La grammatica lettone è lo studio delle regole che governano l'uso della lingua lettone. La lingua lettone è una lingua flessiva, con una morfologia nominale e verbale complessa. L'ordine delle parole è relativamente libero, quello non marcato è SVO. Il lettone ha aggettivi pre-nominali e sia preposizioni che posposizioni. Non ci sono articoli in lettone; la determinazione può però essere indicata dalla desinenza degli aggettivi.

Sostantivi Il lettone, come altre lingue europee, divide i sostantivi in generi grammaticali. I sostantivi lettoni possono essere maschili, vīriešu dzimte, o femminili, sieviešu dzimte. In generale, è facile riconoscere il genere dalla desinenza del sostantivo:

quelli maschili terminano in -s, -š, -is e -us. Es. koks "albero", ceļš "sentiero, via", nazis "coltello", tirgus "mercato". quelli femminili terminano in -a od -e. Es. meita "figlia", roze "rosa".

Esiste comunque un piccolo gruppo di sostantivi maschili che terminano in -a, es. lauva "leone", e un altro piccolo gruppo di sostantivi femminili che terminano in -s, es. pils "castello". Anche i cognomi seguono normalmente il genere della persona:

Ozoliņš (masc.) → Ozoliņa (fem.) Hartmanis (masc.) → Hartmane (fem.)

I nomi dei Paesi tendono a essere femminili, seguendo il genere di valsts "stato" (es. Latvija, Austrālija), così come i nomi di città e paesi, da pilsēta "città", che si trovino in Lettonia o altrove (es. Rīga, Londona). Anche i nomi dei fiumi sono femminili - la parola per "fiume" upe è a sua volta femminile (es. Daugava, Amazone). I nomi delle montagne sono invece maschili - kalns "collina, montagna" (es. Gaiziņš, Everests). Anche i nomi dei laghi sono maschili - ezers "lago" - ad esempio Burtnieks, Balatons.

Numero I sostantivi possono essere singolari, vienskaitlis, o plurali, daudzskaitlis, ad es. krēsls "sedia" - krēsli "sedie". Quando si parla dei membri di una famiglia che hanno tutti lo stesso cognome, si usa la forma plurale, ad esempio Šmiti "gli Smith".

Casi Il lettone ha sei casi grammaticali (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, locativo e vocativo). L'apposizione di terminazioni ai sostantivi si chiama declinazione, deklinēšana.

nominativo, nominatīvs: è la forma base del dizionario e il soggetto del verbo kaķis ēd. "il gatto mangia" genitivo, ģenitīvs: indica il possesso, equivalente al "di" italiano o "'s" inglese: kaķa aste. "la coda del gatto" dativo, datīvs: è il complemento di termine: es devukaķim ēst. "ho dato il cibo al gatto" accusativo, akuzatīvs: è il complemento oggetto: es saucukaķi. "ho chiamato il gatto" locativo, lokatīvs: indica il luogo: kaķis ir dārzā. "il gatto è nel giardino" vocativo, vokatīvs: usato per chiamare persone, animali, cose ecc.: Mikiņ! "Mikiņ!" (il nome del gatto)

Declinazioni Il lettone divide i sostantivi in sei declinazioni.

Prima declinazione Il primo gruppo contiene tutti i sostantivi maschili che terminano in -s e -š, ad esempio dēls "figlio", ceļš "strada, via". dēlsceļssingolarepluralesingolarepluralenominativodēlsdēliceļšceļigenitivodēladēluceļaceļudativodēlamdēliemceļamceļiemaccusativodēludēlusceļuceļuslocativodēlādēlosceļāceļos * Il vocativo al singolare è esattamente uguale al nominativo per la maggior parte dei sostantivi monosillabici, es. dēls! "figlio!", tēvs! "padre!". I sostantivi più lunghi lasciano cadere la finale -s o -š. Es. Andrejs → Andrej!, Mārtiņš → Mārtiņ! Al plurale il vocativo è uguale al nominativo, ad esempio draugi! "amici!".

Seconda declinazione Il secondo gruppo contiene i sostantivi maschili che terminano in -is, es. kaķis "gatto", e un piccolo gruppo di sostantivi maschili che terminano in -s, es. akmens "pietra". kaķisakmenssingolarepluralesingolarepluralenominativokaķiskaķiakmensakmeņigenitivokaķakaķuakmensakmeņudativokaķimkaķiemakmenimakmeņiemaccusativokaķikaķusakmeniakmeņuslocativokaķīkaķosakmenīakmeņos Oltre ad akmens, gli unici altri sostantivi terminanti in -s che appartengono a questo gruppo sono asmens "lama, spada", mēness "luna", rudens "autunno", sāls "sale", ūdens "acqua", zibens "fulmine".

