La chiesa dei Santi Nicolò e Francesco è la parrocchiale di Castrocaro Terme, frazione-capoluogo del comune sparso di Castrocaro Terme e Terra del Sole, in provincia di Forlì-Cesena e diocesi di Forlì-Bertinoro; fa parte del vicariato di Acquacheta.

Storia

La prima citazione di una chiesa a Castrocaro, annessa a un convento dei frati minori francescani, risale al 1280 ed è da ricercarsi nel testamento di Rinieri da Calboli. In seguito, a causa di scontri fra armati, la cappella viene distrutta e poi nel 1398 riedificata; nel 1439 venne realizzata la sacrestia. La chiesa è oggetto di un rimaneggiamento nel 1520. La consacrazione viene celebrata nel 1727 dal vescovo di Forlì Tommaso Torelli.

Fra il 1752 e il 1756 vengono condotti alcuni lavori di ristrutturazione, che alterano l'aspetto, portando la chiesa verso lo stile barocco. Nel 1783 il convento viene soppresso per decreto del granduca di Toscana Leopoldo II d'Asburgo-Lorena e contestualmente la chiesa diviene parrocchiale.

Nel 1932 viene condotto un rifacimento della chiesa, a opera di Ugo Savorana. L'intento è quello di riportare la chiesa allo stile romanico, inserendo quindi la struttura in un contesto neoromanico, in voga a inizio Novecento. Alcune tracce nell'interno nelle navate laterali evidenziano la primitiva forma della chiesa che era gotica, in quanto basata su archi a sesto acuto. Nei lavori del 1932 vengono rimosse le aggiunte barocche e l'assetto è modellato sull'esempio della chiesa abbaziale di San Mercuriale di Forlì. Nell'interno viene uniformato il pavimento, prima sopraelevato di un gradino nelle navate laterali e il soffitto è decorato con formelle in stucco con rosoni e volti di cherubini. Sono rimosse inoltre le decorazioni barocche e gli altari in legno vengono sostituiti con altrettanti in graniglia. Negli anni sessanta viene sottoposta a un'ulteriore risistemazione.

Descrizione Esterno La facciata della chiesa volge a sud-est, è a salienti, e scandita da lesene poggianti su uno zoccolo in graniglia. Presenta centralmente il portale d'ingresso lunettato, raggiungibile attraverso quattro scalini e sovrastato dal rosone con vetri policromi, mentre nelle due ali laterali si aprono altrettante bifore. La parte centrale è realizzata con struttura irregolare alternata di pietre e mattoni, le navate laterali in mattone più chiaro, mentre le bordature sono di mattoni più intenso e dalla forma più regolare. La profilatura del portale, il rosone e alcune decorazioni sono in pietra bianca.

Annesso alla parrocchiale è il campanile, a sezione quadrata, realizzato in mattoni e suddiviso in un registro più antico, risalente al XVI secolo e in pietra, e in uno più recente, aggiunto nel XIX secolo e caratterizzato dalle quattro aperture all'altezza della cella.

Interno

L'interno dell'edificio si compone di tre navate, la centrale è coperta da soffitto piano a cassettoni, suddivise in cinque campate, sulle quali s'affacciano dieci cappelle laterali; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, sul quale si aprono due ulteriori cappelle, a sua volta chiuso dall'abside. Fra le navate laterali e la centrale si aprono archi a tutto sesto che le connettono.

La zona presbiteriale, divisa dalla navata mediante un arco trionfale, si innalza rispetto al resto di quattro gradini. L'abside è semiesagonale con volta costolonata. L'altare è in marmi policromi e si trova davanti al coro ligneo cinquecentesco. La pala con la Beata Vergine con i Santi Agostino e Antonio da Padova, eseguita nel XVI secolo da Marco Palmezzano è una delle opere di maggior pregio presenti nella chiesa. L'opera raffigura la Madonna che allatta il Bambino, seduta sul trono di fronte a un paesaggio dolce e sereno. Ai suoi lati si trovano Sant'Antonio da Padova con il saio francescano e Sant'Agostino, vestito da vescovo. L'opera è firmata e datata (1500) su un gradino del trono, dove sono indicati anche i nomi dei committenti: maestro Tommaso e sua moglie Giuliana. Alla base della cornice sono presenti gli stemmi delle famiglie Paganelli di Castrocaro e Alberti di Firenze il che può far pensare i committenti appartenessero a queste famiglie o, come è stato più recentemente proposto sulla base di un atto notarile, alla famiglia de Roscis di Castrocaro. In questo caso si deve pensare che lo stemma dei Paganelli facesse riferimento al passaggio di proprietà della cappella in cui si trovava in origine la pala, dedicata a Sant'Agostino (che era la prima a destra) passaggio avvenuto nel 1525. Nella lunetta in alto è dipinta una Natività. La predella, raffigurante Cristo fra gli Apostoli, dipinta anch'essa da Palmezzano, è stata a inizio Novecento contesa fra Castrocaro e Orfanotrofio del Bigallo di Firenze, dato che proviene dalla chiesa di Santa Maria dei Battuti Bianchi di Castrocaro, distrutta, nel 1920, su cui l'orfanotrofio fiorentino accampava diritti. Dopo alcune dispute è tornata a Castrocaro, dove è stata collocata nella chiesa in cui tuttora si trova, legandola alla pala dell'altare maggiore. Difficile dire a quale opera fosse in realtà legata la predella o che fine abbia fatto la predella che in origine doveva essere legata alla Sacra Conversazione in questione.

