Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, o PNRR, è il piano approvato nel 2021 dall'Italia per rilanciare l'economia dopo la pandemia di COVID-19, al fine di permettere lo sviluppo verde, tecnologico e di digitalizzazione del Paese.

Il PNRR fa parte del programma dell'Unione europea noto come Next Generation EU, un fondo da 750 miliardi di euro approvato dal Consiglio europeo nel luglio 2020. All'Italia sono stati assegnati 191,5 miliardi di cui 70 miliardi (il 36,5%) in sovvenzioni a fondo perduto e 121 miliardi (il 63,5%) in prestiti.

Origine del nome Il termine “ripresa” si riferisce al processo di ripresa economica e sociale che intende determinare l'attuazione di questo piano. Il Piano si propone di ricostruire un tessuto economico e sociale, valorizzando e incentivando le opportunità connesse alla transizione ecologica e digitale, così da creare occupazione, migliorando al contempo la qualità del lavoro e i servizi ai cittadini, in primo luogo quelli relativi alla salute e all'istruzione.

In questo contesto il termine resilienza, facendo riferimento all'omonima proprietà dei materiali, evidenzia le capacità di reazione a quanto accaduto insite in tutti gli attori (Stato, imprese, cittadini), ovvero la capacità di subire ricevendo il minimo danno intrinseco.

Contesto Governo Conte II (2020-2021) L'idea di un fondo per risollevare le economie degli Stati membri dell'Unione europea appena colpiti dalla pandemia di COVID-19 fu dapprima avanzata nell'aprile 2020 e definitivamente approvata nel Consiglio europeo straordinario del luglio 2020.

Una prima versione del documento, che stabiliva la destinazione di utilizzo della porzione del fondo per la ripresa spettante all'Italia, che prese il nome di Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (PNRR), fu approvata nel gennaio 2021 dal governo Conte II.La versione del PNRR del governo Conte II è leggibile a: A seguito della crisi del governo Conte e della sua sostituzione da parte del governo Draghi, quest'ultimo riscrisse parzialmente il PNRR.Per un confronto tra le due versioni, cfr. e

Governo Draghi (2021-2022) L'approvazione del PNRR ha subito un iter complesso: la versione deliberata dal Consiglio dei ministri è stata sottoposta al voto sia della Camera dei deputati sia del Senato della Repubblica; dopo un ulteriore passaggio in Consiglio dei ministri, il governo italiano ha presentato il proprio piano alla Commissione europea il 30 aprile 2021, contemporaneamente ai progetti analoghi sottoposti dai governi di Austria, Belgio e Slovenia.Per un confronto tra il piano presentato dall'Italia e quelli di altri Stati europei, cfr. e Il governo, inoltre, ha integrato il PNRR con un Piano nazionale per gli investimenti complementari, che ai 191,5 miliardi di fondi e prestiti europei aggiungeva risorse nazionali pari a 30,6 miliardi di euro per i progetti rimasti esclusi dal piano; il totale degli investimenti previsti era quindi pari a 222,1 miliardi di euro.

Il 22 giugno 2021 il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha incontrato a Roma la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la cui visita ha rappresentato l'approvazione definitiva del PNRR da parte della Commissione europea. Pochi giorni dopo, il 3 luglio 2021, il governo italiano ha pubblicato il sito Italia domani, finalizzato al monitoraggio degli investimenti e delle riforme del PNRR.

Dopo il pre-finanziamento da 24,9 miliardi (pari al 13% dell'importo totale: 8,957 su 68,9 miliardi a fondo perduto e 15,937 su 122,6 miliardi di prestiti) ricevuto ad agosto 2021, è prevista la consegna di altre rate semestrali di analogo importo fino alla completa erogazione della somma prevista (entro la fine del 2025), sempre previo raggiungimento degli obiettivi indicati dalla Commissione UE e concordati con il governo italiano. La prima rata (da 21 miliardi: 10 a fondo perduto e 11 in prestiti) è stata erogata ad aprile 2022. Il 27 settembre dello stesso anno è stata approvata l'erogazione della seconda rata, di identico importo, poi avvenuta il successivo 9 novembre.