La caratteristica di questo gruppo di declinazione è il cambio di consonante, o alternanza consonantica, līdzskaņu mija, nel genitivo singolare e in tutti i casi del plurale. Questa caratteristica è chiamata anche palatalizzazione, in quanto la consonante si trasforma in un suono palatalizzato, cioè la lingua tocca il palato nel pronunciare questi suoni. Possiamo notare il cambiamento della consonante nella declinazione plurale di alkmeņi, dove la n è cambiata in ņ. Le regole per questi cambiamenti consonantici sono le seguenti: Cambio di consonantenominativo sing.genitivo sing.nominativo plur.traduzioneb > bjgulbisgulbjagulbjicignoc > člācislāčalāčiorsod > žbriedisbriežabriežicervodz > dždadzisdadžadadžicardol > ļcelisceļaceļiginocchioln > ļņalnisaļņaaļņialcem > mjkurmiskurmjakurmjitalpan > ņtornistorņatorņitorrep > pjskapisskapjaskapjistipos > šķirsisķiršaķiršiciliegiasl > šļkāpsliskāpšļakāpšļistaffasn > šņatkusnis atkušņaatkušņiscongelaret > šlatvietislatviečalatviečilettone (masch.)v > vjšķīvisšķīvjašķīvjipiattoz > žnazisnažanažicoltellozl > žļzizlis zižļazižļibacchettazn > žņuzgrieznis uzgriežņa uzgriežņidado (di metallo)

Terza declinazione Il terzo gruppo comprende le parole maschili che terminano in -us, ad esempio tirgus "mercato". tirgussingolare pluralenominativotirgustirgigenitivotirgustirgudativotirgumtirgiemaccusativotirgutirguslocativotirgūtirgos * Nel vocativo singolare si lascia cadere la -s finale, ad esempio Mikus → Miku!. Al plurale il vocativo è uguale al nominativo, ma normalmente non si usa per gli oggetti inclusi in questo gruppo.

Quarta declinazione Il quarto gruppo contiene i sostantivi che terminano in -a. Questi sono principalmente femminili, es. māsa "sorella", ma esiste anche un piccolo gruppo di sostantivi maschili che terminano in -a, es. puika "ragazzo". Questi hanno terminazioni leggermente diverse, come mostra la tabella seguente. Il dativo singolare è diverso a seconda che il sostantivo sia femminile o maschile. māsapuikasingolarepluralesingolarepluralenominativomāsamāsaspuikapuikasgenitivomāsasmāsupuikaspuikudativomāsaimāsāmpuikampuikāmaccusativomāsumāsaspuikupuikaslocativomāsāmāsāspuikāpuikās * Il vocativo singolare è generalmente uguale al nominativo per la maggior parte dei sostantivi di due sillabe, es. Rūta!. I sostantivi più lunghi lasciano cadere la -a finale, es. Rūtiņ!. Al plurale il vocativo è uguale al nominativo, es. māsas! "sorelle".

Quinta declinazione La quinta declinazione contiene per lo più sostantivi femminili che terminano in -e, es. māte "madre", ma c'è anche un piccolo gruppo di nomi propri maschili, cioè cognomi, che appartengono a questa categoria, es. Egle, oltre a un sostantivo che può essere sia femminile che maschile: bende "boia". Il dativo singolare maschile ha la desinenza -em; nel caso di un boia donna, il dativo singolare sarebbe bendei. Inoltre, la quinta declinazione ha l'alternanza come la seconda declinazione, ma solo nel genitivo plurale. mātebendesingolarepluralesingolarepluralenominativomātemātesbendebendesgenitivomātesmāšubendesbenžudativomāteimātēmbendembendēmaccusativomātimātesbendibendeslocativomātēmātēsbendēbendēs * Il vocativo singolare è generalmente uguale al nominativo per la maggior parte dei sostantivi a due sillabe, es. Ilze!. I sostantivi più lunghi lasciano cadere la -e finale, es. Ilzīt!. Al plurale il vocativo è uguale al nominativo, ad esempio mātes! "madri!".

