Formazione Frequenta il Liceo classico statale Galileo di Firenze quindi la Facoltà di Lettere, maturando negli anni Quaranta una solida formazione classica. Stringe amicizia con l'umanista Patricia Hochschild e con il filologo Werner Jaeger, professore di Patricia ad HarvardLo scambio epistolare con Patricia Hochschild, studiosa del Rinascimento veneziano, inizia nel 1949, quello con Jaeger nel 1952. Cfr.: Carteggi inediti presso l'archivio di Lara-Vinca Masini custodito al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Il contatto con il mondo dell'arte, avvenuto inizialmente frequentando il laboratorio della zia restauratrice Elsa Masini, si rafforza negli anni Cinquanta grazie alla conoscenza di Carlo Ludovico Ragghianti. Diviene segretaria di redazione delle riviste da lui fondate: “Criterio” (1957-1958) e "SeleArte" (1958-1965), quest'ultima finanziata da Adriano Olivetti.
Critica militante
Nel 1960 inizia l'attività pubblicistica relativa all'arte contemporanea. Entra in relazione con Umbro Apollonio, Gillo Dorfles, Giuseppe Marchiori, conosciuto tramite l'amico collezionista Giuliano Gori. Nel 1963 ha una svolta nel suo approccio critico dopo la conoscenza a Verucchio di Giulio Carlo ArganAi convegni dellAssociazione internazionale degli artisti, critici e studiosi d'arte, orientato in quel momento verso la ricerca artistica ispirata alla psicologia della Gestalt. Dopo l'interesse per l'arte informale e per la nuova figurazione, si rivolge all'arte programmata e cinetica in rapporto con l'innovazione tecnologica.
Promuove l'arte più innovativa e meno rappresentata proposta da gallerie fiorentine d'avanguardia come Vigna Nuova (1945-1966) di Sergio Santi; Numero (1951-1970) di Fiamma Vigo; Quadrante (1961-1964) di Matilde Giorgini e L'Obelisco di Roma (1946-1978) di Gaspero Del Corso e Irene Brin, facendo da ponte tra gli artisti fiorentini più innovativi e il panorama nazionale e internazionale più aggiornato. Cura nel 1963 la XIV Mostra Nazionale Premio del Fiorino.
Nel 1964 fonda il Centro Proposte, che sarà attivo fino al 1967, e organizza rassegne itineranti in cui arte, architettura, musica elettronica e poesia concreta dialogano tra loro; la veste grafica dei relativi cataloghi è curata dall'amico artista Auro Lecci. Si avvicina a esperienze di giovani artisti e li accompagna nel loro percorso, fra loro Antonio Bueno, Alberto Moretti, Mario Fallani, Maurizio Nannucci, Riccardo Guarneri, Paolo Masi.. Si interessa al design del gioiello d'artista, in particolare alle creazioni di Flora Wiechmann Savioli; agli artisti Pietro Gentili e Paolo Scheggi e ai loro interventi ispirati all'arte cinetica sugli abiti di Germana Marucelli. L'attenzione per l'arte più all'avanguardia si rafforza grazie al contatto con il torinese Piero Fogliati. e all'amicizia con Gianni Colombo, Enzo Mari e Lea Vergine, Ettore Sottsass e Fernanda Pivano. Dal 1965 matura l'interesse per l'architettura grazie alla vicinanza con gli architetti fiorentini formatisi alla scuola dell'amico Giovanni Michelucci: Edoardo Detti, Leonardo Ricci e il suo allievo Renzo Barbieri, Leonardo Savioli e l'allievo Vittorio Giorgini, Marco Dezzi Bardeschi. Elabora e scrive il proprio pensiero in merito allo spazio architettonico pensato come luogo di scambio di esperienze visive.
