La Gran Via delle Orobie (spesso abbreviata in GVO) è un'alta via tracciata lungo le Alpi Orobie valtellinesi, che collega Delebio ad Aprica con un percorso escursionistico lungo circa 130 km, che si sviluppano per la quasi totalità sul versante della catena in provincia di Sondrio, con brevi tratti in territorio bergamasco. La via attraversa in sequenza tutte le valli del parco delle Orobie Valtellinesi da ovest a est, in un ambiente perlopiù selvaggio e poco frequentato, servito spesso solamente da bivacchi e rifugi non custoditi. La GVO è la concatenazione di due itinerari più brevi: la parte occidentale (fino alla quinta tappa) coincide con il Sentiero Andrea Paniga, mentre quella orientale (dalla sesta tappa) con il Sentiero Bruno Credaro.
Storia Negli anni '80 il CAI di Sondrio, congiuntamente con la fondazione Luigi Bombardieri, mise in atto un progetto volto alla creazione di un tracciato che attraversasse tutte le Orobie Valtellinesi, riutilizzando antichi sentieri caduti in disuso. Si riuscì a tracciare un collegamento tra Delebio e Aprica secondo un itinerario che è grossomodo quello odierno, che fu intitolato al politico valtellinese Bruno Credaro. Il sentiero venne segnalato con segnavia giallo-rossi (tuttora visibili in alcune parti del percorso), poi modificati in bianco-rossi con l'avvento della gestione del Parco delle Orobie Valtellinesi nel 1989, che modificò il nome del tracciato in Gran Via delle Orobie.
Itinerario La GVO è un sentiero di grande interesse naturalistico e paesaggistico, che attraversa luoghi scarsamente frequentati e lontani dal turismo di massa, ma quindi soggetti ad alcune difficoltà che l'escursionista deve affrontare: soprattutto nella parte centrale, i punti di appoggio sono bivacchi, baite e rifugi non custoditi, che offrono perciò servizi limitati, senza possibilità di rifornimenti. Inoltre in molti tratti i sentieri sono degradati e intermittenti, e possono quindi creare difficoltà di orientamento.
Il percorso viene diviso solitamente in 11 tappe:
Tappa I: Delebio - Baitone Legnone Tempistica circa 5 ore, dislivello +1400 m, difficoltà E. La prima tappa si svolge tutta in salita seguendo grossomodo sempre il crestone che dal fondovalle valtellinese sale in direzione sud-ovest verso la vetta del monte Legnone. Il sentiero inizia dal paese di Delebio (220 m), nei pressi della centrale elettrica locale, e sale nel bosco oltrepassando il piccolo bacino idroelettrico di Piazzo Minghino, e arrivando ai prati della località Ossiccio di Sotto prima, e Ossiccio di Sopra (922 m) poi. Salendo alternando tratti di bosco e radure, il sentiero oltrepassa la Conca della Nave (1420 m) e arriva quindi ai pascoli dellAlpe Legnone, dove sono presenti alcune baite, tra cui il Baitone Legnone (1690 m, detto anche rifugio Alpe Legnone o Capanna Sociale Legnone), rifugio gestito dalla Pro Loco di Delebio e aperto nei mesi estivi.
