LAzienda Ospedaliero-Universitaria Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, o Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria, è la principale struttura ospedaliera della città di Alessandria. Dal 1993 è azienda ospedaliera di rilievo nazionale e di alta specializzazione. e dal 2023 è policlinico universitario: l'ente ospita infatti gli studenti di medicina, infermieristica e fisioterapia dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro... Dal 2026 è parte, assieme all'ospedale di Casale Monferrato, dell'Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) di Alessandria-Casale. Nella classifica sui migliori ospedali stilata nel 2013 dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali il polo alessandrino occupa il terzo posto, dopo il San Raffaele di Milano e gli Spedali Civili di Brescia., mentre nel 2025 risulta nella lista dei 20 migliori ospedali italiani per gestione di casi complessi secondo Il Sole 24 Ore.

Il logo dell'Azienda ospedaliera è una stella a sei punte, chiaro riferimento alla cittadella di Alessandria.

Storia Contesto Alessandria viene fondata secondo la tradizione il 3 maggio 1168, ma solo dieci anni più tardi, nel 1178, grazie all'edificazione della cattedrale e delle fortificazioni, ottenne veramente il titolo di città. Prima di quel momento, era un insieme di abitazioni con tetti di paglia, lambite da strade dove l'acqua piovana e gli scarichi scorrevano liberamente, dirigendosi verso il Tanaro. Dalla fine del XII secolo e per circa cento anni, Alessandria fu teatro di cruenti conflitti tra guelfi e ghibellini che culminò con la sottomissione al Ducato di Milano nel 1316. Nonostante facesse parte di un potente ducato, e tale rimase fino al Trattato di Utrecht quando passò sotto il regno di Sardegna dei Savoia, Alessandria non godette delle stesse prosperità economiche e culturali di Pavia, ad esempio, dove i Visconti possedevano un castello e istituirono una delle prime accademie italiane. La città fu considerata strategica per le difese del Ducato, perciò venne fortificata. Tuttavia, non ricevette lo stesso tipo di investimento in infrastrutture come un grande ospedale. Generalmente, gli ospedali locali portavano il nome delle chiese a cui erano legati. Tali edifici erano piccoli, composta da poche stanze e capaci di accogliere solo un numero esiguo di pazienti. Offrivano più servizi di assistenza che cure mediche perché pochi erano i medici disponibili. Molti cittadini erano scettici verso l'idea di essere ricoverati in queste strutture e preferivano affidarsi alle cure tradizionali. Solo chi aveva la possibilità economica poteva permettersi una visita medica privata a casa, evitando luoghi spesso oscuri e mal mantenuti. In Alessandria, undici di questi ospedali collegati alle chiese sono menzionati nelle cronache storiche.

I primi ospedali Gli ospedali medievali e rinascimentali di Alessandria costituiscono un elemento significativo del patrimonio storico e culturale, riflettendo le esigenze assistenziali e sanitarie della società del tempo. Queste istituzioni, spesso promosse e gestite da confraternite, ordini religiosi o sostenute da famiglie nobiliari, si distinguevano per la specificità e finalità delle loro funzioni, che comprendevano l’assistenza sanitaria agli infermi, l’ospitalità dei pellegrini e l’aiuto ai bisognosi. La loro distribuzione tra il borgo di Bergoglio e il centro cittadino di Alessandria rispondeva a precise esigenze territoriali e sociali. L’analisi delle loro origini, della loro evoluzione e della loro gestione economica e amministrativa offre un quadro dettagliato delle interazioni tra strutture religiose, potere civile e dinamiche sociali nell'Alessandria medievale e moderna.

