Biografia Castigliano, vissuto tra la fine del '500 e la prima metà del '600, fu soldato professionista nella Spagna imperiale degli Asburgo. Combatté dal Mediterraneo - dall'Italia a Malta, dal Nordafrica al Levante - alle Fiandre, nelle Antille; governatore, per un certo periodo, dell'isola di Pantelleria, fu amico di Félix Lope de Vega, che gli dedicò la sua commedia El rey sin reino.

Nel gennaio del 1632 fu trasferito a Capua ma non accetta l'uso comune per cui i soldati sono alloggiati nelle case dei cittadini più poveri: li fa mettere in quelle dei ricchi suscitando vivaci proteste per questa scelta. Per tale fatto è minacciato di scomunica  dall'arcivescovo della città. Il Contreras viene trasferito dal viceré di Napoli, il Conte di Monterrey, a L'Aquila con l'incarico di governatore ed alloggia nel famoso "Forte spagnolo" della città. Ha ai suoi ordini 150 soldati: ha nuovamente modo di segnalarsi perché fa arrestare tutti coloro che sono sospettati di ribellione. Si presentano alla porta di Napoli sei bravi del viceré della provincia, il Conte di Chiaramonte: costoro entrano a forza e si pavoneggiano armati nella piazza. Alonzo de Contreras si muove con 8 soldati, fa chiudere le porte della città ed arresta i bravi nonostante un loro tentativo di fuga. Li fa processare immediatamente; fa tagliare loro i capelli, li fa salire sui loro somari e fa dare a ciascuno 200 legnate. Scaricatili dagli asini, li fa curare con sale ed aceto, come d'uso nelle galee, ed il giorno seguente li spedisce alle galee di Napoli in quanto condannati a servire come forzati per sei anni. Il Conte di Chiaramonte decide di venire ad arrestarlo a L'Aquila; raccoglie per questa evenienza 300 cavalli e qualche decina di fanti; Alonzo de Contreras sceglie 100 soldati spagnoli e si accinge alla resistenza. L'indomani fa arrestare un brigante, di nome Giacomo Ribera, che ha depredato per lungo tempo le campagne del circondario: costui è catturato mentre è a letto nella sua casa. Il brigante viene condotto a L'Aquila e, dopo qualche giorno, viene decapitato.

Durante il periodo pasquale il vescovo ed i magistrati di L'Aquila decidono di boicottare le cerimonie in cui egli sia presente. Alonzo de Contreras, per rappresaglia, fa arrestare i loro servitori ed invia alcuni soldati nelle loro case affinché siano ospiti delle loro cucine. Si fa anche notare dalla popolazione provvedendo a calmierare i prezzi delle derrate.

Fu forse per incoraggiamento di Lope de Vega che Contreras si dedicò alla stesura delle proprie memorie, Vida del capitán Contreras, iniziate nel 1630 e terminate a Palermo nel 1633. Rimaste in manoscritto per quasi tre secoli, in un portolano conservato alla Biblioteca nazionale di Spagna a Madrid, il testo fu pubblicato nel 1900; il racconto spericolato e crudo di quest'esistenza perigliosa fu rivalutato nel 1943 da José Ortega y Gasset, che ne mise in luce l'importanza di documento storico, oltre alla vivacità della narrazione, che l'imperizia letteraria del narratore rende soltanto più autentica. Altri entusiasti lettori del libro furono Benedetto Croce, Ernst Jünger, Leonardo Sciascia.

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