Fashion Revolution è un movimento no-profit globale tra i più grandi al mondo, rappresentato da The Fashion Revolution Foundation e Fashion Revolution CIC con gruppi in più di 100 paesi nel mondo.

Fashion Revolution è portavoce di numerose campagne per riformare il sistema moda industriale, in particolare sull’importanza e la necessarietà di maggior trasparenza nella catena di approvvigionamento della moda.

Sorto nel 2013, Fashion Revolution ha designato l’anniversario del disastro del Rana Plaza in Bangladesh come Fashion Revolution Day, durante il quale si tengono ogni anno eventi speciali proprio il 24 Aprile.

Tra il 2014 e il 2020, milioni di persone in tutto il mondo hanno chiesto ai marchi di rispondere alla domanda “Chi Ha Fatto I Miei Vestiti?” (“Who Made My Clothes?”). L’hashtag #WhoMadeMyClothes è diventato N.1 in tendenza globale di Twitter.

Fashion Revolution ha moltissime pubblicazioni online per il pubblico e per scopi educativi.

Nel 2015 è stata lanciata la campagna #Haulternative. Il movimento è andato incontro a molte critiche soprattutto intorno all’Indice di Trasparenza sulla Moda (Fashion Trasparency Index).

Storia Fashion Revolution è stato fondato da Carry Somers e Orsola De Castro nel 2013 dopo il disastro del Rana Plaza in Bangladesh.

Somers e De Castro hanno entrambe alle spalle una carriera nell’industria della moda. Durante i 20 anni precedenti, il marchio di moda di Somers, Patchacuti, è stato un pioniere per quanto riguarda la trasparenza nella catena di approvvigionamento e De Castro ha lanciato e guidato il marchio pioniere nel riciclo From Somewhere dal 1997 fino al 2014.

Fashion Revolution è stata creata come una piattaforma per accademici, designer, scrittori, venditori e uomini e donne d’affari per incoraggiare le persone ad agire nell’industria della moda e rendere la moda più sostenibile.

Somers e De Castro hanno lanciato l’hashtag #WhoMadeMyClothes nel 2014.

L’organizzazione è stata fondata grazie a fondazioni private, sovvenzioni istituzionali, organizzazioni commerciali e donazioni dei cittadini.

Fashion Revolution Day / Fashion Revolution Week Il Fashion Revolution Day ricade annualmente il 24 aprile in concomitanza con l’anniversario del collasso del palazzo Rana Plaza avvenuto nel 2013, dove morirono 1133 persone e ci furono oltre 2500 feriti. Il Fashion Revolution Day è stato anche creato per sottolineare l’attuale emergenza climatica. è stata anche sottolineata la consapevolezza dello sfruttamento della filiera di fornitura. L’obiettivo del movimento è di cambiare il modo in cui i vestiti vengono prodotti e acquisiti. Nel 2016 si è espanso/evoluto nella Fashion Revolution Week.

Il primo Fashion Revolution Day si tenne il 24 aprile del 2014. In quell'occasione, l’hashtag #Insideout di Fashion Revolution raggiunse la prima posizione come trend globale su Twitter.

Il secondo Fashion Revolution Day avvenne il 24 aprile del 2015. La portata mediatica raggiunta da news online e media tradizionali fu di 16 miliardi, 63 milioni di persone da 76 nazioni diverse resero l’hashtag #WhoMadeMyClothes il trend numero uno su Twitter. Il video YouTube “The 2 Euro T-shirt” realizzato dal movimento, che ritraeva un esperimento sociale, ebbe oltre 6.5 milioni di visualizzazioni e vinse un leone d’oro al Cannes Film Festival.

Alla sua terza edizione, le attività della Fashion Revolution si svolsero per oltre una settimana, dal 18 al 24 aprile del 2016 in oltre 90 nazioni intorno al mondo. Questa Fashion Revolution Week iniziò con “Fashion Question Time” alla House of Parliament inglese. Ci fu anche il lancio della prima edizione del “Fashion Transparency Index” che segnalò 40 grandi compagnie fashion riguardo alle informazioni divulgate agli investitori e al pubblico, e ai problemi sociali e ambientali che coinvolgevano la loro catena di fornitura. 70.000 persone nel mondo chiesero ai brand #whomademyclothes (#chi ha fatto i miei vestiti) con oltre 156 milioni di visualizzazioni sui social media. G-Star Raw, American Apparel, Fat Face, Boden, Massimo Dutti, Zara e Warehouse erano alcune tra gli oltre 1200 fashion brand e rivenditori che risposero con fotografie dei loro impiegati #Imadeyourclothes. Il 26 ottobre del 2016, l’esperimento sociale ritratto nel video “The 2 Euro T-shirt” di Fashion Revolution era classificato al 7º posto nella top mondiale delle campagne PR dell’anno ai SABRE award. Il video raggiunse oltre le 7.5 milioni di visualizzazioni.

