Visio monachi de Eynsham ("La visione del monaco di Eynsham"), nota anche come Visio Eynsham, è un testo visionario della fine del XII secolo, scritto in Inghilterra da Adam, sottopriore del monastero di Eynsham, nei pressi di Oxford. È il resoconto del viaggio nell'aldilà del monaco Edmund, il quale sostiene di aver visitato nel 1196, in seguito ad una lunga malattia, i regni oltremondani.
Dopo la Divina Commedia, è il testo visionario che presenta più personaggi contemporanei al protagonistaA. Morgan, Dante e l'aldilà medievale, Salerno 2013, p. 85..
Autore Nonostante all'interno del testo non vengano fatti esplicitamente né il nome dell'autore, né il nome del protagonista della visione, l'identità di entrambi ci è stata rivelata da due rubriche aggiunte dai copisti di un manoscritto che tramanda l'opera, risalente al XIII secolo, il ms. Oxford, Bodleian Library, Digby 34. Nell'incipit del manoscritto si legge:
E ancora nell'explicit della prefazione:
Adam viene citato come autore della Visio monachi de Eynsham anche da Ralph di Coggeshall, autore della Visio Thurkilli.
Più problematica è invece l'identificazione del protagonista, il monaco Edmund, anche se Herbert ThurstonVisio monachi de Eynsham, ed. H. Thurston, “Analecta Bollandiana” XXII, 1903, pp. 225-319, p. 230. e Herbert SalterThe Vision of the monk of Eynsham, ed. H. E. Salter, pp. 259-260., sono concordi nell'identificarlo come Edmund di Eynsham, nato nel 1169 nei pressi di Oxford, fratello minore e figlio spirituale di Adam di Eynsham, autore della Visio Monachi de Eynsham e della Magna Vita Sancti Hugonis. Oltre ad essere il protagonista della Visio Monachi de Eynsham, egli potrebbe essere il giovane chierico di cui si parla nel V libro della Vita Hugonis, il quale, incaricato da una voce divina, sollecitò Ugo di Lincoln affinché collaborasse con l'arcivescovo di Canterbury per una riforma della chiesa. In seguito a questo episodio, su esortazione di Ugo, nel 1194 sarebbe diventato monaco ad Eynsham, dove già si trovava il fratello Adam e dove di lì a poco si sarebbe ammalato per poi avere una visione dei regni oltremondani nella settimana di Pasqua del 1196Una seconda ipotesi formulata da Thurston, ma respinta da Salter, lo identifica con Edmund Rich, il quale, prima di diventare arcivescovo di Canterbury nel 1233, a causa della sua salute cagionevole, avrebbe abbandonato la vita monastica, che aveva intrapreso ad Eynsham nel 1195. Per approfondire l'argomento: Visio monachi de Eynsham, ed. H. Thurston, p. 233 e seguenti e The Vision of the monk of Eynsham, ed. H. E. Salter, p. 260 e seguenti..
È curioso il fatto che l'autore e il visionario non solo si conoscano (tradizionalmente le visioni sono resoconti redatti sulla base di racconti riportati da altri), ma che abbiano anche collaborato alla composizione del testoThe Revelation of the Monk of Eynsham, ed. R. Easting, Oxford 2002, p. XLI. Se si accettano le ipotesi sostenute da H. Thurston in Visio monachi de Eynsham, ed. H. Thurston, “Analecta Bollandiana” XXII, 1903, pp. 225-319, p. 230 e da H. E. Salter, in The Vision of the monk of Eynsham, ed. H. E. Salter, pp. 259-260 circa la coincidenza di Edmund, protagonista della visio, con il giovane chierico della Magna Vita Sancti Hugonis e che Adam abbia scritto entrambi i testi, allora l'autore e il visionario, non solo si conoscevano e hanno collaborato alla composizione del testo, ma erano anche fratelli..
Struttura La Visio monachi de Eynsham è uno dei testi visionari più lunghi del Medioevo e la narrazione degli eventi al suo interno non è lineare. Il testo è costituito da un prologo e da cinquantotto capitoli.
