Biografia Regina Cassolo nasce a Mede Lomellina il 21 maggio 1894, primogenita di Angelo Cassolo e Rosa Poggi, gestori di una macelleria. Alla morte del padre nel 1911, la madre si fa carico della famiglia continuando il lavoro nel negozio.

Non è chiaro dove Regina abbia compiuto la sua prima formazione. Diversi profili biografici riportano si sia svolta presso il collegio delle Canossiane di Pavia e che in seguito Regina si sia diplomata all'Accademia di belle arti di BreraVanni Scheiweller (a cura di), Regina. Con il manifesto dell'aeroplastica futurista, Milano, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1971, p. 103; Giuseppe Masinari (a cura di), Regina. Una scultrice d'avanguardia. Catalogo della mostra Mede, Centro Artistico Culturale Giuseppe Amisani, 30 ottobre - 14 novembre 1976, Mede, Circolo Artistico Culturale Giuseppe Amisani, 1976; Marisa Vescovo (a cura di), Regina (1894-1974), catalogo della mostra Modena, Galleria Civica d'Arte Moderna, 16 dicembre 1979 - 15 gennaio 1980, Modena, Cooptip, 1979.; altre ricerche ritengono che non vi siano tracce documentali per sostenere che tali studi e titoli siano stati effettivamente conseguiti..

Regina è stata allieva dello scultore figurativo torinese Giovanni Battista Alloati, amico di Giacomo Balla, Marinetti e Fillia; nel 1921 si trasferisce a Milano, dove sposa il pittore di origini valtellinesi Luigi Bracchi (Tirano 1892 - Milano 1978).

Gli esordi Le prime opere di Regina, negli anni Venti, comprendono sculture figurative in marmo e gesso, bassorilievi di animali. Anche se la maggior parte risulta di carattere tradizionale, alcune sculture, come Testa di donna, Testa di ragazzo, Due animali, esprimono una tendenza verso la semplificazione delle forme, conseguita attraverso l'introduzione di tratti geometrici e l'eliminazione dei dettagli, che potrebbero indicare la conoscenza, da parte della scultrice, delle avanguardie internazionali, e degli artisti di ambito europeo che allora perseguivano la sintesi primitivista e la sperimentazione nell'uso dei materiali: nella biblioteca personale dei coniugi Regina-Bracchi sono stati trovati un testo sullo scultore russo Ossip Zadkine, con esempi di sintesi delle forme nel trattamento dei volti, due monografie sullo scultore ucraino-americano Alexander Archipenko e due studi di Carl Einstein sulla scultura primitiva africana, della cui lettura vi è testimonianza nei taccuini di appunti redatti da Regina in quegli anni..

Nel 1928 Regina è presente alla prima "Mostra Regionale d'Arte Lombarda" presso la Permanente di Milano con i bronzi Testa di ragazzo (1925) e Popolana (1925 ca.).

Nel 1931 realizza la sua prima personale alla Galleria del Senato a Milano, in concomitanza con la mostra di pittura del marito Luigi Bracchi. La maggior parte delle opere presentate, oltre a quelle tradizionali in marmo e bronzo, come La popolana, è realizzata con materiali innovativi: alluminio (Bagnanti), celluloide (Bambina, Danzatrice) e latta (L'accademico), il cui uso la porterà ad allontanarsi gradualmente dall'attività figurativa.Un elenco completo delle opere esposte si trova in: Paolo Campiglio (a cura di), Regina. Futurismo, arte concreta e oltre, Catalogo della mostra Palazzolo sull'Oglio, 18 gennaio - 9 aprile 2010, Palazzolo sull'Oglio, Fondazione Ambrosetti arte contemporanea, 2010, p. 29.

