La definizione di criminalità organizzata (o crimine organizzato) indica le attività criminose di particolari tipi di organizzazioni, definite organizzazioni criminali, non costituite in maniera fortuita per la commissione estemporanea di reati, ma organizzate in maniera relativamente stabile con uno schema gerarchico e con un obiettivo comune.

Solitamente lo scopo ultimo di tali organizzazioni è il profitto economico, ma nell'accezione possono essere considerati gruppi come le organizzazioni terroristiche, che sono invece di matrice politica, ideologica o sociale.

Storia

Oggi la criminalità è considerata prettamente come un fenomeno urbano, ma per la maggior parte della storia umana è stato il mondo rurale ad essere espressione della criminalità organizzata esportando nell'ambiente urbano le azioni delle principali organizzazioni criminose. Pirati, banditi e briganti attaccavano le vie commerciali, incidendo in maniera pesante sull'aumento dei costi dei beni, dei tassi assicurativi e dei prezzi al consumatore. Secondo il criminologo Paul Lunde, "la pirateria e il banditismo sono stati per il mondo pre-industriale quello che la criminalità organizzata è oggi per la società moderna". Paul Lunde, Organized Crime, 2004.

Come afferma Lunde, "i conquistatori barbari, sia Vandali, che Goti, Normanni, o le orde turche e mongole, non sono normalmente considerate gruppi criminali organizzati, ma hanno in comune con le organizzazioni criminali di successo molte caratteristiche. Essi non avevano, per la maggior parte, una base ideologica o etnica predominante, facevano uso di violenza e di intimidazione, e rispettavano codici di legge propri".

Secondo James Finckenauer, il primo vero "padrino" di un'organizzazione criminale fu Clodio che operò nella Roma antica in particolare tra gli anni 59 e 50 a.C. Il suo principale rivale era Milo, ex gladiatore che aveva come guardaspalle un gruppo di schiavi armati. Nel corso del Medioevo i gruppi di briganti e più in generale i fenomeni del banditismo e del brigantaggio possono essere considerati forme di criminalità organizzata. I banditi e i briganti, soprattutto quelli unitisi in gruppi, operavano in particolare sulle vie commerciali compiendo rapine ai danni di viandanti, commessi viaggiatori ma anche di semplici cittadini o popolani. Col tempo, il brigantaggio divenne espressione di rivolta da parte dei contadini verso lo strapotere e le forme di sfruttamento dei poteri feudali e dei proprietari terrieri. Gruppi di ribelli operavano in maniera ciclica in corrispondenza di rivolte e moti insurrezionali in particolare nelle fasce rurali del sud Italia dal XV secolo in poi. Di solito, il ritorno alla normalità coincideva con forti interventi militari da parte del potere costituito con eventuali massacri di massa al seguito. A livello globale, dai XV secolo è la pirateria a rappresentare la principale forma di criminalità organizzata. La pirateria mostrava tutte quelle caratteristiche oggi riconducibili alle organizzazioni di stampo mafioso: i suoi interessi spaziavano dal contrabbando ai furti su commissione, dal mercato nero alla corruzione e i principali gruppi potevano vantare anche forti connessioni con la politica.

Per la moderna struttura tipicamente mafiosa ci si riferisce a quella della mafia in Sicilia nel XVIII secolo. La diffusione del sistema mafioso in Sicilia è da ricercarsi nella posizione strategica dell'isola nel Mar Mediterraneo, che portò il suo territorio ad essere occupato a più riprese da popolazioni ostili. Questa situazione instabile col tempo determinò un'atavica mancanza di fiducia da parte della popolazione verso ogni forma di autorità costituita ed i relativi sistemi legali. La famiglia divenne così il fulcro della vita quotidiana e si sviluppò un sistema sociale in cui le dispute e le controversie venivano regolate al di fuori dei confini delle leggi stabilite dall'occupante di turno.

C'è da dire che organizzazioni di stampo mafioso possono essere ricercate in epoche precedenti anche nell'organizzazione proto-camorristica della Bella Società Riformata, costituitasi a Napoli ufficialmente nel 1820 ma già operante sul territorio da diversi secoli tramite un sistema di referenti territoriali definiti capintesta e capintriti, e rimodernata, in Campania, dal boss Raffaele Cutolo alla fine degli anni settanta del XX secolo dando inizio alla nuova era della Nuova Camorra Organizzata. Per questo motivo, la Camorra è considerata la prima organizzazione mafiosa italiana. Organizzazioni ancor più antiche sono la Triade cinese e la Yakuza giapponese.

Descrizione

Un gruppo di criminali o una banda, tipicamente una banda di strada, può definirsi "organizzazione criminale" nel momento in cui la sua struttura è disciplinata in modo tale che si possa identificare nel gruppo una struttura verticistica di base o un modus operandi comune tra i vari membri dell'organizzazione oltre ad altre caratteristiche che possono essere secondarie come l'appartenenza etnica, religiosa o ideologica, la durata del vincolo associativo e il grado di gravità dei reati commessi.

In particolare, la mafia è una tipologia di organizzazione criminale e si riferisce ad un variegato numero di organizzazioni operanti in molte parti del mondo. La prima organizzazione ad essere etichettata con questo nome fu la mafia siciliana, nota anche come cosa nostra, nome affibbiato alla setta originariamente dai suoi stessi membri. In seguito, la denominazione è stata applicata a molte altre organizzazioni criminali locali, nazionali e transnazionali come la mafia russa, la mafia cecena, la mafia irlandese, le Triadi cinesi, la Yakuza.

