La storia della radio in Italia ha inizio nei primi decenni del XX secolo, con esperimenti e trasmissioni pionieristiche che portarono, il 6 ottobre 1924, alla prima trasmissione radiofonica regolare a cura dell’Unione Radiofonica Italiana, ente precursore della radiodiffusione pubblica.
Lo sviluppo della radio nel Paese ha attraversato diverse fasi, dal controllo statale durante il regime fascista, all’epoca del monopolio Rai, fino alla liberalizzazione dell’etere e all’avvento delle radio private negli anni Settanta.
Le origini della radiofonia italiana
In Italia, sebbene il contributo pionieristico di Guglielmo Marconi avesse posto il paese in posizione di rilievo nello sviluppo della telegrafia senza fili, la radiofonia incontrò inizialmente maggiori ostacoli rispetto ad altre nazioni. Durante la prima guerra mondiale, il "radiotelegrafo" fu impiegato principalmente per scopi militari, e l'accesso civile alle trasmissioni era fortemente limitato da una normativa restrittiva. In particolare, la legge n. 503 del 30 giugno 1910 riservava al Regno d'Italia l’esercizio degli impianti di radiotelegrafia, impedendone l’uso privato senza apposita autorizzazione.
Mentre in altri paesi si diffondeva rapidamente l'entusiasmo per il nuovo mezzo di comunicazione, nel giugno del 1923 iniziarono a Roma le trasmissioni sperimentali della prima emittente radiofonica italiana, il Radio Araldo, diretta dall’ingegnere Luigi Ranieri. Quest'ultimo, grazie ai rapporti favorevoli con il ministro delle poste e dei telegrafi Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, ottenne nell'agosto dello stesso anno una concessione provvisoria per trasmissioni sperimentali. Tuttavia, all’inizio del 1924, Colonna di Cesarò fu sostituito da Costanzo Ciano, che avrebbe preferito affidare la concessione a Marconi.
Ciano, nominato ministro delle Poste nel primo governo Mussolini, intuì il potenziale strategico del nuovo mezzo e invitò le società interessate alla concessione a trovare un’intesa. Il compromesso fu raggiunto durante l'estate con la costituzione dell’Unione Radiofonica Italiana (URI).
Il periodo dell'URI (1924-1927)
A seguito del Regio Decreto n. 1067 dell'8 febbraio 1923, che riservava a società concessionarie l’esclusiva del servizio di radioaudizioni circolari, nacquero in Italia diverse imprese in competizione per ottenere la concessione. Tra le principali: SIRAC (collegata alla RCA), Radiofono (fondata da Guglielmo Marconi) e Radio Araldo (dell'imprenditore Luigi Ranieri). Dopo oltre un anno di trattative e un cambio di ministro, il governo favorì Marconi, portando alla fusione tra Radiofono e SIRAC e alla nascita dell’Unione Radiofonica Italiana (URI) il 27 agosto 1924. Con sede a Torino, l’URI ottenne la concessione esclusiva, dando avvio al monopolio radiofonico statale e ponendo le basi dell’attuale Rai – Radiotelevisione Italiana.
Il 5 ottobre 1924, Benito Mussolini pronunciò il primo discorso radiofonico della storia d'Italia da un trasmettitore in prova fornito dalla Marconi Italia, installato a Roma nel rione Prati, all'interno di Palazzo Corradi in via Maria Cristina. L'impianto sarebbe poi divenuto la stazione radiofonica "Roma-1", la prima in Italia dedicata alle radioaudizioni circolari.
Il primo annuncio ufficiale dell'URI fu trasmesso il giorno seguente, 6 ottobre 1924. La voce protagonista della storica trasmissione fu quella della violinista Ines Viviani Donarelli, che inaugurò le trasmissioni radiofoniche italiane con la lettura dell’annuncio d’apertura:
Il 27 novembre il governo Mussolini assegnò all’URI la concessione esclusiva per la gestione della radiodiffusione in Italia, valida inizialmente sei anni e prorogabile di quattro. La concessione fu ufficializzata dal Regio Decreto 14 ottobre 1924, n. 2191, che instaurò un regime di concessione controllata con vigilanza statale, segnando l’avvio ufficiale della radiodiffusione pubblica italiana.
