319.