Biografia Conosciuto comunemente come J. Arch Getty, si laureò all'Università della Pennsylvania, conseguendo il Bachelor of Arts, nel 1972; successivamente nel 1979 conseguì il dottorato di ricerca presso il Boston College. Fu professore presso l'Università della California a Los Angeles, specializzandosi in storia dell'Unione Sovietica e del Partito Comunista dell'Unione Sovietica..
Ricerche, opinioni e dibattiti La "cremlinologia" accademica dopo la Seconda guerra mondiale e durante la Guerra Fredda venne dominata dal "modello totalitario" dell'Unione Sovietica, sottolineando la natura assoluta del potere di Iosif Stalin. La "scuola revisionista", a partire dagli anni Sessanta, si concentrò su istituzioni relativamente autonome capaci di influenzare la politica a un livello superiore. Matt Lenoe descrisse la "scuola revisionista" come rappresentante di coloro che "insistevano sul fatto che la vecchia immagine dell'Unione Sovietica come stato totalitario votato al dominio del mondo era eccessivamente semplificata o semplicemente sbagliata. Tendevano a interessarsi alla storia sociale e a sostenere che la leadership del Partito Comunista aveva dovuto adattarsi alle forze sociali".
Getty fu uno degli storici della "scuola revisionista" che contestò l'approccio tradizionale alla storia sovietica, delineato dal politologo Carl Joachim Friedrich, secondo il quale l'Unione Sovietica fosse un sistema totalitario, con il culto della personalità e i poteri quasi illimitati di un "grande leader" come Stalin. In Origins of the Great Purges, un libro pubblicato nel 1985, Getty affermò che il sistema politico sovietico non fosse completamente controllato dal centro e che Stalin si limitasse a rispondere agli eventi politici di volta in volta al momento della loro comparsa. Il saggio fu una sfida alle opere di Robert Conquest e fece parte dei dibattiti tra il "modello totalitario" e la "scuola revisionista" dell'Unione Sovietica. In un'appendice al libro, Getty mise anche in discussione le conclusioni precedentemente pubblicate secondo cui Stalin avrebbe organizzato da solo l'omicidio di Sergey Kirov per giustificare la sua campagna delle Grandi purghe. Getty considerò il governo di Stalin come dittatoriale ma non totalitario, in quanto quest'ultimo avrebbe richiesto un'efficacia amministrativa e tecnologica inesistente in URSS.Karlsson, Klas-Göran (2008). "Revisionism". In Karlsson, Klas-Göran; Schoenhals, Michael. Crimes Against Humanity Under Communist Regimes – Research Review. Stockholm: Forum for Living History. pp. 29–36. .
Gli storici del "modello totalitario" denunciarono la "scuola revisionista" di storici come Getty come apologetica nei confronti di Stalin, accusandoli di minimizzare il "Terrore". Lenoe asserì che «Getty non ha negato la responsabilità finale di Stalin per il Terrore, né è un ammiratore di Stalin». Durante i dibattiti degli anni Ottanta, l'uso di fonti provenienti dalle memorie degli émigré e l'insistenza sull'organizzazione di Stalin per l'omicidio di Kirov si radicalizzarono nelle posizioni delle due parti. In una recensione dei lavori di Conquest sulla carestia sovietica del 1932-1933, in particolare The Harvest of Sorrow, Getty scrisse che Stalin e il Politburo sovietico giocarono un ruolo importante, ma «c'è molta colpa da attribuire. Essa deve essere condivisa dalle decine di migliaia di attivisti e di funzionari che hanno portato avanti la politica [del governo sovietico] e dai contadini che hanno scelto di macellare gli animali, bruciare i campi e boicottare la coltivazione per protesta».Coplon, Jeff (12 January 1988). "In Search of a Soviet Holocaust", Village Voice, accesso 30 November 2020 – via Montclair State University.
In una recensione del 1987 per il London Review of Books sull'opera di Conquest, Getty scrisse: «L'ipotesi, le fonti e le prove di Conquest non sono nuove. In effetti, egli stesso ha esposto per la prima volta il suo punto di vista due anni fa in un lavoro sponsorizzato dall'American Enterprise Institute. La storia della carestia intenzionale, tuttavia, è stata un dogma per gli emigrati ucraini in Occidente fin dalla Guerra Fredda (...). Il libro di Conquest darà quindi una certa credibilità accademica a una teoria che non è stata generalmente accettata da studiosi non di parte al di fuori dei circoli delle nazionalità in esilio. Nel clima politico conservatore di oggi, con il suo discorso sull'"impero del male", sono sicuro che il libro sarà molto popolare». Nello stesso articolo, Getty fornì la sua interpretazione degli eventi, in linea con l'approccio della "scuola revisionista" (tendente a trovare i responsabili della carestia sovietica partendo dal basso e arrivando all'alto, cioè colpevolizzando più i bassi centri di potere che non i vertici dello Stato, e non viceversa).
Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica e la pubblicazione degli archivi sovietici, il dibattito si spense parzialmente, poiché il "modello totalitario" e la scuola "revisionista" si fusero in una sintesi detta "post-revisionismo". Getty fu uno degli storici occidentali più attivi nella ricerca sugli archivi, insieme a Lynne Viola. Uno studio del 1993 sui dati d'archivio, condotto da Getty e altri, mostrò che un totale di 1.053.829 persone morirono nei Gulag dal 1934 al 1953. In uno studio del 1993, Getty scrisse che l'apertura degli archivi sovietici avvalorò le stime più basse avanzate dagli studiosi della "scuola revisionista".
A partire dalla metà degli anni Novanta, in pochi si opposero all'analisi di Getty secondo cui una fetta di società più ampia, una parte della burocrazia e altri gruppi professionali avessero una volontà propria, un certo grado di autonomia rispetto al potere centrale sovietico e la possibilità di resistere alle volontà di quest'ultimo (mentre la tesi del totalitarismo diffuso attraverso processi gerarchici unilaterali con una leadership dispotica esercitante la violenza su una popolazione passiva e indifesa perse consensi). La sua analisi di Stalin come potente ma costretto, soprattutto nei primi anni di governo, a lavorare tenendo conto di diverse serie di interessi e poteri in competizione tra loro, un essere crudele ma comunemente mortale, né onnipotente né un pianificatore supremo, venne descritta come una rappresentazione della banalità del male descritta da Hannah Arendt.
Note
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Categoria:Studenti dell'Università della Pennsylvania