Tappa II: Baitone Legnone - rifugio Bar Bianco
Tempistica circa 9 ore, dislivello +800 m, difficoltà EE. La tappa, una delle più lunghe della GVO, è tracciata in gran parte in alta val Lesina, che si attraversa per intero, e termina in val Gerola dopo aver sorpassato diversi alpeggi con numerosi saliscendi. Dal Baitone Legnone (1690 m) si prende a sinistra entrando subito in val Lesina, si procede al cospetto dell'imponente versante nord del monte Legnone, e, superato un dosso, si perviene al Baitone di Cappello (1640 m), nell'alpe omonima. Ora il sentiero risale per un centinaio di metri di dislivello per superare la cresta che discende dal pizzo Valtorta, per poi ridiscendere nella conca che ospita la Casera Luserna (1557 m) e procedere verso nord-est in una pineta per aggirare un ulteriore dosso. In questo tratto è possibile fare una deviazione di pochi minuti per arrivare al bivacco Alpe del Dosso (1513 m) in caso di necessità. La GVO continua verso est superando un avvallamento e giunge allAlpe Stavello e alla casera omonima (1551 m), per poi proseguire in discesa alla volta della Casera di Mezzana (1430 m). Da qui, dopo aver superato un torrente, bisogna risalire il ripido pendio del Dosso Paglieron su traccia impervia e non sempre chiara per arrivare alla panoramica Alpe Piazza, dove sorge il bivacco omonimo (1855 m), sempre aperto. Ora si prosegue lasciando la val Lesina scendendo verso nord, arrivando allAlpe di Tagliata (1527 m), e risalendo nuovamente verso est allAlpe Olano, che segna l'ingresso in val Gerola. Si sale quindi fino alla Casera Olano (1792 m) e da qui si volge verso sud oltrepassando un avvallamento e giungendo in discesa al bivio che a sinistra permette di raggiungere il vicino rifugio Bar Bianco (1506 m), agriturismo gestito.
Tappa III: rifugio Bar Bianco - rifugio Trona Soliva Tempistica circa 7 ore, dislivello +1000 m, difficoltà E. La terza tappa si sviluppa da nord a sud lungo il lato occidentale della val Gerola, passando per i suoi alpeggi e valli secondarie. Dal rifugio Bar Bianco (1506 m) si risale per prendere il sentiero lasciato precedentemente, che a sinistra conduce in salita verso lAlpe Culino. Si prende quindi a sinistra per attraversare la val Mala in ambiente boscoso più pianeggiante e raggiungere quindi la casera dellAlpe Ciof (1732 m, detta anche Giuf). Da qui si guadagna gradualmente quota passando prima dall'Alpe Colombana (1810 m) e infine giungendo allAlpe Stavello, punto più alto della tappa, dove si trova il rifugio omonimo (1944 m), aperto nei mesi estivi. Ora si scende inoltrandosi in val di Pai con un sentiero esposto, che poi diviene più tranquillo ma meno evidente, seguendo grossomodo il torrente fino ad attraversarlo con un ponticello. Dopo qualche saliscendi si scende a San Giovanni (1460 m) e quindi a Laveggiolo (1470 m), frazioni di Gerola Alta; da qui la GVO coincide grossomodo con la strada agrosilvopastorale che conduce al rifugio Trona Soliva, con la possibilità di tagliare qualche tratto tramite sentiero. La strada supera circa 400 metri di dislivello e, inoltrandosi nella valle della Pietra, arriva senza difficoltà al rifugio sopracitato (1907 m), ricavato da una vecchia casera e aperto in estate.
Tappa IV: rifugio Trona Soliva - rifugio Ca' san Marco
Tempistica circa 7.30 ore, dislivello +700 m, difficoltà E. Questa tappa attraversa la valle della Pietra e la valle di Pescegallo (tributarie della val Gerola) e scollina sul versante bergamasco delle Orobie con un percorso quasi del tutto privo di ombreggiatura. Dal rifugio Trona Soliva (1907 m) si procede verso sud nella valle della Pietra in leggera discesa e si arriva alla base della diga del lago Trona (1805 m), posto in una conca dominata dal pizzo omonimo. Si sale brevemente per arrivare alla sponda del lago, e si prende in direzione est il sentiero che, con andamento piacevolmente pianeggiante, effettua un lungo traverso sul pendio sottostante il pizzo Tronella, entra in val Tronella, passa dalle sorgenti Tronella (1808 m) e arriva nella valle di Pescegallo. Dopo una leggera discesa allAlpe Pescegallo, si sale per strada sterrata al rifugio Salmurano (1855 m, gestito) e poi si discende attraverso un lariceto alla Casera Pescegallo (1778 m), per risalire nuovamente al lago Pescegallo (1862 m) sfruttando la comoda strada sterrata presente. Si attraversa la diga e si percorre il sentierino che risale il pendio erboso fino al Forcellino (2050 m), valico che permette di entrare in val Bomino. Il tracciato ora perde un centinaio di metri di dislivello per poi risalire verso il laghetto e il passo di Verrobbio (2026 m), che si sorpassa scendendo nella bergamasca val Brembana. Dopo aver perso circa 150 metri di dislivello il sentiero diviene più pianeggiante e raggiunge lo storico rifugio Ca' San Marco (1830 m, aperto nei mesi estivi).
