La Lombardia è una regione storica dell'Italia, i cui confini convenzionali sono variati nel corso dei secoli: il suo nome è stato infatti utilizzato originariamente per indicare l'intera Italia settentrionale, ad eccezione della Romagna, per poi ridursi progressivamente con il sorgere di nuove realtà statuali e regionali (come Veneto, Trentino, Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte), che ne hanno infine delimitato il significato ai territori compresi tra il versante alpino italiano a nord, il Veneto a est, il Piemonte a ovest e la Romagna e l'Appennino a sud, comprendendo dunque sia l'omonima regione contemporanea che l'odierna Emilia. La perdita del Ticino in favore della Svizzera e la suddivisione amministrativa tra i territori a nord e a sud del Po hanno ridotto il termine Lombardia nel linguaggio comune alla sola regione amministrativa odierna.
Il toponimo Lombardia (con riferimento alla popolazione germanica dei Longobardi) deriva dalla medievale Langobardia Maior che abbracciava quasi tutto il nord Italia oltre a gran parte della Toscana (in contrapposizione alla Langobardia Minor, che occupava invece la maggior parte dell'Italia centro-meridionale). Alla Langobardia Maior, o Lombardia propriamente detta, ci si riferisce infatti quando si parla di romanico lombardo e l'aggettivo lombardo viene utilizzato tra XII e XIII secolo per la Lega Lombarda, un'alleanza militare dei Comuni dell'Italia settentrionale formatasi per contrastare le ambizioni degli imperatori Federico Barbarossa e Federico II.
Con l'avvento delle Signorie, la Lombardia si frammenta in diversi organismi statuali, tra cui il Marchesato di Mantova, il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.
L'aggettivo lombardo riappare poi in un contesto di molto posteriore, quando nel 1713 il Ducato di Milano passa dagli Spagnoli agli Austriaci e cede le terre a ovest del Ticino al Regno di Sardegna: dopo la parentesi napoleonica, il Regno Lombardo-Veneto viene istituito nel 1815.
La Lombardia moderna nasce ai tempi di Alessandro Manzoni e Carlo Cattaneo, conquistandosi una coscienza di popolo con il Risorgimento e con il processo di industrializzazione del XX secolo.
Storia Epoca carolingia
Dall’XI secolo il vocabolo Longobardia veniva comunemente utilizzato per indicare tutte le terre occupate dai Longobardi, compresi i ducati di Spoleto e Benevento.. Il suo uso oscillò per tutto il secolo successivo, alternandosi al nuovo termine Lombardia, ora però indicando una regione più ristretta rispetto a prima..
Ancora nei giuramenti tra città del XII secolo emerge l'uso di Longobardia per indicare l'intera Val padana, da Susa a Comacchio; a sua volta era distinta dal termine Italia, che indicava i territori del Regnum Italiae compresi dunque la Toscana e i ducati del sud..
Età comunale Durante l'età comunale il termine Lombardia designava semplicemente uno spazio geografico compreso tra le Alpi a nord, il mar Tirreno, gli Appennini a sud; a est i confini erano segnati dal fiume Mincio, che la separava dalla Marca di Verona, e dal fiume Reno, che delimitava la cosiddetta Romandiola, all'epoca sotto l'influenza dell'Arcidiocesi ravennate.
Tuttavia, il termine Lombardia acquisì presto un'accezione politica, venendo ad indicare lo schieramento anti-imperiale delle città padane. Ovviamente il suo uso era più ristretto geograficamente e variava a seconda degli orientamenti assunti da ogni singola città.. Questo uso è attestato a partire dalla fine degli anni sessanta del Millecento, anni in cui l'intensità del conflitto tra i comuni italiani e Federico Barbarossa raggiunse il suo apice. In un atto del 1167 sono nominati infatti i rappresentanti delle città di Lombardia, assieme a quelle della Marca veronese, di Venezia e Ferrara..
Se infatti la Marca di Verona veniva ancora riconosciuta come entità precisa sia geografica che politica anche dagli stessi imperatori, la stessa cosa non avvenne con la Marca obertenga che si dissolse (assieme alle strutture politiche del Regnum Italiae) con la frantumazione dei possedimenti obertenghi tra i vari rami della casata (Malaspina, Estensi, Pallavicino).
Dunque le città di questi territori usarono la definizione di civitates Lombardie per distinguersi dalle città della Marca e della Romagna, le quali avevano connotazioni più precise.. Da questa sfumatura politica del termine Lombardia origina l'uso odierno di Lega Lombarda per designare il giuramento tra i comuni italiani in funzione anti-imperiale, definita per esteso come Societas Lombardie, Marchie et Romanie..
Età moderna
Passata l'epoca delle signorie cittadine, la Lombardia storica si presentava divisa in diversi organismi statuali, tra cui il Marchesato di Mantova, il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia;Guida d'Italia, volume Lombardia, Touring Club Italiano, pp. 19-20. il toponimo continuò ad essere utilizzato per indicare una buona parte dell'Italia settentrionale (come attestato da opere letterarie ancora nel XVIII secolo), ma cadde in progressivo disuso in favore dei nuovi stati e realtà regionali che andavano formandosi.
