Biografia Giacomo Martinetti nacque a Firenze da Carlo e da Maddalena Maselli, originari di Barbengo nel Canton Ticino. La famiglia era abbastanza agiata, in particolare il marito di una zia materna era stato in Algeria, dove aveva accumulato una notevole fortuna, e annoverava già alcuni artisti soprattutto fra gli zii paterni: Antonio e Giuseppe Martinetti erano entrambi decoratori-stuccatori, Pietro Martinetti aveva sposato Giuseppina Fontana, zia del pittore Ernesto Fontana, e infine Maria Francesca Martinetti si era maritata Pellini, altra celebre famiglia di artisti originaria dell'alto varesotto.
Il giovane compì gli studi a Firenze, luogo prediletto da una vasta comunità di artisti ticinesi, dove ebbe come maestro il pittore pure ticinese Antonio Ciseri, sotto la cui protezione si svolse gran parte della sua parabola artisticaSul rapporto con il maestro Ciseri: G. Martinetti, Comm.[emorazione del] Prof. Antonio Ciseri, in Atti del Collegio dei Professori della R. Accademia di Belle Arti di Firenze. Anno 1891, Stabilimento Tipografico G. Civelli, Firenze, 1892, pp. 4-9..
Lo studio di Ciseri, ubicato a Firenze in Palazzo Aldobrandini in Via delle Belle Donne, in ambienti in precedenza occupati prima da Jean-Auguste-Dominique Ingres e poi da Franz Adolf von Stürler, era frequentato in quegli anni da molti giovani artisti tra i quali Niccolò Cannicci, Edoardo Gelli, Egisto Sarri, Raffaello Sorbi, Pietro Senno, con quest’ultimo Martinetti fu legato da un rapporto di fraterna e profonda amicizia.
Fu in questo ambito che egli eseguì le sue prime prove pittoriche quali il bozzetto, recentemente apparso sul mercato antiquario, che reca su di un lato la copia del dipinto San Giovanni rimprovera Erode ed Erodiade (1843) e sull’altro la figura della Maddalena piangente e scarmigliata tratta dal Trasporto di Cristo al Sepolcro (1864-1870), opere entrambe di CiseriPer il bozzetto, olio su cartone, cm. 25x15,3: Dipinti e sculture del XIX e XX Secolo, catalogo d’asta (Prato, Farsetti, 30 ottobre 2010), lotto 743, p. 99; Dipinti e sculture del XIX e XX Secolo, catalogo d’asta (Prato, Farsetti, 21 aprile 2012), lotto 817..
Il suo esordio ufficiale nel mondo dell’arte avvenne in occasione della I° Esposizione Italiana, che si svolse a Firenze nel 1861 presso la ex Stazione Leopolda, dove presentò uno studio dal vero a mezza figura con il David (ubicazione ignota)Per il David, olio su tela, cm. 120x90: Esposizione Italiana Agraria, Industriale e Artistica tenuta in Firenze nel 1861. Catalogo Officiale pubblicato per ordine della Commissione Reale, Tipografia Barbera, Firenze, 1861, p. 218; Vendita all’asta, cit., 1982, lotto 90, p. 17..
A questa fase giovanile appartengono il Guglielmo Tell (ubicazione ignota) ed il Giotto che disegna osservato da Cimabue della Pinacoteca cantonale G. Züst, e del quale conosciamo lo studio preparatorio (Firenze, collezione privata), dipinto di chiara ispirazione purista nella composizione generale e nella scelta dei colori, forse da porre in relazione con un cartone di Ciseri con lo stesso soggetto, per la decorazione di un piano di tavola in mosaico, presentato alla Esposizione di Parigi del 1855Per il Guglielmo Tell, olio su tela, cm. 71x59: Vendita all’asta, cit., 1982, lotto 93, p. 17. Per il Giotto, olio su tela, cm. 82x120: Autori del XIX e XX Secolo, catalogo d’asta (Firenze, Pananti, 15 dicembre 2017), lotto 174, p. 44: oggi conservato in Pinacoteca cantonale Giovanni Züst a Rancate (Mendrisio, Svizzera)..
