Un'arma antisatellite (ASAT) è un'arma spaziale progettata per mettere fuori uso o distruggere satelliti per scopi strategici o tattici. Diverse nazioni possiedono sistemi ASAT operativi e, sebbene nessun sistema ASAT sia ancora mai stato utilizzato in teatro di guerra, alcuni paesi (Stati Uniti d'America, Russia, Cina e India) hanno dimostrato con successo la funzionalità delle proprie armi antisatellite distruggendo satelliti di loro proprietà.
Gli scopi delle armi antisatellite includono: misure difensive contro le armi spaziali e nucleari di un avversario, moltiplicare la forza di un primo attacco nucleare, fungere da contromisura contro la difesa missilistica antibalistica di un avversario (ABM), ridurre i vantaggi di un avversario tecnologicamente superiore e fungere da arma da rappresaglia.
Storia Lo sviluppo e la progettazione di armi antisatellite ha seguito diversi percorsi. I primi dispositivi degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica utilizzavano missili sviluppati negli anni 1950 lanciati da terra ma in seguito furono avanzate proposte molto più elaborate.
Stati Uniti d'America
Alla fine degli anni 1950, l'aeronautica militare statunitense diede il via a una serie di progetti avanzati per la realizzazione di missili balistici intercontinentali sotto la designazione di Weapon System WS-199A.
Uno dei progetti realizzati sotto tale designazione fu il missile balistico aviolanciato (ALBM) denominato Bold Orion, realizzato dalla Glenn L. Martin per il B-47 Stratojet a partire dal motore a razzo del missile MGM-29 Sergeant. Tra il 26 maggio 1958 e il 13 ottobre 1959 furono effettuati dodici lanci di prova senza però alcun successo, il che pose fine ai progetti di un ALBM. Il sistema fu quindi modificato con l'introduzione di uno stadio superiore modello Altair X-248 allo scopo di creare un'arma con una portata di chilometri e fu nuovamente testato in un finto attacco all'Explorer 6, orbitante a un'altitudine di 251 km. Lungo il suo volo, il Bold Orion trasmise continuamente la propria telemetria a terra, emise gas traccianti al fine di aiutare il proprio tracciamento visivo e fu continuamente monitorato via radar. Il missile passò con successo entro 6,4 km dal satellite, una distanza che si sarebbe rivelata utile se il missile fosse stato dotato di testata nucleare ma che non sarebbe stata sufficiente a infliggere alcun danno se avesse invece trasportato una testata convenzionale.
Un progetto simile, realizzato sempre sotto designazione 199A, fu l'High Virgo della Lockheed Corporation, un altro ALBM realizzato per il B-58 Hustler e anch'esso basato sul Sergeant. L'High Virgo fu testato per un ruolo antisatellite il 22 settembre 1959, quando fu lanciato avendo come obiettivo l'intercettazione dell'Explorer 5. Tuttavia, poco dopo il lancio si persero le comunicazioni con il missile e non fu possibile recuperare i gruppi di fotocamere presenti su di esso per vedere se il test avesse avuto successo. In ogni caso, i lavori sui progetti WS-199 si conclusero con il progetto GAM-87 Skybolt, un altro ALBM nucleare, prodotto questa volta dalla Douglas, il cui sviluppo fu abbandonato nel dicembre del 1962 dopo il fallimento di tutti e cinque i primi lanci. Anche i progetti simultanei della marina militare statunitense furono abbandonati, anche se progetti più piccoli continuarono fino ai primi anni 1970.
