Il Convoi des 31000 (o Convoy of the 31000s) partì da Romainville, in Francia, per il campo di concentramento di Auschwitz il 24 gennaio 1943. Fu l'unico convoglio a deportare le donne della Resistenza francese ad Auschwitz. Il nome deriva dal fatto che all'arrivo alle prigioniere furono assegnati i numeri tra il 31625 e il 31854; erano per lo più membri del Partito Comunista o combattenti della Resistenza. Su 230 donne arrivate al campo solo 49 sopravvissero al calvario. Alcune testimoniarono contro i nazisti dopo la guerra, scrissero autobiografie, ricevettero il Legion d'Onore o furono decretate Giuste tra le nazioni.
Contesto storico Nel 1941 Otto von Stülpnagel stilò la direttiva Notte e nebbia (Nacht und Nebel) che prevedeva la deportazione dei "nemici del Reich" nei territori orientali per isolarli dal resto del mondo, con il divieto di qualsiasi comunicazione con le famiglie, allo scopo di allarmare le famiglie coinvolte e di dissuaderle dalla partecipazione alla Resistenza. Lo si può vedere in una lettera di Himmler ai membri della Gestapo: "Dopo un'attenta considerazione, la volontà del führer è di modificare le misure contro coloro che si sono resi colpevoli di crimini contro il Reich o contro le forze tedesche nei territori occupati. Il nostro führer ritiene che una pena detentiva o un lavoro forzato a vita trasmetta un messaggio di debolezza. L'unico deterrente possibile è o la pena di morte, o qualcosa che lascerà la famiglia e il resto della popolazione nel dubbio sulla sorte del criminale. La deportazione in Germania soddisferà questo scopo."Rainer Huhle, “Nacht und Nebel“ – Mythos und Bedeutung ” , gewaltsames verschwindenlassen ,october 2015
Questa pratica fu attuata per mesi contro i francesi sospettati di spionaggio, tradimento, di aiuto ai nemici del Reich o di possesso illegale di armi, tutte accuse passibili di pena di morte.
Il viaggio Detenzione
Le persone in attesa di essere deportate venivano imprigionate a Fort Romainville, un'ex prigione sequestrata dalle forze naziste nel 1940 per essere utilizzata come campo di transito. Una delle prime ad arrivare al campo fu Maria Alonso, una spagnola arrestata per aver fornito un ciclostile alla Resistenza. Alonso fu nominata capo della sezione femminile e dieci giorni dopo fu raggiunta dalle giovani donne coinvolte nella stampa e distribuzione della propaganda comunista sotto Arthur Tintelin. Tra queste Madeleine Doiret, Jacqueline Quatremaire, Lucienne Thevenin, Jeanne Serre e Vittoria Daubeuf. Il 24 agosto arrivarono le donne catturate durante il raid Politzer-Pican-Dallidet di Parigi, tra cui Madeleine Dissoubray, Marie-Claude Vaillant-Couturier, Danielle Casanova, Charlotte Delbo e Madeleine Passot, oltre a una sedicenne, Rosa Floch, arrestata per aver scritto “Vive les Anglais” sul muro della sua scuola. Una delle ultime a raggiungere Romainville fu Georgette Rostaing, arrestata il 3 gennaio 1943.
Data la malnutrizione diffusa, le detenute istituirono un sistema di raccolta di pacchi alimentari per sostenersi reciprocamente. Danielle Casanova convinse alcune donne, le cui finestre si affacciavano sulla strada, a gridare denunciando la carenza di cibo, il che costrinse il direttore del campo a migliorare le razioni. Per questa azione Casanova e Germaine Pican furono messe in isolamento, ma la zuppa diventò più sostanziosa. La detenuta Marie Politzer organizzava sessioni di ginnastica e docce fredde ogni mattina per mantenere le compagne in forma.
Nel carcere circolava un bollettino, raccolto ascoltando le guardie, i cuochi e i nuovi arrivati. Scritto in blu di metilene sulla carta da pacchi della Croce Rossa, era intitolato Le Patriote de Romainville. Le testimonianze di donne come Madeleine Passot e Madeleine Dissoubray mostrano che le internate si sentivano una squadra e non dovevano “fare amicizia” perché erano già tutte strettamente legate. Come in altri campi di prigionia, divenne importante il teatro; Charlotte Delbo dirigeva le commedie e Cécile Charua realizzava i costumi. Dopo il pranzo della domenica si organizzavano i "pomeriggi artistici" che attiravano alcune guardie tedesche e i detenuti maschi.