A Bergoglio erano presenti le seguenti strutture: , presso la Porta delle Vigne verso la strada per Valenza, fu fondato nel 1295.. I fondi alla sua costruzione furono concessi dal cavaliere aurato Giovannino Guasco (*? †1295). Questa notizia di Girolamo Ghilini pubblicata nel 1666, viene smentita da Giuseppe Antonio Chenna nel 1785, sostenendo invece che l’ospedale sarebbe sorto molto più tardi e che Giovannino Guasco, vivente nel 1424, sarebbe stato solo un benefattore e non il fondatoreSecondo Chenna, Giovannino Guasco visse molto tempo dopo il 1295, e l'instrumento di donazione fatta da lui alla chiesa di sant'Antonio e di santo Stefano di Bergoglio è datato 18 febbraio 1424, un periodo in cui la chiesa di sant'Antonio aveva già il cosiddetto precettore, e lo spedale annesso era già stato fondato. Come risulta da una cedola in cui Giovannino Guasco spiegava le condizioni con cui desiderava effettuare tale donazione, inserita in un instrumento dell'11 settembre 1428, in cui è nominato come ancora vivente e residente in Piemonte, stabilì, tra le altre cose, che riguardavano il suddetto spedale, che «de bonis mobilibus debeant fieri lecti decem fulciti in hospitali s. Antonii ultra illos, qui sunt in dicto hospitali».. Dalle tavole genealogiche della famiglia Guasco, pubblicate nel 1924, si evince che un Giovannino Guasco, cavaliere aurato, sia morto nel 1295., e che un altro Giovannino, capitano nell'esercito del re di Francia nel 1416, fosse vivente nel 1428., confermando sia l'instrumento di donazione del 1428, citato da Chenna, sia la tesi di Ghilini. Secondo Guasco entrambi fecero donazioni alla chiesa di sant'Antonio e santo Stefano, il primo fondando la struttura, il secondo continuando a contribuirne la sopravvivenza. Nel XVI secolo la struttura era in declino: nel 1565, il vescovo di Alessandria Girolamo Gallarati, durante una visita, dichiarò che in esso «nihil repertum est nec aliquod subsidium pauperibus Christi erogatur». Nel 1584, fu confermato che lo spedale fosse completamente abbandonato, e nel 1594 si rilevò che la chiesa si trovava ben fornita, ma l'ospedale non era in grado di ospitare i poveri senza grande disagio. Nel 1626, fu unita all'ufficio dell'inquisizione della chiesa di san Marco di Alessandria, sotto il pontificato di Urbano VIII. Al centro della volta, sopra l'altare, una cupola riportava, al punto d'incontro dei traversi in rilievo, lo stemma della famiglia Guasco; a destra e a sinistra due grandi lettere di color nero "Z" e "G". Dietro l'altare, sopra il coro, una nicchia racchiudeva la statua del santo, circondata da affreschi che, in basso, assumevano la foggia di due colonne con l'iscrizione: «Nobile more / Deus non irridetur / quæ enim seminavent homc / hæc et metet / ab Gallato ultimo» "Non vogliate ingannarvi / Dio non può essere schernito / quel che uno avrà seminato / quello pure mieterà. Dalla lettera di San Paolo ai Galati".. Alla base delle colonne dipinte altro stemma dei Guasco, con le iniziali "G" e "R". L'edificio religioso rimaneva, nel suo complesso, all'estremo lembo orientale del quartiere, prospiciente il baluardo omonimo all'estremità est della cinta nei pressi del fiume Tanaro. La chiesa è citata nelle stime per l'indennizzo alla demolizione di Bergoglio.... , era gestito dai Crocigeri, se ne fa menzione nei cataloghi delle chiese del 1350, in cui si legge sotto il quartiere di Bergoglio: «Hospitale s. Christophori»; «Hospitale s. Christophori de Bergolio»Che fosse appartenuta ai Crocigeri, si ricava da un documento del 3 maggio 1505, nel quale interviene «Fr. Anselmus de Straneis prior ecclesiæ s. Christophori extra muros Alexandriæ dicti ordinis Cruciferorum»; e