Il delitto di via Marsala è un caso di omicidio avvenuto la mattina del 6 maggio 1996 a Chiavari, nella provincia di Genova, a danno di Nada Cella, una segretaria di uno studio commercialistico.

Storia Nada Cella, nata a Chiavari nel 1971, lavorava come segretaria da cinque anni presso lo studio del commercialista Marco Soracco, al secondo piano di uno stabile di via Marsala 14, a Chiavari. Il 6 maggio 1996, dopo essere giunta al lavoro tra le 7:30 e le 9 (secondo una telefonata anonima la vittima sarebbe entrata nel portone dello studio alle 8:35),È quanto risulta dalla testimonianza di una vicina che fu coinvolta nelle indagini a causa di un asciugamano sporco di sangue, intorno alle 9 ricevette una persona che aveva suonato al citofono; fu quindi aggredita e colpita almeno quindici volte alla testa con un oggetto contundente che non è mai stato ritrovato.

Secondo la sua deposizione, Soracco scese nello studio intorno alle 9:10 dal sovrastante appartamento in cui abitava. Sentì il telefono squillare, ma la chiamata si interruppe dopo pochi secondi. Insospettito, si recò nell’ufficio della segretaria per verificare quanto stava accadendo, dove la trovò a terra, sporca di sangue e scossa da spasmi.

Soracco tornò quindi nel proprio appartamento al terzo piano, avvertì la madre e chiamò i soccorsi alle 9:14. Successivamente ridiscese nello studio insieme alla madre e, secondo quanto riportato nelle deposizioni, dichiarò di aver inizialmente pensato si trattasse di un incidente.

La giovane venne prima portata all'ospedale di Lavagna e poi trasferita all'ospedale San Martino di Genova, dove sarebbe morta dopo una breve agonia. Nel frattempo, nello studio entrarono altre persone; la polizia, arrivata sul posto, inizialmente non pensò a un delitto ma a un incidente e lo studio non venne trattato come la scena del crimine, tant'è che la madre di Soracco pulì le scale e il ballatoio davanti all'ufficio.

Indagini Venne ipotizzato dagli inquirenti che la giovane fosse stata percossa con un oggetto cadendo poi a terra, dove l'aggressore continuò a colpirla, prendendone anche la testa fra le mani per picchiarla contro una superficie liscia, probabilmente il pavimento. La dinamica portò a ipotizzare che la vittima conoscesse l'assassino, il quale sapeva come muoversi nell'ufficio. Venne quindi sospettato il datore di lavoro, Marco Soracco.. il quale, secondo una testimone, un'inquilina che spesso osservava il passaggio dallo spioncino quando veniva messa in allarme dall'abbaiare del proprio cane, sarebbe arrivato verso le 8.50, venti minuti prima che chiamasse i soccorsi.

Il coinvolgimento di Soracco e un potenziale movente vennero ipotizzati in connessione a un conflitto lavorativo, a partire dalla testimonianza di un collega del commercialista, il dottor Bertuccio, il quale, saputo del delitto, ripensò a una frase dell'uomo di poco tempo prima: "Presto ci sarà il botto, ne parleranno anche i giornali. La segretaria se ne andrà via". Alla luce del delitto, una tale frase sembrò ipotizzare un possibile movente; in questa direzione portò anche la testimonianza della stessa madre di Soracco, la quale raccontò di aver visto Nada in ufficio il sabato precedente, due giorni prima del delitto, mentre portava via un floppy disk che però non verrà mai ritrovato fra le cose della defunta; venne però trovato nella sua borsetta il libretto di lavoro, documento che in genere è in possesso del datore di lavoro e da qui scaturì l'ipotesi della fine del rapporto professionale ma Soracco negò fosse vero.

L'arrivo della segretaria il sabato mattina in ufficio destò interesse, in quanto non era mai successo, nei cinque anni precedenti, che lei si presentasse in servizio fuori dall'orario di lavoro, e lo stesso Soracco confermò agli inquirenti che non c'era alcuna ragione per la quale Nada lo avesse fatto. Le indagini sulla vita privata della giovane non mostrarono elementi che avrebbero potuto portare ad altre ipotesi; restò solo la convinzione che la segretaria fosse stata uccisa da una persona che conosceva e che frequentava l'ufficio. Intanto le testimonianze della vicina di casa e di Bertuccio vennero ritrattate e, anche grazie all'esito negativo del test del DNA, Soracco venne scagionato.