Ci sono anche una serie di organizzazioni, localizzate in molte parti del mondo, che sono prive di qualsiasi specifico legame afferibile ad un background etnico o territoriale ma che operano con un metodo comune definibile come "mafioso", come i cartelli internazionali della droga, che operano servendosi di numerose cellule sparse in diversi territori e che includono, tra le loro file, membri di diversa estrazione etnica e sociale, dal produttore iniziale al dettagliante finale. Le organizzazioni terroristiche sono considerate una tipologia di organizzazione criminale, ma esse hanno obiettivi politici piuttosto che esclusivamente finanziari, per cui vi è sovrapposizione, ma non separazione tra terrorismo e criminalità organizzata.

È un errore utilizzare la denominazione "criminalità organizzata" per riferirsi ad un fenomeno chiaro, amalgamato e ben definito. Le osservazioni sulle organizzazioni criminali mostrano un universo molto meno organizzato e molto più diversificato di quanto possa sembrare esternamente. Le attività criminali organizzate possono essere meglio inquadrate in una tipologia di impresa definibile come "impresa criminale" piuttosto che in una definizione concettualmente molto meno chiara come "organizzazione criminale". Molti dei tentativi di definire la criminalità organizzata enfatizzano la natura prettamente corporativa delle organizzazioni criminali, l'organizzazione e la gerarchia dei membri, l'uso della violenza e della corruzione, e il loro carattere unicamente extra-giurisdizionale. In realtà le organizzazioni criminali nel tempo hanno dimostrato di potersi integrare perfettamente nella società civile apparendo sotto svariate forme, e questo in luoghi e in tempi diversi. A causa della molteplicità delle sfaccettature di una tale forma di criminalità, appare evidente che una risposta semplice e chiara alla domanda "cos'è un'organizzazione criminale?" sia molto difficile.

Non tutti i gruppi presentano le stesse caratteristiche strutturali e la violenza, la corruzione, la costituzione e la continuità di più giri d'affari sono le caratteristiche essenziali che possono definire una organizzazione criminale.

Altri sottolineano l'importanza del potere, del profitto e della continuità, definendo le caratteristiche del comportamento criminale organizzato:

non ideologico: ovvero guidato al profitto; gerarchico: pochi gruppi dirigenti e molti membri operativi; a partecipazione limitata o esclusivo, prevede il mantenimento del segreto e la fedeltà dei soci; continuità temporale attraverso una politica di nuovi reclutamenti; uso della violenza e della corruzione; divisione specializzata del lavoro per raggiungere gli obiettivi dell'organizzazione; approccio monopolistico tramite il controllo di mercato per massimizzare i profitti; costituzione di un insieme di regolamenti espliciti all'interno dell'organizzazione (il cosiddetto "codice d'onore").

Modelli di organizzazione Gli approcci principali per la comprensione delle strutture delle organizzazioni criminali come sistemi sociali sono tendenzialmente tre:

Organizzazioni come sistemi razionali: strutture altamente formalizzate in termini di burocrazia e di gerarchia, con sistemi formali di norme in materia di autorità e con obiettivi altamente specifici. La massimizzazione del profitto è prioritaria. Organizzazioni come sistemi naturali: i partecipanti possono considerare l'organizzazione come un fine in sé, non soltanto un mezzo per raggiungere altri scopi. Promuovere i valori di gruppo per mantenere la solidarietà tra i membri viene considerata una prassi fondamentale. Questi gruppi non si basano sulla massimizzazione del profitto e la loro violenza, perpetrata in nome delle relazioni tra i membri e dell'unità di gruppo, è spesso rimarchevole e fine a se stessa. Organizzazioni come sistemi aperti. Questi gruppi mostrano un alto livello di interdipendenza tra i membri e l'ambiente in cui operano. Non esiste una particolare metodologia organizzativa così come non esistono gerarchie e modus operandi predefiniti. I gruppi tendono ad adattarsi all'ambiente e alle circostanze.

Altre organizzazioni criminali possono rivelarsi come una combinazione di tutte e tre le tipologie.

Alcune forme di criminalità organizzata possono operare anche a livello internazionale, sebbene attualmente non esista un tribunale internazionale in grado di provare reati risultanti da tali attività (la competenza della Corte penale internazionale si estende solo nel giudizio di reati contro l'umanità come, ad esempio, il genocidio).

Se una rete criminale opera principalmente all'interno di una giurisdizione ma svolge la sua attività illecita anche all'interno di altre giurisdizioni è definibile come "internazionale", anche se può essere appropriato utilizzare il termine "transnazionale" per etichettare le attività di un gruppo criminale incentrate non all'interno di una sola giurisdizione ma in molte altre realtà territoriali e giurisdizionali.

L'accumulo di potere sociale, economico e politico diventa così il cuore di tutte le attività delle organizzazioni criminali:

potere sociale: i gruppi criminali cercano di detenere il controllo sociale, in relazione a determinate comunità; potere economico: i gruppi cercano di influenzare l'economia, per mezzo della corruzione o di prassi coercitive legittime e illegittime; potere politico: i gruppi utilizzano la corruzione e la violenza per raggiungere il potere e lo status politico.

La struttura della mafia

Il modello di Cosa nostra sviluppato da Donald Cressey studia solo famiglie mafiose e questo limita una visione più ampia della criminalità organizzata. In questo modello di studio le strutture dell'organizzazione sono formali e razionali con ruoli definiti, limitano l'ingresso di nuovi membri e influenzano le regole stabilite per il mantenimento dell'organizzazione e per il suo sostentamento.