Nakam ( , "Vendetta") era un gruppo costituito da una cinquantina di sopravvissuti all'Olocausto che, nel 1945, pianificarono e tentarono di uccidere civili tedeschi ed ex-nazisti come forma di vendetta per lo sterminio di sei milioni di ebrei durante l'Olocausto. Guidato da Abba Kovner, il gruppo mirava all'eliminazione indiscriminata di sei milioni di tedeschi ispirandosi allo slogan "una nazione per una nazione". Kovner si recò personalmente nella Palestina mandataria per assicurarsi grandi quantità di veleno con cui il gruppo contava di contaminare le condutture idriche per uccidere un gran numero di tedeschi, veleno che secondo i piani sarebbe stato in seguito infiltrato nel sistema idrico di Norimberga. Tuttavia, Kovner fu arrestato dai britannici al suo ritorno in Europa e dovette sbarazzarsi del veleno.

A seguito di questo fallimento, il resto del gruppo concentrò le proprie energie sul "Piano B", il cui obbiettivo erano i prigionieri di guerra tedeschi temporaneamente sotto la custodia delle Forze Armate statunitensi. Riuscirono a ottenere l'arsenico localmente, penetrare di nascosto nelle panetterie che rifornivano i campi di prigionia in cui i tedeschi erano detenuti e avvelenare 3.000 pagnotte di pane custodite nel Konsum-Genossenschaftsbäckerei di Norimberga, intossicando così più di 2.000 prigionieri di guerra tedeschi detenuti nel campo di internamento di Langwasser. La riuscita dell'operazione è controversa; in ogni caso non si hanno notizie di decessi incontrovertibilmente attribuibili al gruppo. Sebbene Nakam sia considerata da alcuni un'organizzazione terroristica, i pubblici ministeri tedeschi hanno archiviato un caso contro due dei suoi membri a causa delle "circostanze insolite" (l'enorme indignazione suscitata dalla recente presa di coscienza delle reali dimensioni e modalità del massacro perpetrato dai tedeschi) in cui le azioni ebbero luogo.

Contesto Durante l'Olocausto, la Germania nazista, i suoi alleati e collaboratori uccisero circa sei milioni di ebrei, con una varietà di metodi, comprese esecuzioni di massa e gasazioni. Al termine del conflitto molti sopravvissuti, avendo perso durante la guerra le loro intere famiglie e comunità di riferimento, manifestarono grandi difficoltà di reinserimento nella vita civile. Il desiderio di vendetta, sia contro i criminali di guerra nazisti che contro l'intero popolo tedesco, era molto diffuso. Dalla fine del 1942, quando la notizia dell'Olocausto arrivò nella Palestina mandataria, i mezzi di informazione ebraici cominciarono largamente ad auspicare una punizione. Uno dei leader della rivolta del ghetto di Varsavia, Yitzhak Zuckerman, in seguito affermò di "non conoscere un ebreo che non fosse ossessionato dalla vendetta". Tuttavia furono pochissimi i sopravvissuti che attuarono concretamente propositi vendicativi, la maggior parte dei quali concentrandosi invece sulla ricostruzione delle loro vite e comunità e commemorando coloro che erano morti. In tutto, la storica israeliana Dina Porat stima che non più di 200 o 250 sopravvissuti all'Olocausto abbiano tentato di vendicarsi violentemente, e molti di questi erano all'interno del gruppo Nakam. Si stima che compresi gli omicidi compiuti dal Mossad, queste operazioni abbiano causato la morte di 1.000 o 1.500 persone.

Formazione Nel 1945 Abba Kovner, dopo aver visitato il luogo del massacro di Ponary e il campo di sterminio di Majdanek, e aver incontrato i sopravvissuti di Auschwitz in Romania, manifestò apertamente il proposito di vendicarsi. Reclutò circa cinquanta sopravvissuti all'Olocausto, per lo più ex partigiani ebrei, inclusi alcuni che erano fuggiti in Unione Sovietica. Scelti in base alla capacità di vivere sotto copertura e sopportare la pressione, la maggior parte aveva poco più di vent'anni e proveniva da Vilnius, Rovno, Częstochowa o Cracovia. Generalmente conosciuta come Nakam ("Vendetta"), l'organizzazione usava il nome ebraico דין ( Din, "giudizio"), anche un acronimo di דם ישראל נוטר (Dam Yisrael Noter, "La vendetta del sangue di Israele").

