Crustumerium (in latino anche Crustumeria) fu una città del Latium vetus, i cui abitanti erano detti Crustumini. Sorgeva su un complesso collinare tufaceo affacciato sulla valle del Tevere e sulla via Salaria, a circa 15 chilometri a nord di Roma, in località Marcigliana Vecchia, oggi compresa nella Riserva naturale della Marcigliana..
Situata all'estremità settentrionale del Latium vetus, occupava una posizione di confine tra tre ambiti culturali: di fronte, sull'altra sponda del Tevere, l'etrusca Veio; a oriente il mondo sabino di Cures ed Eretum; a nord l'area falisco-capenate. Tutti questi centri distavano meno di un giorno di cammino, e la letteratura recente ne fa uno dei tratti che spiegano la fisionomia del sito.; . La quasi totalità delle fonti antiche considera la città latina; fa eccezione Plutarco, che ne indica un'origine sabina.Origine latina in e ; fra le città latine sottomesse da Tarquinio Prisco in ; fra i clara oppida del Lazio in Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 68. Origine sabina in Plutarco, Vita di Romolo, 17, 1. La letteratura recente ritiene che le fonti scritte concordino quasi tutte nel collocare la città fra i Latini sul piano politico, e rileva che a smentirlo non bastano né i modelli architettonici comuni alla riva etrusca del Tevere né l'adozione delle classi ceramiche affermatesi nella valle tiberina (); sul versante archeologico, però, Albert Nijboer e Peter Attema rilevano che i materiali risultano ambigui quanto alla definizione dellethnos e propongono di parlare per questo centro di identità culturale più che di appartenenza etnica ().
Nata intorno alla metà del IX secolo a.C., conobbe il periodo di maggiore sviluppo tra il VII e il VI secolo a.C., quando raggiunse un'estensione di circa 57 ettari e caratteri urbani riconoscibili nelle opere difensive, nella rete stradale interna e nella presenza di almeno un edificio di rilievo.; . Le fonti antiche ne collegano fin dall'inizio le vicende a quelle di Roma: i Crustumini figurano tra i popoli invitati ai giochi durante i quali sarebbe avvenuto il ratto delle Sabine, e la città sarebbe stata conquistata prima da Romolo, poi da Tarquinio Prisco e infine, in via definitiva, nel 499 a.C.. Pochi anni dopo, nel 495 a.C., sul territorio crustumino fu istituita la tribù Clustumina..
L'abitato perse il proprio carattere urbano intorno al 500 a.C. e fu progressivamente abbandonato nel corso del secolo successivo; il territorio, entrato a far parte dellager Romanus, divenne parte del paesaggio agrario del suburbio di Roma.; . Plinio il Vecchio la elenca tra le città del Lazio scomparse senza lasciare traccia.Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 68. Il sito, ricordato dalle fonti ma non più identificabile sul terreno, fu localizzato solo tra il 1974 e il 1976; sottoposto a vincolo nel 1989 e in gran parte risparmiato dall'espansione edilizia, è dal 1982 oggetto di indagini della Soprintendenza e, dal 2006, di un progetto internazionale, ed è anche uno dei siti del Lazio antico più danneggiati dagli scavi clandestini.; .
Toponimo Nelle fonti antiche il nome presenta diverse varianti. Tito Livio usa sia la forma Crustumeria. sia Crustumerium., mentre sono dovute a ragioni metriche le varianti Crustumeri, adoperata da VirgilioVirgilio, Eneide, VII, 631., e Crustumium, usata da Silio ItalicoSilio Italico, Punica, VIII, 367..
