Torre Boldone (Tór Boldù in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia.

Geografia fisica Territorio

Il territorio comunale di Torre Boldone è situato all'imbocco della val Seriana, sulla destra orografica della stessa, ad un'altezza di circa 280 m s.l.m.

Collocato lungo l'antica strada che collegava la valle con la città di Bergamo, forma ormai un unico agglomerato urbano con la città e i paesi posti più a nord lungo l'asta del fiume Serio. La superficie misura quasi 3,5 km², di cui quasi la metà è situata nella piana alluvionale, un terzo risulta essere collinare, e la restante parte è invece classificabile come zona montana.

È delimitato a nord dal colle di Ranica, rilievo che si sviluppa ad Est della Maresana e che lo divide amministrativamente dal comune di Ponteranica, posto sull'opposto versante orografico. Ad est ed ovest il territorio viene scandito dalle propaggini che si diramano dalla suddetta altura, e che vanno a formare una piccola vallata denominata valle del Gardellone, nella quale scorre il torrente omonimo. Questi confini naturali delimitano Torre Boldone ad oriente dal comune di Ranica, dal quale è diviso nel tratto più a valle dal torrente Gardellone, mentre ad occidente da Redona, quartiere periferico della città di Bergamo. A sud è invece il corso delle rogge Guidana e Morlana, a suddividerlo da Gorle. La geografia antropica è stata per secoli molto disomogenea, con gli insediamenti abitativi raggruppati in numerose contrade distanti e scollegate tra loro. Tra queste vi sono Fenile e Gaito nella porzione più elevata, Marzanica e Calvarola nell'area collinare, Viandasso e Imotorre nella zona pianeggiante.

Soltanto a partire dalla seconda metà del XX secolo, in seguito ad un forte sviluppo edilizio, l'urbanizzazione ha raggiunto un livello di sviluppo uniforme, andando a ricoprire quasi completamente l'area pianeggiante e buona parte di quella collinare. Per ciò che concerne l'idrografia, il corso d'acqua con portata maggiore è il Gardellone, affluente del Serio da destra, che si sviluppa nell'omonima valle e che raccoglie le acque di altri piccoli rivoli, tra cui il rio Pedoga, composti dalle acque in eccesso provenienti dai colli circostanti.

Notevole importanza è invece attribuibile ai due canali artificiali, quali la roggia Morlana e la roggia Serio Grande, che molto hanno aiutato lo sviluppo agricolo ed industriale del territorio. Costruite nel periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, nascono dalle vasche di carico poste nella porzione meridionale di Albino.

Già in epoca medievale ricoprivano un ruolo fondamentale per i possedimenti del comune di Bergamo presso le campagne della pianura bergamasca, importanza che crebbe nel XIX secolo con l'espansione industriale. Oltre alle due rogge principali è da segnalare anche la roggia Guidana, che prende vita dalla Morlana proprio sul confine tra Torre Boldone e Gorle.

Origini del nome La prima parte del nome deriva, come è logico pensare, da una struttura fortificata presente sul territorio. Quale fosse non è chiaro, anche se l'ipotesi più accreditata è che la torre in questione sia quella di Viandasso, località posta sul confine con Ranica, e storicamente molto rilevante. Altre torri erano comunque presenti in località Imotorre, il cui significato è appunto torre posta in basso, e presso la Calvarola, in posizione più elevata. Il nome Boldone discende invece dal nome proprio Baldo (oppure Baldone): nei primi documenti si riscontra un Paldoni (1046-1093), modificato prima in Paldonis e poi in Poldonis (1187-1259). Successivamente si trova citato Boldonis, da cui Boldoni (1265-1274) e infine Boldonum. Comunque in gran parte dei documenti risalenti all'epoca medievale il paese viene citato solo come Torre.

Storia

I primi insediamenti, risalenti ad un periodo prossimo al 2.500 a.C., sono stati localizzati nella porzione collinare compresa tra le località Marzanica e Calvarola, una zona favorevole in quanto esposta al sole, riparata da venti, costeggiata dal vecchio corso del torrente Gardellone e posta in posizione di controllo. Questi primi sporadici nuclei divennero più numerosi a partire dal I millennio a.C., anche se i primi ritrovamenti sono riconducibili al V secolo a.C., periodo in cui si verificò l'arrivo della popolazione dei galli cenomani.

Tuttavia perché si cominciassero a creare piccoli ma definiti agglomerati urbani bisogna aspettare il II secolo a.C., quando vi fu la colonizzazione da parte dei Romani, che posero una guarnigione militare in questa zona considerata strategica in quanto situata all'imbocco della val Seriana. Venne costruita anche una fortificazione, presso la zona attualmente chiamata Santa Margherita, posta lungo la via Rubra, importante strada di collegamento tra la città di Bergamo e la bassa valle.

Vennero quindi a crearsi numerose contrade di piccole dimensioni, distinte tra loro: Blandacium (Viandasso), Sarcetum (Sarzetta), Olivetum, Fullonem (Fologne), Marcianica (Marzanica) e Picenygo.

Dopo la fine dell'impero romano il territorio fu oggetto di abbandono, anche a causa delle continue scorrerie barbariche che saccheggiarono a più riprese i piccoli villaggi. La situazione si stabilizzò a partire dal VI secolo, quando la zona fu assoggettata dai Longobardi che inserirono Torre Boldone, unitamente ai sobborghi cittadini di Redona e Valtesse, nei domini della Fara di Bergamo. Segni di quel periodo ci sono giunti anche dalla toponomastica: è difatti presente sul territorio il luogo denominato Gromo del gastaldo. Considerando che gromo sta ad indicare un'altura, mentre il gastaldo era un'autorità che assumeva l'esercizio della sovranità giurisdizionale e amministrativa, questa località probabilmente starebbe ad indicare un luogo in cui venne sepolto un alto funzionario longobardo. A questa popolazione si deve anche la costruzione del primo edificio di culto cristiano, citato in documenti a partire dall'XI secolo, dedicato a san Michele arcangelo, santo particolarmente venerato dai Longobardi.

