Giorni perduti (The Lost Weekend) è un film del 1945 diretto da Billy Wilder, adattamento del romanzo The Lost Weekend dello scrittore statunitense Charles R. Jackson. È stata la prima produzione di Hollywood ad affrontare il tema dell'alcolismo con un approccio drammatico, contribuendo a creare la consapevolezza dell'abuso di alcolici come malattia sociale negli Stati Uniti d'America e dando seguito ad altri film sullo stesso argomento, tra cui Una donna distrusse di Stuart Heisler uscito due anni dopo.
Oltre a riscuotere un grande successo di pubblico e critica ricevette 7 candidature ai Premi Oscar aggiudicandosene 4, inclusi quelli per il miglior film e il miglior regista. Wilder fu il primo a ricevere l'Oscar anche per la migliore sceneggiatura non originale, condiviso con Charles Brackett, e il film rimane l'unico ad aver vinto lo stesso anno il premio principale dell'Academy e il Grand Prix al Festival di Cannes.In realtà nel 1955 fu eguagliato da Marty, vita di un timido di Delbert Mann, che oltre all'Oscar come miglior film vinse la Palma d'oro, introdotta lo stesso anno al posto del Grand Prix du Festival.
Nel 1998 è stato uno dei 400 titoli scelti dall'American Film Institute per essere inclusi tra i cento migliori film statunitensi di sempre, non riuscendo però a entrare nella classifica finale. Nel 2011 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, in quanto giudicato "di rilevante significato estetico, culturale e storico", e nel 2012 è entrato nella Film Hall of Fame della Online Film & Television Association.
Trama Don Birnam è in partenza da New York per un weekend in campagna con il fratello Wick, quando quest'ultimo scopre una bottiglia di whisky nascosta fuori dalla finestra. Da quando si è arreso all'idea di essere uno scrittore finito ancor prima di raggiungere il successo, Don è infatti diventato un alcolista e a nulla sono serviti i tentativi di guarirlo del fratello e della sua ragazza Helen. Con una scusa riesce a rimandare la partenza e trascorre il pomeriggio ad ubriacarsi al bar di Nat sulla 3rd Avenue, ma quando rincasa Wick è già partito e Don entra nell'appartamento di nascosto da Helen che lo sta aspettando fuori. Il mattino seguente torna da Nat dove dà un appuntamento a Gloria, una ragazza squillo innamorata di lui, dopodiché inizia a raccontare al barman di come si innamorò di Helen tre anni prima grazie a un contrattempo avvenuto alla Metropolitan Opera House. Quando i genitori di Helen giunsero dall'Ohio per conoscerlo, Don annullò l'incontro all'ultimo momento con una scusa e finì per ubriacarsi. Fu in quell'occasione che la ragazza scoprì il dramma di Don, al quale promise di combattere con tutte le sue forze per farlo smettere di bere.
Terminato il flashback, Don rientra nel suo appartamento determinato a scrivere la storia della sua vita, ma il bisogno di bere ha di nuovo il sopravvento e dopo essere stato scoperto a rubare la borsetta di una donna in un locale torna di nuovo a casa, dove finisce una bottiglia che aveva dimenticato di aver nascosto nel lampadario. Don prende quindi la sua macchina da scrivere e percorre disperatamente tutta la 3rd Avenue per impegnarla, solo per scoprire che tutti i banchi dei pegni sono chiusi per lo Yom Kippur. Ormai esausto, torna da Nat implorandolo per un drink ma il barista lo butta fuori. Alla fine riesce a farsi dare un po' di soldi da Gloria, ma mentre se ne va cade rovinosamente da una rampa di scale e si risveglia in ospedale. Don è stato portato nel reparto alcolizzati, dove i pazienti sono tenuti contro la loro volontà e dove il cinico infermiere "Bim" Nolan lo informa di ciò che lo aspetta: il delirium tremens, la "malattia della notte" causata dall'astinenza che gli provocherà terribili allucinazioni. Durante la notte, mentre Helen lo attende fuori dal suo appartamento, Don riesce a fuggire dall'ospedale e giunta l'alba rientra a casa dopo essersi fatto consegnare sotto minaccia una bottiglia di whisky da un negoziante.