Il contributo alla conoscenza dell'arte contemporanea Il movimento, dapprima conosciuto come "anti-design" o "contro-design", poi definito architettura radicale, trova in Firenze il suo centro propulsore. A partire dal 1966 Vinca Masini segue le esperienze dei gruppi radical più rappresentativi, utopici e visionari, come Superstudio, Archizoom Associati, Ufo, Remo Buti, Gianni Pettena e Gruppo 9999; diviene per loro un punto di riferimento intervenendo tra il 1967 e il 1971 alla Facoltà di Architettura di Firenze con lezioni e presentazioni di artisti sperimentali. Inizia l'amicizia con l'architetto Sandro Poli, membro del gruppo Superstudio, e con Massimo Becattini, tra i primi esponenti a Firenze del cinema d'artista.
Nel 1970 cura gli aspetti illustrativi e documentari del volume di Argan per le scuole L'arte moderna 1770/1970. Nel vivace clima culturale fiorentino di quegli anni, dedica il lavoro di critico ad artisti emergenti attivi in nuove gallerieMasini è vicina particolarmente alla galleria Schema (1972-1994), ma anche allo Spazio Zona (dicembre 1974- 1985) e in gruppi di artisti autogestiti: fra loro l'amico Vittorio Tolu e Andrea Granchi, tra i primi dediti al cinema d'artista in quel momento agli esordi in Italia, oltre a Renato Ranaldi, Ketty La Rocca, Verita Monselles, Mario Mariotti.
Nel dicembre 1974, con Vittorio Fagone e Aldo Passoni, cura l'apertura del Museo Progressivo d'arte contemporanea di LivornoIl museo è stato voluto nel 1989 da Vera Durbè, allora responsabile del Museo Fattori. a Villa Maria (oggi Museo della città di Livorno); l'intento è quello di estendere anche ai centri minori la conoscenza di artisti d'arte contemporanea grazie all'allestimento di una raccolta permanente di alto livello, composta da oltre 150 opere di artisti italiani, acquisite dal Comune in occasione della Prima Biennale d'Arte Contemporanea di Livorno. La Biennale, curata da lei e Fagone, rimasta unica, vede in mostra il “Grande rettile” di Pino Pascali, le opere cinetiche di Piero Fogliati, le opere ottico-percettive di Getulio Alviani, Franco Grignani, Enzo Mari e le azioni sceniche di Fabio Mauri. Figurano anche la Narrative Art, il design e il cinema d'artista.
La Biennale di Venezia del 1978 Con Luigi Carluccio ed Enrico Crispolti cura la sezione italiana della Biennale di Venezia 1978: Dalla natura all'arte. Dall'arte alla natura; la sezione Arti visive trova posto nella sede dei Giardini, quella di Architettura ai Magazzini del Sale. L'attenzione è rivolta ai due aspetti di Topologia e Morfogenesi. L'aspetto del topos, orientato verso l'utopia nell'assenza di qualunque certezza, è rappresentato dagli artisti dei gruppi radical, con l'antecedente di Sottsass: i fiorentini Andrea Branzi per Archizoom, Lapo Binazzi per Ufo., Gianni Pettena. Vi figurano installazioni come La coscienza di Zeno di Sandro Poli per Superstudio, La moglie di Lot di Adolfo Natalini e Piero Frassinelli ambedue per Superstudio, La porta di Micene di Paolo Galli per il Gruppo 9999. Vi sono incluse le esperienze italiane di Gaetano Pesce, Ugo La Pietra, Alessandro Mendini, Riccardo Dalisi. Uguale risalto viene dato all'aspetto della crescita della forma, verso una ricerca architettonica da rifondare. Dall'esperienza di Paolo Portoghesi sul dialogo fra riflessione storica e progettazione, si passa ai fiorentini Ricci, Savioli, Giorgini, Dezzi Bardeschi. Vi sono inoltre i settori dedicati al Nuovo Razionalismo, tra i cui esponenti sono Vittorio Gregotti e Franco Purini, e alla Tendenza, nei riferimenti agli esercizi su memoria e citazione di Aldo Rossi e Mario Botta. L'anno successivo, nel 1979, nel presentare l'amico artista Fabrizio Corneli., richiama le condizioni complesse della ricerca artistica del momento, nella quale i segni nuovi non sono ancora definiti.
