Si rese celebre con uno stile comunicativo particolare, intenso, caratterizzato da un linguaggio molto diretto e caustico. Trattava temi politici e di attualità riuscendo a creare spesso polemiche e rappresentando il bersaglio di critiche e di attacchi da più parti.
Biografia Nacque in una famiglia un tempo benestante, essendo stato suo bisnonno il cocchiere ufficiale di papa Pio IXLa Rai? Datela a me farà soldi a palate, quotidiano la Repubblica del 17/06/1994, p.11; nel 1870 la sua azienda con i cavalli e le carrozze andò distrutta in uno straripamento del Tevere e la famiglia Funari divenne poverissima. Il padre era un modesto tipografo romano di idee socialiste e la madre Laura una casalinga, sposatisi nel 1913. Come primo impiego, Gianfranco Funari lavorò presso la Manetti & Roberts, in seguito presso la Saurus, una ditta di acque minerali, in qualità di rappresentante. Successivamente, grazie ad un incontro fortuito con un ispettore esperto di gioco d'azzardo, si appassionò al mondo dei casinò e decise di lavorare come croupier prima al Casino de la Vallée di Saint-Vincent (dove prestava servizio anche suo fratello maggiore come comandante della tenenza dei Carabinieri di Aosta), poi in quelli di Hong Kong, Macao, Singapore e Bangkok, per undici anni, dai 25 ai 36, diventando negli ultimi due anni il capo del personale di una casa da gioco. Ebbe anche una breve carriera nel pugilato, durata solo tre incontri, tutti vinti.
Gli inizi come cabarettista Dopo alcune esibizioni amatoriali come cabarettista in vari locali romani come Il Giardino dei Supplizi e il Sette per Otto, nel 1967 fu notato da Oreste Lionello, che gli propose di entrare nei suoi spettacoli, e dall'entourage di Mina, che lo fece approdare al Derby di Milano, dove debuttò il 30 aprile 1969 interpretando dei monologhi di satira di costume. Nello stesso anno debuttò in televisione nel programma La domenica è un'altra cosa condotto da Raffaele Pisu, cui fece seguito il programma di Castellano e Pipolo Foto di gruppo (1974), condotto dallo stesso Pisu. Del 1973 è l'incisione discografica di un singolo con due canzoni: Io faccio niente e A 80 anni è vietato morire il 14 agosto e dell'LP Ma io non canto... faccio finta! per la King Universal. Per la seconda rete, nel 1975, condusse, insieme a Minnie Minoprio e al Quartetto Cetra, la trasmissione Più che altro un varietà.
Nel 1976 condusse insieme a Claudio Lippi e Renato Carosone il programma televisivo Per una sera d'estate. Nel 1978 scrisse un romanzo, Famiglia svendesi, e l'anno seguente recitò nel film di Domenico Paolella Belli e brutti ridono tutti.
Conduttore TV: i talk show di attualità
Come conduttore di programmi di attualità debuttò nel 1980 su Telemontecarlo con la trasmissione Torti in faccia (da maggio 1980 a maggio 1981)Nel 1981 Funari propose la formula a Bruno Voglino, dirigente Rai, senza riceverne un riscontro positivo., con una formula innovativa che proponeva confronti verbali fra due opposti gruppi formati da cittadini comuni, formula che ripropose con successo con Aboccaperta, il quale andò in onda dal 1981 al 1983 sulla rete monegasca. Finalmente nel 1984 Funari venne chiamato dalla Rai: fu Giovanni Minoli, capostruttura di Rai 2, a dargli l'opportunità di condurre un programma nell'azienda di stato. Aboccaperta andò in onda sulla seconda rete nazionale dal 1984 al 1987 nella seconda serata del venerdì, ma gli vennero vietati i temi di natura politica, lasciandogli spazio per il costume. Prima del passaggio ufficiale, Funari condusse nell'autunno del 1983 Campanile cena e nella prima parte del 1985 anche il programma domenicale Jolly goal, sempre su Rai 2.