Sul luogo del delitto non vennero trovate tracce o indizi ritenuti al momento utili alle indagini, come orme o impronte, e non fu neanche mai ritrovata l'arma del delitto; inoltre nello stabile nessuno sentì urla o rumori sospetti e non venne notata neanche la presenza di estranei. A complicare la situazione ci fu anche il fatto che i primi soccorritori, pensando a una disgrazia e non a un crimine, alterarono la scena del delitto (la madre di Soracco, che viveva nell'appartamento sopra l'ufficio, addirittura pulì dalle rilevanti tracce di sangue il vano scale e il ballatoio davanti all'ufficio stesso). Si poté appurare che nessuno aveva visto entrare la giovane né tanto meno fossero stati uditi rumori tra le 8:51, quando cioè la segretaria stampò un documento dal computer, e le 9.11, quando Soracco arrivò in ufficio; solo l'inquilina del piano di sotto affermò di aver sentito sbattere la porta dello studio qualche minuto dopo le 9:00. Sulla scena del delitto venne ritrovato anche un bottone con un disegno a stella che anni dopo avrebbe condotto a nuove ipotesi investigative. Alla fine del 1998 il caso fu archiviato e Soracco e sua madre vennero scagionati.

Un'altra sospettata fu Anna Lucia Cecere che, secondo un'ipotesi degli investigatori, avrebbe voluto prendere il posto di Nada nello studio del commercialista; ma in seguito questa ipotesi venne archiviata.

Nel novembre 1999 vennero disposti accertamenti su un muratore della zona, reo confesso dell’omicidio di una prostituta serba. Nel 2005 si riaprì il fascicolo partendo dai diari di Nada Cella. L'anno successivo la Procura di Genova indagò per il delitto altri due muratori, coinvolti in un’inchiesta sul racket della prostituzione. Nel 2011 vennero ritrovati tre capelli che, dopo le analisi, sarebbero risultati non appartenere alla vittima.

Sviluppi successivi Nell'estate 2019 Anna Lucia Cecere, già sospettata nel 1996, ha minacciato con messaggi vocali Antonella Pesce Delfino, la criminologa che lavorava alla riapertura del caso per conto della madre di Nada, che si era presentata a casa sua per farle delle domande. Tali messaggi sarebbero poi stati annessi al materiale al vaglio della procura nell'inchiesta del 2021.

Nel 2021, infatti, vennero avviate altre indagini grazie a nuove strumentazioni che hanno permesso l'individuazione, su una sedia dell’ufficio e sugli indumenti della ragazza, di tracce di due profili di DNA maschile e femminile, oltre a un'impronta digitale, e la loro analisi. A seguito del riesame di alcune testimonianze, nello stesso anno venne disposto il sequestro di un ciclomotore di proprietà di Anna Lucia Cecere che fu quindi di nuovo indagata in quanto, a seguito di una telefonata anonima, venne riferito ai Carabinieri che era stata vista la mattina dell'omicidio allontanarsi a bordo del suo motorino da via Marsala; le verifiche, finalizzate a trovare tracce di sangue sul ciclomotore, diedero però esito negativo. Cecere, interrogata in Procura a Genova, affermò di essere stata impegnata a fare delle pulizie per uno studio dentistico di Sestri Levante la mattina dell’omicidio. La donna, che all'epoca viveva in corso Dante, a pochi passi da via Marsala, sarebbe stata gelosa di Nada, che voleva sostituire nell'incarico allo studio e, secondo quanto riferito ai Carabinieri di Sestri Levante da una sua vicina di casa dell'epoca, aveva delle mire sul commercialista, che lei aveva conosciuto e incontrato, mentre egli invece ne ha preso le distanze, dichiarando di averla frequentata sempre e solo in compagnia di amici, senza riservarle particolari attenzioni.