I membri del gruppo condividevano il timore che la sconfitta della Germania nazista non mettesse al riparo il popolo ebraico da un nuovo genocidio. Kovner credeva che una vendetta proporzionale, attuabile uccidendo sei milioni di tedeschi, fosse l'unico modo per insegnare ai nemici degli ebrei che non potevano agire impunemente: "L'atto dovrà essere scioccante. I tedeschi dovranno sapere che dopo Auschwitz non ci può essere un ritorno alla normalità." Secondo i sopravvissuti, l'eloquenza "ipnotica" di Kovner dava parole alle emozioni che molti di loro stavano provando. I membri del gruppo credevano che le leggi del tempo non avrebbero permesso di punire "adeguatamente" un evento così estremo come l'Olocausto e che la completa bancarotta morale del mondo potesse essere curata solo con una violenza retributiva catastrofica. Porat ipotizza che Nakam fosse "una tappa necessaria" affinché i sopravvissuti amareggiati fossero finalmente pronti "a tornare a una vita di società e di leggi".

I leader del gruppo concepirono due piani: il Piano A, per uccidere un gran numero di tedeschi, e il Piano B, per avvelenare diverse migliaia di ex SS detenuti in qualità di prigionieri di guerra nei campi dislocati in Europa ma gestiti da personale militare degli Stati Uniti. Dalla Romania il gruppo di Kovner si spostò in Italia, dove Kovner ricevette un'accoglienza calorosa dai soldati della Brigata Ebraica che spingevano affinché li aiutasse a sovrintendere la pianificazione di Aliyah Bet (un piano di immigrazione illegale nella Palestina mandataria). Kovner rifiutò perché era già pronto ad attuare il suo obbiettivo personale. Nakam sviluppò una rete di celle sotterranee e iniziò immediatamente a raccogliere fondi, infiltrarsi nelle infrastrutture tedesche e assicurarsi crescenti quantità di veleno. Il gruppo beneficiò anche di una grande fornitura di valuta britannica, falsificata dalla Germania in tempo di guerra, da un emissario di Hashomer Hatzair. In aggiunta, costrinse speculatori a contribuire alla propria causa e riuscì ad ottenere del denaro dai sostenitori della Brigata Ebraica.

Piano A Joseph Harmatz, fingendosi uno sfollato polacco di nome Maim Mendele, tentò di infiltrarsi nella rete idrica comunale di Norimberga; la scelta ricadde sulla città perché era stata la roccaforte del partito nazista. Harmatz aveva difficoltà a trovare stanze da affittare per i cospiratori a causa della carenza di alloggi causata dalla distruzione della maggior parte della città dai bombardamenti alleati. Ricorse dunque alla corruzione, e dietro il pagamento di una tangente riuscì a collocare Willek Schwerzreich (Wilek Shinar), un ingegnere di Cracovia che parlava correntemente il tedesco, in una posizione di rilievo presso la compagnia idrica municipale. Schwarzreich ottenne facilmente la planimetria del sistema idrico e il controllo della valvola principale dell'acqua, e tracciò il punto in cui introdurre il veleno in modo da uccidere il maggior numero possibile di tedeschi. A Parigi, Pasha Reichman era a capo di una cellula del gruppo, che includeva Vitka Kempner, la futura moglie di Kovner ed ex compagna nel sottosuolo del ghetto di Vilna. Secondo quanto riferito, Reichman ebbe un incontro con David Ben-Gurion durante il viaggio di quest'ultimo in un campo di DP in Germania, ma quest'ultimo non si mostrò interessato, preferendo lavorare per l'indipendenza israeliana piuttosto che cercare vendetta per l'Olocausto.

