Lo è stato un posamine della Marina imperiale giapponese, unica unità della sua classe e così chiamato in onore dell'omonima penisola nell'angolo nord-occidentale dell'isola di Honshū. Fu varato nel giugno 1940 dal cantiere navale di Yokosuka.
Assegnato alla 4ª Flotta, partecipò a quasi tutte le operazioni offensive nel Pacifico centrale e meridionale dal dicembre 1941 all'estate 1942; in particolare fu presente agli sbarchi in Nuova Guinea (8 marzo 1942) e alla battaglia del Mar dei Coralli (4-8 maggio). Trasferito all'8ª Flotta e facendo base a Rabaul o alle isole Shortland, prese parte alle attività di trasporto e rifornimento nipponiche sia verso le coste della Nuova Guinea, sia verso la contesa isola di Guadalcanal; nel corso di queste missioni subì danni durante un attacco aereo nel settembre 1942. Alla fine dell'anno fu schierato sulle rotte per la Nuova Georgia, ove recò uomini e materiali, prima di poter tornare in Giappone ed essere revisionato. Schierato di nuovo nel Pacifico meridionale con compiti di trasporto rapido e anche di unità di scorta ai convogli, fu colpito dal siluro di un sommergibile il 5 agosto e tornò operativo solo a fine anno, questa volta nelle acque del Sud-est asiatico. Inviato sulle coste occidentali della Nuova Guinea all'inizio del giugno 1944 per prendere parte ai tentativi di sbloccare l'isola di Biak, fu attaccato il 21 e il 29 giugno da due diversi sommergibili: il secondo siluramento si rivelò fatale e il posamine colò a picco tra Morotai e Halmahera, portando con sé il comandante.
Progetto A metà degli anni trenta la Marina imperiale giapponese era in piena espansione dopo aver abbandonato i trattati navali di Washington e di Londra e, all'epoca, disponeva di relativamente pochi posamine. Spesso si trattava di vecchie unità estesamente ricostruite per conventirle ai nuovi compiti, oppure di vascelli ibridi, capaci di posare reti antisiluro o di agire come dragamine. Nel 1936 entrò in servizio l', un posamine progettato come tale dalla chiglia e che riscosse critiche positive per la sua specializzazione, tanto che lo stato maggiore generale navale volle replicare l'unità con ulteriori migliorie. L'ufficio tecnico prese nuovamente in esame le cianografie e ridusse il calibro dell'armamento principale da 140 mm a 127 mm, allo scopo di incrementare il carico massimo di mine marittime; le dimensioni subirono leggere variazioni, il pescaggio diminuì di circa 1 metro e la contraerea fu più curata. All'inizio del 1937 i progetti definitivi furono approvati e l'unità fu battezzata Tsugaru.
Caratteristiche tecniche Lo Tsugaru presentava una lunghezza tra le perpendicolari di 113,60 metri, alla linea di galleggiamento di 121 metri e fuori tutto di 124,50 metri – era quindi più esteso dei cacciatorpediniere nipponici coevi. La larghezza massima dello scafo ammontava a 15,61 metri e il pescaggio era pari a 4,92 metri. Il dislocamento standard era di tonnellate e le prove in mare evidenziarono un aumento della massa a tonnellate; a dislocamento normale erano raggiunte le tonnellate. All'entrata in servizio l'equipaggio era formato da 445 uomini tra ufficiali, sottufficiali e marinai. La nave era spinta da quattro caldaie Kampon, che alimentavano due turbine a ingranaggi a vapore Kampon; a queste erano vincolati due alberi motore dotati di elica. L'impianto era alimentato a olio combustibile ed erogava una potenza totale di shp: consentiva di raggiungere una velocità massima di 20 nodi (38 km/h) e di coprire fino a miglia nautiche alla velocità di crociera di 10 nodi ( chilometri a 19 km/h). I fumi di scarico era convogliati ed espulsi attraverso l'unico, massiccio fumaiolo che sorgeva a metà lunghezza dello scafo. Davanti a esso si trovava la torre di comando sormontata da un albero tripode.
Lo Tsugaru disponeva di varie armi, tra le quali la principale era il carico di 600 mine navali. Sul ponte di coperta erano poi state sistemate due installazioni binate, una a prua e una poppa, equipaggiata ciascuna con due cannoni Type 89 da 127 mm L/40: tali pezzi erano eccellenti armi contraeree e, alla bisogna, potevano essere impiegati anche contro bersagli di superficie. La difesa sulle brevi distanze contro velivoli ostili era invece stata affidata a due installazioni binate di cannoni automatici Type 96 da 25 mm L/60, piazzate a centro nave, sulle fiancate. In realtà questi pezzi, afflitti da una serie di problematiche (vibrazioni, modesta cadenza di fuoco, centrali di tiro relativamente obsolete) dovevano rivelarsi di limitata efficacia. Infine, nel giardinetto, era stata organizzata una postazione per la lotta antisommergibile; erano infatti disponibili un lanciatore per bombe di profondità Type 94 e sei rampe, fissate al bordo esterno della poppa. All'opera viva fu, di conseguenza, fissato un sonar Type 93.