Nella navata di destra nella seconda campata si trova la Visitazione di Maria Vergine a Santa Elisabetta, realizzata nel 1611 da Francesco Longhi. La pala è collocata in un'ancona lignea dipinta per simulare il marmo con ornamenti corinzi. L'opera di Longhi è firmata e datata ed eseguita negli anni della maturità del pittore ravennate. L'opera vede dominare la composizione le due figure di Maria ed Elisabetta realizzate in maniera plastica e solida, ai lati si trovano due personaggi anziani, San Zaccaria, sposo di Elisabetta e San Giuseppe, sposo di Maria, che fanno da quinta e chiudono la composizione nella dimensione orizzontale, mentre sotto si trova un piccolo cane, simbolo di fedeltà. Lo spazio è organizzato in maniera prospettica, con il pavimento a riquadri e gli edifici che fanno da ali per l'effetto di profondità, con le torri a base rotonda tipiche dell'area ravennate. Il colore, ricco e deciso, è di particolare efficacia nelle pieghe delle vesti.

La terza campata è occupata dalla cappella della Madonna dei Fiori. Questo bassorilievo in stucco dipinto quattrocentesco di scuola fiorentina deriva da un prototipo di Donatello, la Madonna Pazzi, che ebbe particolare fortuna a inizio Quattrocento, tanto che si contano almeno dodici esemplari con il medesimo soggetto. La devozione per la Madonna dei fiori a Castrocaro viene fatta risalire al 1632, quando si racconta di un'apparizione miracolosa della Vergine con in mano dei fiori che preservò la città dalla peste: da quel momento viene celebrata la festa la prima domenica dopo Pasqua. I restauri del 1932 non avevano cambiato la cappella, che risaliva al Settecento, periodo in cui i frati avevano ereditato la cappella stessa, prima privata, dalla famiglia Corbizi, che si era estinta e l'avevano ristrutturata collocando il rilievo entro un'ancona. Nel 1940 in occasione del giubileo sacerdotale dell'arciprete Enrico Cicognani, la cappella viene completamente riprogettata da Tito Chini (impegnato nella decorazione delle terme), con coppie di angeli dipinti ad affresco di stile primo novecentesco. Nel 1974 un restauro non conservativo ha ridipinto lo sfondo del bassorilievo con un azzurro intenso ed uniforme, mentre prima presentava delle stelle.

Nella quarta campata si trova una statua in cartapesta di San Francesco in una nicchia, mentre nell'ultima campata si trova l'olio su tela secentesco di Giovanni Barbiani, L'Immacolata Concezione con i santi Francesco e Carlo Borromeo.

In fondo alla navata di destra si trova una piccola cappella dove sono stati collocati sul fondo un reliquiario che prima del 1940 si trovava nella Cappella della Madonna dei Fiori e un affresco strappato nel 1920 dalla chiesa di Santa Maria dei Battuti Bianchi, prima della sua demolizione. Ascritto alla fine del Quattrocento, raffigura la Madonna fra i santi Sebastiano e Rocco e due angioletti.

Nella prima campata della Navata di sinistra, priva di altare, è collocato un gruppo di sculture eterogeneo, formato da un crocifisso policromo in cartapesta e gesso della bottega bolognese di Filippo Scandellari (XVIII secolo) montato su una croce moderna e L'Angelo, la Beata Vergine, San Nicolò e San Francesco, realizzati da Giuseppe Stuflesser di Ortisei in legno nel 1962.

Nella campata successiva si trova un dipinto di Felice Cignani con la Madonna del Carmine, mentre in quella ancora seguente si vede un'ancona scolpita in legno di Fabrizio Veggiani, secentesca, di gusto barocco, con all'interno un dipinto secentesco di Giuseppe Galeppini, raffigurante Sant'Antonio da Padova con Gesù Bambino.

Alla fine della navata si trova addossato al muro l'affresco raffigurante San Sebastiano, strappato dalla distrutta chiesa di Santa Maria dei Battuti Bianchi nel 1920.

Note

Bibliografia

Voci correlate Diocesi di Forlì-Bertinoro Parrocchie della diocesi di Forlì-Bertinoro Castrocaro Terme e Terra del Sole Regione ecclesiastica Emilia-Romagna

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