Nel suo quarto anno, la Fashion Revolution Week si svolse dal 24 al 30 aprile del 2017. Nel giorno del Fashion Revolution Day venne lanciata la seconda edizione del Fashion Transparency Index con una revisione della trasparenza di 100 grandi fashion brand. 66 mila persone parteciparono a circa 1000 eventi della Fashion Revolution e ci furono 533 milioni di visualizzazioni sui post dei social media usando uno degli hashtag di Fashion Revolution di aprile. Oltre 2 mila brand e gruppi di produzione risposero utilizzando #imadeyourclothes.

Nella sua quinta edizione la Fashion Revolution Week si tenne dal 23 al 29 aprile del 2018. La Fashion Revolution coinvolse oltre 1000 eventi in tutto il mondo, compreso il Fashion Open Studio e Fashion Question Time a Westminster. Ad aprile, venne lanciata la terza edizione del Fashion Transparency Index, che classificava 150 brand in base a come avessero divulgato le informazioni riguardo alle loro politiche, pratiche, procedure rispetto all'impatto ambientale e sociale.

La Fashion Revolution Week continuò sia nel 2019 sia nel 2020. Nel 2020 Fashion Revolution lanciò un nuovo hashtag #whatisinmyclothes, concentrandosi sui prodotti chimici e i materiali utilizzati per la produzione tessile, collegato alla partecipazione di Carry Somers in Exxpedition, un gruppo di sole donne salpate per un viaggio intorno al mondo per indagare sulla micro-plastica e l’inquinamento chimico negli oceani.

Eventi Durante la Fashion Revolution Week, si svolgono in tutto il mondo centinaia di eventi. Fashion Revolution ha organizzato tavole rotonde di alto livello su etica, sostenibilità e trasparenza nell’industria della moda.

2014

12 maggio: Dibattito alla Camera dei Lord del Regno Unito

2015

26 febbraio: Fashion Question Time alla Camera dei Comuni del Regno Unito con Mary Creagh MP, Lily Cole, Jenny Holdcroft, direttrice politica della Industrial Global Union, Catarina Midby, Responsabile globale delle comunicazioni sostenibili, Dilys Williams di H&M, head, Centro per la moda sostenibile e Anas Sarwar 29 giugno: Ethical Fashion 2020: una nuova visione per la trasparenza nella Camera dei Lords del Regno Unito 2 dicembre: a Bruxelles si è tenuta la Tavola rotonda dell'UE ed è stato pubblicato un Libro bianco intitolato 'È tempo di una rivoluzione della moda'

2016

18 aprile: Fashion Question Time al Parlamento

2017

23 marzo: Fashion Revolution debutta alla Cape Town Fashion Week 24 aprile: Fashion Question Time al Parlamento 24 aprile: lancio di Open Studios, una serie di eventi di una settimana a Londra, New York, Atene, Prato, Los Angeles e Giacarta. 24 aprile: Avery Dennison ha collaborato con Fashion Revolution per creare alcune patch di marca (realizzate con filati riciclati fino al 90%). 24 aprile: Collaborazione con AEG/Electrolux per il progetto Loved Clothes Last e ha lanciato un video sulla produzione di massa, il consumismo e la tragedia delle discariche moderne.

2018

6 novembre: Il film "Who Made My Clothes" diretto da MJ Delaney e prodotto da Futerra è stato premiato come miglior film verde al Fashion Film Festival 2018 di Milano.

