Porto Pisano costituiva uno degli antichi sistemi portuali a servizio della città di Pisa. Era situato sostanzialmente in quella che è l'attuale periferia nord dell'attuale città di Livorno (non distante dall'odierna Fortezza Vecchia).

Storia

Dall'epoca romana al XII secolo Già molto attivo in età romana e ricordato come importante porto commerciale e militare dell'Etruria settentrionale, sembra si trattasse in quei secoli, più che di un vero porto, di un vasto golfo (Sinus Pisanus), oggi completamente interrato a causa dei sedimenti trasportati nei secoli dall'Arno e dai vari torrenti che vi sfociavano (Tora, Ugione, Cigna, Riseccoli). Si suppone che, partendo approssimativamente dalla Versilia, il Sinus Pisanus si inoltrasse nell'interno verso Pisa (Porto alle Conche) e, costeggiando la via Aemilia Scauri (attuale SS. 206), lambisse l'odierna località di Vicarello (il Faldo), seguendo la linea costiera delle colline del Suese e della "Gronda dei Lupi", ricongiungendosi alla linea costiera attuale in prossimità delle scogliere dell'attuale Terrazza Mascagni a Livorno. Alcuni autori sostenevano che questa ampia insenatura marina altro non fosse che la vasta foce dell'Arno e del Serchio che a quel tempo defluivano insieme nel mare, unendosi appena a valle di Pisa con un'imponente piena di acque che, secondo Strabone, non permetteva di vedere le rive opposte. Tale posizione potrebbe essere avvalorata dalle rilevazioni geologiche del basso Valdarno, ove è stato accertato che già durante la glaciazione Würm II (circa 70.000 anni fa) il Serchio entrava nell'Arno all'altezza di Vicopisano, creando così un'ampia fiumana con una vasta foce da Migliarino a Livorno. Il Sinus Pisanus è ricordato nelle Historiae di Publio Cornelio Tacito (Historiae, III, 42, 2) sugli avvenimenti bellici del 69 d.C. tra l'imperatore Vitellio e Vespasiano.G. Panessa, O. Vaccari, Livorno, il primato dell'immagine, Pisa 1992, p. 1. Probabilmente in questo periodo il tratto di costa interessato era organizzato in più approdi. Alcuni storici avrebbero individuato infatti almeno tre strutture portuali tra il II secolo a.C. ed il II secolo d.C.: si parla infatti del "Porto delle conche" probabilmente situato nell'area della tenuta di San Rossore a nord di Pisa del quale, eccetto alcuni reperti scoperti nel XVI secolo, non rimarrebbe nulla, di un approdo poi conosciuto come quello di San Piero a Grado, ricordato da Strabone e in uso almeno fino al I secolo d.C.; era posto molto più vicino a Pisa e probabilmente con caratteri di scalo fluviale, verosimilmente situato su un braccio dell'Arno o addirittura sulla sua foce principale prima che fosse deviata nel XIII secolo col taglio dell'ansa de la Vettola e nel 1606 dal taglio Ferdinando. Secondo una leggenda pare che lo stesso san Pietro, giunto per la prima volta sulla penisola italica, a causa di una tempesta, attraccasse la sua nave in uno degli scali di questo porto, nel luogo dove ora sorge la Basilica di San Piero a Grado, nell'omonima località ad ovest di Pisa (dove il termine latino "Gradus" starebbe ad indicare una riva o più propriamente uno scalo). Infine si parla di un Portus Pisanus, incentrato in età imperiale presso il centro di Triturrita e citato anche da fonti successive. L'area a sud di Pisa era cosparsa di centri abitati sin dal III-II secolo a.C. ed oltre. Sulla costa lungo la Via Aurelia si ricordano quelli nelle attuali località di Tombolo, Santo Stefano ai Lupi, Triturrita, più a sud quelli di Antignano, Calafuria, Quercianella, Castiglioncello, Caletta (Piscinae) e Vada (approdo portuale di Volterra). Più nell'interno oltre la vicina Salviano, sorgevano lungo la Via Emilia i centri di "ad Herculem" (probabilmente presso Collesalvetti, Turrita (attuale Torretta) presso il bivio per Luciana, al Crocino, Colognole, "ad Fines" presso il guado sulla Fine, e Rosignano. L'area portuale fino al III secolo d. C. era compresa nel Municipium poi Colonia di Pisa che andava da Pietrasanta alla foce della Fine. Dalle fonti tardo antiche si evince che all'epoca tardo classica il Sinus era una grande insenatura compresa tra l'attuale Fortezza Vecchia di Livorno e il Calambrone.G. Panessa, O. Vaccari, Livorno, il primato dell'immagine, Pisa 1992, p. 2. Si comincia a citare così come Portus Pisanus, alludendo quindi ad una porzione di mare più circoscritta e chiusa, nella geografia di Claudio Tolomeo del II secolo. Il Portus Pisanus era probabilmente solo la più importante delle strutture portuali della vasta area che forse aveva raggiunto i caratteri di una laguna.AA.VV. Le strutture dei porti e degli approdi antichi. Atti del seminario (Roma, 16-17 aprile 2004). Tuttavia, non vi sono certezze circa la posizione di Triturrita o Turrita, secondo altre fonti, centro indicato come "villa" nel seno del porto; Giovanni Targioni-Tozzetti ha supposto che potesse coincidere con l'area di Santo Stefano ai Lupi (attuale via Provinciale Pisana a Livorno).