Partenza
La sera del 22 gennaio 1943 vennero radunate tutte le donne del forte. A 222 di esse fu detto di fare un passo avanti; avrebbero dovuto preparare solo una piccola valigia e vestiti caldi per la partenza. Sebbene non conoscessero la loro destinazione finale, non sembravano aver paura, poiché credevano che essere mandate a lavorare in una fabbrica in Germania non potesse essere peggiore delle celle della Gestapo.
Il 24 gennaio allo scalo merci di Compiègne arrivarono 230 donne che furono caricate sugli ultimi quattro carri bestiame (la parte anteriore del treno era stata occupata da 1.446 uomini il giorno prima). Per il viaggio ognuna ricevette una pagnotta e un pezzo di salsiccia lungo 10 cm. Negli affollati carri bestiame le donne adottarono un sistema di rotazione: metà di loro sedute, le altre sdraiate e sistemate intorno. Ad ogni fermata lungo il percorso facevano passare biglietti attraverso le porte sperando che qualcuno li raccogliesse e consegnasse ai destinatari. Il primo giorno il treno si fermò a Châlons sur Marne, e un ferroviere sussurrò loro da dietro la porta:"Sono spacciati. Hanno perso Stalingrado. Tornerete presto. Coraggio, ragazze". A Halle-sur-Salle i vagoni degli uomini e delle donne furono separati. Le donne furono mandate ad Auschwitz, gli uomini a Sachsenhausen. Durante una delle soste una guardia tedesca gridò: "Divertitevi. State andando in un campo dal quale non tornerete mai più". Alla stazione di Breslavia ricevettero una bevanda tiepida e il primo cibo dopo la partenza. Arrivarono ad Auschwitz la mattina del 27 gennaio.
Auschwitz I primi giorni
Il 27 gennaio 1943 le 230 donne entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau cantando La Marsigliese. Alcune, appena portate in una baracca, si rifiutarono di bere la farinata distribuita, lamentandosi dell'odore delle ciotole di smalto rosso che avevano ricevuto. In seguito si seppe che quelle ciotole erano state usate da malati di dissenteria per alleggerirsi la notte. Il primo giorno Danielle Casanova si offrì volontaria per diventare la nuova dentista del campo, su richiesta della SS. Questa posizione le permise poi di procurare un lavoro simile anche a Maï Politzer e Betty Langlois. Le altre donne furono costrette a spogliarsi e a consegnare tutti gli effetti personali prima di essere portate in un'altra stanza, dove vennero loro tagliati i capelli e rasati i peli pubici, e i loro corpi disinfettati con un panno imbevuto di benzina. Dopo un bagno di vapore furono tatuate nell'interno delle braccia con i numeri da 31.625 a 31.854. Indossando abiti da prigionieri troppo larghi o stretti, le 230 componenti del convoglio cucirono una F su un triangolo rosa sulla loro uniforme - F per francesi e triangolo rosa per deportati politici.
Poco dopo furono inviate al blocco 14 per due settimane in quarantena, durante la quale non erano obbligate a lavorare ma dovevano partecipare agli appelli, stando in piedi nella neve per ore. Madeleine Dissoubray ricordò in seguito che cercavano di proteggersi mettendo i più deboli nel mezzo per tenerli al caldo. Le prime a morire furono le più anziane: Marie Grabb, una combattente della Resistenza di 63 anni della regione di Tours, morì prima dell'appello del primo giorno; Léona Bouillard detta "Nanna", 57 anni, non poté essere rianimata dopo essere caduta durante la seconda chiamata. Nel corso della quarantena morirono molte altre: Léa Lambert, Suzanne Cosentin, picchiata a morte da una guardia, Yvonne Cavé, morta di congelamento dopo che le erano state rubate le scarpe.
