Il review bombing è un fenomeno di Internet in cui un grande gruppo di persone, o anche una singola persona con molteplici account, lascia recensioni negative per un'opera pubblicata (i casi più comuni riguardano i videogiochi o i film) nel tentativo di boicottare le vendite o la popolarità dell'opera, in particolare per attirare l'attenzione verso un problema con il prodotto o chi lo vende.

Mentre un review bombing potrebbe essere una conseguenza dell'effettiva cattiva qualità del prodotto, potrebbe anche essere dovuto a questioni culturali o politiche associate al prodotto, a chi lo vende o ad opere correlate. L'obiettivo è attirare l'attenzione mainstream verso quella questione, in particolare se il venditore non ha un canale di comunicazione aperto o se non sembra rispondere al riscontro diretto dei consumatori, ma potrebbe anche essere un mezzo di coercizione di massa o semplicemente trolling. Spesso tuttavia il termine viene abusato per delegittimizzare le critiche al prodotto in questione, caratterizzandole come non genuine e quindi minimizzare la responsabilità degli autori nel fallimento dell'opera in questione.

Il review bombing si manifesta spesso in risposta a decisioni aziendali, scelte creative o dichiarazioni pubbliche considerate controverse da una parte del pubblico. Le ondate di recensioni possono provenire sia da utenti reali sia da account automatizzati, e la loro diffusione è favorita dalle dinamiche virali delle piattaforme digitali.

Fenomeni di review bombing sono stati osservati in ambiti differenti, tra cui il settore videoludico, cinematografico e dei servizi online, dove possono alterare in modo significativo la percezione di un prodotto o di un marchio nel breve periodo. Il review bombing può assumere proporzioni tali da spingere le piattaforme di raccolta recensioni o i distributori digitali a intervenire per mitigare gli effetti del fenomeno.

In alcuni casi, gli aggregatori di recensioni hanno adottato misure dirette per sospendere temporaneamente le recensioni o rimuovere i commenti falsi. Ad esempio, nel 2019 Rotten Tomatoes ha deciso di accettare recensioni degli utenti solo dopo l’uscita ufficiale dei film, per ridurre il rischio di campagne coordinate di recensioni negative. Nel 2020 il videogioco Kunai è stato oggetto di un review bombing su Metacritic, che ha portato a una drastica riduzione del punteggio medio a causa dell’azione di un singolo utente che aveva creato numerosi account fittizi. Dopo episodi simili, come quello che ha coinvolto The Last of Us Part II, Metacritic ha introdotto un ritardo di 36 ore nella pubblicazione delle recensioni, per limitare gli abusi e favorire giudizi più autentici.

Una panoramica degli episodi di review bombing del settore cinematografico è disponibile nella lista dedicata su IMDb in lingua inglese, che raccoglie i casi più significativi nel mondo del cinema, dei videogiochi e dei servizi online.

Ripercussioni legali Da un punto di vista giuridico, il review bombing può dar luogo a diverse ripercussioni legali, a seconda del contenuto e delle finalità delle recensioni. Quando i commenti contengono espressioni diffamatorie o lesive dell’immagine aziendale, possono integrare il reato di diffamazione aggravata. Se invece l’azione è coordinata o promossa da concorrenti, si può configurare una forma di concorrenza sleale, specialmente quando mira a danneggiare la reputazione o a influenzare in modo artificiale le scelte dei consumatori.

Anche la pubblicazione sistematica di recensioni false o ingannevoli può essere considerata una pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del Consumo, poiché altera la percezione del mercato e viola i principi di trasparenza e correttezza. In questi casi, le imprese possono avvalersi di strumenti di tutela legale contro le recensioni false, richiedendo la rimozione dei contenuti e la conservazione dei dati necessari per identificare gli autori.

Il Digital Services Act (DSA) ha inoltre introdotto nuove responsabilità per le piattaforme online, che devono intervenire tempestivamente in presenza di contenuti illeciti o campagne manipolative. In Italia, le aziende possono agire anche in via cautelare, chiedendo ai giudici la conservazione dei log e la rimozione immediata delle recensioni diffamatorie online.

Note

Collegamenti esterni

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