Biografia Faimali creò un particolare genere di spettacolo di intrattenimento, molto popolare negli ultimi anni del 1800, durante il quale si esibiva, vestito da arabo, ricordando le sue avventure africane: in una grande teatro gabbia rettangolare di dimensioni medie di 6 metri per 2 metri lottava contro ogni specie di belva, in particolare con i giaguari, che domava simulando finte scene di caccia, ricorrendo ai celebri manrovesci e afferrandoli per la collottola, provocando complessivamente grande emozione e ammirazione tra gli spettatori. La sua attività non fu per niente facile e tranquilla, dato che durante i suoi spettacoli, subì ferite e mutilazioni, quali la perdita del cuoio capelluto, lo stritolamento di un braccio, una grande ferita alla testa mentre la ritraeva dalle fauci di un leone e, infine, il pericolo di lavorare tra le spire di un boa. Nel 1860 riportò dall'Algeria dodici leoni e quattordici pantere.
Nel 1872, si risposò e si ritirò dalla vita circense, trasferendosi a Pontenure (Piacenza), paese natale della moglie e sei anni dopo incontrò e strinse amicizia con l'antropologo Paolo Mantegazza, che gli dedicò una biografia pubblicata nel 1879. Ad essa si ispirò, nel 1946, Giovanna Biasotti con il romanzo intitolato Opilio il grande.
Era il secondo suocero di François Bidel.
Note
Bibliografia
Voci correlate Artista di strada Clownterapia Famiglia Fratellini I clowns di Federico Fellini Storia del teatro Commedia dell'arte
Collegamenti esterni