Il Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, in passato chiamato Palazzo degli Scari, è un edificio storico situato a Cavalese, in provincia di Trento ed è stato la sede residenziale estiva dei principi vescovi di Trento. Dal 1850 è sede della Magnifica Comunità di Fiemme. Storia

Il palazzo fu edificato come sede temporanea per il vicario del principe vescovo di Trento che, come stabilito dai patti gebardini del 14 luglio 1111, si recava nella Val di Fiemme due volte l'anno per amministrare la giustizia. I documenti più antichi indicano che l'edificio fu eretto indicativamente verso la fine del XIII secolo. attorno ad una torre altomedievale riconoscibile nell'angolo sud-ovest. I cinque vescovi a cui si attribuisce la costruzione del palazzo sono: Enrico III di Metz (1310-1336), Alberto II di Ortenburg (1363-1390), Giorgio di Liechtenstein (1390-1419), Giorgio Hack (1446-1465) e Udalrico III di Frundsberg (1486-1493). Nel 1486 i Principi Vescovi di Trento eressero a Cavalese la loro dimora stabile che il Vescovo e Cardinale Bernardo Clesio trasformò in palazzo di stile rinascimentale portato a termine, dopo la sua morte, nel 1539 dal cardinale Cristoforo Madruzzo (1539-1567): il palazzo fu sottoposto ad una intensa attività di riorganizzazione edilizia, per la quale furono impegnati artisti di altissimo livello, chiamati dalla fabbrica del Castello del Buonconsiglio. tra cui il FogolinoMarcello Fogolino (1483 ca. - post 1558) lavorò a Cavalese negli anni 1539-1540. A questo artista, attivo con validi aiuti di bottega, si devono gli affreschi della facciata e gli eleganti fregi a grottesca che impreziosiscono gli interni del Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme. che affrescò la facciata. Nei secoli successivi, con l'affievolirsi del prestigio economico del principato vescovile, ha inizio il declino dell'edificio, accentuato dalla secolarizzazione del principato (1803) e dall'assegnazione al governo bavarese (1808). Seguono rilevanti lavori di modifica per trasformare l'edificio in carcere giudiziario, che comportarono anche la demolizione del timpano della facciata, l'appartamento del principe vescovo divenne l'abitazione del carceriere, il salone dei ricevimenti fu adibito a deposito e la struttura subì importanti modifiche esterne.

Nel 1850 il palazzo fu acquistato dalla Magnifica Comunità Generale di Fiemme per 3.200 fiorini che, nel corso del XX secolo, promosse diverse campagne di restauro per il recupero del monumento.. I lavori andarono avanti a più riprese dal 1901 fino al 1935, quando con i restauri coordinati dall'architetto Antonio Rusconi sotto la supervisione della Sovrintendenza delle Belle Arti di Trento, fu ricostruito il timpano della facciata nord dipinto dal mantovano Arturo Raffaldini, riportando il Palazzo al suo antico splendore e trasformandolo in prestigiosa sede di rappresentanza dell'Ente valligiano, oltre che sede della Pinacoteca e luogo di conservazione di numerosi capolavori dei pittori fiemmesi del Seicento e Settecento. Alla fine del XX secolo, si impose nuovamente la necessità di porre mano alla struttura che manifestava i segni del tempo ed evidenziava il pericolo di danni irreparabili. I preliminari sono stati lunghi e meticolosi sia per la parte progettuale che dal punto di vista della ricerca dei finanziamenti in gran parte garantiti dalla Provincia Autonoma di Trento. Dopo l'ultimo intervento, conclusosi nel 2009, il palazzo fu destinato esclusivamente a museo e pinacoteca. La nobile residenza rinascimentale, riaperta al pubblico il 5 luglio 2012, custodisce ora una collezione di grandi opere d'arte, tra cui dipinti dei maggiori rappresentanti della Scuola pittorica di Fiemme ordinati cronologicamente dall'inizio del XVII secolo al XIX secolo. Le prigioni ottocentesche, con le loro incisioni, raccontano vite, ricordi e condanne dei detenuti dell'epoca.