da un altro del 27 aprile 1544, dove si fa menzione del priorato «Hospitalis s. Christophori extra muros quarterii Bergolii Alexandriæ ordinis b. Mariæ Cruciferorum».. Si iniziò nel tempo a dare in commenda questo spedale, e nel 1566 lo possedeva, certamente con tale titolo, Federico Cancellieri, cameriere pontificio di papa Pio V. Con bolla del 18 gennaio dello stesso anno, lo unì allo spedale dei santi Antonio e Biagio, definendolo «ordinis fratrum Cruciferorum». Quest'ultimo ne entrò in possesso per atto del 12 giugno dell'anno medesimo, tramite il suo amministratore e il sindaco della città. Nell'atto, veniva nuovamente designato come «priorato domus, et ecclesiæ s. Christophori alias ordinis cruciferorum sit. extra & prope moenia quarterii Bergolii dictæ civitatis», cioè d'Alessandria, accennando tuttavia che la chiesa era «dirutam & desolatam».. , anche l'«Ecclesia sancti Joannis hospitalis de porta Alexii» viene menzionata nei cataloghi delle chiese del 1350.. Il complesso si trovava nei pressi della "porta Alexii" di Bergoglio, divenuta in seguito porta Asti, che era un'importante via di accesso. Lo statuto comunale menziona specificamente questa struttura nelle leggi che regolavano la manutenzione delle strade vicine e dei fossati.. Lo spedale è menzionato in un documento del 18 ottobre 1483, che ne descrive i beni affittati come parte del patrimonio della mensa vescovile.. In Alessandria erano presenti le seguenti strutture: , Guglielmo e Ogerio Gambarini, membri di una nobile famiglia alessandrina, fondarono un spedale per pellegrini completato nel 1335. Nel 1350, Guglielmo lo dotò di fondi con un atto stipulato nel convento di san Giacomo d'Altopasso, nella diocesi di Lucca, legandolo a tale istituzione. La fondazione fu confermata solo nel 1489 da papa Innocenzo VIII. L'ospedale rimase sotto il patronato della famiglia Gambarini, che alternava la nomina del rettore tra i rami di Alessandria e LuccaL'ospedale di San Giacomo sorse nell'area oggi occupata dalla casa di riposo "Soggiorno Borsalino". La facciata principale si apriva su corso Lamarmora, mentre il complesso si sviluppava lungo la contrada successivamente denominata via Ghilini, con la chiesa situata all'angolo tra via Ghilini e via San Pio V. La presenza di un'assistenza medica suggerisce che l'ospedale di Alessandria, analogamente agli altri ospedali di San Giacomo di Altopasso, fosse strutturato come un vero ospedale nel senso moderno del termine (cfr ).. Nel 1565, il vescovo di Alessandria Girolamo Gallarati visitò l'ospedale, trovando otto letti per i pellegrini, ai quali il rettore forniva solo ricovero, a meno che non fossero malati, in tal caso venivano assistiti con medico, medicine, alimenti adeguati e fuoco. Nel 1777, alla morte dell'ultimo rettore Scipione Calliani, il patronato passò esclusivamente ai Gambarini di Lucca, poiché il ramo alessandrino si era estinto. Il vescovo De Rossi, con l'approvazione dei Gambarini lucchesi, riuscì a ottenere la soppressione dell'ospedale, che venne convertito in una struttura per malati di mente. Il nuovo "spedale dei pazzerelli" fu eretto nel 1778, con l'amministrazione affidata alla confraternita della santissima Trinità, sotto il controllo del vescovo. Furono stabilite regole approvate dal re Vittorio Amedeo III nel 1780. Il precedente ospedale per pellegrini fu unito a quello per malati di mente, con l'adattamento degli edifici esistenti. Nel 1782, l'ospedale cominciò a ricevere e curare i malati, mentre l'anno successivo furono avviati i lavori per la costruzione di una nuova struttura. Nel 1791 fu costruita anche una nuova chiesa in luogo della precedente sullo stesso sedime....