L'utilizzo di esplosioni nucleari in alta atmosfera per distruggere i satelliti fu preso in considerazione dopo i test dei primi sistemi missilistici convenzionali negli anni 1960. Durante il test Teak, condotto il 31 luglio 1958 nel corso dell'Operazione Hardtack I, gli osservatori notarono gli effetti dannosi dell'impulso elettromagnetico derivante dall'esplosione sulle apparecchiature elettroniche, così fu messo a punto il test Starfish Prime, che fu condotto il 9 luglio 1962 nell'ambito dell'Operazione Fishbowl, parte della più vasta Operazione Dominic, nel corso del quale una testata da 1,4 megatoni di potenza fu fatta esplodere a 400 km di altezza, circa 31 km a sud-ovest dell'atollo Johnston, provocando il danneggiamento di almeno tre diversi satelliti (tra cui il TRAAC e il Transint 4B) e l'interruzione di tutte le comunicazioni nell'Oceano Pacifico per diverse ore. Una versione modificata di un missile nucleare Nike Zeus, inizialmente progettato come missile anti-balistico fu utilizzata come arma ASAT nel 1962. Chiamato in codice "Mudflap" e designato come DM-15S, il missile fu stanziato sull'atollo di Kwajalein, nelle Isole Marshall, fino al 1966, anno in cui il progetto terminò in favore del Programma 437, un progetto di arma antisatellite sviluppato dall'aeronautica militare e basato su missili Thor, in particolare sul PGM-17 Thor, che rimase operativo fino al 6 marzo 1975.
Un'altra area di ricerca è stata invece direzionata sulle armi a energia diretta, inclusa la proposta avanzata nel 1968 da parte del Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) di un laser a raggi X alimentato da un'esplosione nucleare. Altri progetti erano invece basati su laser o maser più convenzionali e furono sviluppati fino a includere l'idea di un satellite recante un laser fisso e uno specchio orientabile per il puntamento e l'abbattimento del bersaglio. Il LLNL portò avanti lo sviluppo di sistemi laser a raggi X finché tale programma non fu cancellato nel 1977 (la ricerca sui laser a raggi X fu tuttavia ripresa durante gli anni 1980 come parte della Strategic Defense Initiative).
Negli anni successivi agli ASAT fu data una priorità generalmente bassa fino al 1982, quando le informazioni su un programma sovietico di successo divennero di dominio pubblico in Occidente. A tale notizia fu quindi messo in atto un rapido e intenso programma di sviluppo che sfociò nell'ASM-135 ASAT, un missile realizzato dalla Ling-Temco-Vought e basato sull'AGM-69 SRAM con l'aggiunta di uno stadio superiore Altair. Il sistema fu trasportato su un F-15 Eagle modificato a cui il missile fu agganciato direttamente sotto la fusoliera. Il sistema di guida dell'F-15 era stato modificato per la missione in modo da fornire nuove informazioni direzionali attraverso l'head-up display del pilota e permettere aggiornamenti durante il percorso attraverso un collegamento dati. Il primo lancio del nuovo missile antisatellite ebbe luogo nel gennaio 1984, mentre la prima e unica intercettazione riuscita si ebbe il 13 settembre 1985. L'F-15 decollò dalla base aerea Edwards, salì fino a e lanciò verticalmente il missile verso il P78-1, un satellite statunitense per ricerche scientifiche dedicate a studi per la previsione del tempo meteorologico spaziale e orbitante a 555 km di quota che era stato lanciato nel 1979. Nonostante tale successo, il programma fu comunque cancellato nel 1988.
Il 21 febbraio 2008, la marina militare statunitense diede il via all'operazione Burnt Frost, nella quale distrusse il malfunzionante satellite spia statunitense USA-193 utilizzando un RIM-161 Standard Missile 3 lanciato da una nave.
Unione sovietica
Lo spettro dei bombardamenti via satellite e l'esistenza di missili balistici intercontinentali stimolarono l'Unione Sovietica a considerare la realizzazione di armi spaziali da difesa. L'Unione Sovietica testò per la prima volta l'intercettore Polyot nel 1963 e testò con successo un'arma orbitale antisatellite nel 1968. Secondo alcuni resoconti, Sergej Pavlovič Korolëv iniziò alcuni studi sull'idea delle armi antisatellite nel 1956 presso l'OKB-1, l'ufficio progettazione da lui presieduto, mentre altri attribuiscono i primi studi all'OKB-52, diretto da Vladimir Nikolaevič Čelomej, nel 1959. Quel che è certo è che, all'inizio di aprile 1960, Nikita Sergeevič Chruščëv tenne una riunione nella sua residenza estiva in Crimea in cui fu discussa una serie di questioni relative all'industria della difesa. Qui, Čelomej illustrò il proprio programma missilistico e spaziale, ricevendo il via libera per iniziare lo sviluppo del razzo UR-200, di cui uno dei numerosi utilizzi era quello di lanciatore nel progetto di sistema antisatellite delineato dall'ingegnere sovietico. La decisione d'iniziare a lavorare sull'arma, come parte del programma Istrebitel Sputnikov (IS) (in russo, letteralmente, "intercettore di satelliti"), fu presa nel marzo 1961.