Durante una perquisizione nell'abitazione della Cecere, vennero trovati cinque bottoni di una giacca di jeans simili a quello rinvenuto sulla scena del crimine, riposti in una scatoletta: i bottoni furono comparati fotograficamente al reperto proveniente dalla scena del crimine, ma l'analisi non fu ritenuta bastevole, per cui la pista non ebbe ulteriori esiti. Ad assicurare, con una nota stampa, l'estraneità ai fatti della Cecere e l'archiviazione fu il procuratore capo Gio Batta Copello, basandosi sulla segnalazione del titolare dell’inchiesta, il pubblico ministero Filippo Gebbia, che aveva svolto le prime indagini.

Nelle nuove indagini del 2021 vennero inseriti nel registro degli indagati anche Marco Soracco e sua madre, Marisa Bacchioni, con l'accusa di false dichiarazioni in quanto non avrebbero raccontato tutto quello che sapevano sulla Cecere. Tra il 2021 e il 2022 furono riesaminate le posizioni di alcune persone coinvolte: il pubblico ministero Gabriella Dotto, della procura di Genova, è ritornata su alcune decisioni del PM Gebbia, ormai in pensione, e lo avrebbe sentito in proposito, in particolare sull'accantonamento dei bottoni quale prova da seguire e delle indagini sulla Cecere.

Nel marzo del 2023 la Procura di Genova ha chiesto una proroga di sei mesi per le indagini, visto il ritrovamento di uno scatolone nell'Unità Delitti Irrisolti di Roma contenente reperti raccolti sulla scena del crimine. Ad aprile 2023, viene ripreso in esame anche l'apporto di una teste ascoltata a suo tempo dal pm Gebbia, a cui stavolta viene dato maggior risalto grazie alla segnalazione, in proposito, di una studiosa del faldone delle indagini svolte dai Carabinieri nel 1996, la criminologa Antonella Pesce Delfino. Alla testimone, ovvero una vicina di casa della Cecere, quest'ultima avrebbe riferito la propria gelosia nei confronti della Cella, professionale e sentimentale, essendone al centro Soracco.

Ad ottobre 2023 la Procura chiude le indagini preliminari e ne notifica l'avviso ad Anna Lucia Cecere, accusata di omicidio volontario, aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà in quanto avrebbe ucciso Nada Cella perché voleva prendere il suo posto sia nel lavoro sia con il commercialista. A questi e alla di lui madre vengono contestati i reati di false dichiarazioni all'autorità giudiziaria e favoreggiamento; Soracco, secondo i magistrati, dopo aver sorpreso l'assassina nel suo studio decise con la madre di non dire nulla per non attirare attenzioni sul suo lavoro e sulla sua vita.Nella notifica di chiusura delle indagini preliminari la Procura ipotizza che il commercialista avesse sorpreso la Cecere (o fosse consapevole della presenza di lei) sul luogo del delitto e taciuto il coinvolgimento diretto della donna agli inquirenti, quantunque l'uomo lo neghi, cfr. Gli inquirenti ipotizzarono che o Soracco oppure suore di Chiavari, che l'avevano già aiutata in precedenza essendo una ragazza madre, avrebbero potuto aiutarla economicamente a lasciare Chiavari (la donna si trasferì in Piemonte circa un mese dopo il delitto), pagandole l'affitto e l'acquisto di mobili. A dicembre la Procura di Genova chiede il rinvio a giudizio per i tre indagati.

Del gennaio 2024 è l'annuncio di notifica ad Anna Lucia Cecere dell'udienza preliminare. Un riesame dei documenti ha infatti permesso di puntualizzare nuovi elementi, tra cui un passaggio di denaro in nero (forse dunque scoperto da Nada Cella), che avrebbe concorso a motivare il delitto, maturato in un groviglio dai caratteri sentimentali e criminali insieme. Un ulteriore elemento venuto alla luce e riferito dal pubblico ministero è che la forte somiglianza tra l'indagata Anna Lucia Cecere e la vittima potrebbe aver indotto un teste chiave a uno scambio di persona: tale somiglianza avrebbe potuto così rendere possibile a Cecere, il giorno del delitto, una eventuale fuga.