Negli anni tra il 1863 ed il 1865 prese parte alle mostre indette dalla Società Promotrice delle Belle Arti di Firenze dove espose nel 1863 il Michelangelo rifiuta ad Alessandro de’ Medici di scegliere il luogo e di costruire la Fortezza (ubicazione ignota) e nel 1864 la Fanciulla dormiente (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti), della quale esistono due disegni preparatori (Firenze, collezione privata), soggetto questo, il nudo femminile disteso, tipicamente accademicoPer la Fanciulla dormiente, olio su tela, cm. 86x115: Catalogo delle opere ammesse alla ventesima esposizione solenne della Società Promotrice delle Belle Arti in Firenze nell’anno 1864, Tipografia Mariani, Firenze, 1864; La Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Catalogo generale, a cura di C. Sisi, A. Salvadori, Sillabe, Livorno 2008, p. 1355; C. Pezzano, La Galleria d’Arte Moderna di Firenze. Il luogo, le collezioni (1784-1914), Polistampa, Firenze, 2009, p. 175...
Nel 1866 compì un viaggio in Algeria forse in compagnia dello zio ed in tale occasione dipinse un ritratto di un giovane arabo ed un ritratto di un arabo con turbante. Il suo primo lavoro di un certo impegno fu comunque la grande pala con il San Carlo Borromeo durante la peste di Milano, eseguito nel 1871 per l’omonima Chiesa di Cernesio presso Lugano, su incarico dello zio Carlo Martinetti e della di lui moglie Francesca Maselli. Il dipinto, del quale conosciamo il bozzetto ad olio su tela dell’intera composizione ed il disegno per la figura del Santo (Firenze, collezione privata), fu inviato all’Esposizione di Vienna del 1873 a fare da pendant con il Martirio dei Maccabei di Ciseri (1852-1863). Questo quadro in cui la ricerca del vero è spinta in direzione di un notevole grado di realismo, che sembra anche recuperare memoria di certa pittura lombarda della seconda metà del XVI secolo, fu accolto con grandi riserve da parte della critica del tempo che lo accusò di essere eccessivamente convenzionale e scolasticoPer il bozzetto, olio su tela, cm. 126x90: 1873 Esposizione Universale di Vienna. Catalogo delle Belle Arti Italiane, Buonoconto & Simonetti, Vienna, 1873, p. 4; C.I.C., L’Italia all’Esposizione di Vienna, in “Arte in Italia”, a. V, n. 5, maggio 1873, pp. 66-67; G. Rosadi, Uno scolaro del Ciseri: Giacomo Martinetti, in “L’Illustrazione Italiana”, a. XXXVII, n. 46, 13 Novembre 1910, p. 482; Fratelli Alinari, Lombardia. Catalogo delle fotografie di opere d’arte e vedute, Giannini & Giovannelli, Firenze, 1926, p. 27; Vendita all’asta, cit., 1982, lotto 98, p. 18; S. Martinoli, Guida d’arte della Svizzera Italiana, Casagrande, Bellinzona, 2007, p. 341.:
Nel 1873 eseguì Dianora de’ Castracani rinviene Castruccio nella vigna (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti), del quale esiste un disegno di studio (Firenze, collezione privata), episodio storico narrato da Machiavelli, che per l’inserimento della scena in un paesaggio naturalistico pare riecheggiare certi contemporanei dipinti di Senno. Il dipinto presenta Dianora, sorella del nobile lucchese Antonio Castracani, che rimasta vedova e senza figli, recandosi una mattina al levare del sole in una vigna fuori dalle mura cittadine, che appaiono sullo sfondo, per raccogliere erbe selvatiche, rinviene tra le frasche un infante abbandonato, che sarà da lei e dal fratello allevato e al quale sarà dato il nome di Castruccio, in memoria del loro padre defuntoLa storia è tratta da N. Machiavelli, Vita di Castruccio Castracani. Ritratti di Francia e di Lamagna. Frammenti scelti dalle Storie fiorentine, a cura di P. Donini, G.B. Paravia, Firenze, 1870. Il dipinto, olio su tela, cm. 125x93, è entrato a far parte della collezione della Galleria d’Arte Moderna di Firenze nel 1984. Vendita all’asta, cit., 1982, lotto 78, p. 16, tav. XV; Vendita all’asta, catalogo d’asta (Firenze, Pandolfini, 7 giugno 1983), Firenze, 1983, lotto 274, p. 42; Ottocento e Novecento. Acquisizioni 1974-1989, catalogo della mostra (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, 1º giugno - 30 settembre 1989) a cura di E. Spalletti, C. Sisi, Centro Di, Firenze, 1989, p. 64; The Pitti Palace museums and galleries, a cura di C. Chiarelli, Bonechi, Firenze, 1999, p. 162; Pitti Palace. All the museums, all the works, a cura di M. Chiarini, Sillabe, Livorno, 2000, p. 186; R. Carapelli, Un santino ci ricorda un importante pittore dimenticato, in “Santini et similia”, a. VIII, n. 30, ottobre-dicembre 2002, pp. 41-42; La Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, cit., p. 1355..