Descrizione

Esterni La facciata principale

Un muro merlato delimita come un rivellino, il cortiletto d'ingresso del palazzo sul quale è appesa una grande aquila sormontata dallo stemma fiemmese in legno scolpito e dipinta da Alois Zwerger di Anterivo nel 1917.Candido Degiampietro, Storia di Fiemme e della Magnifica Comunità, Comitato sostenitore di pubblicazioni storiche e scientifiche della Valle di Fiemme, Cavalese, 1972, pp. 48 Anticamente il palazzo era affrescato su tutti i lati mentre oggi si possono ammirare soltanto le decorazioni della facciata.

Al pianterreno in un riquadro, sotto lo stemma della Magnifica Comunità, costituito da sei fasce bianche e rosse sormontato da una croce che fu concesso alla Comunità il 4 luglio 1558 dal cardinale Ludovico Madruzzo, è riportata la seguente iscrizione: DA ORIGINI DVGENTESCHE AMPLIATA ED ABBELLITA NEL RINASCIMENTO DAI CARDINALI BERNARDO CLESIO E CRISTOFORO MADRUZZO QVESTA RESIDENZA ESTIVA DEI PRINCIPI VESCOVI DI TRENTO GIA' DIMORA DEI LORO VICARI E CAPITANI E' DAL MDCCCI SEDE DELLA MAGNIFICA COMVNITA' DI FIEMME CHE LA RESTITVI' ALL'ANTICO DECORO NEGLI ANNI MCMXXX E MCMXXXVIII.

Più, a sinistra sotto il poggiolo sostenuto da mensole di pietra e protetto da una ringhiera di ferro battuto, c'è un grande riquadro con, nella fascia superiore, gli stemmi a sinistra dell'aquila del Principato di Trento, al centro del vescovo Giorgio Hack (1446-1465) e a destra del vescovo Giorgio Lichtenstein (1390-1419) tutti e tre sormontati da una mitra vescovile mentre nella fascia inferiore al centro l'antico stemma Firmian e a destra lo stemma dei Wolkenstein.

Sopra l'alto basamento a finte bugne, al secondo piano tra le finestre, che sovrastano dei medaglioni con ritratti non identificabili, ci sono alcune scene di carattere allegorico e mitologico: a sinistra la figura allegorica della Giustizia con le sigle EVV e il motto della fenice: et ut vivat, seguita da un intreccio allegorico tra quattro putti vivaci che nell'aria giocano con le grandi lettere EVV e si divertono a comporle in modi diversi; dopo il balcone il Giudizio di Paride e un'iscrizione madruzziana CHRISTOPHORO MADRVCIO EPO TRIDENTI ET IVBENTE HEC SVNT INSTAVRATA INSIGNIA SVISQ. POSTERIS ALIA PĨGẼDI LOCA RELICTA SVNT, una finta finestra dipinta è avvolta da un intreccio allegorico con due putti e le solite lettere a caratteri cubitali EVV. Segue un riquadro che inscena la Lotta tra Orazi e Curiazi ed infine a sinistra la figura allegorica della Temperanza con le sigle EVV ed il motto et ut vivat scritto proprio sotto la fenice. La fascia sovrastante reca gli stemmi dei principi vescovi di Trento dal XIV al XVIII secolo a cui sono sovrapposti la mitra o il galero cardinalizio.Stemmi da sinistra: Alberto II di Ortenburg (1363-1390), Giorgio I di Liechtenstein (1391-1419), Alessandro duca di Mazovia (1423-1444), Giorgio II di Hack (1446-1465), Giovanni IV di Hinderbach (1465-1486), Uldarico III de Fendsberg (1486-1493), Udalrico IV di Liechtenstein (1493-1503), Giorgio III de Neideck (1505-1514), Bernardo de Cles cardinale (1524-1539), Cristoforo Madruzzo cardinale (1539-1567) il cui stemma e posto al centro ed è più grande, Ernesto Adalberto de Harrach (1665-1667), Sigismondo Alfonso Thun (1668-1677), Francesco Alberti Poja (1677-16898), Giuseppe Vittorio Alberti d'Ennio (1689-1695), Giovanni Michele Spaur (1696-1725), Giovanni Benedetto Gentilotti (1725), Antonio Domenico Wolkenstein (1725-1730), Domenico Antonio Thun (1730-1758), Leopoldo Ernesto Firmian (1748-1758), Cristoforo II Sizzo de Noris (1763-1776). Nel registro superiore sono dipinte finestre chiuse o aperte da cui si affacciano figure a mezzo busto di dame e cavalieri, tra cui si riconoscono Carlo V (1500-1558) collocato sotto il suo stemma e il fratello Ferdinando I conte del Tirolo (1503-1564), le autorità garanti del principato all'epoca dei Madruzzo. Nella targa principale appare l'anno 1540 che testimonia l'ultimazione delle pitture: SANCTUS VIGILIUS EPISCOPUS TRIDENTI ANNO DOMINI MDXXXX. Con l'intervento del 1935 la facciata ha riacquistato il timpano terminale, affrescato con l'immagine di San Vigilio in trono cui si affiancano tra festoni ornamentali di frutta e foglie, gli stemmi di Carlo V a destra e del pontefice Paolo III a sinistra entrambi tra festoni ornamentali di foglie; al di sopra risaltano gli stemmi dei Savoia e del Principato di Trento.

