L'accordo Cvetković-Maček, noto anche come Sporazum, fu un compromesso politico sulle divisioni interne al Regno di Jugoslavia, sottoscritto il 26 agosto 1939 dal primo ministro jugoslavo Dragiša Cvetković e Vladko Maček, un politico croato. Istituì la Banovina di Croazia per accogliere il maggior numero possibile di croati etnici, creando così all'interno della Jugoslavia un sub-stato croato, che i politici croati chiedevano sin dalla fondazione della Jugoslavia nel 1918.
Contesto storico L'amministrazione negli anni '20 e la questione croata Nella definizione dei confini amministrativi interni la Jugoslavia aveva attraversato due momenti: la Costituzione di Vidovdan del 28 giugno 1921, redatta in gran parte da Nikola Pašić e Svetozar Pribićević, suddivise il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in 33 distretti pensati in modo da massimizzare il potere politico e la rappresentanza dell'etnia serba. Un emendamento alla legge elettorale nel giugno 1922 prescrisse persino di basarsi sui dati demografici precedenti alla prima guerra mondiale, consentendo alla Serbia di ignorare le sue enormi perdite durante la guerra. Il modo in cui la costituzione fu approvata dal parlamento causò un certo risentimento politico, poiché il Partito contadino repubblicano croato (HRSS), il più grande partito regionale della Croazia, si era rifiutato di votare, mentre il Partito Comunista di Jugoslavia (KPJ) era stato escluso dal voto. Ciò rese più facile realizzare i loro programmi al Partito Radical-Popolare (NRS) di Pašić e al Partito Democratico (DS) di Pribićević, che avevano il consenso più alto tra i serbi etnici.
Alla fine la Costituzione di Vidovdan istituzionalizzò l'egemonia serba nello stato nascente, e rivederla diventò l'obiettivo chiave per le voci dell'opposizione di alto rango come il leader dell'HRSS Stjepan Radić. Radić fu colpito da un deputato serbo in parlamento nel 1928 e morì due mesi dopo. Divenne un martire per la causa anti-Vidovdan, e la poca fiducia nella costituzione rimasta si croati andò in frantumi. L'HRSS ricominciò a boicottare il parlamento e la Costituzione di Vidovdan diventò insostenibile.
A partire dal 1922 la questione del merito e del metodo per giungere alla pace con il riluttante partner croato divenne la versione locale della questione croata tra l'élite serba. Anche l'amputazione, cioè l'indipendenza della Croazia a vantaggio dell'intero sistema, fu presa in considerazione in più occasioni. La visione serba dell'amputazione includeva l'annessione di regioni etnicamente miste tra croati e serbi alla Serbia, piuttosto che della Croazia. Ciò avrebbe effettivamente portato alla "Grande Serbia" piuttosto che all'unione degli slavi del sud. Dal punto di vista croato, la questione croata era meno incentrata sulla pacificazione della Jugoslavia nel suo insieme, ma sulla separazione della Croazia da qualsiasi influenza da Belgrado. Stjepan Radić divenne il primo volto del movimento separatista croato. Oscillava tra il favorire l'indipendenza assoluta ed il modello di governo confederato con tre popoli costituzionalmente riconosciuti (sloveni, croati, serbi) che avrebbero dovuto formare singoli stati nazionali indipendenti e sovrani prima di aderire volontariamente ad un'unione libera. Altre contraddizioni nelle sue convinzioni politiche furono il ruolo della religione ufficiale, l'urbanizzazione e il comunismo. La sua visione dei confini della Croazia, sia all'interno che all'esterno della Jugoslavia, si espanse ben oltre l'attuale stato nazionale croato e includeva anche la maggior parte della Bosnia ed Erzegovina contemporanea.
Secondo Radić, i bosgnacchi locali non erano un gruppo separato, ma un'estensione della nazione croata che li aveva "debalcanizzati". Usava il termine "Balcani" in modo dispregiativo, poiché riteneva che la Croazia non facesse parte dei Balcani. Questa visione croata dello status della Bosnia, che risaliva ai pensatori come Ljudevit Gaj, si contrapponeva alle convinzioni nazionaliste serbe risalenti a Vuk Karadžić, che ascriveva i bosgnacchi alla nazione serba. Pertanto qualsiasi disputa territoriale tra serbi e croati probabilmente non avrebbe coinvolto rappresentanti dei bosniaci e si sarebbe rivelata sfavorevole per loro.