Nel 1987 Funari sposò in seconde nozze Rossana Seghezzi, ballerina della Scala (da cui si separerà nel 1997) e inaugurò le trasmissioni nella fascia meridiana di Rai 2 con la trasmissione Mezzogiorno è..., di cui curava anche la regia. Per tenere alta l'attenzione, mandava in diretta richieste ai cameramen di avvicinare o allontanare lo zoom o di attivare l'una o l'altra camera, raccontando al pubblico aneddoti personali, anche intimi, utilizzando i tempi e le pause del comico. Mezzogiorno è... andò avanti per tre stagioni, fino a quando, a causa dell'invito fatto a Giorgio La Malfa e non gradito ai vertici dell'azienda, Funari fu allontanato; riprese ad arringare il pubblico mettendo i politici alla gogna, sulla stessa falsariga e secondo il suo stile ormai delineato, con Mezzogiorno italiano su Italia 1 (1991-1992). In precedenza per la RAI aveva condotto anche Improvvisando assieme a Ramona Dell'Abate e a Giorgio Mastrota, programma andato in onda nell'estate e all'inizio dell'autunno 89.
Nella primavera 1992, seppure con alcune titubanze da parte della Fininvest, a Funari venne assegnata la conduzione di una trasmissione per le elezioni: Conto alla rovescia, all'interno di Mezzogiorno italiano. L'atteggiamento antisocialista di Funari, che già aveva subito un diktat da Rai2 ai tempi di Mezzogiorno è..., veniva tollerato dalla Fininvest per la sua capacità di valorizzare le risorse pubblicitarie. L'azienda si limitava a suggerire i nomi da invitare tra gli ospiti, ma in ogni caso l'idea di Funari di lasciare mano libera ai cittadini e ai giornalisti nel porre le domande ai politici si rivelò vincente e la trasmissione risultò essere la più vista dell'intera campagna elettorale 1992.
In quegli anni inventò un nuovo modo di fare pubblicità, intercalando senza alcuna soluzione di continuità la conduzione della trasmissione e la promozione di un prodotto sponsor. In questo modo veniva annullata ogni distinzione tra il programma e il messaggio promozionale;Pippo Baudo, intervista a SkyTG24 del 12 luglio 2008 ciò fu poi vietato dalle più stringenti normative sugli spot entrate in vigore nel 1995. Ma indubbiamente Funari fu «il maestro incontrastato nell'esercizio dell'evocazione del desiderio mangereccio attraverso un'immagine elettronica. Nessuno come lui riuscì ad imporre l'acquisto immediato di cibo con un solo schiocco di lingua».Gianluca Nicoletti, Ectoplasmi. Tipi umani nell'universo TV, Bologna, Baskerville, 1994, p. 49.
Fu testimonial dal 1988 al 1990 per la carne in gelatina Manzotin, e dal 1992 al 1995 per il quotidiano nazionale L'Indipendente (da lui anche diretto, con scarsa fortuna, nel 1994), oltre ad essere stato sempre nei primissimi anni Novanta testimonial dell'Innocenti. Nel periodo di Mani Pulite, la critica politica dei programmi di Funari si fece molto più serrata, attaccando ancora di più i partiti coinvolti negli scandali. Successivamente su questi temi intervistò ad Hammamet Bettino Craxi, condannato in contumacia.
L'allontanamento dalle TV nazionali A causa di alcuni dissapori con Silvio Berlusconi (spinto da Bettino Craxi a censurare il conduttore), Funari fu costretto a lasciare anche la Fininvest, alla quale intentò una causa per inadempimenti contrattuali presso la Pretura del Lavoro di Monza: il suo contratto sarebbe scaduto il 30 settembre 1992, ma Mezzogiorno italiano era stato sospeso dal 21 luglio precedente, cosicché le ultime 63 puntate previste erano state annullate. Inizialmente avrebbe dovuto firmare un contratto con la RAI, per condurre due programmi al sabato su Rai 3: il primo nella consueta fascia di mezzogiorno, l'altro, che avrebbe dovuto intitolarsi appunto Sabato con Funari, in prima serata a partire dal 3 o dal 10 ottobre 1992.