Ai longobardi subentrarono poi, a partire dalla seconda metà dell'VIII secolo, i Franchi. Questi ben presto delegarono il controllo del territorio ad enti e autorità locali, dando vita al sistema di governo denominato feudalesimo. Inizialmente la gestione del territorio di Torre Boldone, peraltro citato per la prima volta nell'847 in un documento ufficiale (un atto notarile per la ratifica di una permuta) con il nome di Turre, venne concessa ai Canonici di San Martino di Tours mentre, a partire dalla fine del X secolo venne infeudata da Ottone II al vescovo della città di Bergamo.

Il legame con la vicina città si fece sempre più intenso, tanto da essere considerato un suburbio della stessa.

Tra l'XI e il XII secolo alcuni personaggi del paese si ritagliarono spazi importanti nella società del tempo: tra questi Nervo degli Scarotti (spesso citato come magistro Nervo), un legisperito che assunse ruoli di rilievo nell'ambito del comune di Bergamo, ma anche Arderico da Torre, notaio e giudice di stirpe longobarda che, divenuto il notaio di fiducia del vescovo bergamasco, si introdusse negli ambienti più influenti della città di Bergamo e diede vita ad un'importante famiglia nobile, da un ramo della quale ebbe origine la famiglia dei Suardi.

In questo periodo, a fianco del primo edificio di culto di san Michele, se ne aggiunse un secondo dedicato a san Martino di Tours, che divenne in breve il riferimento per la popolazione locale. Torre Boldone era difatti composta da numerosi nuclei sparsi, piccole comunità legate da vincoli di sangue che avevano in proprio ambito territoriale agricolo, dedito per lo più alla coltivazione di cereali (miglio, segale, orzo e frumento), castagne e rape. A tal riguardo, a fronte di una popolazione prossima alle trecento unità, il 60% svolgeva attività agricole, il 25% attività artigianali, mentre il restante 15% apparteneva ad un ceto distinto.

L'età comunale si aprì con un evento di rilievo per il borgo, dal momento che, nell'ambito della guerra contro la Lega Veronese, l'imperatore Federico Barbarossa, si accampò nei campi situati tra le località Martinella (sul confine tra Gorle e Bergamo) e Imotorre, ancora presenti nella toponomastica locale con il nome di Campo di Federico.

A livello amministrativo, come indicato negli Statuti cittadini del XII e XIII secolo, Torre Boldone era incluso nei confini della città di Bergamo e considerato una contrada della stessa in quanto troppo distante dal centro della città per ottenere l'autonomia. Questa vicinanza tuttavia si rivelò proficua, dal momento che, con l'avvento dell'età comunale la città di Bergamo decise la costruzione di un canale artificiale che potesse soddisfare le necessità irrigue nei propri possedimenti nella pianura. Questa opera, inizialmente chiamata Fossatum Communis Pergami e successivamente conosciuta come roggia Serio Grande (anche se per la popolazione è sempre stata la "Seriola"), tagliava longitudinalmente il territorio di Torre Boldone e diede al paese un impulso produttivo, dal momento che lungo il proprio corso sorsero ben quindici mulini, utilizzati per movimentare segherie, frantoi e magli.

Sul finire del Medioevo cominciarono a verificarsi attriti tra gli abitanti, divisi tra guelfi e ghibellini, che raggiunsero livelli di recrudescenza inauditi. Torre Boldone venne a trovarsi tra i domini guelfi, tanto da essere vittima a più riprese degli attacchi ghibellini. Le cronache riportano difatti che nel 1379 alcune abitazioni vennero incendiate e alcuni abitanti vennero presi prigionieri, due dei quali trovarono la morte. Nel 1393 invece si verificarono sanguinosi attacchi attorno alla città, culminati in agosto con assalti ghibellini ad abitazioni e uccisione di alcuni abitanti.

Dopo numerosi tentativi di pacificazione andati a vuoto, nel 1397 le ostilità ripresero in modo violento, con i ghibellini che occuparono gran parte dei castelli posti a difesa della città, tra cui anche quello di Viandasso. Ne derivò una cruenta battaglia che si svolse proprio nei campi tra Torre Boldone e Gorle, al termine della quale i guelfi ebbero la peggio, tanto che nel 1399 venne emessa un'ordinanza con la quale la popolazione era invitata ad abbandonare il paese. Gli stessi luoghi furono teatro di nuovi scontri nell'agosto del 1403 quando il baluardo guelfo di Viandasso fu al centro di un fallito tentativo di occupazione da parte della fazione avversa. Nel 1419 le contrade di Torre Boldone furono depredate da nuove incursioni ed infine nel 1428, nell'ambito della lotta tra Ducato di Milano e Repubblica di Venezia, venne prosciugata la roggia Serio, con i mulini posti lungo il corso della stessa che rimasero a secco e vennero dati alle fiamme.

Soltanto l'arrivo della Repubblica di Venezia mise la parola fine a queste lotte, portando un periodo di relativa quiete. Con la Serenissima Torre Boldone, considerato inizialmente come contrada dei Corpi Santi (ovvero i possedimenti della città), venne inserito nella Vicinia di san Lorenzo, anche se già in documenti del 1433 e del 1454 viene indicato come comune autonomo. Tuttavia nella seconda parte dello stesso secolo rientrò nei confini di Bergamo: ritornando ad essere una vicinia poteva godere dei benefici, delle esenzioni e dei privilegi che aveva la città, venendo di fatto equiparata ad essa.