Helen se n'è appena andata e Don si addormenta dopo aver finito la bottiglia, svegliandosi in preda alle allucinazioni che l'infermiere gli aveva preannunciato. Udite le sue urla, la padrona di casa chiama Helen che si precipita da lui e cerca invano di tranquillizzarlo. Don sente infatti che è giunto il momento di porre fine alla sua sofferenza e va ad impegnare la pelliccia della ragazza prendendo in cambio una pistola, dopodiché torna a casa e scrive un ultimo messaggio per il fratello che sta rientrando dalla campagna. Ma Helen è ancora determinata a salvarlo e dopo aver scoperto la pistola lo implora di non sacrificare lo scrittore per l'alcolizzato, confidando magari in un piccolo miracolo. Proprio in quel momento Nat bussa alla porta e restituisce a Don la macchina da scrivere che aveva perduto il giorno dell'incidente. Ora Don ha il finale del suo romanzo e può provare a scrivere la storia del suo tragico weekend, ricominciando una nuova vita circondato dalle persone che ama e lontano dall'alcool.
Produzione Billy Wilder lesse il romanzo di Charles R. Jackson nella primavera del 1944, durante un viaggio in treno verso New York, ed ebbe subito la sensazione che sarebbe potuto diventare un film avvincente.. Chiese perciò a Buddy DeSylva della Paramount Pictures di acquistarne i diritti e il produttore, che lo aveva supportato anche nella realizzazione di La fiamma del peccato, riuscì ad assicurarseli per 50.000 dollari.
Quando Y. Frank Freeman venne a conoscenza della cosa si mostrò fortemente contrario. Come ha scritto il biografo Gene D. Phillips, il direttore generale della Paramount non approvò quello che considerava «un sordido film su un ubriacone» e convocò una riunione direttiva durante la quale Wilder sottolineò che il film non sarebbe stato un noioso messaggio a favore dell'astinenza ma una storia d'amore tra il protagonista e la sua fedele ragazza, aggiungendo sarcastico: «Se volete trasmettere un messaggio andate alla Western Union». Freeman continuò a mostrarsi intransigente ma a favore del regista, oltre all'appoggio di DeSylva, c'era il fatto che La fiamma del peccato stava per uscire e nell'ambiente cinematografico se ne parlava con entusiasmo.. Il consiglio direttivo decise quindi di dare il via libera al progetto e la scelta venne ratificata dal presidente dello studio Barney Balaban.
Sceneggiatura Wilder dichiarò alla stampa che Giorni perduti sarebbe stato il primo film a trattare seriamente il tema dell'alcolismo, fino ad allora utilizzato principalmente in situazioni comiche come quelle portate sullo schermo da W. C. Fields, e in seguito ha affermato di essersi ispirato per il personaggio principale a scrittori come Raymond Chandler e Francis Scott Fitzgerald. Oltre a consultarsi con l'autore del romanzo si avvalse della consulenza del dottor George Thompson, esperto in studi sull'etilismo, e visitò la Alcolisti Anonimi dove parlò con pazienti e medici. «Quando feci delle ricerche», ha affermato in seguito, «capii che il libro non era un'esagerazione ma il ritratto accurato di un alcolista»..
La Production Code Administration impose alcune modifiche alla sceneggiatura scritta con Charles Brackett, in particolare riguardo l'omosessualità repressa del protagonista che nella storia originale è il motivo della sua discesa nell'alcolismo. Il Codice Hays proibiva infatti qualsiasi riferimento esplicito a ciò che considerava una "perversione sessuale" e Don Birnam venne trasformato in uno scrittore in crisi creativa e con una relazione con la fedele Helen St. James. «Penso di aver avuto già abbastanza problemi rendendo un alcolizzato un personaggio empatico», disse Wilder, «se per giunta fosse anche un omosessuale...».