Governo Meloni (2022-) Il governo Meloni, frutto dell'esito delle elezioni politiche del 25 settembre 2022 e in carica dal successivo 22 ottobre, ha indicato in Raffaele Fitto un apposito ministro senza portafoglio per proseguire l'attuazione del PNRR. Il 30 dicembre 2022 il governo ha inoltrato alla Commissione UE la richiesta di pagamento della terza rata (21 miliardi). A fine 2022, pertanto, erano stati erogati 67 miliardi (il 33,5% del totale previsto) e ne erano stati spesi 23 (il 34% di quelli erogati).

A settembre 2023 gli organi UE hanno approvato l'erogazione della terza (18,5 miliardi) e della quarta (16,5 miliardi) rata; di queste, la prima è stata erogata nel seguente ottobre. Nel novembre 2023 la Commissione UE ha approvato la rimodulazione di parte del PNRR proposta dal governo Meloni, portandolo peraltro da 191,5 a 194,4 miliardi (2,9 miliardi in più, di cui 1,3 a fondo perduto e 1,6 in prestiti). Il 28 dicembre 2023 è stata erogata la quarta rata (16,5 miliardi) e due giorni dopo il governo ha inoltrato la richiesta per la quinta. A fine 2023, pertanto, erano stati erogati 102 miliardi (il 52,4% del totale previsto) e ne erano stati spesi 45,65 (il 44,75% di quelli erogati).

A fine giugno 2024 il governo Meloni ha inoltrato alla Commissione europea la richiesta per la sesta rata, (8,7 miliardi) e pochi giorni dopo la Commissione ha autorizzato il pagamento della quinta rata (11 miliardi), poi versata agli inizi di agosto. A fine novembre 2024 la Commissione europea ha approvato l'erogazione della sesta rata (8,7 miliardi); pochi giorni dopo, a seguito delle dimissioni di Raffaele Fitto (nominato vicepresidente esecutivo nella nuova Commissione von der Leyen II), il suo posto come ministro al PNRR nel governo Meloni è stato ricoperto dal deputato di FdI Tommaso Foti. A fine dicembre è stata erogata la sesta rata (8,7 miliardi) e inoltrata la richiesta per la settima (18,3 miliardi). A fine 2024, pertanto, erano stati erogati 121,6 miliardi (il 62,5% del totale previsto) e ne erano stati spesi circa 60 (ovvero la metà di quelli erogati).L'approssimazione nel presente articolo è dovuta unicamente al non perfetto allineamento tra i dati disponibili: 121,6 sono i miliardi erogati al 30 dicembre 2024, con la sesta rata, ma l'ultimo dato disponibile sulla spesa è quello del 29 novembre 2024, precedente l'erogazione della sesta rata. Cfr. .

A fine luglio 2025 la Commissione ha autorizzato il pagamento della settima rata, da 18,3 miliardi, poi versata agli inizi di agosto. Il 1º dicembre 2025 la Commissione ha autorizzato il pagamento dell'ottava rata da 12,8 miliardi, poi erogata a fine dicembre, contestualmente alla richiesta della nona da parte del governo italiano. A fine 2025, pertanto, erano stati erogati 152,7 miliardi (il 78% del totale previsto) e ne erano stati spesi 101,4 (ovvero il 66% di quelli erogati).

Nel luglio 2026, considerando l'erogazione della nona rata, l'Italia ha raggiunto oltre il 72% dei traguardi prefissati e incassato oltre l'85% delle risorse previste.

Struttura

È previsto che la maggior parte dei fondi del Fondo europeo per la ripresa sia erogata entro la fine del 2025. Essi dovranno essere utilizzati entro il 31 dicembre 2026, considerata la data di completamento del PNRR. L'erogazione dei fondi europei è strettamente condizionata dall'attuazione di una serie di riforme da parte degli Stati membri che variano da Paese a Paese.