Toccò a Kovner il compito di ottenere il veleno dai leader dell'Yishuv, la leadership ebraica nella Palestina mandataria. Nel luglio 1945, Kovner lasciò la Brigata Ebraica per Milano, travestendosi da soldato della Brigata Ebraica in licenza, e il mese successivo si imbarcò su una nave per la Palestina. Reichman ne prese il posto di leader in Europa durante il periodo della sua assenza. Dopo aver raggiunto la Palestina, Kovner venne trattenuto per tre giorni in un appartamento dal Mossad LeAliyah Bet dove fu interrogato personalmente dal capo del Mossad Shaul Meirov. Kovner avviò un negoziato con i capi dell'Haganah Moshe Sneh e Israel Galilee nella speranza di convincerli a cedergli il veleno per un'operazione di vendetta di ridotte dimensioni, in cambio avrebbe garantito la totale estraneità dello Yishuv all'intera operazione.

A settembre, Kovner informò il quartier generale di Nakam in Europa che non aveva avuto alcun successo nel reperire il veleno, e quindi avrebbero dovuto reclutare Yitzhak Ratner, un chimico ed ex ribelle del Ghetto di Vilna, e concentrarsi sul Piano B. Kovner fu infine presentato a Ephraim e Aharon Katzir, chimici dell'Università ebraica di Gerusalemme, tramite uno dei loro studenti che era un membro dell'Haganah. I fratelli Katzir erano in sintonia con il piano di vendetta di Kovner e convinsero il capo del deposito chimico dell'Università Ebraica a fornire loro del veleno. Decenni dopo il fatto, Kovner affermò di aver presentato il Piano B a Chaim Weizmann, allora presidente dell'Organizzazione Sionista Mondiale, che lo aveva indirizzato ai fratelli Katzir. Tuttavia, secondo il suo biografo, se Kovner incontrò Weizmann fu nel febbraio o marzo 1946, poiché Weizmann si trovava fuori dal Paese prima di allora.

Dopo diversi contrattempi, Kovner si recò ad Alessandria, in Egitto, nel dicembre 1945, portando documenti falsi che lo identificavano come un soldato della Brigata Ebraica di ritorno dalle ferie, e un borsone con una quantità d'oro nascosta in tubetti di dentifricio, e lattine piene di veleno. Poco dopo l'imbarco su una nave diretta a Tolone, in Francia, il nome di Kovner insieme ad altri tre fu chiamato dal sistema di diffusione sonora. Kovner, allarmato, chiese a un amico, Yitzik Rosenkranz, di portare il borsone a Kempner a Parigi, dopodiché gettò in mare metà del veleno. Subito dopo si consegnò e fu tratto in arresto dalla polizia britannica. I membri di Nakam in seguito hanno affermato che Kovner era stato tradito dall'Haganah, ma Porat scrive che è più probabile che sia stato arrestato come sospetto organizzatore di Aliyah Bet. Kovner, che non parlava inglese e non aveva frequentato l'addestramento della Brigata ebraica, non fu mai interrogato riguardo a Nakam; dopo due mesi di prigione in Egitto e Palestina, venne rilasciato. Il suo coinvolgimento in Nakam finì in quel momento.

Piano B Poiché Kovner non era riuscito a garantire la quantità di veleno necessaria, la cellula di Norimberga decise di passare definitivamente all'avvelenamento delle SS detenute durante i primi mesi del 1946. La maggior parte dei gruppi d'azione Nakam si sciolsero come ordinato e i loro membri si dispersero tra i campi di raccolta per gli sfollati, sotto la promessa dei leader che in futuro sarebbero stati ricontattati per tornare al Piano A. Le celle di Norimberga e Dachau rimasero invece attive in virtù dei grandi campi di prigionieri di guerra statunitensi presenti nelle vicinanze. Yitzhak Ratner fu reclutato nel gruppo per ottenere il veleno nelle vicinanze. Nell'ottobre 1945 aprì un laboratorio nella sede Nakam di Parigi, dove testò varie combinazioni per mettere a punto un veleno insapore e inodore, e che dilazionasse il più possibile gli effetti, per ritardare il più possibile, fra il personale del campo, l'associazione fra la comparsa dei sintomi e la causa. Alla fine Ratner formulò una miscela di arsenico, colla e altri additivi che potevano essere spalmati su pagnotte di pane senza sollevare sospetti; i test sui gatti confermarono la letalità della miscela. Infine, riuscì a ricavare altro arsenico da amici che lavoravano nell'industria conciaria, che veniva contrabbandata in Germania.