La chiesa di San Filippo Apostolo è una chiesa di rito cattolico edificata nel 1743 e situata nel quartiere Giudecca di Ortigia, centro storico della città di Siracusa.

Storia Quando i Corinzi giunsero dalla Grecia in Ortigia, nel 734 a.C., crearono in essa una via che tagliava l'isola da nord a sud lungo la quale edificarono le prime abitazioni e i luoghi di culto come i templi costruiti nei secoli successivi e dedicati ad Atena, Artemide ed Era. Dalle cave poste ad ovest ed est della via principale estrassero il calcare bianco adoperato per la costruzione degli edifici. Come ipotizzato a seguito delle campagne di scavi condotte da Landolina e Capodieci nei primi secoli dell'Ottocento, tali cave dovevano sorgere negli attuali siti di piazza Duomo e piazza san Filippo. Si praticarono aperture nella roccia anche per cercare la vena idrica. Ortigia è arrivata ad avere quasi un centinaio di aperture da cui estrarre acqua per gli usi più disparati: pozzi, concerie, lavatoi, fontane ecc.

La zona ove è posta san Filippo fu usata tanto come cava quanto come luogo da cui estrarre acqua dolce. Quando poi, aumentando la popolazione, tutta l'isola fu urbanizzata, della cava di san Filippo non rimane che un piccolo accesso ai pozzi d'acqua dolce. Sopra sorge un quartiere ad insulæ rettangolari il cui impianto ancora oggi viene conservato nei suoi contorni perimetrali.

Quando, durante il periodo svevo e successivamente aragonese, agli Ebrei venne concesso di abitare in alcune città siciliane, a Siracusa sorse una comunità giudaica che si stabilì nel quartiere che per tale motivo poi prese il nome di Giudecca.

Dalle notizie che si ricavano dagli scritti degli storici ed annalisti del Settecento e dell'Ottocento si apprende che tale comunità fu tra le più numerose dell'Occidente e che ebbe una sinagoga nel quartiere, secondo alcuni studiosi nel luogo in cui oggi si trova la chiesa di san Filippo. Secondo questa ipotesi l'utilizzo originario dei locali ipogei sarebbe quella di bagni di purificazione.

Tale stato di cose dovette durare fino al 1492, anno in cui gli ebrei non convertiti al cristianesimo furono costretti a lasciare i possedimenti spagnoli. Notizie riportate ininterrottamente dagli storici, dal più celebre Capodieci ai più recenti come il prof. Paolo Giansiracusa ipotizzano che da tale data i componenti dell'Arciconfraternita di san Filippo si dovettero sostituire agli ebrei nell'area occupata dall'attuale chiesa settecentesca.Come fosse la chiesa nei secoli successivi all'espulsione degli Ebrei non ci è dato sapere. Dalle poche informazioni tratte da alcune Visite Pastorali svolte nel corso del XVI secolo sappiamo che a metà secolo vi erano lavori di ristrutturazione in fase conclusiva, la chiesa era più piccola, dotata di soli tre altari e la pala dell’altare maggiore non era ancora terminata. Con il terremoto del 1693 si perde infatti ogni traccia dell'antico edificio sacro dedicato a san Filippo Apostolo.. I confrati sfruttarono l'occasione dei lievi danni causati dal sisma per rinnovare totalmente il complesso architettonico. Fu per tale ragione che demolirono ogni parte strutturale e nel 1706 affidarono a due maestri muratori l'incarico di costruire la nuova chiesa che fu completata fra il 1741 e il 1742 e resa sacramentale con rescritto di papa Benedetto XIV il 16 dicembre 1741. Il progetto al quale le maestranze locali si sono ispirate è il medesimo che l'architetto Rosario Gagliardi aveva realizzato per la chiesa di san Domenico in Noto.

Con la costruzione della nuova chiesa furono sistemati anche i locali del secondo strato sotterraneo. Della fine del Settecento e degli inizi dell'Ottocento sono i sepolcri delle famiglie più in vista della confraternita (Sgarlata, Xibilia, Ferrauto, Roggio, Costa, Monteforte, Salibra, Diamante, Navanteri).

