Il fascino che contraddistingue la parte monumentale della Certosa di Bologna deriva dalla complessa articolazione degli spazi, frutto degli adattamenti e delle stratificazioni ottocentesche e della prima metà del Novecento. Durante la prima fase di ristrutturazione venneno prese in conto le idee dell'igienismo illuminista, come testimoniano i disegni di Angelo Venturoli. Dell'epoca monastica si conservano quasi integri alcuni chiostri, la sala capitolare (Sala della Madonna dell'Asse), il Chiostro del Capitolo (Chiostro delle Madonne o dell'Ossario), il Refettorio (trasformato in Sala della Pietà), il Recinto delle Monache e dei Sacerdoti, il Cortile del Refettorio (Chiostro I o d'ingresso). Il rinascimentale Chiostro Grande venne smembrato nel Chiostro III e in parte nel Chiostro del 1500, demolito e ricostruito.. L'espansione del cimitero, sebbene non organica, tenne conto delle costruzioni preesistenti, «ordinata e orientata lungo un asse di riferimento ovvero l'asse mediano del chiostro rinascimentale: si operano adattamenti degli spazi esistenti e il cimitero nasce dalla crescita di elementi, dalle architetture differenti ma coerenti tra loro, che arrivano ad occupare anche le aree libere degli orti», assumendo progressivamente ampiezza e monumentalità.

Gli ingressi

Alla Certosa di Bologna si può accedere da tre ingressi:

1) Ingresso monumentale a nord da via della Certosa.

2) Nuovo Ingresso o Nuovo Ingresso Monumentale, all'angolo sud est del cimitero, nei pressi del loggiato sul canale di Reno, in corrispondenza con l'attuale obitorio.

3) Ingresso a sud ovest per l'anonima Entrata Ghisello, dotata di un parcheggio su via Andrea Costa da cui si accede alla parte nuova.

Il Nuovo Ingresso è all'angolo sud est del cimitero, nei pressi del loggiato sul canale di Reno e della pista ciclabile per Casalecchio, il Nuovo Ingresso o Nuovo Ingresso Monumentale, progettato da Arturo Carpi nel 1924, dà accesso al Campo Carducci e al Chiostro IX dal portico della Certosa. Nel cortiletto di raccordo del Nuovo Ingresso con la Galleria e il Chiostro IX, visibile dalla strada attraverso l'entrata monumentale, Armando Minguzzi ha realizzato nel 1928 il Monumento Raggi Ruggeri; il gruppo scultoreo in bronzo celebra gli sportivi Olindo Raggi e Amedeo Ruggeri ed è considerato il capolavoro dello scultore in Certosa, in uno stile tra classicismo e Liberty.

Su via della Certosa, l'Ingresso monumentale, realizzato nel 1809 su progetto di Ercole Gasparini, è quello maggiormente riprodotto nelle incisioni antiche, anche per la presenza delle Piangenti di Giovanni Putti che sovrastano due dei quattro pilastri di accesso; queste drammatiche statue in terracotta, piegate su sé stesse sotto pesanti panneggi, sono chiamate anche Piagnoni o Piangoloni e divennero fin dalle origini gli emblemi della Certosa. L'Ingresso Monumentale si apre con una scenografica prospettiva sul viale che attraversa il Chiostro V o Maggiore fino ad arrivare al Chiostro III; dall'ingresso parte un portico a esedra che si raccorda con i portici interni del Chiostro..

A ovest dell'Ingresso Monumentale ottocentesco, introdotto da un breve viale alberato che parte dal parcheggio su via della Certosa, si accede al Cortile della Chiesa tramite l'ingresso monumentale settecentesco, un grande atrio di ordine tuscanico a cinque campate con volta a botte, opera del 1768 dell'architetto Gian Giacomo Dotti comunemente chiamato Ingresso Principale.. Grazie agli interventi architettonici del 1932, l'Ingresso Principale risulta in armonia con il resto degli edifici che attorniano il cortile.

Proseguendo a ovest su via della Certosa, si arriva alle entrate al Cimitero ebraico e al Campo 71 del Cimitero moderno, contigue.

