La volpe delle steppe (Vulpes corsac ), nota anche come volpe corsac, è una specie che appartiene al gruppo delle vere volpi (Vulpini) all’interno della famiglia dei canidi (Canidae). Vive in un vasto areale che si estende dalla regione del basso Volga, nella parte europea della Russia, attraverso l’Asia occidentale e centrale, fino alla Manciuria, al Tibet e al nord dell’Iran. Il suo habitat comprende principalmente steppe, semideserti e zone desertiche. Come la maggior parte delle volpi, è un carnivoro che si nutre soprattutto di insetti e piccoli mammiferi.

Non esistono dati certi sulla consistenza o sull’andamento della popolazione. La volpe corsac è cacciata in tutto il suo areale soprattutto per la pelliccia. Tuttavia, grazie all’ampia diffusione e all’assenza di minacce gravi, l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) la classifica come Least Concern, vale a dire «specie a rischio minimo».

Descrizione Aspetto

La volpe delle steppe raggiunge una lunghezza testa-corpo di 45-60 centimetri e una coda di 24-35 centimetri. Il peso varia da 1,6 a 3,2 chilogrammi nei maschi e da 1,9 a 2,4 chilogrammi nelle femmine, che risultano perciò leggermente più piccole e leggere. Oltre a questa differenza di dimensioni, non vi sono altre caratteristiche che distinguano i due sessi, e quindi non si osserva un vero e proprio dimorfismo sessuale.

In estate il mantello va dal bruno-grigiastro al rossiccio, con parti gialle o biancastre sotto la gola e sull’addome. La testa è grigio-ocra o marrone, leggermente più scura sulla fronte, mentre muso, gola e parte inferiore del collo sono da bianchi a giallastri. Le orecchie, che misurano 50-70 millimetri, sono corte rispetto a quelle di altre specie di volpi e hanno una colorazione simile a quella del dorso: la parte anteriore è fasciata di bruno e quella posteriore tende all’ocra-bruno o al rosso-bruno. Le zampe anteriori presentano tonalità giallo chiaro sul lato frontale e giallo-ruggine sui lati; quelle posteriori, invece, sono un po’ più chiare a parità di tinta. La coda, lunga circa la metà del corpo, è folta e varia dal bruno-ocra scuro al grigio-bruno, con la parte superiore nera, una punta scura e un inconfondibile segno altrettanto scuro a circa sei o sette centimetri dall’attaccatura, in corrispondenza della ghiandola violetta. Sul lato inferiore, il pelo può essere grigio cenere, marrone o tendente al ruggine.

Nel corso dell’autunno e della primavera la volpe delle steppe cambia il pelo (muta), con il mantello invernale che viene completamente rimpiazzato in primavera. Il manto invernale è molto più chiaro, spesso, morbido e setoso, ed è apprezzato dall’uomo per la sua qualità. Presenta al centro una striscia bruna ben marcata e punte dei peli di colore argenteo. Pelo e pelle proteggono l’animale dal freddo e dalle condizioni climatiche estreme, frequenti nella maggior parte del suo areale, soprattutto in inverno. Le aperture pilifere non superano i 2 micrometri e possono cambiare a seconda della stagione, aumentando l’effetto isolante della pelliccia.

Poiché il suo areale si sovrappone a quello di diverse altre volpi, non è raro che venga confusa con specie simili. Dalla più grande volpe rossa (Vulpes vulpes), con cui condivide spesso gli stessi territori, si distingue per le zampe proporzionalmente più lunghe, oltre che per la punta della coda scura o nera. Quest’ultimo tratto la differenzia anche dalla volpe delle sabbie tibetana (Vulpes ferrilata), con cui coabita solamente lungo il margine settentrionale dell’altopiano tibetano ed è più grande, con una forma del cranio diversa e marcate bande scure sul collo. La volpe di Blandford (Vulpes cana) si distingue invece per la colorazione e la struttura del corpo, in particolare per i disegni scuri sotto gli occhi e il manto punteggiato, mentre la volpe del Bengala (Vulpes bengalensis) ha le orecchie giallo sabbia e la volpe di Rüppell (Vulpes rueppelli) si riconosce per il pelo color sabbia, una macchia scura sul muso e la coda lunga con la punta bianca.