Abbastanza sorprendemente, lo Tsugaru poteva contare anche su un proprio velivolo: difatti nell'ampio spazio tra il fumaiolo e le alberature di poppa era stata inchiavardata una catapulta per il lancio di un idrovolante, di solito un Kawanishi E7K. Talvolta questo mezzo era rimpiazzato da altri similari, come il Nakajima E8N, il Mitsubishi F1M, lo Yokosuka E14Y, e per riprenderlo a bordo l'equipaggio adoperava una gru ad argano.
Impiego operativo Costruzione Il posamine Tsugaru fu ordinato nell'anno fiscale edito dal governo giapponese nel 1937 per il 3ª programma supplementare di espansione della marina. La sua chiglia fu impostata nel cantiere navale di Yokosuka il 5 luglio 1939 e il varo avvenne il 5 giugno 1940; fu completato il 22 ottobre 1941. Fu considerata l'idea di ordinare altre due unità similari e formare così una "classe Tsugaru", ma essa fu in ultimo lasciata cadere.
Il comando fu affidato al capitano di vascello Yoshiaki Inagai, che aveva curato l'allestimento finale della nave. Con il nominativo di chiamata in codice "JLVA", lo Tsugaru fu inserito nella 19ª Divisione posamine del contrammiraglio Kiyohide Shima, a sua volta parte della 4ª Flotta del viceammiraglio Shigeyoshi Inoue, di stanza nel mandato del Pacifico meridionale.
1941-1942 Il 1º novembre 1941 lo Tsugaru lasciò Yokosuka ed effettuò una crociera di messa a punto toccando Saipan e la base d'oltremare di Truk; in questo frangente scaricò le mine e imbarcò alcune centinaia di tonnellate di carburante e di acqua, prima di fare rotta per Haha-jima e unirsi a parte del gruppo d'invasione per l'isola statunitense di Guam. Il 2 dicembre fu notificato allo Tsugaru e al resto della flotta l'imminente scatenarsi delle ostilità contro gli Stati Uniti d'America e gli Alleati occidentali; dopo una sessione di addestramento e prove di sbarco, il 4 dicembre lo Tsugaru salpò con le forze di copertura (alla testa dei quattro cacciatorpediniere presenti.) alla volta di Guam e vigilò sullo sbarco, che si concluse con una facile vittoria giapponese il 10 dicembre: uomini del suo equipaggio si occuparono di stabilire che una petroliera americana, semiaffondata in rada, era recuperabile. Tornato a Saipan, rifornì di combustibile il cacciatorpediniere Oboro, accolse a bordo circa 300 soldati dell'Esercito imperiale, un paio di veicoli e munizioni e li trasferì a Kwajalein (19 dicembre). Salpò quindi alla volta delle appena occupate isole Gilbert con un carico di benzina avio, che lasciò a Makin: il 27 partì con rotta su Jaluit con sette prigionieri di guerra, che lasciò qualche giorno dopo all'atollo prima di proseguire per Truk. Qui andò incontro a una rapida manutenzione e alla reintegrazione delle scorte alimentari per l'equipaggio, potendo salpare il 12 gennaio 1942 come parte della squadra in difesa del convoglio d'invasione per Rabaul: l'operazione segnò un nuovo successo nipponico e lo Tsugaru rimase nella capiente baia per diverse settimane, impegnato a rifornire di acqua o carburante altre unità ausiliarie, cacciatorpediniere e trasporti, oltre a partecipare a una missione di ricerca di un idrovolante precipitato in mare al largo della base. Collaborò inoltre agli sbarramenti contraerei, dato che Rabaul fu attaccata diverse volte dalla RAAF nel tentativo di rallentare le attività giapponesi. Intanto la 19ª Divisione posamine era stata riorganizzata sui soli Tsugaru e Okinoshima che, il 5 marzo, presero il mare con il grosso della 4ª Flotta per proteggere l'attacco anfibio a Lae e Salamaua (lo Tsugaru ricoprì la funzione di nave ammiraglia del convoglio dei trasporti.). Lo sbarco riuscì senza problemi l'8, ma due giorni più tardi le teste di ponte furono duramente colpite dall'improvvisa incursione dei gruppi imbarcati statunitensi: diverse navi giapponesi furono affondate, lo Tsugaru subì danni di una certa entità e contò dodici morti tra l'equipaggio. Dopo tappe a Rabaul e Kavieng, il posamine si fermò a Truk dove fece scendere un reparto di fanteria caricato in Nuova Irlanda; fece il pieno e si ancorò infine a Yokosuka, il 1º aprile, per le necessarie riparazioni. Il 25, tornato in piena efficienza, salpò per fare ritorno a Truk, giusto in tempo per partecipare all'operazione Mo – una serie di sbarchi nelle isole Salomone e a Port Moresby. Fu inquadrato nel convoglio d'invasione per quest'ultima località e salpò con le numerose unità che lo componevano il 4 maggio; in realtà, il convoglio fu presto localizzato dagli Alleati, attaccato diverse volte dal cielo e in ultimo richiamato dal viceammiraglio Inoue in seguito all'esito della battaglia del Mar dei Coralli. Arrivato a Rabaul il 9 maggio, ne partì due giorni dopo con la forza navale incaricata dell'operazione RY: anch'essa, però, dopo il siluramento e la perdita dellOkinoshima avvenuto il 14 maggio, fu annullata. Lo Tsugaru rientrò a Truk e da lì proseguì la navigazione fino a Yokosuka, nei cui cantieri fu revisionato nella prima metà di giugno; tornò il 24 all'atollo, nelle cui acque concluse una serie di esercitazioni contraeree.