Il Grand Hotel Dobbiaco è un ex edificio alberghiero situato nel comune altoatesino di Dobbiaco (Italia), costruito alla fine del XIX secolo dall’Imperiale-regia Compagnia privilegiata delle Ferrovie Meridionali. Oggi l’edificio ospita il Centro Culturale Euregio Dobbiaco, oltre ad altre istituzioni culturali e sociali. È considerato un importante esempio di architettura turistica della monarchia austro-ungarica nelle Alpi.

Storia

Origini e architettura Dopo l’apertura della linea ferroviaria Maribor–Villach–Fortezza nel 1871, Dobbiaco fu scelto come sede di uno dei cosiddetti alberghi della Südbahn. L’obiettivo era aumentare l’utilizzo della linea ferroviaria e promuovere il nascente turismo alpino mediante la costruzione di strutture alberghiere di alto livello. La posizione geografica di Dobbiaco, all’imbocco delle Dolomiti e come punto di partenza per escursioni, rese il luogo particolarmente attraente.

Il progetto del Grand Hotel fu opera dell’architetto Wilhelm Ritter von Flattich, che aveva realizzato anche diverse stazioni ferroviarie lungo la linea della Südbahn. Il suo stile architettonico univa funzionalità essenziale e solidità strutturale. Il basamento dell’edificio fu realizzato in granito, mentre i piani superiori furono costruiti in muratura. Ampi spazi aperti circondavano l’edificio. Flattich descrisse l’opera come «semplice all’interno e all’esterno, ma dignitosa e solidamente eseguita».

Nel 1878 furono inaugurati l’ala ovest e il corpo centrale dell’albergo; nel 1879 seguì l’ampliamento con l’ala est.

Periodo di splendore La prima titolare dell'hotel fu Elise Überbacher, che segnò la storia della struttura per oltre cinque decenni e divenne una figura storica dell'ospitalità tirolese. Le sue iniziali EÜ sono ancora visibili sui cancelli d’accesso al complesso.

Il Grand Hotel Dobbiaco divenne ben presto una meta prediletta da nobili e ospiti illustri. Nell’autunno del 1887 giunse a sorpresa a Dobbiaco il principe ereditario tedesco Federico Guglielmo, in cerca di riposo. Tra gli altri visitatori celebri vi furono il re Alberto di Sassonia, l’arciduchessa Stefania, principessa ereditaria, e il re Milán di Serbia.

Guerre mondiali e sconvolgimenti politici Durante la Prima guerra mondiale, la linea del fronte passava in prossimità di Dobbiaco. L’edificio alberghiero subì solo lievi danni e dal 1917 fu utilizzato come ospedale militare.

Dopo l’annessione dell’Alto Adige all’Italia e sotto il fascismo, il turismo calò drasticamente, anche a causa delle restrizioni d’ingresso per i precedenti ospiti provenienti da Austria e Germania. La crisi economica mondiale e l’instabilità politica dovuta all’“Opzione” colpirono ulteriormente la regione.

In epoca fascista, il Grand Hotel fu adibito a colonia estiva per bambini delle città e per membri del partito fascista dalla Confederazione dei Fasci.

Dall’ottobre 1943, per un breve periodo, vi si stabilì l’“Istituto Geografico Militare” (IGM), il servizio cartografico e geografico italiano.

Dopoguerra e utilizzo attuale Dopo la Seconda guerra mondiale, l’edificio passò allo Stato italiano. L’organizzazione cattolica “Pontificia Opera di Assistenza” vi organizzò, negli anni del dopoguerra, soggiorni estivi per bambini provenienti da famiglie bisognose.

Nel 1999 la proprietà fu oggetto di un ampio restauro. Da allora l’edificio non è più utilizzato come albergo, ma come centro culturale e formativo.

Oggi il Grand Hotel ospita il Centro Culturale Euregio Dobbiaco con la Sala Gustav Mahler (dedicata al compositore che trascorse diverse estati a Dobbiaco), una foresteria, la Scuola di Musica dell’Alta Pusteria, il Centro Visite Parco Naturale Tre Cime, il Servizio Giovani Alta Pusteria e un ostello della gioventù.

Nel parco circostante si trovano inoltre la “Sala Verde” – uno spazio per eventi all’aperto – e il ristorante Tilia di Chris Oberhammer, premiato con una stella Michelin.

Bibliografia

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Categoria:Architetture di Dobbiaco Categoria:Alberghi del Trentino-Alto Adige