Il sistema IS era "co-orbitale" e puntava ad avvicinarsi al suo bersaglio per poi far esplodere una testata shrapnel sufficientemente vicino da distruggerlo. Quando la traccia a terra del satellite bersaglio passava vicino al sito di lancio, il satellite veniva rilevato e il missile, guidato da un sistema radar di bordo, veniva lanciato e immesso in un'orbita vicina a quella del satellite bersaglio. In un tempo variabile tra i 90 e i 200 minuti (all'incirca da una a due orbite) l'intercettore, del peso di circa , veniva a trovarsi sufficientemente vicino al satellite da poterlo distruggere grazie all'esplosione di una testata shrapnel efficace, si stima, fino a un chilometro di distanza.
I ritardi nel programma missilistico UR-200 spinsero Čelomej a richiedere razzi R-7 per i test del prototipo del sistema IS. Due di questi test furono effettuati il 1º novembre 1963 e il 12 aprile 1964. Più tardi nello stesso anno Chruščëv cancellò il programma UR-200 in favore del programma di sviluppo dell'R-36, costringendo i progettisti del sistema IS a passare a questo lanciatore, la cui versione utile al lancio spaziale fu sviluppata come Tsyklon-2. I ritardi anche in quel programma portarono all'introduzione di una versione più semplice, la 2A, che fu sperimentata per la prima volta come parte del sistema IS il 27 ottobre 1967 e poi ancora il 28 aprile 1968. Ulteriori test furono poi effettuati utilizzando come bersaglio uno speciale veicolo spaziale, il DS-P1-M, che era in grado di registrare il numero di schegge provenienti dalla testata shrapnel esplosa dal sistema IS che lo raggiungevano. In totale il numero di test registrati per il sistema IS, che poi divenne operativo nel febbraio del 1973, fu di 23. Tra questi vi fu la prima intercettazione riuscita di sempre, che avvenne nel febbraio 1970, in cui il bersaglio fu colpito da 32 colpi, ognuno dei quali avrebbe potuto penetrare una corazza spessa 100 mm.
Dopo il 1973, i test del sistema antisatellite sovietico ripresero nel 1976 come risposta al programma statunitense dello Space Shuttle. Alcuni dirigenti dell'industria spaziale sovietica convinsero infatti Leonid Il'ič Brežnev, che era diventato segretario generale del PCUS dal 1966 sostituendo Chruščëv, che lo Shuttle fosse un'arma a singola orbita che avrebbe potuto decollare dalla base aerea Vanderberg, essere pilotata onde evitare gli esistenti siti di missili antibalistici sovietici, bombardare Mosca e quindi atterrare, e Brežnev, di tutta risposta, ordinò la ripresa dei test del sistema IS assieme a quelli di uno Shuttle sovietico, il Buran. Come parte di questo nuovo progetto, il sistema IS fu potenziato al fine di consentire attacchi ad altitudini più elevate e fu dichiarato operativo in questa nuova versione il 1º luglio 1979. Tuttavia, nel 1983, Jurij Vladimirovič Andropov, che era succeduto a Brežnev nel 1982, pose fine a tutti i test del sistema IS e tutti i tentativi di riprenderli ebbero esito negativo. Ironicamente, fu più o meno a questo punto che gli Stati Uniti ricominciarono i propri test in risposta al programma sovietico.
A partire dagli anni 1970, l'Unione Sovietica sperimentò anche l'utilizzo come arma antisatellite di grandi installazioni laser, tra cui una presente nel sito Terra-3, con cui "accecare" temporaneamente i satelliti statunitensi. A partire dal 1976, con il progetto "Fon", altre ricerche furono invece orientate sull'utilizzo di armi a energia diretta, tuttavia i requisiti tecnici atti alla realizzazione di laser gas-dinamici ad alta potenza e di sistemi a fasci di particelle neutre o cariche, erano ben oltre le capacità dell'epoca.