Il 18 gennaio 1925 l'URI pubblicò il primo numero di "Radio Orario", settimanale ufficiale che sarebbe diventato il Radiocorriere TV, con lo scopo di promuovere la radio come nuovo mezzo comunicativo, fornendo palinsesti e raccogliendo opinioni del pubblico.
L'8 dicembre la stazione di Roma fu seguita da installazioni simili a Milano e successivamente a Napoli (1926) e a Torino (1929)..
Nell'ottobre 1926 iniziò la trasmissione della pubblicità radiofonica, con i tempi venduti dalla concessionaria SIPRA.
All'inizio la diffusione della radio in Italia fu limitata dai costi elevati, ma dagli anni Trenta il regime fascista ne favorì l’uso come strumento di propaganda ed educazione, promuovendo l’installazione di apparecchi nelle Case del Fascio e la produzione di ricevitori economici come la Radio Balilla e la Radio Rurale, ampliando così l’accesso anche alle classi meno abbienti e alle zone di campagna.
Il periodo dell'EIAR (1927-1944)
Con il Regio decreto legge 17 novembre 1927, n. 2207, l'URI fu trasformata in "Ente italiano per le audizioni radiofoniche" (EIAR), un ente pubblico economico dotato di personalità giuridica. Il 15 dicembre dello stesso anno fu stipulata una nuova convenzione, resa esecutiva dal Regio decreto 29 dicembre 1927, n. 2526, che affidava all’EIAR la gestione della radiofonia circolare per 25 anni. Le trasmissioni passarono sotto il controllo del regime, con il Ministero delle poste e telegrafi che acquisì le competenze relative e la prerogativa di nominare quattro membri del consiglio di amministrazione.
Questa trasformazione segnò il consolidamento del monopolio statale sulle trasmissioni radiofoniche in Italia. Formalmente, l’EIAR era una società per azioni, ma di fatto operava sotto la rigida sorveglianza del governo fascista, che ne controllava la gestione e la programmazione. Il passaggio permise al regime di sfruttare la radio come potente strumento di propaganda politica, garantendo un controllo diretto e capillare sulla diffusione dei contenuti, con l’obiettivo di promuovere l’ideologia fascista e costruire un’identità nazionale coerente con i valori del regime.
All’inizio degli anni Trenta, in attuazione del R.D. n. 2207/1927, l’EIAR avviò un piano di potenziamento della rete radiofonica nazionale, costruendo nuove stazioni a Trieste (1931), Bari (1932) e Palermo (1931), e rafforzando quelle esistenti a Genova, Bolzano, Firenze, Milano e Roma. Il 1º luglio 1930 fu inoltre inaugurato a Roma il "Centro Radio Imperiale di Prato Smeraldo", destinato alla propaganda verso l’estero e alla ritrasmissione dei programmi regionali.
Tra il 1931 e il 1935, l’EIAR conobbe significative trasformazioni strutturali e tecnologiche. Il 1º luglio 1931 la Società Idroelettrica Piemonte (SIP) acquisì il controllo della Radiofono e, nel 1933, divenne azionista di maggioranza dell’EIAR, entrando poi nell’orbita dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), che assicurò il controllo statale sull’ente. Nel 1932 fu inaugurato il moderno centro di produzione radiofonica di via Asiago 10 a Roma, con sette studi specializzati. Dal 1933-34, la rete si articolò in due canali distinti grazie al collegamento via cavo tra stazioni settentrionali e meridionali. Dal 1934 iniziarono anche le trasmissioni all’estero, inizialmente verso le Americhe e l’Estremo Oriente, poi verso il Mediterraneo.
Tra il 1935 e il 1938, la radiofonia italiana subì importanti sviluppi organizzativi e tecnici. Con il R.D.L. n. 1829/1935, la gestione dei programmi radiofonici passò al Ministero per la stampa e la propaganda, mentre gli impianti rimasero al Ministero delle Comunicazioni. Nel 1936 fu completato il collegamento via cavo tra tutte le stazioni italiane, migliorando la trasmissione a livello nazionale. Nel 1937 fu inaugurato il "Terzo programma" della stazione Roma III, più popolare, avviando un sistema radiofonico multicanale. Infine, nel 1938 iniziarono le trasmissioni da Addis Abeba per le colonie africane.