La dittatura reale degli anni '30
Dopo la proclamazione della dittatura del 6 gennaio da parte di Alessandro I, la Costituzione di Vidovdan fu abolita. Sei mesi dopo fu sostituita con la Costituzione jugoslava del 1931 (nota anche come Costituzione di settembre) e il paese divenne ufficialmente il Regno di Jugoslavia. La Costituzione di settembre sostituì i 33 distretti amministrativi della Costituzione di Vidovdan con nove banovine. All'apparenza erano concepite per evitare connotazioni storiche, etniche o religiose, ma erano di fatto funzionali alla continuazione del dominio serbo in Jugoslavia: i serbi erano la maggioranza in sei banovine su nove, gli sloveni nella Drava, i croati nella Sava e nel Litorale. Gli albanesi del Kosovo e i macedoni erano minoranze sotto la maggioranza serba nella Zeta e nel Vardar, mentre i bosgnacchi (all'epoca spesso chiamati solo "musulmani") erano divisi tra quattro banovine (Vrbas, Zeta, Drina, Litorale), non raggiungendo la maggioranza in nessuna di esse.
Nel decennio successivo all'instaurazione della dittatura reale, una mezza dozzina di primi ministri ( Živković 1929-1932, Marinković 1932, Srškić 1932-1934, Uzunović 1934, Jevtić 1934-1935, Stojadinović 1935-1939) sorsero e caddero, prima per volere di Alessandro I, e poi, dopo l'assassinio del re nel 1934, per volere del principe Paolo, che servì come reggente per il re Pietro II ancora minorenne.
Di questi primi ministri, Milan Stojadinović ebbe il mandato più lungo (1935-1939), principalmente grazie alla ripresa economica globale dopo la Grande Depressione. Ideologicamente un forte centralista, era contrario a grandi concessioni ai movimenti di minoranza, in particolare quando si trattava della questione croata. Attirò l'ira personale del principe Paolo, un anglofilo di mentalità occidentale, adottando le immagini e la retorica dal fascismo italiano. Il governo di Stojadinović cadde all'inizio di febbraio 1939, quando perse la fiducia. Il reggente lo sostituì con Dragiša Cvetković il 5 febbraio. Cvetković sarebbe rimasto primo ministro fino al colpo di Stato jugoslavo nel marzo 1941, immediatamente precedente l'invasione tedesca della Jugoslavia. Cvetković non era particolarmente popolare nella sua nativa Serbia, né tra i sostenitori del governo né presso l'opposizione. Quindi cercò di stringere un accordo con Vladko Maček, diventato il leader del movimento regionalista croato dopo la morte di Radić.
Il ruolo dei croati nel governo, 1918-1939 Inizialmente Stjepan Radić con il suo HRSS aveva boicottato l'Assemblea jugoslava nei primi anni '20 e si oppose all'istituzione della monarchia jugoslava e all'appartenenza della Croazia allo stato jugoslavo. Si impegnò in una retorica apertamente ostile all'élite serba e dovette espatriare nel luglio 1923 dopo un mandato di arresto spiccato a causa di un discorso offensivo nei confronti della regina Maria. Radić aveva persino fatto aderire il suo partito al Krestintern nel 1924,Graeme Gill, "Peasant International," in George Jackson and Robert Devlin (eds.), Dictionary of the Russian Revolution. Westport, CT: Greenwood Press, 1989; pp. 435-436. sebbene re Alessandro avesse apertamente sostenuto i bianchi contro i bolscevichi nella guerra civile russa. La palese simpatia di Radić per il comunismo, profondamente disprezzato dall'establishment politico serbo, contribuì alla caduta dell'amministrazione Davidović, la prima che non era stata guidata dal Partito radicale. A metà degli anni '20 trasformò la sua ideologia, accettò sia la monarchia che la costituzione e iniziò a lavorare con il suo ribattezzato Partito Contadino Croato (HSS, la parola "repubblicana" era stata eliminata) dall'interno del sistema. Una breve alleanza tra l'HSS di Radić e il Partito Radicale di Pašić, formata il 18 luglio 1925, non portò da nessuna parte a causa del manifesto disprezzo reciproco, e l'HSS ruppe con i radicali ad aprile 1926.
