Ain't I a Woman? è un discorso pronunciato spontaneamente da Sojourner Truth (1797-1883), nata in schiavitù nello Stato di New York. Qualche tempo dopo aver ottenuto la libertà nel 1827, divenne una nota esponente del movimento antischiavista. Il suo discorso, originariamente senza titolo, fu tenuto alla Women's Convention ad Akron nel 1851.

All'epoca, solamente due giornali menzionarono brevemente il discorso, la cui trascrizione venne in seguito pubblicata sull'Anti-Slavery Bugle il 21 giugno 1851. Nel 1863, durante la guerra di secessione americana, una versione differente, pubblicata da Frances Dana Barker Gage, ottenne maggior risonanza. Fu questa versione a divenire nota col titolo Ain't I a Woman?, domanda ripetuta spesse volte nel testo. È a questa versione successiva, più conosciuta e facilmente reperibile, che hanno fatto riferimento la maggior parte delle storiche e degli storici.

Contesto

Dalla fine del XVIII secolo, gli abolizionisti britannici iniziarono a utilizzare la frase Am I not a man and a brother? (lett. "Non sono, forse, un uomo e un fratello?") per denunciare la disumanità della schiavitù. La prima versione femminile di questo slogan risale al 1820, sempre ad opera delle e degli abolizionisti britannici; nel 1830 il giornale abolizionista americano Genius of Universal Emancipation pubblicò l'immagine di una schiava che recitava: "Non sono, io, una donna e una sorella?" Negli anni '30 dell'Ottocento, l'immagine ottenne ampia diffusione, tanto da essere coniata in monete e gettoni di rame. Sul conio, alla frase non venne apportato il punto interrogativo, affinché la risposta risultasse implicitamente affermativa. Nel 1833, l'attivista afroamericana Maria W. Stewart citò queste parole per sostenere i diritti delle donne di qualsiasi etnia. Nel 1989 la storica Jean Fagan Yellin sostenne che questo motto servì da ispirazione a Sojourner Truth, ben consapevole della specificità e della differenza di oppressione delle donne nere, rispetto alle donne bianche. Truth, chiedendo alla folla "Non sono una donna?" stava affermando sia il suo genere, che la sua razza.

Versioni Le prime trascrizioni del discorso furono pubblicate dal New York Tribune il 6 giugno 1851 e da The Liberator cinque giorni dopo. Entrambe queste menzioni furono brevi e incomplete. La prima trascrizione integrale venne pubblicata il 21 giugno nell'Anti-Slavery Bugle da Marius Robinson, abolizionista e redattore, che svolse il ruolo di segretario alla registrazione del convegno. Nel suo resoconto non viene annoverata la domanda "Non sono, io, una donna?".Mabee, Carleton; Susan Mabee Newhouse. Sojourner Truth: Slave, Prophet, Legend, NYU Press, 1995, pp. 67–82.

Dodici anni dopo, nel maggio 1863, Frances Dana Barker Gage pubblicò una trascrizione molto diversa. In essa, conferì alle parole di Truth molte delle specificità discorsive delle e degli schiavi del Sud, includendo nuovo materiale non riportato da Robinson. La versione data da Gage, conosciuta come Ain't I a Woman? per via del ripetersi di tale domanda,Craig, Maxine Leeds. Ain't I A Beauty Queen: Black Women, Beauty, and the Politics of Race, Oxford University Press USA, 2002, p. 7. venne ripubblicata nel 1975, nel 1881 e nel 1889, divenendo la fonte storica più citata. Il registro linguistico di Truth, però, non era quello degli schiavi del Sud; essa, infatti, nacque e crebbe a New York e parlò olandese fino all'età di nove anni.

Gage, nelle aggiunte non pronunciate nel discorso originale, scrisse che le schiave nere erano in grado di sopportare le frustate tanto quanto un uomo, che nessuno le aveva mai accordato la tradizionale galanteria che gli uomini riservano alle donne bianche e che la maggior parte dei suoi 13 figli era stata venduta e data in schiavitù. Si crede, in realtà, che Truth abbia avuto cinque figli, di cui solo uno dato in vendita, e non si è mai saputo perché ne rivendicasse degli altri. Tra le ulteriori imprecisioni di Gage, alcune incongruenze con le sue dichiarazioni contemporanee: nel 1851 scrisse che Akron in generale e la stampa in particolare si dimostravano favorevoli alla convenzione sui diritti delle donne, ma nel 1863 affermò che i leader della convenzione temevano azioni "violente" (mobbish) da parte dell'opposizione. I resoconti dati da altre e altri testimoni oculari raccontano una storia diversa, secondo cui i volti delle e dei partecipanti alla conferenza di Truth erano "raggianti di gioia"; secondo queste versioni, non vi fu alcuna "nota discordante" a interrompere l'armonia dell'evento. A differenza della versione successiva di Gage, Truth venne accolta calorosamente dai partecipanti alla convention, molti dei quali erano abolizionisti di vecchia data, simpatizzanti delle idee progressiste in materia di diritti razziali e civili.