Del 1881 è la Cappella dell'Addolorata. Dal 1914 al 1926 ha ospitato la Parrocchia di san Giovanni Battista. Del 1926 sono la canonica, la tettoria dell'abside e le finestre della chiesa come si evince dalla lapide commemorativa posta all'ingresso della chiesa.

Dagli anni '20 al 1953 fu rettore di questa chiesa mons. Salvatore Xibilia. Ed è grazie a lui che recentemente si è giunti a conoscenza di molte informazioni storiche riguardanti la chiesa. Un Inventario o Giuliana e diverse note autografe sono state ritrovate di recente: esse hanno consentito di confermare o in alcuni casi rettificare tante nozioni finora solo ipotizzate o giudicate altamente probabili. Fu un sacerdote zelante che, come egli stesso lasciò scritto, trovo la chiesa fatiscente e senza culto quotidiano e la lasciò nel 1953 in buono stato e con il culto quotidiano assicurato.

Nel 1945 a seguito dei danni bellici (nella chiesa cadde una bomba il 10 luglio 1943) furono ripresi gli stucchi di gusto neoclassico, fu rifatta una volta incannucciata, furono rifatti alcuni gradini di marmo all'ingresso dell'abside e furono rivestite diverse pareti. I lavori di riparazione continuarono fino al 1951 e sino a tale data non si ha alcun segno che potesse rilevare carenze di natura statica nelle strutture portanti della chiesa.

Che la chiesa fino al 1951 fosse in buone condizioni statiche è documentato dal fatto che le riparazioni dei danni bellici riguardano apparati decorativi e non strutture portanti.

Il primo allarme è del 1961. La chiesa presenta gravi problemi statici, ciò indubbiamente a causa del continuo indebolimento del terreno di fondazione dovuto alle perdite d'acqua del fatiscente impianto idrico urbano. La chiesa chiuse definitivamente al culto nel 1968..

Per evitare il pericolo del crollo del complesso monumentale, nel luglio 1986 la Soprintendenza ha provveduto a far demolire l'alta e pesante cupola col proposito di ricostruirla con materiali più leggeri come poi in seguito è stato effettivamente fatto.

Dopo un sostanziale intervento di restauro, la chiesa è stata riaperta al culto nel giugno 2010.

Dal 2014 è tornata ad ospitare la parrocchia di san Giovanni Battista e ad oggi, quotidianamente, vi si celebrano le sante messe e tutte le liturgie proprie della parrocchia.

Dal 2016 è anche aperta (specialmente nei mesi primaverili ed estivi) alle visite turistiche dei tre livelli sotterranei: cripta, rifugi della seconda guerra mondiale e bagno rituale ebraico, grazie al generoso impegno dell'Associazione San Filippo Apostolo.

Descrizione La chiesa di san Filippo Apostolo dal punto di vista artistico si presenta come edificio barocco, tipico della ricostruzione siracusana conseguente al grande terremoto del 1693. La peculiarità di questa chiesa rispetto alle altre di città è data dalla soluzione della cupola situata in posizione centrale e non nel vano di intersezione fra transetto e navata principale.

Dal punto di vista decorativo gli stucchi interni, di gusto tardo barocco, risalenti ai lavori di restauro operati in chiesa agli inizi del 1800, sono stati ampiamente ripresi nel nostro secolo a seguito dei danni bellici del 1943. Le opere d'intaglio dei capitelli e dei cornicioni ricordano dal punto di vista tecnico certe soluzioni adottate nella chiesa di san Giuseppe, dell'Immacolata e a san Francesco di Paola oltre che nel prospetto principale di palazzo Bonanno.

Cantoria All'ingresso della chiesa si trovano una bussola in legno dipinto ornata di due colonne di epoca romana che sorreggono la cantoria arricchita da un pregevolissimo organo a canne realizzato dal maestro organaro siracusano Pietro Santuccio nel 1757. Data e firma sono state rinvenute durante i restauri all'interno di uno dei due mantici.