Dopo la morte di Radić nel 1928, il 13 agosto 1928 il partito passò sotto la guida di Vladko Maček, che lo indirizzò ulteriormente verso i circoli politici borghesi e intellettuali, lontano dall'ambiente agrario contadino rurale originario. Gli era stata offerta la possibilità di guidare il governo jugoslavo nel luglio 1932, dopo che il re aveva licenziato Petar Živković e poi Vojislav Marinković, ma Maček rifiutò.
Durante la dittatura del re formò potenti alleanze politiche nell'opposizione. In primo luogo, l'HSS si unì al Partito Democratico per formare un'Unione Democratica Contadina, e poi si alleò con le altre forze come il Partito Popolare Sloveno e l'Organizzazione Musulmana Jugoslava per diventare una completa alleanza all'opposizione. Queste alleanze ottennero buoni risultati elettorali nonostante il sistema politico fazioso favorito dalla Costituzione del settembre 1931. La lista di opposizione ricevette il 45% dei voti nel dicembre 1938, minando ulteriormente l'autorità del primo ministro Stojadinović, che fu sostituito con Cvetković nel febbraio 1939.
Accordo Trattative Cvetković fu nominato primo ministro grazie all'urgenza del reggente Paul di placare i regionalisti croati. Tramite intermediari dell'HSS Cvetković incontrò Maček a Zagabria per i colloqui preliminari. I vantaggi erano reciproci: Cvetković poteva ottenere la legittimazione presso il popolo croato e quindi l'opposizione unita, Maček poteva realizzare il suo programma regionalista per aumentare l'autonomia croata. I negoziati durarono dall'aprile all'agosto 1939 e portarono allo Sporazum, l'accordo raggiunto il 20 agosto 1939 e ratificato il 26.
Termini
I termini dell'accordo erano i seguenti: Articolo I Sarà formato un nuovo governo per la Banovina di Croazia. Articolo II Le banovina Sava e Litorale coinfluiranno nella Banovina della Croazia. Inoltre, a queste due banovine si aggiungeranno la maggior parte delle zone croate delle regioni di Dubrovnik, Sid, Ilok, Brcko, Gradacac, Travnik e Fojnica. Le zone delle suddette regioni prive di maggioranza croata saranno separate e non saranno annesse alla Banovina di Croazia. Articolo III Serbi, croati e sloveni devono essere uguali davanti alla legge nella nuova banovina come nel resto del paese in generale. Ai tre gruppi etnici è garantito pari accesso agli incarichi pubblici. L'uguaglianza religiosa è garantita. La Costituzione della nuova banovina garantirà uguali diritti civili e politici fondamentali. Articolo IV L'amministrazione dell agricoltura, commercio e industria, foreste e miniere, edilizia, politica sociale, istruzione pubblica, giustizia e affari interni passeranno sotto la giurisdizione della Banovina di Croazia, che collaborerà con le autorità militari per quanto riguarda le concessioni minerarie di interesse per la difesa nazionale. Tutti gli altri affari, così come le "questioni di particolare importanza per lo Stato", come la sicurezza nazionale, la soppressione della propaganda distruttiva, l'intelligence, la protezione dell'ordine pubblico e altri, rimarranno al governo federale. Alla Croazia sarà data la "necessaria autonomia finanziaria", ma alle autorità militari sarà fornita il supporto necessario nella produzione e nella logistica all'interno della Croazia per assicurare la difesa nazionale. Articolo V Potere legislativo del re e del parlamento congiunto nella giurisdizione della Banovina. Creazione di un parlamento separato per la banovina, eletto liberamente a scrutinio universale, diretto e segreto. Sarà garantita la rappresentanza della minoranza. Il re eserciterà i poteri amministrativi all'interno della banovina mediante un bano. Il bano, nominato e revocato dal re, è subordinato al re e al parlamento.