La mostra Umanesimo, Disumanesimo Nel 1980 cura un evento importante per Firenze: Umanesimo, Disumanesimo nell’arte europea 1890/1980 con l'intento di fare dialogare le epoche artistiche più celebrate della città, rappresentate quell'anno dalle grandi mostre medicee, a confronto con un presente legato alla storia nei suoi aspetti più problematici. L'iniziativa, resa possibile dalla sintonia con l'assessore alla cultura Franco Camarlinghi, è il frutto di una stretta collaborazione con Argan, Eugenio Battisti, Giuseppe Chiari. e Fabio Mauri, amico artista e intellettuale a lei accomunato da un approccio critico alla storia. L'esposizione ha un carattere unitario; il fulcro è nel Palagio di Parte Guelfa, cui si accede attraverso la scala curva di Piero Frassinelli: in mostra figurano capolavori delle avanguardie europee dal Simbolismo al Nouveau Réalisme; le installazioni di dieci artisti contemporanei europei in palazzi storici fiorentini; il convegno pluridisciplinare sul tema Valore, Non valore. Un filo coerente lega gli interventi in città: la denuncia delle ambiguità espresse dal binomio umanesimo/disumanesimo. Alcune installazioni sono collocate in luoghi storici degradati. La sezione espositiva sul restauro architettonico, curata da Marco Dezzi Bardeschi, evidenzia il carattere falso di restauri celebrativi. La mostra collaterale sul fascismo, realizzata dallIstituto Storico della Resistenza, sottolinea momenti negativi della storia di Firenze, espressi anche nell’intervento di Fabio Mauri, che colora di rosso sangue l'acqua nella vasca della Palazzina Reale di Santa Maria Novella. La città reagisce con critiche accese soprattutto alle installazioni, frutto di una visione all'avanguardia estesa a tutti i periodi della storia dell'arte, poco conciliabile con la considerazione che Firenze ha di se stessa, rivolta principalmente alle sue glorie più note.
Editoria A metà degli anni Sessanta inizia l'attività editoriale sull'arte moderna, con pubblicazioni monografiche a carattere divulgativo affidate dalla casa editrice Sansoni a specialisti del settore. Nel 1976 viene pubblicato il libro sull'Art Nouveau, tuttora punto di riferimento ineludibile sull'argomento. Nel 1989 vengono pubblicati i primi due volumi di Arte contemporanea. La linea dell'unicità. Seguono nel 1996 i due volumi dedicati a Arte contemporanea. La linea del modello. Sono preceduti nel 1992 dal Dizionario del fare arte contemporaneo, repertorio dell’arte nelle sue varie forme dalla metà degli anni Cinquanta agli anni Novanta. I quattro volumi sull'arte contemporanea costituiscono un'opera di portata quasi enciclopedica, nell'equilibrio tra la panoramica mondiale sull'arte dagli inizi del Novecento e l'attenzione ad ambiti e figure di artisti minori ritenuti interessanti. Nell’aggiornamento del 2003 sulla situazione internazionale a cavallo del secolo, dà ampio spazio al lavoro degli architetti attivi a livello internazionale, tra i quali Massimiliano Fuksas, che nel 2000 l'aveva chiamata come commissario per l'architettura alla Biennale di Venezia. Vi figurano anche le architetture di Claudio Nardi, le installazioni multimediali di Andrea Santarlasci, i gioielli d'artista di Babetto e il design dell'amico David Palterer.
Firenze e la Toscana L’amore per Firenze e per la Toscana è un tratto fondamentale della sua personalità, in un'ottica che include a livello paritario la storia più illustre della città e il contemporaneo. Lotta contro una visione che tende a isolare i monumenti cittadini facendone oggetti privilegiati.