A proposito delle due monumentali colonne così riporta mons. Giuseppe Capodieci nel suo Antichi monumenti di Siracusa:

Navata sinistra Percorrendo la navata sinistra della chiesa si incontra anzitutto la settecentesca tela di autore anonimo rappresentante la Sacra Famiglia con san Giovanni Battista, Zaccaria ed Elisabetta proveniente dalla chiesa di san Giovanni Battista. Sormonta il primo altare laterale la tela dedicata alle Anime Sante del Purgatorio, opera di anonimo del diciannovesimo secolo, sappiamo però che è stata commissionata da mons. Giuseppe Costa che ha voluto fosse posto nella tela una sua preghiera: "Josephi Costa sacerdotis pietas in purgantes ut pias habeat triumphantes" ossia "La pietà del sac. Giuseppe Costa per le anime purganti affinché tale pietà possa renderle trionfanti". Superando la porta laterale alla cui sommità un'iscrizione ci ricorda gli anni in cui la chiesa è stata consacrata e resa sacramentale (ad opera rispettivamente di mons. Trigona e papa Benedetto XIV) arriviamo al secondo altare laterale sul quale troneggia il Santissimo Crocifisso, opera anonima tardo seicentesca in cartapesta, esso ha sempre goduto di particolare venerazione ed è adoperato durante la Settimana Santa per il rito della discesa dalla Croce, al di sotto un piccolo simulacro in gesso raffigurante la Madonna delle Lacrime, opera coeva al prodigioso quadretto custodito nella Basilica Santuario a lei intitolata che versò lacrime veramente umane dal 29 agosto al 1º settembre 1953.

Navata destra

Percorrendo la navata destra si incontra, sopra il moderno battistero (la chiesa è divenuta parrocchiale solo nel 2014), il grande quadro di sant'Antonio di Padova, opera di anonimo del diciottesimo secolo, proveniente dalla chiesa di san Giovanni Battista. Accanto si trova il primo altare laterale nel quale è posto il mezzobusto in terracotta di san Francesco di Paola opera di Vincenzo Gagini risalente al XVI secolo e proveniente dalla chiesa di san Francesco di Paola. Ha al centro una piccola reliquia del santo ed è installato su un prosieguo della statua realizzato con materiali di poco pregio. Il portone laterale destro ha alla sua sommità un'iscrizione che ci ricorda i lavori di rifacimento degli stucchi interni operato dall'Arciconfraternita a inizio 1800. Il secondo altare laterale è dedicato alla Madonna della Lettera. La tela, opera di Antonio Filocamo, mostra la riproduzione della Madonna della Lettera custodita nella Cattedrale di Messina. Sotto la tela della Madonna della Lettera è stato posta alla pubblica venerazione, nel mese di Dicembre 2022, una piccola tela del beato Giovanni Paolo I, opera dell'artista siracusano Sebastiano Bianchini. Vicino a questo altare si trovano due simulacri, il primo dedicato è il prezioso simulacro tardo quattrocentesco di sant'Antonio di Padova, proveniente dalla chiesa di san Giovanni Battista. Questa è senz'altro fra le opere più pregevoli presenti in chiesa. Il secondo è una pregevole scultura in cartapesta del diciottesimo secolo raffigurante il Signore Risorto.

Abside Nell'abside si trova il monumentale altare maggiore notevolmente rinnovato sul finire del diciottesimo secolo secondo gli stili dell'epoca. Nel paliotto dell'altare maggiore spiccano le reliquie del beato frate domenicano Andrea Xueres. La pala d'altare è una tela cinquecentesca di autore anonimo raffigurante la scena evangelica della Lavanda dei Piedi. Ai lati si trovano una tela settecentesca raffigurante san Bartolomeo Trigona e una moderna tela novecentesca raffigurante santa Filomena. Ai lati dell'abside due angeli lignei di manifattura settecentesca sorreggono due lampade che vengono accese nelle maggiori solennità. Il crocifisso dell'altare maggiore è una pregevole scultura di cartapesta del diciottesimo secolo. Anch'esso, come il Crocifisso monumentale dell'altare minore ha le braccia snodabili. Poggia su una base lignea dipinta raffigurante l'Assunzione di Maria e due stemmi araldici.

Cappella dell'Addolorata