Nago è una frazione del comune di Nago-Torbole in provincia autonoma di Trento, Trentino-Alto Adige. Si trova ad un'altezza di 222 m s.l.m. affacciato sull'estremità nord orientale del lago di Garda..
Storia L'area risulta abitata sin da epoca preistorica e scavi realizzati nella seconda metà del XX secolo hanno permesso il rinvenimento di importanti resti dell'età neolitica, i primi, poi celtici ed anche romani. Sia l'area del Castel Penede e dintorni boschivi che l'area sottostante in vari punti hanno restituito numerosi reperti di varie epoche storiche ma soprattutto dell'età imperiale romana, tra cui armi, vasellame, monete, alcune tombe, resti di domus e di almeno un accampamento militare (castrum) negli ultimi anni. La prima citazione su documenti del luogo risale al 1171, e si riferisce ad una contesa territoriale con Mori che riguardava la zona Bordina.
Durante la Grande Guerra entrò in funzione il sistema difensivo predisposto dall'impero austroungarico che includeva il territorio di Nago in un'estesa linea che comprendeva il sud del Trentino, con Nago, Passo San Giovanni, Mori e Rovereto. I forti di Nago erano già stati eretti dal 1861. Varie trincee e caserme sono visibili sui monti Corno e Baldo.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Vigilio. Parrocchiale della frazione. Risale alla fine del XVI secolo ed è nominata per la prima volta nel 1203. Durante la visita pastorale di Bernardo Clesio del 1536 gli inviati vescovili invitano gli abitanti del paese a ricostruire la chiesa e i lavori terminarono nel 1599. Chiesa della Santissima Trinità. Sull'altare maggiore vi è una notevole ed antica statua lignea della Trinità Celeste. Chiesa di San Rocco. Piccola chiesa sussidiaria all'estremità est del centro abitato. Chiesa di San Zeno. Edificio molto antico, rimaneggiato nel XVI secolo, divenuta chiesa privata. Si trova sul colle al centro di Nago.
Architetture militari Forte di Nago: in origine composto da due casematte poste di traverso alla strada che fu sbarrata con un portone. Si tratta del forte militare meglio conservato del Trentino. Castel Penede: ormai ridotto a rudere, venne costruito intorno al 1200 su sedimenti neolitici e poi romani e celtici, fu feudo di grande importanza dei Conti di Arco e fu a lungo conteso nelle guerre tra guelfi e ghibellini. Pare addirittura abbia ospitato il sommo poeta Dante Alighieri intorno al 1309 quando il castello apparteneva ai Castelbarco e che qui egli abbia composto il Canto XX Inferno della sua Divina Commedia, in cui cita il Benaco, ossia il lago di Garda. Nel 1438 fu espugnato dalle truppe del Gattamelata, il secolo successivo occupato dai duca del Tirolo. Nel 1703 venne infine saccheggiato e dato alle fiamme dalla truppe francesi di Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme durante l'invasione trentina. Nell'area circostante ed anche accanto alle rovine sono attivi ad oggi vari scavi archeologici in merito a rinvenimenti di villaggi romani e celtici e di recente sono stati estratti molti reperti. Nel 2026 è stato rinvenuto un nuovo intero settore relativo a resti romani alle pendici del colle, forse due domus e un tempio.
Leggende legate al paese La leggenda dell'impiccato: molto nota, si riferisce ad un episodio legato all'assedio dei Conti di Arco al Castel Penede, con l'impiccagione alla forca del conte Francesco la cui ombra fantasma si osserverebbe di notte sulle mura con la sua inconfondibile sagoma. Il licantropo del Monte Baldo: si narra di uomini tramutati in licantropi per maledizioni o patti con forze oscure che abiterebbero i boschi del Baldo, i cui ululati spettrali sarebbero udibili anche dal paese nelle notti di luna piena e vagherebbero a valle alla ricerca di uomini e animali di cui nutrirsi. Il cavaliere fantasma: un'antica leggenda medievale racconta del fantasma di un macabro cavaliere che si aggirerebbe sulle colline attorno al paese: pare sulla testa abbia un teschio umano, imbracci un elmo, vaghi a cavallo di un destriero nero con occhi rossi e uccida chiunque udisca gli zoccoli o il suono della sua spada sguainata. Sembra sia originaria dell'età carolingia e la apparizione del cavaliere legata alle notti più buie dell'anno. Le marmitte dei giganti: nella tradizione popolare tali cavità rocciose erano ritenute antiche dimore di giganti della zona, oppure si dicevano abitate da spiriti che apparivano al tramonto e trascinavano negli antri infernali i curiosi o ancora, ingressi per il mondo dei morti.
Aree naturali Marmitte dei giganti: Collocato in una zona collinare poco distante dall'abitato, questo sito presenta tracce della attività erosiva glaciale risalente al Quaternario, la stessa che diede origine al Garda ed è tra i più interessanti e meglio conservati patrimoni geologici del Trentino. Valletta di Santa Lucia: Collegava con l'antica strada romana, attiva fino ai primi del Settecento, la valle dell'Adige con il lago di Garda. Oggi vanta tra gli ulivi più longevi del Trentino e rilevanti formazioni rocciose, oltre ad alcune rovine romane. Il Monte Altissimo di Nago: Grande rilievo alle cui pendici sorge il paese, area ricca di flora e fauna che conta molte specie di interesse naturalistico, endemiche o in via di estinzione. Comprende anche numerose trincee, postazioni di artiglieria e resti di fortificazioni risalenti alla Grande Guerra siccome fu linea del fronte austro-ungarico durante il conflitto.
Note
Bibliografia
Voci correlate Nago-Torbole Lago di Garda Galeas per montes
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Categoria:Nago-Torbole