Un altro motivo di preoccupazione per la PCA era il personaggio di Gloria, la cui caratterizzazione come una specie di prostituta apparve inaccettabile. Il direttore Joseph Breen propose di farla diventare una hostess che intratteneva i visitatori della città ma stavolta Wilder ignorò la questione ed ebbe la meglio, sottolineando che sebbene cercasse di ingraziarsi i clienti del bar frequentato da Don, in nessuna parte della sceneggiatura era indicata esplicitamente come una prostituta. Wilder riuscì ad eludere l'intervento di Breen anche per il personaggio dell'infermiere "Bim" Nolan: «Diressi l'attore in modo che interpretasse il suo ruolo come un omosessuale», commentò in seguito, «ma la censura non riuscì ad inchiodarmi perché ero stato sottile a questo proposito e non trovarono nulla su cui poter obiettare»..
Un'altra variazione al romanzo riguardò il finale, più ottimistico seppur "ambiguo" rispetto a quello originale, ma stavolta la decisione fu presa dallo stesso Wilder. «Quando Don promette alla sua ragazza che smetterà di bere non è affatto un lieto fine», ha affermato il regista, «le dice che "cercherà" di non bere mai più. Il film non sottintende che non berrà più perché, per quanto ne sappiamo, potrà ubriacarsi di nuovo il giorno dopo... Don vede la bottiglia come il suo peggior nemico, ma è Don Birnam il suo peggior nemico»..
La prima bozza della sceneggiatura fu completata nel luglio 1944 in appena due mesi («La sceneggiatura più semplice che abbiamo scritto, grazie allo splendido romanzo», dichiarò Brackett) e l'inizio delle riprese fu fissato per fine settembre..
Cast
La prima scelta di Wilder per il ruolo di Don Birnam fu l'attore di origine portoricana José Ferrer, già noto per aver interpretato la parte di Iago nell'Otello messo in scena a teatro da Margaret Webster ma totalmente sconosciuto al pubblico cinematografico. La Paramount non condivise la scelta e chiese di optare per un volto già conosciuto, qualcuno per cui la gente avrebbe provato empatia «anche quando cadrà nella degradazione, sperando che riesca a riabilitarsi». Così Wilder scelse il gallese Ray Milland, attore specializzato in commedie sentimentali che aveva già diretto nel 1942 in Frutto proibito.
DeSylva consegnò all'attore una copia del romanzo con una nota allegata: «Leggilo, studialo, stai per interpretarlo». La drammaticità della storia sembrò scoraggiare l'attore che ebbe il timore di non essere all'altezza di un ruolo così impegnativo. Dopo essere riuscito pochi mesi prima a convincere un riluttante Fred MacMurray ad assumere il ruolo di Walter Neff in La fiamma del peccato, anche in questo caso la perseveranza di Wilder portò Milland ad accettare la parte.
Poco prima che iniziassero le riprese, allo scopo di ottenere l'aspetto scarno e sofferente di un alcolista iniziò una dieta ferrea a base di pane tostato, caffè, succo di pompelmo e uova sode. Il risultato fu tale che quando alcuni conoscenti lo videro girare una scena lungo la 3rd Avenue credettero che l'attore avesse veramente iniziato ad avere problemi con l'alcool. La voce si sparse ed arrivò alla stampa della West Coast, dando il via a voci incontrollate che grazie al provvidenziale intervento della moglie di Milland la Paramount riuscì a chiarire.
Il ruolo di Helen St. James fu inizialmente offerto a Katharine Hepburn, che seppur interessata dovette rinunciare perché in procinto di girare Senza amore al fianco di Spencer Tracy. Dopo che anche Jean Arthur declinò l'offerta la produzione optò per Jane Wyman, a quel tempo una starlet della Warner Bros. comparsa per lo più in commedie leggere come Brother Rat (1938), The Kid from Kokomo (1939) e Sua Altezza è innamorata (1943). La parte della madre di Helen fu invece affidata a Lilian Fontaine, madre di Olivia de Havilland e Joan Fontaine al suo debutto sul grande schermo.