Cel (in etrusco 𐌂𐌄𐌋, cel) era la divinità etrusca della terra. Nelle tavole comparative dei panteon antichi è accostata alla greca Gea e alla latina Terra Mater, con l'avvertenza che le corrispondenze fra divinità etrusche e greco-romane hanno valore puramente comparativo e raramente indicano una reale equivalenza..
Il suo nome compare fra le divinità del Fegato di Piacenza e in un gruppo di dediche votive dell'area del Trasimeno; ad essa con ogni probabilità era dedicato il mese etrusco di celi, corrispondente a settembre...
Della dea non si conoscono raffigurazioni certe, mentre il nome del gigante celsclan, «figlio di Cel», ne conferma indirettamente la sfera di competenza..
Origine e nome Il significato di «terra» del nome della dea è stato stabilito da Giovanni Colonna in uno studio del 1977 dedicato a Cel e ai santuari del Trasimeno; in precedenza l'identificazione era rimasta incerta.. Il genitivo del teonimo è celś.
Nelle dediche votive il nome è accompagnato dall'epiteto ati, «madre»: la formula cel ati vale dunque «Cel madre».. Erika Simon identifica la dea in questa forma con la Madre Terra;. analogamente Nancy Thomson de Grummond osserva che l'insieme delle testimonianze indica in cel ati propriamente la «madre terra».
Attributi Cel presiede alla terra ed è invocata come divinità materna. Nella lettura del Fegato di Piacenza proposta da Adriano Maggiani la dea compare nel settore delle regioni 13-16 insieme a vetis, divinità che rimandano all'aldilà, ed è definita «dea infera»..
Nonostante i diversi indizi di culto, la documentazione relativa a Cel resta assai meno abbondante di quella su Uni, Turan o Menrva, tanto che la dea non si configura come la grande dea madre del panteon etrusco.
Mitologia Celsclan
Su uno specchio bronzeo proveniente da Populonia, databile intorno al 400 a.C. e conservato al Museo archeologico nazionale di Firenze, il dio della guerra Laran combatte contro un gigante designato dall'iscrizione celsclan, «figlio di Cel»...
Il nome etrusco costituisce una traduzione pressoché letterale del greco Γίγας, inteso come «nato da Gea», cioè dalla Terra, e rappresenta perciò uno degli argomenti principali a favore del significato attribuito al nome della dea.
Culto Cel ati figura fra i destinatari delle principali dediche votive etrusche, accanto a Tinia, Uni, Menrva, Turan, Vei, Catha, Culsans, Tec Sans e Selvans.. Le testimonianze più consistenti provengono dall'area del Trasimeno, alla quale Colonna ha dedicato lo studio con cui ha identificato la divinità.
Il Fegato di Piacenza
Il nome celś occupa la casella 13 del Fegato di Piacenza, modello bronzeo di fegato di pecora in grandezza naturale rinvenuto nel territorio di Gossolengo e databile intorno al 100 a.C.. Il nastro periferico del modello reca i nomi abbreviati delle divinità titolari di culto, disposti in sedici caselle che corrispondono alle sedici regioni del cielo della disciplina etrusca..
Secondo la ricostruzione di Maggiani le sedici caselle si articolano in quattro settori di quattro: nel quarto, che comprende le regioni 13-16, compaiono Cel e Vetis.
Il deposito votivo di Castiglione del Lago Da un deposito votivo di Castiglione del Lago provengono cinque bronzetti che recano tutti la medesima iscrizione, mi celś atial celθi (ET Co 4.1-5), dedica rivolta a «Cel madre».
L'uccello bronzeo di Volterra Un uccello di bronzo da Volterra, del II secolo a.C., reca un'iscrizione che secondo la lettura di Colonna suona come una dedica «alla nonna Cel» (ET Vt 4.5).
Il mese di Celi Il Liber linteus di Zagabria, contenente un calendario liturgico etrusco di età ellenistica, registra prescrizioni datate al mese celi; un passo della colonna VIII recita celi huθiś zaθrumiś flerχva neθunsl śucri θezric, ossia «nel mese di celi, il ventiseiesimo giorno, tutte le offerte a Nethuns siano dichiarate e siano compiute»..
Il Liber glossarum conserva l'equivalenza con il calendario romano: Celius Tuscorum lingua September mensis dicitur.. Il nome del mese deriva con ogni probabilità da quello della dea..
Iconografia Non si conoscono raffigurazioni certe della dea, che rientra nel ristretto gruppo di divinità etrusche prive di un'iconografia accertata.. Nella Tomba del Tifone di Tarquinia alcuni giganti anguipedi sono accompagnati da una figura femminile la cui parte inferiore del corpo è costituita da vegetazione: l'interpretazione di questa immagine come Madre Terra è giudicata convincente da de Grummond, che vi riconosce una raffigurazione di eccezionale rarità.
Cel e Vei
Vei è la divinità etrusca omologa della greca Demetra e della romana Cerere; il suo culto, attestato nell'Etruria centro-meridionale dalla metà del VI secolo a.C. all'età medio-ellenistica, è documentato fra l'altro a Veio (Campetti), Caere (Vigna Parrocchiale), Gravisca, Vulci (Fontanile di Legnisina), Roselle e nel santuario della Cannicella a Orvieto.. La sua sfera di competenza è la tutela della fertilità della terra e dell'essere umano, tanto che Vei può essere considerata la deificazione della forza generatrice..
Simon ha ipotizzato che la dea madre Cel ati fosse molto vicina a Vei, o addirittura identica a lei.. L'ipotesi si accompagna alla proposta, avanzata dalla stessa studiosa, di riconoscere in Vei la statua marmorea della Cannicella nota come «Venere della Cannicella»: Vei rimane del resto l'unica divinità del santuario orvietano il cui culto sia confermato da un'iscrizione..
L'accostamento non è tuttavia condiviso. Vincenzo Bellelli osserva che, nel parallelismo con la religione romana, Vei corrisponde perfettamente a Cerere, mentre restano margini di non sovrapposizione con Ghe/Tellus, alla quale corrisponde invece Cel.. In questa direzione va anche l'accostamento corrente di Vei a Demetra e a Cerere.. Le due figure sono inoltre distinte dalla documentazione stessa: il teonimo Vei non compare né nei calendari liturgici etruschi pervenuti né fra le divinità del Fegato di Piacenza, dove Cel è invece attestata.
Le due dee condividono per contro due tratti significativi: l'epiteto ati, che riflette un impiego dei termini di parentela nelle designazioni teonimiche tutt'altro che generalizzato in Etruria, e l'appartenenza al ristretto gruppo di divinità etrusche prive di un'iconografia accertata.
Note
Bibliografia
Ristampato in Giovanni Colonna, Italia ante Romanum Imperium, vol. III, Pisa-Roma, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 2005, pp. 1929-1938, ISBN 978-88-8147-232-1.
Voci correlate Fegato di Piacenza Cavatha Tellus Cerere Mitologia etrusca Tomba del Tifone
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