Cranio e Scheletro

Il cranio misura da 96 a 113 millimetri in lunghezza basale, con una larghezza di 57-71 millimetri a livello degli archi zigomatici e di 49-50 millimetri nella zona del neurocranio. Il muso osseo (parte anteriore del cranio) è lungo 46-52 millimetri, mentre le ossa nasali si attestano sui 36-42 millimetri. Rispetto alla volpe rossa, il cranio della volpe delle steppe risulta più piccolo, più corto ma leggermente più largo, e presenta canini più robusti.

La fila dentaria superiore, lunga 48-55 millimetri, è composta da denti piuttosto piccoli. In ogni metà dell’arcata superiore si trovano tre incisivi, un canino, quattro premolari e due molari; nella metà inferiore si aggiunge un terzo molare, per un totale di 42 denti. Il primo molare superiore è sensibilmente più minuto rispetto a quello di altre specie di volpi.

Genetica La volpe delle steppe presenta un corredo cromosomico aploide (n) di 18 e uno diploide di 36 cromosomi per cellula. Si ritiene che l’antenato comune della volpe delle steppe e della volpe rossa possedesse inizialmente 68 cromosomi, poi ridotti attraverso diverse fusioni, avvenute però in modo differente nelle due specie. Sono inoltre disponibili sequenze genetiche sia del DNA nucleare sia di quello mitocondriale, sfruttate soprattutto nelle analisi filogenetiche. Tra queste figurano il citocromo b e i geni COI e COII, tutti di origine mitocondriale e comunemente utilizzati come riferimenti standard per tali studi.

Distribuzione e habitat

La volpe delle steppe abita le regioni di steppa, le zone semidesertiche e desertiche dell’Asia centrale. Il suo areale parte dalla regione del basso Volga e, passando per l’Asia occidentale e centrale, si estende fino alla Manciuria e al Tibet. In Europa la si trova fino all’area di Samara, in Tatarstan e nel Caucaso settentrionale. Da qui, l'areale prosegue attraverso Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kazakistan, comprendendo le steppe e le aree di steppa boscosa della Russia, inclusa la zona meridionale della Siberia occidentale. La specie è inoltre presente nella Transbajkalia, in tutta la Mongolia (eccetto le aree montane boscose) e nel nord-est della Cina (Manciuria, Mongolia Interna, aree tra l’Argun’ e i monti del Grande Khingan), in Zungaria, nella regione di Kashgar (Xinjiang), in Afghanistan e nel nord-est dell’Iran. Non è chiaro dove passi esattamente il confine meridionale del suo areale, che in Cina giungerebbe probabilmente alle catene montuose che delimitano a nord l’Altopiano del Tibet.

Negli ultimi tempi si è osservata un’espansione verso ovest, forse in parallelo all’aumento delle popolazioni di bobak (Marmota bobak), che hanno raggiunto la zona di Voronež. Avvistamenti sporadici della volpe delle steppe sono documentati nelle steppe dell’Ucraina fino a Pavlohrad, nella Transcaucasia orientale in Azerbaigian e, probabilmente, anche nel Kirghizistan occidentale.

Il suo habitat prediletto resta comunque la steppa, compresi i territori aridi o desertici; evita le aree montane ed è in genere assente da foreste, boscaglie e insediamenti umani. In alcuni casi può comparire temporaneamente su terreni agricoli, dove trova possibili prede.

Lebensweise

La volpe delle steppe è adattata sia alla siccità sia al freddo e alle condizioni climatiche estreme, riuscendo a sopravvivere per lunghi periodi senza acqua o cibo. In ambiente di steppa, tuttavia, frequenta spesso le fonti d’acqua, dove trova anche parte delle sue prede. Di norma è un animale notturno: la caccia comincia la sera, raggiunge il picco nella prima metà della notte e riprende poco prima dell’alba. In estate, però, quando deve provvedere ai cuccioli, può essere attiva anche durante il giorno.