Negli anni 1872-1873, dovendo Ciseri eseguire quattro pale d’altare per la Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme raffiguranti rispettivamente San Pietro, San Paolo, San Francesco e Santa Margherita da Cortona, fu commissionato anche a Martinetti, grazie alla mediazione del maestro, il dipinto con la Santa Chiara (1873)Catalogue général des photographies publiées par la Maison Giacomo Brogi de Florence, Stabilimento Tipografico G. Civelli, Firenze, 1878, pp. 14, 91..
Nel 1875 in occasione delle celebrazioni per il terzo centenario dalla morte di Michelangelo fu coinvolto nella pubblicazione del libro di Aurelio Gotti Vita di Michelangelo Buonarroti, per il quale eseguì il disegno per l’incisione con Michelangelo al letto di Vittoria Colonna morta, dove l’artista seduto ai piedi del letto rende omaggio all’amica ormai scomparsaNel libro figurano anche incisioni di Ciseri e di Senno; quella di Martinetti è posta all’inizio del Capitolo XII. A. Gotti, Vita di Michelangelo Buonarroti narrata con l’aiuto di nuovi documenti, Tipografia della Gazzetta d’Italia, Firenze, 1875, tav. XII, pp. VII, 163; Vita di Michelangelo Buonarroti, in “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”, n. 214, 14 settembre 1875, pp. 6114-6115..
Il 6 febbraio del 1876 egli sposò a Firenze Maria Altrocchi, nata negli Stati Uniti da famiglia italiana, essendo figlia del musicista Domenico Altrocchi, dalla quale avrebbe avuto sei figli, tre maschi e tre femmine, a partire dal primogenito Carlo Domenico nato nel 1878Domenico Altrocchi (Lodi, 8 maggio 1814 - Viareggio, 5 agosto 1879), musicista allievo di Gaetano Donizetti, si era trasferito a New York, dove aveva sposato la figlia di un ricco uomo di affari Pauline Hemenway (New York, 23 novembre 1832 - Firenze, 25 ottobre 1914), con la quale aveva avuto quattro figli Nicola (New York, 11 settembre 1850 - Firenze 26 ottobre 1894), Maria (New York, 23 giugno 1852 - Firenze, 5 febbraio 1940), Lucia (New York, 22 giugno 1855 - Firenze 2 aprile 1873), Giovanni (New York, 6 Novembre 1858 - Firenze 20 Settembre 1897). Rientrato in Italia con tutta la famiglia, portando con sé anche la suocera Mary Cummings (Sullivan, New Hampshire, 22 agosto 1807 - Firenze 20 febbraio 1885) si stabilì a Firenze, dove acquistò Villa La Querce già La Topaja in Via della Piazzola a Camerata. Tutti i membri della famiglia Altrocchi riposano nel Cimitero degli Allori in Via Senese fuori Firenze, fatta eccezione per Lucia che fu sepolta al Cimitero degli Inglesi in Piazzale Donatello. Cfr. G. Carocci, I dintorni di Firenze. Nuova guida-illustrazione storico-artistica, Tipografia Galletti e Cocci, Firenze, 1881, pp. 53-54..