Dal nome della città derivò quello della campagna circostante, lager Crustuminus, che continuò a essere usato anche dopo la scomparsa del centro abitato e passò a designare un'area della valle del Tevere rimasta proverbiale per la fertilità; al toponimo si legarono anche i nomi di alcuni prodotti agricoli, in primo luogo una varietà di pera, la crustumina.. Il nome ricorre anche in contesti che non riguardano direttamente la città latina: nell'epitome di Festo Crustumerium è detta città etrusca, Plinio il Vecchio colloca un ager Crustumerium in Etruria e ricorda un fiume Clustumium in Umbria, e Angelo Amoroso vi ha visto un possibile riflesso della posizione di frontiera del centro.. Al territorio si legò infine il nome della tribus Clustumina, istituita nel 495 a.C. dopo la conquista romana.La forma del nome oscilla nella tradizione e negli studi fra Clustumina, che è quella liviana, e Crustumina. Cfr. e . Secondo Angelo Amoroso si tratta della prima tribù romana a prendere nome da un toponimo e non da un gentilizio, circostanza in cui lo studioso vede l'indizio di un mutamento nei criteri di assegnazione delle terre.; cfr. .
Crustumerium nella tradizione letteraria Crustumerium compare fin dai racconti sulle origini di Roma, scritti molti secoli dopo la scomparsa della città.. Sull'origine le fonti divergono: secondo Diodoro Siculo fu tra le città fondate da Silvio, figlio postumo di Enea; per Dionigi di Alicarnasso fu fondata prima di Roma da coloni latini di Alba Longa; per Plutarco era invece di origine sabina, mentre Servio ne attribuisce la fondazione ai Siculi.; ; Plutarco, Vita di Romolo, 17, 1. Virgilio la nomina nellEneide fra le cinque città impegnate a forgiare le armi contro Enea.Virgilio, Eneide, VII, 629-631.
Il nome della città ricorre poi in una serie di episodi collocati fra l'età monarchica e l'inizio di quella repubblicana, che hanno per esito costante la sconfitta di Crustumerium. I Crustumini figurano fra i popoli invitati ai giochi durante i quali sarebbe avvenuto il ratto delle Sabine; dopo il fatto reagirono per primi tre centri latini, Caenina, Antemnae e Crustumerium, sconfitti separatamente da Romolo, e a Crustumerium furono poi inviati coloni romani in numero maggiore che altrove, per la fertilità dei suoi campi.; ; Plutarco, Vita di Romolo, 17, 1. Una seconda conquista è attribuita a Tarquinio Prisco, cui la città avrebbe aperto le porte senza opporre ulteriore resistenza.; . La conquista definitiva è posta nel 499 a.C., contestualmente all'assedio di Fidenae; seguirono l'istituzione della tribù Clustumina nel 495 e, nel 494 a.C., la notizia della guarnigione romana che segnalò al senato movimenti dei Sabini, mentre nel 468 a.C. le campagne intorno alla città furono saccheggiate dai Sabini.; .
La ricerca storiografica moderna considera questi racconti, e in particolare quello di età romulea, come proiezione leggendaria di eventi posteriori alla conquista di Veio e di Fidenae, mentre altri episodi, come l'istituzione della tribù, conservano un fondamento documentario; il rilievo che Crustumerium assume nelle fonti sui primordia di Roma è comunque ritenuto indicativo del peso della città nello scacchiere del Latium vetus orientalizzante e arcaico..
Storia degli studi Ricordata dalle fonti antiche ma scomparsa da secoli, Crustumerium restò a lungo un nome privo di riscontro sul terreno, e i tentativi di localizzarla procedettero per secoli sulla sola base dei testi. Nel 1624 Filippo Cluverio ne propose una collocazione approssimativa deducendola da Dionigi di Alicarnasso e Plinio il Vecchio: presso il Tevere, al confine con il territorio di Veio, a nord di Fidenae e a sud di Eretum.. Nell'Ottocento i topografi della campagna romana tornarono sulla questione senza risolverla: William Gell collocò la città troppo a nordest, verso Monterotondo, e Thomas Ashby ne contestò la proposta senza avanzarne una migliore, concludendo che di Crustumerium non restava nulla.. Fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento Ashby e padre Peter Paul Mackey mapparono sistematicamente l'area, individuando numerose evidenze ma collocando l'insediamento leggermente fuori posto; nel 1956 John Bryan Ward-Perkins vi condusse per la British School at Rome una ricognizione, cui si deve la prima proposta di identificazione alla Marcigliana Vecchia su base archeologica.; . La localizzazione fu stabilita in via definitiva fra il 1974 e il 1976, con le ricognizioni di Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, confluite nel volume Crustumerium della serie Latium Vetus del 1980.; .