Sesta declinazione La sesta declinazione contiene un piccolo gruppo di sostantivi femminili che terminano in -s, es. pils "castello". C'è anche un piccolissimo gruppo di sostantivi femminili usati solo al plurale, es. brokastis "colazione", la città Cēsis, durvis "porta". Infine, c'è anche la parola maschile plurale ļaudis "gente" che fa parte di questo gruppo. La sesta declinazione ha l'alternanza, come la seconda, ma solo nel genitivo plurale. pilssingolarepluralenominativopilspilisgenitivopilspiļudativopilijpilīmaccusativopilipilislocativopilīpilīs * Il vocativo è uguale al nominativo sia al singolare che al plurale.

Sostantivi riflessivi I sostantivi formati da verbi riflessivi, cioè quelli che terminano in -šanās, es. tikšanās "incontro", non appartengono a nessuna delle sei declinazioni, formando un gruppo a sé stante in cui mancano alcuni casi. tikšanāssingularpluralnominativotikšanāstikšanāsgenitivotikšanāstikšanosdativo//accusativotikšanostikšanāslocativo//vocativo//

Aggettivi Gli aggettivi generalmente precedono i nomi cui si riferiscono e concordano con essi in caso, numero e genere. Gli aggettivi, inoltre, possiedono desinenze distinte per le forme definita e indefinita:

Viņa nopirka [vecu māju]. "Ha comprato [una vecchia casa]." Viņa nopirka [veco māju]. "Ha comprato [la vecchia casa]."

Verbi Il lettone ha tre tempi semplici: presente, passato e futuro; e tre costruzioni perfette composte: presente perfetto, passato perfetto, futuro perfetto.

I verbi lettoni si conuigano secondo cinque modi:

indicativo; imperativo; condizionale; congiuntivo (la letteratura lettone, tuttavia, non fa distinzione tra condizionale e congiuntivo. Anche volendo distinguerli, i due modi sono morfologicamente identici - terminando entrambi in -u); relativo: noto anche come citativo o inferenziale (alcuni autori distinguono la derivazione analitica dello iussivo come sottoclasse del citativo; altri, tuttavia, insistono che la semplice aggiunta di una congiunzione, lai, non è sufficiente a indicare questa costruzione grammaticale come modo verbale distinto); debitivo: usato per esprimere un obbligo.

Le relazioni tra tempi e modi verbali sono presentate nella tabella seguente: IndicativoImperativoCondizionaleCongiuntivoDebitivoPresente semplice✓ ✓ ✓ ✓ ✓ Passato semplice✓ ✗ ✗ ✗ ✓ Futuro semplice✓ ✗ ✗ ✓ ✓ Presente perfetto✓ ✗ ✓ ✓ ✓ Passato perfetto✓ ✗ ✗ ✗ ✓ Futuro perfetto✓ ✗ ✗ ✓ ✓ I verbi lettoni hanno due diatesi, attiva e passiva. La diatesi passiva è analitica, poiché combina un verbo ausiliare (tikt "diventare", būt "essere", o più raramente, tapt "diventare") e la forma participia passiva passata del verbo. I verbi riflessivi sono contrassegnati morfologicamente dal suffisso -s .

Classi di coniugazione A differenza delle lingue romanze, in cui le classi di coniugazione sono assegnate in base a vocali tematiche (come -are, -ere e -ire che in italiano denotano rispettivamente la 1ª, 2ª e 3ª coniugazione), i verbi lettoni sono classificati in coniugazioni indipendentemente dal fatto che terminino in -āt, -ēt, -īt, -ot o -t . La classificazione dipende dal fatto che la radice del verbo abbia una vocale tematica e, in tal caso, se sia mantenuta al presente.

La prima classe di coniugazione è caratterizzata da un'assenza della vocale tematica all'infinito, al presente e al passato. Inoltre i verbi di 1ª coniugazione sono sempre monosillabici e le loro radici subiscono spostamenti sonori. Sulla base di questi cambiamenti sonori, sono ulteriormente suddivisi in 5 sottocategorie. Il suono che cambia è evidenziato in grassetto nell'esempio sottostante.

La seconda classe di coniugazione è caratterizzata dal mantenimento della vocale tematica all'infinito, al passato e al presente. Le prime persone singolari del presente e del passato coincidono.

I verbi della terza classe di coniugazione mantengono la vocale tematica all'infinito e al passato, ma è assente nel presente e la radice assume l'intera serie di desinenze a differenza della 1ª e 2ª coniugazione dove le desinenze -i (2ª persona singolare) e -a (3ª persona singolare) del presente sono assenti o cedono il posto alla vocale tematica.