Il Portus Pisanus con ogni probabilità è stato anche base della flotta romana in azione nel Mar Ligure; verosimilmente, il bacino portuale fu teatro dello sbarco di quattro legioni con venticinquemila uomini che, al comando del console Cn. Baebius, furono condotte nella guerra contro i Liguri Apuani della Versilia e Garfagnana, e che, sconfitti, furono deportati in massa nel Sannio (attuale Abruzzo) e la zona ripopolata da alcune comunità sannitiche.

Quando le orde longobarde di re Alboino nel 568 varcarono le Alpi e in pochi anni dilagarono nella Tuscia, divenuta poi la sesta provincia d'Italia, il Porto Pisano, sebbene in rovina, divenne subito un centro importante, essendo il primo sbocco sul mare del nuovo regno barbarico. La conquista della zona fu rapida, non trovando alcuna resistenza della popolazione decimata e sopraffatta da carestie, dalle guerre (la lunga ed estenuante guerra gotica aveva rese disabitate vaste zone dell'Italia), dalle pestilenze e difesa da una piccola guarnigione bizantina che si ritirò nelle isole antistanti. Tuttavia, Pisa e il suo porto con i villaggi circonvicini, proprio per la necessità di conservare un buon porto sul Tirreno, godettero presto, da parte dei nuovi conquistatori, di privilegi e benefici, divenendo il porto naturale del ducato di Tuscia. Non essendo esperti di arte marinara, come tutti i popoli barbari precedenti, i Longobardi necessitavano della collaborazione della popolazione del porto e dei villaggi che parteciparono necessariamente alle attività dell'emporio marittimo. Tale benevolenza e collaborazione permise a Pisa ed al suo piano del porto di usufruire di un periodo di pace, potendo provvedere così al perfezionamento delle sue difese portuali, al restauro dei moli ed a riorganizzare la devastata rete stradale circostante. In particolare si risarcirono i ponti che attraversavano i numerosi torrenti e rii della zona. Qui si verificarono anche alcuni episodi di rilievo della storia longobarda come lo sbarco delle reliquie di Santa Giulia che, richieste dal re Desiderio e da sua moglie Ansa, sbarcate dalla Corsica (663), furono portate nel monastero di Brescia, o la fuga verso Costantinopoli dell'ultimo sovrano Adelchi, di fronte all'avanzata dei Franchi (774). Il porto infatti fu il primo porto del regno barbaro, godendo di privilegi e benefici reali. Vi venne applicato un particolare regime giuridico detto "Guariganga" (dal termine longobardo "Waregang" che indica i marinai o equipaggio) per gli immobili ed i terreni donati dal re a privati che così godevano di uno speciale regime fiscale, testimoniando la particolare attenzione che la corte longobarda prestava al porto ed al suo territorio circostante. Con l'editto di Rotari venne concesso ai suoi abitanti l'uso della legge romana. Con l'occupazione franca, i duchi longobardi furono sostituiti da conti franchi ed il porto fu anche testimone dell'arrivo dell'imponente delegazione di ambasciatori inviati dal Califfo di Baghdad, Harun ar Rashid, per salutare il nuovo imperatore della cristianità Carlo Magno. Per l'occasione, ricorda il cronista del tempo Aimoino di Fleury, furono donati al sovrano franco un elefante, una scimmia, un orologio ad acqua che suonava, le chiavi del Santo Sepolcro, ricchi broccati, sete ed altri tessuti di valore.