I primi scavi furono condotti dalla Soprintendenza nel 1982, mentre l'indagine delle necropoli prese avvio nel 1987 a Monte Del Bufalo; fra il 1995 e il 1996 Angelo Amoroso condusse, nell'ambito del progetto Suburbium, una nuova ricognizione dell'area urbana.; . Dagli anni duemila le ricerche hanno assunto carattere internazionale: l'Università di Oulu ha indagato la trincea stradale che attraversa l'abitato, l'Università di Cambridge la necropoli di Cisterna Grande, l'Università di Lipsia altri settori dei sepolcreti.; . Dal 2006 al 2018 il Groningen Institute of Archaeology, diretto da Peter Attema e Albert Nijboer, ha condotto il Crustumerium Project, affiancando allo scavo ricognizioni sistematiche, carotaggi e prospezioni geofisiche su circa 68 ettari; i risultati sono confluiti nella collana Corollaria Crustumina e in una mostra allestita nel 2016 alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen..
Il saccheggio è parte integrante di questa vicenda: fu in gran parte l'attività clandestina degli anni Ottanta e Novanta a far conoscere quanto si estendessero i sepolcreti, e le campagne della Soprintendenza furono avviate proprio per arginarli, mentre dal 1996 la mappatura delle buche dei clandestini è diventata essa stessa uno strumento di conoscenza topografica.; . Parte dei materiali sottratti è confluita sul mercato antiquario internazionale.; . Nel 1989 circa 600 ettari del territorio archeologico furono sottoposti a vincolo; nel 1997 il pianoro e i sepolcreti circostanti furono inclusi nella Riserva naturale della Marcigliana e nel 1998 una parte delle aree funerarie fu acquisita allo Stato..
Territorio
Il complesso collinare della Marcigliana Vecchia si trova all'estremità sudorientale del distretto vulcanico dei Monti Sabatini. Il substrato è costituito da depositi piroclastici, genericamente indicati come tufo, rocce tenere e facilmente erodibili, profondamente incise da fiumi e fossi, che hanno prodotto un rilievo di colline ondulate elevate fra i 30 e i 100 metri sulla piana del Tevere.; . La friabilità del banco rendeva agevoli le modificazioni del sottosuolo, come strade incassate, cave, cunicoli e tombe scavate nella roccia, ma ha anche determinato, insieme all'aratura intensiva, una forte accelerazione dell'erosione, che ha compromesso in profondità la conservazione delle evidenze archeologiche.; .
I centri antichi noti erano tutti a breve distanza: Fidenae a circa 5 chilometri a sudovest, Nomentum a 8 a est, Marco Simone Vecchio a 10 a sudest, Eretum a 14 a nordest e Veio a 12 a ovest, oltre il Tevere.. I confini dellager Crustuminus furono ricostruiti da Quilici e Quilici Gigli sulla base della conformazione morfologica e idrografica, con i fossi di Malpasso e Settebagni a sud, il fosso Ormeto a nordest e il fosso Ornale a sudest.; .
L'estensione del territorio è invece oggetto di valutazioni divergenti, che dipendono in larga misura dal metodo adottato: Quilici e Quilici Gigli, descrivendo i confini naturali, la stimavano fra i 30 e i 35 chilometri quadrati; Tim Cornell le attribuisce 39,5 chilometri quadrati; Angelo Amoroso, applicando i poligoni di Thiessen, aveva calcolato per le fasi IIB e III della cultura laziale un distretto di circa 50 chilometri quadrati, e in un lavoro successivo, con i poligoni calibrati sulla dimensione dei centri, è arrivato a 93,9; Jorn Seubers, calcolando l'area raggiungibile in un'ora di cammino sulla base della morfologia del terreno, ottiene bacini fra i 30 e i 35 chilometri quadrati e giudica troppo ottimistiche le stime superiori ai 40.. Lo stesso autore osserva che i poligoni di Thiessen trattano tutti gli insediamenti come equivalenti, ripartiscono per intero il territorio disponibile e prescindono dalla morfologia, con il risultato di confermare l'interpretazione da cui muovono..
L'abitato