Gli spazi dell'antico monastero Certosa di San Girolamo di Casara

Nella chiesa del monastero sono da segnalare il trittico della Passione di Cristo, opera di Bartolomeo CesiNella Cappella Maggiore, il trittico della Passione di Cristo di Bartolomeo Cesi si compone de lOrazione nell'Orto, la Crocefissione e la Deposizione. e il coro ligneo intarsiato ripristinato da Biagio De' Marchi nel 1538 dopo l'incendio provocato dai Lanzichenecchi di Carlo V. In evidenza sono i dipinti dedicati a episodi della vita di Cristo, delle dimensioni di circa 450x350 cm, i quali furono commissionati nella metà del Seicento ai due Sirani, Giovan Andrea e la figlia ElisabettaIn particolare, il Battesimo di Cristo di Elisabetta Sirani del 1648, e la Cena in casa del Fariseo di Giovan Andrea Sirani del 1652., a Francesco Gessi, Giovanni Maria Galli da Bibbiena, Lorenzo Pasinelli, Domenico Maria Canuti e al napoletano Nunzio Rossi. Altre opere di Antonio e Bartolomeo Vivarini, Ludovico e Agostino Carracci, oltre che del Guercino, furono trasferite in epoca napoleonica alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Nella cappella di San Giuseppe affiancata alla chiesa si trova lUltima cena del 1562 ca., traslata dal Refettorio del convento; attribuita in un primo tempo a Orazio Samacchini da Pietro Lamo e dalle guide settecentesche, è stata riattribuita a Lorenzo Sabatini da J. Winkelmann, grazie anche al ritrovamento di un disegno preparatorio nelle collezioni del Louvre da parte del Ragghianti.

Cortile della Chiesa

Il Cortile della Chiesa è il primo spazio del cimitero a cui si accede provenendo dall'Ingresso Principale settecentesco su via della Certosa. Di forma rettangolare, è circondato da un portico eterogeneo risalente a varie epoche, le cui parti più antiche risalgono alla seconda metà del Quattrocento; un tempo era occupato da due chiostri separati da un portico. tratto da Gli interventi più significativi sono datati 1768, con la costruzione dell'Ingresso Principale, e 1932, anno in cui l'Ufficio tecnico del Comune procedette a un'armonizzazione intervenendo soprattutto sul braccio est di fronte alla Chiesa.. Sul cortile si affaccia la Chiesa di San Girolamo. All'angolo sud ovest del Cortile, delle arcate portano al Campo Nuovo del Cimitero moderno; da sud, si accede al Chiostro del 1500 e alle sale attigue attraverso il Corridoio delle lapidi e da una sala al centro. A nord, sotto le arcate del portico si trova l'Info Point storico-artistico mentre sotto il voltone dell'ingresso settecentesco è la portineria. Dall'angolo nord ovest del cortile si arriva al Cinerario e agli Uffici. All'angolo nord est del cortile, il portico conduce al Chiostro X.

Chiostro del 1500

Al Chiostro del 1500, o Chiostro IV, si accede dal portico sud del Cortile della Chiesa attraversando la Sala Weber oppure il Corridoio delle lapidi, così chiamato per la collezione di lapidi qui traslate a inizio Ottocento dalle chiese cittadine soppresse nel 1796.

Sia il chiostro del 1500 sia le sale attigue, un tempo foresteria del monastero, vennero riutilizzate con funzione museale, ma le lastre medievali e i monumenti rinascimentali sono stati in gran parte ricollocati nei musei e nelle chiese bolognesi, seppure ne restino alcuni nelle ex Sale delle antichità..Le sale attigue al Chiostro del 1500 erano chiamate Sale delle antichità o Sale dei monumenti antichi nel loro insieme, singolarmente prendevano il nome di Sala d'ingresso o del Secolo XIII (Sala Weber), Sala del Secolo XIV, Sala del Secolo XV, Sala del Secolo XVII, Sala del Secolo XVIII. Cfr. e .

Costruito nel Cinquecento, il chiostro è stato risistemato nel Novecento. Si presenta con un portico a lesene doriche binate che circonda il cortiletto su tre lati: sul lato lungo a sud si susseguono cinque arcate, sui lati corti a est e a ovest tre. Sopra la trabeazione si sviluppa un attico a finestre quadrate; anche questo primo piano funge da cimitero. Sotto le volte del portico, alternate tra volte a vela e volte a botte, in corrispondenza delle lesene si curvano i sottarchi..