Dopo l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il 23 giugno 1940 l’EIAR unificò le trasmissioni radiofoniche su scala nazionale, centralizzando la programmazione su informazione, intrattenimento e propaganda. Il Giornale Radio aumentò le edizioni giornaliere e alle 13 trasmetteva il bollettino del Comando Supremo. Le trasmissioni terminavano alle 22, la musica da ballo fu eliminata e quella leggera ridotta. Il 14 giugno 1942 fu ripristinata la trasmissione su due canali serali ("Programma A" e "Programma B"), segnando un ritorno alla diversificazione dei contenuti.
Dopo l'8 settembre 1943, con la divisione dell’Italia e l’occupazione tedesca, le sedi EIAR operarono localmente. Le stazioni di Palermo, Napoli e Bari furono gestite dagli Alleati per fini propagandistici, mentre quella di Roma fu chiusa dopo la liberazione nel giugno 1944. Successivamente, il governo del Regno del Sud decretò la soppressione dell’EIAR e la nascita della RAI – Radio Audizioni Italiane, con sede a Roma e sotto la vigilanza del Ministero delle poste e delle telecomunicazioni. La trasformazione divenne effettiva nel corso del 1945, segnando l’inizio del servizio pubblico radiotelevisivo italiano in una nuova veste democratica e post-fascista.
La trasformazione in Rai (1944)
Il 26 ottobre 1944, con il Decreto legislativo luogotenenziale n.457, il governo italiano dispose la trasformazione dell'EIAR in Radio Audizioni Italia (RAI), segnando una netta discontinuità con il passato regime fascista e avviando una nuova fase nella storia della radiodiffusione nazionale.
Nel 1949 la Rai avviò una riorganizzazione della propria offerta radiofonica, istituendo due canali nazionali con programmazioni differenziate: la "Rete Rossa" e la "Rete Azzurra". Questa distinzione, ispirata al modello della BBC, aveva lo scopo di offrire una maggiore varietà di contenuti e di rispondere a un pubblico sempre più articolato. La Rete Rossa si caratterizzava per un taglio più generalista e popolare, mentre la Rete Azzurra proponeva un palinsesto più sperimentale e culturale. Entrambe iniziarono ufficialmente le trasmissioni con questa nuova identità il 3 novembre. Le due reti sono considerate le antenate rispettivamente di Rai Radio 1 (ex Rete Rossa) e Rai Radio 2 (ex Rete Azzurra).
Nel 1950 si aggiunse un terzo canale, il "Terzo Programma", dedicato espressamente alla cultura, alla musica colta, alla letteratura e alla filosofia. Nato con l’intento di elevare il livello intellettuale del pubblico, il Terzo Programma si ispirava ai modelli radiofonici di alta qualità già presenti in altri paesi europei. Questo canale è oggi conosciuto come Rai Radio 3.
Il 29 gennaio 1951, la Rete Rossa trasmise in diretta radiofonica la serata inaugurale della prima edizione del Festival di Sanremo, tenutasi presso il Salone delle Feste del Casinò Municipale della città ligure.
Nel 1952 la Rai avviò la propria programmazione radiofonica notturna, con l’introduzione della trasmissione Notturno italiano, concepita per accompagnare l’ascoltatore durante le ore notturne con musica e rubriche culturali, anche all’estero tramite le onde corte.Il programma rimase in onda fino al 2011, rappresentando per decenni una delle voci notturne più riconoscibili della radio pubblica italiana.
Fra le trasmissioni più popolari dell'epoca c'erano i giochi a premi (gli odierni quiz) come Il motivo in maschera, condotto da Mike Bongiorno e Lelio Luttazzi, Rosso e nero con Corrado e Botta e risposta con Silvio Gigli. Fra i programmi culturali ebbe particolare successo L'approdo.
La nascita della televisione (1954)