"La corsa" Il 10 febbraio ebbe luogo un evento che le sopravvissute ricordano come La corsa. Dopo aver trascorso la giornata in piedi sulla neve, le 15.000 donne del campo furono costrette a correre davanti ai medici e alle guardie che fecero così una "selezione" tra le più forte e le più deboli. Alcuni lo considerano un atto di vendetta da parte delle SS dopo la vittoria dei sovietici a Stalingrado. Perirono quattordici donne del Convoi des 31000, tra cui Sophie Brabander, Sophie Gigand e Aminthe Guillon, mentre Alice Viterbo trascorse diverse settimane nel blocco 25 prima di morire.
La vita nel campo di concentramento
Il 12 febbraio le donne furono inviate al blocco 26. Il giorno seguente, dopo aver camminato nella neve per due ore, ebbero il compito di ripulire un campo con le pale, come parte dell'ampliamento del campo di Birkenau. Per il sostentamento ricevevano mezzo litro di caffè nero al mattino, acqua addensata come zuppa a mezzogiorno e 300 g di pane la sera, a volte con margarina, marmellata, salsiccia o formaggio. Morirono diverse donne, tra cui Berthe Lapeyrade che si rifiutò di alzarsi dopo essere caduta in una palude e fu picchiata a morte, Alice Varailhon, colpita da una guardia, Annette Epaud, mandata al blocco 25 e poi nella camera a gas perché diede dell'acqua a un detenuto assetato.
A marzo del 1943 scoppiò un'epidemia di tifo che devastò il campo. Molte francesi morirono. La prima fu Raymonde Sergent, pochi giorni dopo Maï Politzer e Rosa Floch, la più giovane del convoglio, poi Andrée Tamisé, la cui salute era già stata indebolita dalla dissenteria, e infine Claudine Guérin, che perse il senno a causa della febbre. Al 10 aprile 1943 ne erano rimaste solo 70. Il 1º maggio Danielle Casanova si ammalò e, nonostante fosse stata vaccinata dai medici delle SS, morì di tifo nove giorni dopo.
Sottocampo Raisko Poco dopo il loro arrivo cinque donne del convoglio - Madeleine Dechavassine, Marie-Élisa Nordmann-Cohen, Hélène Solomon-Langevin, Laure Gatet e Alice Loeb - furono mandate a lavorare nel sottocampo di Raisko. Questo campo si occupava della produzione di kok-saghiz, una varietà di dente di leone la cui radice contiene il lattice usato per ottenere gomma. Situata fuori dal campo, Raisko era una vecchia scuola circondata da campi e serre. Era gestito da un ufficiale delle SS che aveva paura del contagio e permetteva alle donne di badare all'igiene e di mantenersi in condizioni di salute relativamente buone. I più qualificati in chimica venivano assegnati al laboratorio per fare esperimenti, mentre altri lavoravano nei campi, si prendevano cura delle piante o aiutavano i chimici. Era uno dei sottocampi meno pericolosi di Auschwitz-Birkenau.
All'inizio dell'estate Marie-Claude Vaillant Couturier sentì che le francesi sarebbero state trasferite a Ravensbrück. Infatti, alla fine di aprile Emmanuel Fleury, marito di Marie-Thérèse Fleury, aveva saputo dalla Resistenza che sua moglie era morta; un telegramma era stato inviato alla Resistenza francese a Londra e reso pubblico nella trasmissione Radio Londres della BBC. Le famiglie dei deportati inviarono diverse lettere alla Croce Rossa francese e al governo per chiedere notizie dei loro cari in seguito agli altri comunicati di morte giunti in Francia. Il 17 agosto Radio Londres riferì sulle condizioni di detenzione delle donne comuniste, trasferite da Romainville ad Auschwitz. Quando fu detto che c'era un solo rubinetto per 5.000 donne, i giornalisti, pensando ad un errore, corressero in un rubinetto per 500 donne. In seguito a questi eventi - anche se non fu trovato alcun documento che lo dimostra - alle donne del sottocampo di Raisko fu permesso di scrivere una lettera in tedesco alle loro famiglie francesi. Le donne del convoglio 31000 a Raisko scoprirono anche che ad Auschwitz-Birkenau c'erano altre 37 loro compagne ancora vive.
Trasferimento a Ravensbrück