2019

24 aprile: Viene lanciato Fashion Revolution Kenya. 24 aprile: Viene lanciato Fashion Revolution Laos. 27 aprile: Sala Studio x Central Saint Martins x Fashion Revolution ha tenuto la "Sostenibilità come cultura" evento in cui i principali esperti del settore nella moda e nella produzione tessile, insieme a influencer culturali, accademici, attivisti e artisti hanno discusso sui temi della giustizia razziale, dell'approvvigionamento e produzione responsabili, della circolarità e dell'autenticità nel design.

2020

24 aprile: Fashion Question Time è stato trasmesso in diretta streaming su Youtube per discutere le tendenze del consumo di massa. 24 aprile: Fashion Revolution lancia Fashion Open Studio, una vetrina di moda internazionale prodotta digitalmente per soddisfare le esigenze dettate dal COVID-19.

Hashtag e Movimenti

#Whomademyclothes L’hashtag #Whomademyclothes venne lanciato nel 2014 dalle fondatrici di Fashion Revolution, Carry Somers e Orsola de Castro. Diventò il trend numero 1 al mondo su Twitter. Nel 2018 l’hashtag ricevette 99,6 milioni di visualizzazioni su Twitter e 170 mila post contenenti almeno uno degli hashtag di Fashion Revolution vennero condivisi su Twitter e Instagram. L’obiettivo dell’hashtag era quello di accrescere la consapevolezza dei consumatori riguardo ai marchi che acquistano e ai problemi umanitari ed etici del fast fashion. I lavoratori dipendenti parteciparono al movimento rispondendo con l’hashtag #Imadeyourclothes.

Il movimento incominciò in Inghilterra e si espanse tramite i social media. Su Twitter il 31,82% dei tweet con #Whomademyclothes furono postati da profili provenienti dall’Inghilterra. Le cinque nazioni con la maggior attività di ricerca e post Twitter #Whomademyclothes furono Inghilterra, USA, Germania, Canada e Francia. Celebrità come Emma Watson, Kelly Slater e Fernanda Paes Leme utilizzarono l’hashtag su Twitter per supportare questo problema.

Il movimento utilizzò anche YouTube per diffondere consapevolezza. Per promuovere l’hashtag #Whomademyclothes, Fashion Revolution nel 2015 realizzò un video intitolato “The 2 Euro T-shirt”. Il video riguarda un esperimento sociale, realizzato a partire dalle reazioni dei consumatori di fronte a un distributore automatico che vendeva magliette a 2 euro. “The 2 Euro T-shirt” mostra che quando le persone inserivano nel distributore automatico i soldi per acquistare la maglietta a 2 euro, sullo schermo del distributore appariva un video che descriveva le condizioni dei lavoratori che avevano realizzato la maglietta. Arrivati alla fine del video, le persone potevano scegliere se acquistare la maglietta oppure donare per sostenere la causa di aumentare la trasparenza delle catene di fornitura. Il video ha oltre 7.9 milioni di visualizzazioni. La loro campagna cinematografica del 2018 caricata il 22 aprile venne premiata nel 2018 come miglior film fashion-sostenibile al Film Festival di Milano ed ha avuto oltre 54,000 visualizzazioni da allora.

Con l’hashtag #Whomademyclothes e il movimento a esso collegato ci fu un aumento della consapevolezza generale riguardo alla realtà che sta dietro al processo di produzione degli indumenti. Grazie all'aumento generale di consapevolezza sul tema, i brand globali della moda iniziarono ad aumentare la loro trasparenza. L’indice di trasparenza del 2018 dava l’opportunità ai fashion brand di cambiare e giustificare la loro catena di fornitura. A giugno 2018, 172 brand di 68 nazioni differenti rivelarono più informazioni riguardo alla allora catena di fornitura rispetto all’anno precedente. In risposta all’hashtag #whomademyclothes, più di 3.383 brand mondiali pubblicarono tramite i social media informazioni sui loro dipendenti e le loro catene di fornitura.

#Insideout Sei mesi dopo il primo Fashion Revolution Day, un altro hashtag venne creato, #Insideout. #Insideout diventò un top trend su Twitter e anche celebrità come Christy Turlington, Livia Giuggioli Firth e Amber Valletta postarono tale hashtag sulle loro piattaforme social. L’hashtag incoraggiava le persone a indossare i loro vestiti all’incontrario per mostrare l’etichetta e rivelare dove tale capo era stato prodotto. Inoltre British Vogue organizzò una galleria di #InsideOut street style il 24 aprile 2014.

#Haulternative