La critica la accoglie piuttosto tiepidamente, riservando maggiore attenzione ai dipinti del marito. Un'eccezione è rappresentata dal critico d'arte Edoardo Persico, della rivista La casa bella, che nella sua recensione coglie elementi di novità e modernità nelle opere di Regina. Una cartolina postale del 1931 inviata alla scultrice, conservata presso l'Archivio Fermani, testimonia l'apprezzamento per le sue "modernissime" sculture in alluminio da parte del poliedrico artista futurista Fillia, segnale, per alcuni critici, di un rapporto di Regina con il futurismo, precedente alla mostra cui parteciperà nel 1933.; 421

Anni Trenta: l'esperienza futurista L'evento che sancisce l'adesione formale di Regina al futurismo è la sua partecipazione, nel giugno 1933, alla mostra "Omaggio futurista a Umberto Boccioni” svoltasi alla Galleria Pesaro, in cui vengono esposte opere di oltre novanta artisti futuristi, declinate secondo i principi dell'aeropittura, dei paesaggi cosmici, dell'arte sacra. Sofà, una scultura in alluminio e latta, è una delle opere che Regina espone, interpretata dai contemporanei come un divertente "oggetto decorativo" e collocata non fra le sculture, ma nella sala dedicata «all'architettura, alla scenografia ed all'arte decorativa»..

In una nuova mostra collettiva organizzata a Milano a dicembre, "Mostra futurista di aeropittura", introdotta da Marinetti e Munari, Regina presenta "ritratti in alluminio" e sculture polimateriche come Polenta e pesci, andata perdutaNella sua monografia dedicata a Regina, Scheiwiller riporta che l'opera sarebbe stata distrutta dalla stessa artista, Cfr.: Vanni Scheiwiller, a cura di, Regina. Con il manifesto dell'aeroplastica futurista, Milano, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1971, tavola 6, ritenuta la sua prima opera "programmaticamente" futurista, in quanto le opere esposte in precedenza erano state realizzate prima della sua adesione ufficiale al futurismo e la scelta del polimaterismoSono tre le sculture polimateriche individuate dagli studiosi nella produzione artistica di Regina: Polenta e pesci, Il poeta e la natura e L'albero felice. Diversa è la loro classificazione da parte dei critici: alcuni ne riconoscono i caratteri futuristi, altri ne sottolineano l'impronta dadaista. Cfr.: Marisa Vescovo (a cura di), Regina (1894-1974), Catalogo della mostra Modena, Galleria Civica d'Arte Moderna, 16 dicembre 1979 - 15 gennaio 1980, Comune di Modena, Cooptip, 1979, p. 8; , a cui negli anni Trenta il gruppo dei futuristi milanesi guarda con rinnovato interesse, rappresenta una novità per l'artista..

In questa mostra si registra un cambio di prospettiva dal punto di vista della ricezione critica: le sue opere acquistano un nuovo valore, vengono definite sculture, e l'artista stessa viene annoverata dalla stampa tra gli artisti "più noti" del momento, accanto a Prampolini, Depero e Munari.Giovanni Mussio, Le mostre d’arte. I futuristi alla Nazario Sauro, in Popolo d’Italia, 22 dicembre 1933, cit. in

Nel marzo 1934 Regina firma con Bruno Munari, Carlo Manzoni, Gelindo Furlan e Riccardo Ricas, del gruppo futurista di Milano, il Manifesto tecnico dell’aeroplastica futurista.

Nello stesso anno, invitata da Fillia, partecipa per la prima volta alla XIX Biennale d'arte di Venezia nella "Mostra degli aeropittori futuristi italiani" con diverse opere, segnalate nel catalogo come "Gruppo A allumini (aerosensibilità)", "Gruppo B allumini (aerosensibilità)", fra cui Spiaggia, L'Accademico, Sofà, La signora provinciale..

Nel 1935 prende parte alla II Quadriennale di arte contemporanea di Roma, in cui secondo le direttive di Marinetti le opere presentate dai futuristi si concentrano su due categorie: "Vita fascista" e "Aeropittura", celebrando l'Italia fascista e la "vita aviatoria". Fra le opere esposte ci saranno Mussolini aviatore di Alfredo Ambrosi, Trisintesi di vita fascista di Alessandro Bruschetti, I figli della Lupa di RAM, Duce di Mino Rosso. Regina è presente con la scultura in metallo Piccola italiana.