La facciata con le decorazioni cinquecentesche è stata restaurata da Carlo Andreani nel 1975 con i suoi collaboratori .Palazzo della Magnifica Comunità Generale di Fiemme in Cavalese. Mostra sul restauro conservativo degli affreschi della facciata, Trento, Tipografia Artigianelli, 1975

I lati

La facciata est prospiciente via San Sebastiano è adornata da una bifora gotica, da finestre a cornice rinascimentale, da un bel poggiolo e da tracce di pittura a fresco. La facciata ovest prospiciente vicolo Scario ha una finestra a croce guelfa che ricorda un rimaneggiamento della prima metà del Quattrocento.

Il prospetto meridionale che affaccia su un giardinetto è fregiato da una meridiana del 1939 fatta da Pietro Giacomuzzi con una scritta che ricorda che: PERPERTVO VOBIS HORA BEATA FLVAT - A SOLIS ORTV VSQVE AD OCCASVM LAVDABILE NOMEN DOMINI.

Interni I due piani del palazzo furono abitazione del capitano vescovile, il primo, e del principe vescovo, il secondo. Una scala di pietra, originariamente in legno, porta al primi piano: a destra sono collocate le stanze che appartennero alla servitù, ora adibite ad accogliere le collezioni della pinacoteca della Magnifica Comunità.

La sala d'attesa La Sala dell'attesa (Anticamera) è un'elegante stanza dell'appartamento del capitano vescovile sita nell'ala su-est, in cui venivano accolti i cittadini in attesa di ricevere udienza presso il vicario del principe vescovo di Trento. Le pareti presentano affreschi rinascimentali con una stoffa a finto broccato a fasce alternate rosse e dorate ed un fregio a grottesche, con putti, tralci di vite e cani levrieri e con lo stemma del Mandruzzo; il soffitto ha delle travi riccamente intagliate. La scala a chiocciola, rivestita in legno di cirmolo, conduce alla Sala delle udienze al secondo piano. Nella sala sono esposte opere di grandi pittori della Scuola fiemmese: Giuseppe Alberti, Nicola Grassi, Giambattista Pittoni, Paul Troger e Michelangelo Unterperger.

La stanza del vicario La camera da letto del vicario vescovile presenta ancora il rivestimento ligneo originale in cirmolo del 1539, realizzato per assorbire l'umidità e proteggere dal freddo durante il riposo; il soffitto a cassettoni è caratterizzato da sculture di angeli musicanti e corone d'alloro, simboli di sapienza e gloria, mentre al centro vi è lo stemma dellunitas affiancato da rami di alloro e palma, simboli della politica del principe-vescovo Bernardo Clesio.. Reca gli stemmi dipinti dei vescovi Sigismondo Alfonso Thun (1668-1677) e di Francesco Felice Alberti d'Enno (1758-1762). La stufa in ceramica è del sec. XVIII.

Il salone clesiano