Tappa V: rifugio Ca' san Marco - Arale
Tempistica circa 8.30 ore, dislivello +1300 m, difficoltà EE. La quinta tappa, che rappresenta l'ultima frazione del Sentiero Andrea Paniga, passa nell'alta valle di Albaredo e scollina in val Tartano, attraversandone le vallate secondarie a saliscendi, con diversi tratti che richiedono molta attenzione per il cattivo stato dei sentieri e la carenza di segnavia. Dal rifugio Ca' San Marco (1830 m) si sale seguendo l'antica Via Priula al passo San Marco (1992 m), e si scollina entrando nella valle di Albaredo, ritornando così in provincia di Sondrio. Si scende alla Casera di Orta Vaga (1694 m) per risalire verso destra, intercettando e seguendo per un breve tratto la strada asfaltata che conduce a Morbegno. Il sentiero riprende poi in salita con un percorso che arriva ai prati del dosso della Motta (1856 m) e, con traccia poco chiara, piega verso est entrando in val Pedena (tributaria della valle di Albaredo) che si risale integralmente con tracciato non sempre evidente, superando pascoli e tratti più sassosi, e si arriva al passo Pedena (2234 m), che permette di entrare in val Budria, una delle due tributarie della val Corta, a sua volta tributaria della val Tartano. Con traccia molto debole si scende alla baita Pradelli di Pedena (2024 m), e si inizia verso est la traversata della valle con sentiero più marcato, compiendo qualche saliscendi in quota e infine si giunge con un breve strappo alla bocchetta del Lago (2202 m), che segna il confine con la val di Lemma, seconda vallata tributaria della val Corta. Da qui si scende tra avvallamenti perdendo 300 metri di dislivello, e si giunge allAlpe di Sona di Sopra, che ospita la casera omonima (1900 m). Ora si deve traversare verso est con traccia debole, segnavia radi e possibili difficoltà di orientamento, superando dossi erbosi, macereti e un tratto boscoso a nord del pizzo Vallone, giungendo così alla casera di Lemma Alta (1986 m). Si sale per prati puntando alla cresta soprastante, arrivando al passo di Lemma (2137 m), ritrovando da qui sentieri più marcati. Si resta ora in cresta, al confine con la val Brembana, raggiungendo la cima di Lemma (2348 m), e poi scendendo sul versante bergamasco alla croce del passo di Tartano (2108 m). Dal valico si scende in val Lunga (anch'essa tributaria della val Tartano) lambendo il lago Piccolo (2005 m, uno dei tre laghi di Porcile), superando la Casera Porcile (1862 m), il torrente della val Dordonella ed arrivando infine alla località Arale (1500 m, contrada di Tartano), dove si può alloggiare al rifugio Beniamino o al rifugio Il Pirata, entrambi gestiti.
Esiste una variante della tappa che segue un percorso molto più lungo che si svolge più a nord: al posto che salire al passo Pedena, il tracciato prosegue nella valle di Albaredo verso nord, traversando a saliscendi le secondarie val Pedena e valle di Lago, arrivando allAlpe Piazza e al rifugio omonimo (1836 m). Si volge quindi verso est passando dallAlpe Pedroria (1929), si attraversa la bocchetta del Culino (2221 m) e si scende ripidi in val Budria, attraversando alpeggi e boschi, arrivando fino al fondovalle della val Corta e poi al paese di Tartano (1210 m). Da qui si sale seguendo la strada alla contrada Arale (1500 m). La variante ha una tempistica totale di 12-13 ore, è infatti consigliabile spezzarla in due pernottando al rifugio Alpe Piazza, gestito.
Tappa VI: Arale - rifugio Caprari