Sala Weber Al centro dell'aula centrale, già Sala della Foresteria, Ufficio del Custode, Sala del DuecentoLa Sala Weber è indicata come Sala del XIII secolo nellItinerario grafico per girare con facilità il Cimitero della Certosa di Bologna 1890-1894 allegato a . o Aula grande, si trova il monumento all'industriale Edoardo Weber, da cui prende il nome la sala. Realizzato in marmo di Carrara da Venanzio Baccilieri su progetto di Augusto Panighi nel 1954-57, il monumento è il maggior esempio dello stile purista presente in Certosa e annoverato tra le opere di pregio.. Nella sala è conservato anche l'affresco della Madonna col Bambino tra i santi Girolamo e Bruno di Bartolomeo Cesi, restaurato nel 2011 e ultima testimonianza insieme al Corridoio dipinto delle decorazioni dell'antica Certosa.

Chiostro X

Il Chiostro X o Chiostro della Chiesa, ai piedi del campanile, occupa lo spazio dell'antico monastero destinato a giardino dei semplici o cortile della spezieria, riadattato nel 1931 da Enrico Casati e Roberto Cacciari... Vi si accede dal portico a est del Cortile della Chiesa, a sinistra della facciata della chiesa.

Occupa una superficie di circa di cui coperti.

Sul lato sud del chiostro si notano le tre cappelle superstiti della Chiesa di san Girolamo.

Sui tre lati che non confinano con la chiesa o il campanile si aprono i doppi loggiati, di cui quello superiore è accessibili dalle scalinate. All'epoca della sua costruzione, il piano superiore rappresentava una novità rispetto agli altri chiostri, dovuta alla necessità di ottimizzare lo spazio per le accresciute esigenze sepolcrali senza ricorrere ai bui sotterranei ampiamente presenti nelle parti più antiche.

Chiostro I

Al chiostro I, porticato su tre lati, si accede passando dal braccio di portico del Cortile della Chiesa a est, a destra dell'ingresso della chiesa..

Il Chiostro I o d'Ingresso era l'antico cortile del refettorio certosino e nel XIV secolo rappresentava l'ingresso del monastero, dando accesso al refettorio (Sala della Pietà), alla cucina, ai dormitori dei conversi e alla cella del Priore. È stato tra i primi luoghi a essere occupati dal cimitero.Raule riporta che «serviva da laboratorio; più tardi serviva da ingresso a chi, dal cortile della chiesa, veniva a visitare il cimitero quando questo restava chiuso.» Cfr. ..

Nel chiostrino si trovano importanti monumenti dipinti e in stucco del primo Ottocento di Giovanni Putti, Giacomo De Maria e Alessandro Franceschi.

Sormontato dalle statue della Piangente e della Velata, il Monumento Fornasari (1822), opera di Giovanni Putti su progetto di Vincenzo Vannini, è tra le opere più rappresentative della Certosa; la statua della Velata si ispira alla scultura che De Maria aveva realizzato per il Monumento Caprara, altra opera emblematica del cimitero nel Chiostro III.

Sala del Pantheon La Sala del Pantheon, accessibile dal portico del Chiostro I, occupa gli spazi dell'ex cella del Priore. Riallestita nel 1828 su progetto di Giuseppe Tubertini per ospitare i busti degli «Uomini Illustri e Benemeriti» di Bologna, presenta un soffitto affrescato da Filippo Pedrini. Ricollocati i busti dei bolognesi llustri in altre sedi, dal 2008 è trasformata da Flavio Favelli in Sala del Commiato o Sala d'Attesa adibita a funzioni religiose.

Sala della Pietà

La Sala della Pietà, antico spazio del refettorio certosino, si trova a nord del Chiostro I, a ovest della Sala del Pantheon e a sud del Chiostro delle Madonne. Di forma rettangolare e coperta da tre volte a crociera poggianti su capitelli pensili, ha due accessi sul Chiostro I e uno sul Chiostro delle Madonne. La sala, progettata da Angelo Venturoli nel 1816, è occupata al centro da un'apertura ovale con una doppia scala a quattro rampe di raccordo tra il piano terreno e il sotterraneo, riuscito esempio di stile neoclassico.