Nel 1936 partecipa per la seconda volta alla Biennale di Venezia con le opere Aerosensibilità, L'amante dell'aviatore e due bassorilievi navali, Porto n.1 e Porto n.2, di cui si è perduta traccia.. Aerosensibilità, che rappresenta una donna con la gamba sinistra accavallata, seduta su un cilindro, per le sue dimensioni e per la complessità strutturale è ritenuta una delle opere più impegnative realizzate da Regina; la posa, plasticamente molto elaborata, è ottenuta con la giunzione a incastro di numerosi fogli di alluminio. La progettazione dell'opera è avvenuta, come la scultrice era spesso solita, utilizzando dei cartamodelli ritagliati, fissati con spilli.Ra chele Ferrario (a cura di), Regina futurista. Opere degli anni Trenta. Catalogo della mostra Milano, Galleria Spaziotemporaneo, marzo-aprile 2009, Milano, Spaziotemporaneo, 2009

Nello stesso anno Regina realizza costumi per il Teatro ArcimboldiVanni Scheiwiller (a cura di), Regina. Con il manifesto dell'aeroplastica futurista, Milano, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1971 pp. 103-105 e, tra maggio e ottobre, partecipa alla Mostra internazionale di scenotecnica teatrale, organizzata da Enrico Prampolini, esponendo alcune sue opere, lo scenoplastico Viaggio al Polo (andato disperso) e quattro maschere di metallo. Sempre nello stesso anno prende parte ad una Mostra di Scenografia cinematografica a Como, presentando il suo lavoro Paese del Cieco, un plastico in cui cerca di tradurre il mondo sensibile di una persona non vedente, un "inno alle percezioni immateriali che trascendono i sensi", probabile eco del tattilismo marinettiano..

Dopo un lungo soggiorno con il marito a Parigi nel 1937, dove conosce Andé Breton e Léonce Rosenberg, e probabilmente visita l'Esposizione internazionale, Regina espone nella mostra "Gli aeropittori futuristi" presso la Galleria del Milione e successivamente partecipa alla XXI Biennale di Venezia. Nella sezione "Futuristi aeropittori d'Africa e Spagna" è presente la sua opera Sintesi di veliero dall'alto, che non risulta però citata nel catalogo curato da Marinetti.

Nel 1939 alla III Quadriennale dell'arte di Roma espone una scultura realizzata in ferro, Torre Littoria (in seguito chiamata solo Torre), che con Paese del cieco è ritenuta da alcuni critici un esempio del suo interesse per l'astrattismo.

La successiva Biennale (XXII, 1940), in cui espone Aeroferro di stratosfera e Aeroferro di donne abissine, copie in ferro delle maschere in alluminio già presentate alla mostra di scenotecnica della Triennale milanese del 1936, è l'ultima a cui partecipa la scultrice pavese, e quella che chiude la sua esperienza con il gruppo futurista.

Secondo lo studioso Paolo Campiglio, sul finire degli anni Trenta Regina avrebbe maturato una "crescente disillusione nei confronti del movimento marinettiano", di cui costituirebbe un segnale la riproposta, in alcune mostre collettive, di opere già presentate in precedenza.

Nella sua monografia su Regina, Vanni Scheiwiller attribuisce il rifiuto della scultrice all'invito di partecipazione alla Biennale di Venezia del 1942, alla sua contrarietà ad attenersi "rigorosamente" al tema fascista.Vanni Scheiweller, Regina. Con il manifesto dell'aeroplastica futurista, Milano, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1971, pp. 7-24.

Dagli anni Quaranta agli anni Settanta

Negli anni Quaranta Regina si allontana dalle scene. Continua la sua ricerca sulla materia e sulla sua levità, sperimentando materiali come il plexiglas, l'acetato e il rhodoid, e si spinge verso l'astrazione, specie con gli studi sulla «geometria dei fiori», che produrranno opere come Fiore in gesso (1945) e Modulazioni (1946).

Regina è al corrente delle ricerche astratte europee, delle sperimentazioni polimateriche e sui plexiglas avviate fin dagli anni Trenta da Naum Gabo, e il terreno su cui opera è quello della ricerca continua e della sperimentazione avanguardistaVanni Scheiwiller definirà come caratteristica saliente di Regina la sua ”avanguardia mentale”.; intraprende nuove soluzioni tecniche e plastiche, nel percorso di de-materializzazione scultorea, di compenetrazione fra materia e vuoto, di cui sono esempio le Strutture sospese, sorrette da fili invisibili di nylon, e le composizioni con fili di ferro ed elementi in plexiglas. Il passaggio dalla natura alla forma pura si coglie in opere come Scultura spaziale (1947) o Scultura concreta (1950).