Il PNRR si struttura in quattro aree: Obiettivi generali Riforme e Missioni Attuazione e monitoraggio Valutazione dell'impatto macroeconomico

Il PNRR annovera tre priorità trasversali condivise a livello europeo (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale) e si sviluppa lungo 16 Componenti, raggruppate in sei missioni:

Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura; Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica; Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile; Istruzione e Ricerca; Inclusione e Coesione; Salute.

Per ogni Missione sono indicate le riforme necessarie per una più efficace gestione e realizzazione degli interventi. A sua volta, si distinguono 63 riforme all'interno del Piano, suddivise in riforme orizzontali, riforme abilitanti, riforme settoriali e riforme concorrenti.

Il piano è suddiviso in milestone (traguardi) qualitativi e target (obiettivi) quantitativi. I primi sono leggi, regolamenti, atti amministrativi e bandi di gara; i secondi, più dettagliati, si riferiscono all'esecuzione di opere e sono per tre quarti calendarizzati fra l'ultimo trimestre del 2024 e il 2026.

Missione 1 - Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo Prevede un ammontare di risorse pari a 46,3 miliardi di euro. Si articola in tre distinte linee d'azione, ognuna interessata a sua volta da diverse aree di investimento: Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella Pubblica Amministrazione; Digitalizzazione, innovazione e capacità di comunicazione del sistema di produzione; Turismo e cultura.

Un progetto particolare - condotto dal Ministero della cultura - è il "PNRR Borghi", per la riqualificazione e la valorizzazione di borghi italiani; sono stati presentati progetti che seguiranno due linee di azione, con 420 milioni di euro a 21 borghi individuati da Regioni e Province autonome, e 580 milioni di euro ad almeno 229 borghi selezionati tramite avviso pubblico rivolto ai Comuni. I primi 21 Comuni o borghi individuati sono i seguenti: Rocca Calascio (Abruzzo), Monticchio Bagni (Basilicata), Gerace (Calabria), Sanza (Campania), Campolo di Grizzana Morandi (Emilia-Romagna), Borgo Castello di Gorizia (Friuli-Venezia Giulia), Trevinano (Lazio), Borgo Castello di Andora (Liguria), Livemmo (Lombardia), Montalto delle Marche (Marche), Castel del Giudice (Molise), Elva (Piemonte), Stelvio (Provincia autonoma di Bolzano), Palù del Fersina (Provincia autonoma di Trento), Accadia (Puglia), Ulassai (Sardegna), Borgo della Cunziria a Vizzini (Sicilia), Borgo di Castelnuovo in Avane di Cavriglia (Toscana), Cesi (Umbria), Fontainemore (Valle d'Aosta), Recoaro Terme (Veneto).

Missione 2 - Rivoluzione verde e transizione ecologica La seconda missione si occupa di arrestare i cambiamenti climatici in corso, dove sappiamo che la temperatura media del pianeta è aumentata di circa 1,1 °C in media dal 1880 con forti picchi in alcune aree (es. +2,5 °C al Polo Nord nell’ultimo secolo), accelerando importanti trasformazioni dell’ecosistema. Si dovrà intervenire il prima possibile per mitigare questi fenomeni e impedire il loro peggioramento. Diviene obbligatoria una transizione ecologica radicale verso la neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile. Su tale misura i fondi investiti sono di 59,47 miliardi di euro.

M2C1: economia circolare e agricoltura sostenibile Su questa misura vengono investiti 5,27 miliardi di euro.

M2C2: energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile Su questa misura vengono investiti 23,78 miliardi di euro.

M2C3: efficienza energetica e riqualificazione degli edifici Su questa misura vengono investiti 15,36 miliardi di euro.

M2C4: Tutela del territorio e della risorsa idrica La misura M2C4 prevede investimenti di 15,06 miliardi di euro e riguarda principalmente il recupero delle acque, evitare le perdite e fermare gli scarichi a mare e nelle acque interne andando a valorizzare in maniera da combattere l'emergenza della siccità.

Infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell'approvvigionamento idrico