La struttura sociale si fonda sul nucleo familiare. Per costruirsi un rifugio, la volpe delle steppe utilizza soprattutto tane abbandonate di marmotte o di altri roditori, mentre più di rado occupa quelle di volpi rosse o tassi. Nelle regioni settentrionali del suo areale, sceglie spesso le gallerie del bobak della Mongolia (Marmota sibirica). Uno studio condotto in Mongolia ha dimostrato che la volpe delle steppe ricorre alle tane di queste marmotte con frequenza nettamente superiore rispetto a quelle di altre specie, riconoscendo al roditore un ruolo di «specie chiave» per l’ecosistema locale. Di solito queste tane non sono profonde e presentano da uno a quattro ingressi; offrono riparo dalle intemperie e dai predatori, soprattutto in inverno, quando bufere e gelo intenso costringono talvolta più esemplari a condividere la stessa tana. Le tane destinate alla cucciolata sono di solito dotate di un numero maggiore di ingressi collegati a una camera centrale.

Le dimensioni del territorio di caccia variano molto in base alla disponibilità di prede e risorse: in condizioni ideali può bastare un chilometro quadrato per una coppia, mentre in zone meno favorevoli si estende fino a 35-40 chilometri quadrati. Marcature con urina e feci compaiono soprattutto vicino alle tane, ma sono meno frequenti che in altre specie. Il mezzo di comunicazione principale è il latrato, declinato in differenti tonalità in base alle necessità di caccia, difesa del territorio, accoppiamento o reazione a minacce, a cui si aggiungono brevi suoni acuti, come guaiti e pigolii, usati a distanza ravvicinata.

In inverno la volpe delle steppe evita di spostarsi su manti nevosi superiori ai 15 centimetri, dove rischia di sprofondare a causa dell’elevata pressione esercitata (68-80 g/cm²), rispetto a quella inferiore della volpe rossa (27-30 g/cm²). Preferisce quindi le zone già compattate dagli ungulati e talvolta segue le mandrie di saiga (Saiga tatarica), gazzella subgutturosa (Gazella subgutturosa) o gazzella della Mongolia (Procapra gutturosa), che, fuggendo, mettono in movimento potenziali prede, facilitandone la cattura. Dalle aree settentrionali del suo areale, in inverno, può migrare fino a 600 chilometri verso sud e spostarsi dalle regioni di foresta o prateria a quelle semidesertiche, dove il numero di prede resta più alto.

Nel XVII secolo, grazie alla sua docilità, veniva spesso tenuta come animale domestico in Russia.

Alimentazione

La volpe delle steppe è un predatore opportunista che si nutre principalmente di mammiferi di piccole e medie dimensioni e di insetti, senza disdegnare uccelli o vegetali. La composizione della sua dieta varia a seconda delle specie più presenti nelle diverse regioni del suo ampio areale: nel nord prevalgono l’arvicola Stenocranius gregalis e il lemming delle steppe (Lagurus lagurus), mentre altrove compaiono con maggiore frequenza il gerbillo gigante (Rhombomys opimus), i merioni (Meriones), i topi saltatori (Allactaga e Dipus), i cricetuli (Cricetulus) e i fodopi (Phodopus), varie specie di arvicole (Alticola, Lasiopodomys, Microtus) e il citello dalla coda lunga (Urocitellus undulatus). Solo in rari casi, e soprattutto per opportunità, cattura prede di taglia più grande come pika (Ochotona), lepri (Lepus) o marmotte (Marmota). In alcune zone della Cina è stata segnalata anche come uno dei predatori principali dell'ubara di MacQueen (Chlamydotis macqueenii).

Generalmente caccia da sola, soprattutto in estate, ma talvolta si formano piccoli gruppi, probabilmente famigliari o socialmente uniti. In inverno, quando la disponibilità di prede diminuisce, si nutre anche di carcasse abbandonate dai lupi e, nelle zone vicine agli insediamenti umani, può cercare cibo nei rifiuti. Tra le piante di cui si ciba figurano l’aglio selvatico (Allium polyrhizum), l’asparago del Gobi (Asparagus gobicus) e il tribolo (Tribulus terrestris), mentre il consumo di frutta risulta limitato.