Nei primi tredici capitoli e nell'ultimo l'autore descrive il contesto che precede e segue la visione, raccontando la malattia di Edmund e poi il suo risveglio dall'estasi.
Nei restanti capitoli è il visionario stesso a prendere la parola, raccontando quanto ha visto nell'aldilà. Il narratore sceglie di dare prima una descrizione generale dei tre luoghi di pene in maniera consecutiva, per poi tornare a raccontare alcuni incontri avuti con le singole anime ed, infine, dedicarsi alla descrizione del paradiso. L'articolazione della rappresentazione dei regni oltremondani è la seguente: il primo luogo di pene occupa i capitoli che vanno dal XV al XVI e quelli che vanno dal XXVII al XXXIII; il secondo luogo di pene occupa i capitoli che vanno dal XVII al XXIII e quelli che vanno dal XXXIV al XLVIII; il terzo luogo di pene occupa i capitoli che vanno dal XXIV al XXVI; il paradiso occupa i capitoli che vanno dal XLIX al LVII.
Trama
Prologo Per volontà di certi grandi uomini, che Salter identifica con il vescovo Ugo di Lincoln e Thomas, priore di Eynsham, Adam dichiara di aver deciso di mettere per iscritto un episodio verificatosi in un monastero a lui noto, di cui non fa il nome, in quello stesso anno, il 1196, e a cui lui stesso ha assistito.
La malattia di Edmund Dopo un anno e tre mesi di malattia, la mattina del Venerdì santo del 1196, tutti i monaci del monastero di Eynsham credono che Edmund sia morto, perché viene ritrovato disteso a terra davanti alla sedia dell'abate, rigido, freddo e coperto di sangue. Tuttavia, egli conserva ancora un po' di calore nel corpo, ragione per cui, dopo un vano tentativo di rianimarlo, viene riportato nel suo letto. Nel frattempo alcuni monaci si accorgono di una cosa sconvolgente: il crocefisso che Edmund stava adorando poco prima dello svenimento è ricoperto di sangue fresco.
La sera del Sabato santo delle lacrime gialle rigano il volto del moribondo ed egli sembra inghiottire qualcosa, senza però aver aperto bocca. Lentamente Edmund, riprendendo coscienza, pronuncia ad alta voce delle invocazioni alla Vergine Maria, nelle quali le chiede a causa di quale peccato egli stia perdendo una gioia tanto grande. Naturalmente le sue parole non appaiono comprensibili ai presenti e solo alla fine del racconto sarà chiaro che la gioia a cui qui si allude è quella sperimentata dal visionario in paradiso.
Finalmente il giorno di Pasqua, quando ormai si è completamente ristabilito, nonostante un'iniziale ritrosia al racconto e senza mai smettere di piangere, Edmund racconta a due confratelliI due confratelli sono quasi sicuramente il priore Thomas e il sottopriore Adam, anche se i loro nomi non vengono fatti esplicitamente. di essere stato rapito in estasi e di aver visitato i regni oltremondani.
Prima però Edmund racconta dal suo punto di vista ciò gli era accaduto mentre si trovava ancora sulla terra e che i suoi compagni avevano visto solo dall'esterno.
Convinto di essere in punto di morte dato il persistere della malattia, aveva supplicato il Signore affinché gli mostrasse la condizione delle anime dopo la morte. Quella notte, in sogno, gli era apparsa una persona venerabile, che gli aveva promesso di esaudire il suo desiderio.
La notte del Mercoledì santo, era stato flagellato da due confratelli nella sala capitolare. La notte successiva, una voce in sogno gli aveva ordinato di andare ad adorare la croce posta dietro l'altare nella cappella consacrata a san Lorenzo. Mentre adorava il crocefisso, aveva sentito alcune gocce di sangue, provenienti dal fianco e dal piede destro di Gesù in croce, bagnargli il viso e aveva inghiottito una di quelle gocce. Nel frattempo aveva visto due luci muoversi ai lati del crocefisso e aveva deciso di seguirle. Ma, improvvisamente, dopo uno strano rumore, si era ritrovato nella sala capitolare dove aveva ricevuto le percosse e, desiderando essere punito un'altra volta, si era prostrato davanti al confratello seduto sulla sedia dell'abate e aveva chiesto perdono; ricevuta l'assoluzione aveva risposto “Amen” e, proprio in quel momento, un uomo anziano, con una veste bianca, prendendolo per mano gli aveva detto di seguirlo.