Nel Medioevo divenne il maggior porto della Repubblica marinara di Pisa, dove attraccavano e partivano navi che instauravano commerci con tutto il mar Mediterraneo, oltre che fungere da rifugio alla potente flotta da guerra pisana. La cura che la Repubblica marinara dedicava al suo porto è anche documentata da importanti opere pubbliche al servizio delle attività portuali. Tutta la zona circostante assunse importanza militare ed economica (si ricordi tra tutte l'attività remunerativa della caccia alle lontre nel vicino stagno). Con l'intensificarsi degli assalti genovesi al porto per ostacolare l'egemonia pisana nel Mediterraneo occidentale, dal 1156 venne avviata una sua fase di fortificazione, cominciata con la costruzione di una prima torre detta "Frasca" o "Fraschetta" e proseguita l'anno successivo, nel 1157, con l'erezione di altre due torri nel Portus Magnalis, come si chiamava la parte meridionale del Porto Pisano. Infatti, il console di Pisa Cocco Griffi fece fortificare Pisa ed il porto con alcune torri per difenderne il suo ingresso. La possente Torre Magnale e la Torre Formice più a sud, furono erette tra il 1157 ed il 1163 alle due estremità dell'allora ingresso al porto che da aprile ad ottobre, durante la guerra di corsa veniva chiuso da una grossa catena; nello stesso periodo fu costruita anche un'altra torre imponente ad uso di faro sulle secche della Meloria. Nel 1162 sulle banchine del porto venne aperto un vasto alloggio per gli equipaggi che vi sbarcavano, detto "Domus Magna", complesso fortificato e difeso da un fossato, mentre nelle vicinanze, nel 1174, fu costruito il "Fondacum Magnum", vasto magazzino fortificato e difeso da una torre. L'ingresso portuale venne chiuso per maggiore sicurezza con una grossa catena di ferro tesa tra le due torri, vennero inoltre scavati alcuni nuovi canali nel tentativo di irreggimentare e deviare i corsi d'acqua che gettandosi nel golfo ne favorivano l'insabbiamento: il canale della Vettola per deviare il ramo meridionale dell'Arno (1162), la "Fossa Antiqua o Catafratta" che deviava le acque torbide dei torrenti Ugione, Cigna, Riseccoli e Mulinaccio verso l'attuale San Jacopo in Acquaviva.

Frattanto, in prossimità della costa, nel 1163 furono aperte la pieve di San Niccolò di Porto Pisano, centro di culto delle locali popolazioni e dei marinai e quelle di Santa Maria e di Santa Giulia di Livorno (riunite nell'unica pieve superstite di Santa Maria nel 1293), documentanto l'aumento demografico nel distretto. In questo periodo tutta la zona limitrofa era infatti fittamente popolata e prospera, grazie ai floridi commerci che Pisa faceva attraverso il suo emporio marittimo. La zona circostante il porto era amministrativamente suddivisa nelle capitanie del Porto Pisano e di Livorno; il porto era governato da un "Fundacarius" con carica annuale, un Operaio (responsabile dei lavori portuali), un Offiziale che doveva difendere con le guardie la zona dai banditi.

Dal XIII secolo al tramonto della Repubblica pisana

Intorno al 1280 venne aperto il grande acquedotto detto di Santo Stefano, le cui vestigia sopravvissero fino alla metà dell'Ottocento e difeso verso il mare dalla Torretta.