Fu definito un accordo nell'agosto precedente con il direttore di rete Angelo Guglielmi, ma la dirigenza del servizio pubblico ruppe le trattative; secondo alcune fonti fu l'allora direttore generale Gianni Pasquarelli in persona, a determinare il mancato ritorno in Rai del conduttore romano. Al di là delle ragioni per cui avvennero, le rotture con le TV nazionali lo fecero apparire più umorale che scomodo, impedendogli di trarre pieno vantaggio dalla sua immagine televisiva.
Rimasto disoccupato, Funari tentò di fare concorrenza al duopolio pubblico e privato, con Zona franca,Dati ricavati dalla scheda di G. Funari sul sito Storia Radio Tv.it . in onda su 75 emittenti locali dell'intero territorio nazionale, che trasmettevano il programma in leggera differita l'una dall'altra per evitare i limiti imposti dalla legge Mammì, su idea dello stesso presentatore romano. La trasmissione era prodotta dal conduttore e da Sandro Parenzo, responsabile della realizzazione delle videocassette, all'interno delle quali era montata ogni puntata e già inserite le interruzioni pubblicitarie, da distribuire all'improvvisato network.
Dopo la vittoria della causa contro RTIpag. 33 de la Repubblica del 19/3/1993, vd. Archivio la Repubblica . ottenne un risarcimento di oltre un miliardo e mezzo di lire, a fronte delle sue richieste iniziali di circa 10 miliardi per danni, quindi fu reintegrato in Mediaset. Stavolta fu "collocato" su Rete 4, dove a partire dal 18 ottobre 1993 ricominciò con le strisce giornaliere Funari news e Punto di svolta (1993-1995dati ricavati dal sito Web Alice .), inframezzate dall'edizione delle 19:00 del TG4, nonché il programma del sabato sera L'originale sulla stessa rete (1994-1995).
Dopo la breve parentesi alla direzione del quotidiano L'Indipendente (1994) tornò alla televisione con il suo debutto su Odeon TV e Cinquestelle, per cui condusse Funari live e L'edicola di Funari. Fu il primo esperimento in Italia di una diffusione satellitare in diretta su circuiti televisivi minori. Nella stagione 1995-1996 tornò in Rai con Napoli capitale, un talk-show politico diretto da Anna La Rosa che ebbe vita breve. Di nuovo senza contratto, Funari riprese Zona Franca, di cui conservò il formato: la diffusione del programma era sempre basata su un circuito di piccole emittenti locali. Ad Antenna 3 Lombardia conobbe Morena Zapparoli, che sarebbe diventata sua terza moglie il 24 aprile 2004.
Nel 1997 decise di candidarsi a sindaco di Milano con una sua Lista Funari, ma all'ultimo momento rinunciò al progetto, nonostante il buon riscontro ottenuto nei sondaggi. Il 27 dicembre dello stesso anno subì un delicato intervento al cuore, che minò la sua salute ma non la sua verve polemica: celebre rimane il suo attacco alla sanità pubblica, al cui vertice ministeriale dell'epoca risiedeva Rosy Bindi, durante un intervento telefonico di quest'ultima il 21 febbraio 1998, nel corso della trasmissione Per tutta la vita (Rai 1), condotta da Fabrizio Frizzi.
Dal 2000 al 2007 Nel gennaio 2000, Funari tornò a Mediaset nella sua fascia oraria prediletta, il mezzogiorno, diventando ospite fisso del talk show A tu per tu, in onda su Canale 5 e condotto da Antonella Clerici e Maria Teresa Ruta. Dopo l'abbandono della Clerici due mesi dopo la partenza del programma, Funari divenne protagonista assoluto del programma (a scapito anche dell'altra conduttrice, Maria Teresa Ruta, relegata al ruolo di semplice opinionista), tornando così a rivolgersi al suo pubblico preferito, le casalinghe, ma senza riuscire ad ottenere lo stesso successo avuto negli anni passati; la trasmissione registrò infatti ascolti poco soddisfacenti e fu cancellata dopo una sola stagione.