A questo punto Edmund dichiara di essersi sentito rapire in estasi.
La malattia e le allucinazioni La cornice narrativa entro la quale la visione viene inserita è quella tradizionale della malattia. In questo testo l'infermità del monaco viene descritta in maniera particolarmente precisa e meticolosa nel suo evolversi. Questo gusto per il dettaglio da un lato è da ricondursi alla volontà dell'autore di affermare la veridicità del proprio racconto, dall'altro lato è probabilmente legato al fatto che il padre di Adam e di Edmund era un medicoThe Revelation of the monk of Eynsham, ed. R. Easting, p. LXXX..
Il tema della malattia che all'improvviso assale il protagonista, il suo progressivo aggravarsi e l'inatteso rianimarsi del moribondo, seguito dalla stupore dei presenti e dal racconto dettagliato della visione stessa è topos condiviso del genere a partire dal IV secolo, grazie all'aneddoto che san Girolamo racconta relativo al suo periodo di eremitaggio nel deserto della Calcide, tra il 375 e il 377: assalito da una febbre che quasi lo aveva condotto in punto di morte, mentre veniva preparato il suo funerale, gli sembrò di essere trasportato davanti al tribunale divino, dove venne fustigato e accusato di essere nel suo intimo più un ciceroniano che non un cristiano (Girolamo, infatti, non aveva rinunciato al suo amore per i classici). Tramite autori successivi che lessero direttamente il testo, tra i quali Gregorio di Tours, Girolamo è diventato una fonte remota del genere, anche laddove se ne è persa la consapevolezza.
Ma la malattia non è certo l'unico elemento a contribuire alla predisposizione di Edmund al viaggio oltremondano, infatti egli ha anche una serie di allucinazioni che certamente hanno un ruolo importante in questo processo: immagina di essere flagellato da due confratelli (per poi scoprire che era una pratica vietata nel monastero), inghiotte una goccia di sangue che scende dalla figura di Cristo in croce e vede due luci ai lati della croce. Per questo motivo egli si distingue dai protagonisti delle altre visioni medievali e può essere associato maggiormente ai mistici del XII secolo, che spesso sperimentano più visioniS. Cremonesi, Le visiones dell'Aldilà nella cultura medievale: la Visio monachi de Eynsham, Università degli Studi di Milano 2016-2017, tesi inedita, pp. 51-54, che guarda in particolare allo studio di P. Dinzelbacher, The Beginnings of Mysticism Experienced in Twelfth-Century England, in The medieval mystical tradition, in England Exeter Symposium IV Papers Read at Dartington Hall July 1987, ed. M. Glasscoe, Cambridge 1987, pp. 111-131..
Gli elementi tipici della mistica del XII secolo che ritroviamo all'interno della Visio monachi de Eynsham sono:
la profonda dolcezza provata come conseguenza delle percosse ricevute; l'abbondanza di lacrime come segno di devozione, non certo una novità per il genere, ma laddove prima erano manifestazione di compunzione per i peccati compiuti, adesso per la prima volta sono lacrime di gioia per il privilegio concesso al visionario/mistico; l'intensità dei sentimenti del monaco/visionario davanti a Gesù sofferente sulla croce; l'inghiottire una goccia del sangue di Cristo che scende dal crocefisso, che è un atto di unione eucaristica particolarmente intenso.
Questi elementi testimoniano una serie di cambiamenti in atto nel XII secolo, un secolo caratterizzato dallo sviluppo di una nuova sensibilità religiosa e da una crescente importanza data al singolo individuo, elemento che emerge chiaramente dalla serie di personaggi dell'aldilà che Edmund ci presenta nella loro singolarità.
Il primo luogo di pene