Tra il XV e il XVI secolo il territorio fu inoltre interessato dalle incursioni dei Confederati elvetici, che intervennero a più riprese nelle lotte per il potere nel Ducato di Milano: ritiratisi definitivamente dopo la celebre Battaglia di Marignano, conservarono però il controllo su una parte del territorio (conosciuta come Lombardia svizzera),. la quale era in realtà costituita da otto baliaggi separati e variamente controllati dagli stati elvetici; nel periodo napoleonico, tali baliaggi saranno aboliti per andare a costituire dapprima i cantoni di Lugano e Bellinzona, e infine quello dell'odierno Canton Ticino, nato dalla fusione tra i due.
Età contemporanea Solo nel 1815, dopo la parentesi napoleonica, con l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto (Lombardia-Venezia) come parte dell'Impero austriaco, il termine torna ad essere di uso comune, ma per indicare la sola amministrazione occidentale del regno, con sede a Milano, conosciuta appunto come Lombardia austriaca.
La definizione contemporanea di Lombardia come regione dell'Italia settentrionale nasce quindi ai tempi di Alessandro Manzoni e Carlo Cattaneo, conquistandosi una coscienza di popolo con il Risorgimento e con il processo di industrializzazione del XX secolo; nel 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica italiana, la Lombardia diviene una regione a statuto ordinario, operativa a partire dal 1970.
Lingue Koinè padana A partire dal XII-XIII secolo, con la diffusione delle pubblicazioni in volgare, si sviluppò una lingua letteraria comune, diffusa a quasi tutta l'Italia settentrionale, all'epoca conosciuta come lingua lombarda (oggi indicata invece come koinè padana, o anche lombardo-veneta o alto-italiana); questa sopravvisse fino al XV secolo, quando iniziò ad affermarsi la norma toscana, portando poi alla frammentazione delle successive grafie locali.Glauco Sanga, La lingua lombarda. Dalla koinè alto-italiana delle Origini alla lingua cortegiana, 1990. In: Sanga, Glauco (a c. di), Koinè in Italia dalle origini al Cinquecento, Bergamo, Lubrina: 79-163, pp. 146-147.Al 1280 risale il più antico documento che parla di “lingua lombarda”, probabilmente facente riferimento al moderno gallo italico: in un testo di Salimbene de Adam si legge che "[...] optime loquebatur gallice tuscice et lombardice [...]", ossia "parlava bene francese, toscano e lombardo". Anche nel codice poetico occitano del XIV secolo Leys d'amors “il Lombardo” viene citato insieme ad altri idiomi europei: "[...] Apelam lengatge estranh coma frances, engles, espanhol, lombard [...]", ossia "linguaggi stranieri come francese, inglese, spagnolo, lombardo".
Dante Alighieri, nel suo De Vulgari Eloquentia, all'inizio del XIV secolo, tratterà poi della regione dal punto vista linguistico, parlando di un volgare proprio della Lombardia, composto dai dialetti di città quali Bergamo, Cremona, Piacenza, Ferrara e Modena,: «Ora in entrambe queste due metà, e relative appendici, le lingue degli abitanti variano: così i Siciliani si diversificano dagli Apuli, gli Apuli dai Romani, i Romani dagli Spoletini, questi dai Toscani, i Toscani dai Genovesi e i Genovesi dai Sardi; e allo stesso modo i Calabri dagli Anconitani, costoro dai Romagnoli, i Romagnoli dai Lombardi, i Lombardi dai Trevigiani e Veneziani, costoro dagli Aquileiesi e questi ultimi dagli Istriani. [...] Ecco perciò che la sola Italia presenta una varietà di almeno quattordici volgari. I quali poi si differenziano al loro interno, come ad esempio in Toscana il Senese e l'Aretino, in Lombardia il Ferrarese e il Piacentino; senza dire che qualche variazione possiamo coglierla anche nella stessa città, come abbiamo asserito più sopra nel capitolo precedente.»: «Ed è così che gli abitanti della città suddetta prendono dagli Imolesi il morbido e il molle, e invece dai Ferraresi a dai Modenesi una certa chioccia asprezza che è propria dei Lombardi e che crediamo sia rimasta agli abitanti della regione in seguito alla mescolanza con gli stranieri Longobardi.» che separa dai volgari della Romagna e della Marca Trevigiana con Venezia.: «Infatti, come è possibile trovare un determinato volgare proprio di Cremona, così è possibile trovarne uno proprio della Lombardia; e come si trova quest'ultimo, così è possibile reperirne uno proprio di tutta la parte sinistra dell'Italia; e come per tutti questi, così è dato reperire quello che appartiene all'Italia intera. E come l'uno si definisce cremonese, e l'altro lombardo, e il terzo semi-italiano, così questo, che appartiene all'Italia intera, si chiama volgare italiano. Di esso infatti si sono serviti i maestri illustri che in Italia hanno poetato in lingua volgare, come Siciliani, Apuli, Toscani, Romagnoli, Lombardi e uomini dell'una e dell'altra Marca.»
Durante il fenomeno del tuchinaggio, avvenuto a fine XIV secolo nell’area del Canavese, si fa riferimento alla lingua lombarda, ovvero alla lingua parlata dai canavesani tuchini, considerata differente da quella dei valdostani.Alessandro Barbero, All'arme! All'arme! I priori fanno carne!, pp. 147-148.
Finanche al XIX secolo, nell’appendice Saggio della dialettologia italiana, curata dal filologo Francesco Cherubini e compresa nel Vocabolario milanese-italiano di Giuseppe Banfi (1870), vengono riportati come basso-lombardi i dialetti emiliani e lombardi, e come alto-lombardi o pedemontani i dialetti piemontesi.
Lombardo contemporaneo