Nel 1972 Miriam Schneir pubblicò nella sua antologia Feminism: The Essential Historical Writings una nuova versione del discorso di Truth che riprendeva quella di Gage eliminando, però, il vernacolo o i commenti da lei interposti. Nell'introduzione, afferma che il testo del discorso è riuscito a sopravvivere anche grazie alla trascrizione di Gage.

Il discorso Versione del 1851 di Robinson Marius Robinson, che assistette alla convention e lavorò con Truth, stampò il discorso come trascritto nel numero del 21 giugno 1851 dell'Anti-Slavery Bugle.

Versione del 1863 di Gage Gage, attivista dei movimenti per i diritti delle donne e l'abolizione della schiavitù, trascrisse il discorso 12 anni dopo. Gage, che partecipò alla convention, descrisse l'evento:

Quello che segue è il discorso citato da Gage in History of Woman Suffrage che, stando a quanto sostenuto, si atteneva al gergo vernacolare di Sojourner Truth:

Gage descrisse le reazioni:

Eredità Non esiste una versione ufficiale, unica e indiscussa, del discorso di Truth. L'amicizia tra Robinson e Truth nacque dalla loro collaborazione sia nelle lotte abolizioniste, che per i diritti delle donne. Il resoconto di Robinson non ha commenti aggiuntivi e si limita a riportare solamente il suo ricordo. Dal momento in cui questa versione venne pubblicata sull'Anti-Slavery Bugle, i lettori erano più sensibili alla causa degli afroamericani che a quella delle donne; è possibile, dunque, che tale versione sia stata connotata specificatamente per il pubblico a cui doveva rivolgersi. Sebbene Truth abbia collaborato con Robinson alla trascrizione del suo discorso, quest'ultimo non venne dettato alla lettera.

La versione del discorso storicamente accettata è quella scritta da Gage, ma non abbiamo notizie della partecipazione di Truth alla trascrizione. Gage associa a Truth il registro linguistico delle e dei neri del Sud, fatto non menzionata nelle prime trascrizioni del discorso. Si dice, in realtà, che Truth fosse orgogliosa del suo inglese, e che sia nata e cresciuta nello stato di New York parlando solo l'olandese del Jersey fino ai 9 anni. L'influsso dialettale della versione redatta nel 1983 da Gage è meno spiccato rispetto a quello della versione precedente, pubblicata sempre da Gage nel 1881. Il dialetto nella versione del 1863 di Gage è meno severo rispetto alla sua versione successiva del discorso che ha pubblicato nel 1881. La riarticolazione delle diverse versioni pubblicate da Gage serve come trasfigurazione metonimica di Truth. Inoltre, la folla a cui Truth si rivolse quel giorno era composta principalmente da donne bianche e privilegiate. Stando a quanto sostenuto da Gage, il pubblico non voleva che Truth si esprimesse, poiché non voleva che la causa del suffragio universale si confondesse con quella abolizionista. In molti altri resoconti si dice, invece, che la Truth venne accolta rispettosamente. La versione di Gage, dunque, fornisce un contesto differente, che si delinea però come una narrazione: essa aggiunge il proprio commento, comprendendo l'intera scena dell'evento e le reazioni del pubblico. Poiché la versione di Gage si basa principalmente sulla sua interpretazione e sul modo in cui ha scelto di rappresentarla, non può essere considerata una rappresentazione dell'evento realistica.

Rilevanza contemporanea Ain't I a Woman di Sojourner Truth è una critica all'analisi del dominio di tipo escludente e di quanto un simile approccio occulti le identità che sperimentano più tipi di oppressione, impedendo così una liberazione totale. Le studiose Avtar Brah e Ann Phoenix discutono di come il discorso di Truth possa essere letto come una critica intersezionale a organizzazioni di attivisti omogenei. Il discorso di Truth al convegno, chiedendo al pubblico di notare come le aspettative di genere si collochino all'interno della sua esperienza vissuta, "decostruisce ogni singola affermazione sul genere che ha pretesa di universalità, in una contesto sociale di schiavitù patriarcale". Brah e Phoenix scrivono, "Le rivendicazioni di identità di Sojourner Truth sono quindi relazionali, costruite in relazione alle donne bianche e a tutti gli uomini e dimostrano chiaramente che ciò che chiamiamo 'identità' non è un oggetto, ma un processo costruito in e attraverso relazioni di potere".

Note

Bibliografia Pdf. Pdf. Pdf. Pdf.

Collegamenti esterni Versione di Gage, 1878 in google books, senza impaginazione, cap. 7, da Man Cannot Speak for Her. Volume 2: Testi chiave delle prime femministe. The Sojourner Truth Project, un sito web che confronta il testo di ogni versione del discorso e fornisce la lettura audio di entrambi.

Categoria:Diritti delle donne Categoria:Storia afroamericana pre-emancipazione Categoria:Discorsi contro il sessismo Categoria:Discorsi contro il razzismo Categoria:Discorsi del XIX secolo