Il disturbo dell'immagine corporea (in inglese body image disturbance, BID) è un sintomo frequente nei pazienti con disturbi alimentari ed è caratterizzato dall'alterata percezione del proprio corpo e da una significativa insoddisfazione corporea. Il disturbo si osserva principalmente in pazienti con anoressia nervosa che spesso percepiscono il proprio corpo normopeso o addirittura sovrappeso, nonostante il grave stato di sottopeso. Spesso un'alterata percezione del corpo persiste anche dopo un percorso di cura e dopo la completa remissione dei sintomi alimentari. Inoltre, il disturbo non risponde alle terapie psicofarmacologiche ed è quindi considerato difficile da trattare. Si ritiene quindi che terapie efficaci per il disturbo dell'immagine corporea potrebbero migliorare la prognosi di questi pazienti, come già suggerito da Hilde Bruch nel 1962.
Verso la fine del '900, numerose strategie specifiche per il disturbo dell'immagine corporea sono state sviluppate tra cui l'esposizione allo specchio, la video-confrontation, e terapie di gruppo ad orientamento cognitivo comportamentale. L'efficacia di questi interventi è stata recentemente revisionata da un gruppo di ricerca indipendente (2018) che ne ha riconosciuto la parziale efficacia, pur evidenziandone alcune criticità.
Da una parte infatti gli studi presenti in letteratura sono pochi e molto raramente replicati da altri ricercatori indipendenti. Dall'altra non è ancora chiaro se l'implementazione di interventi specifici per il disturbo dell'immagine corporea all'interno di protocolli as usual migliori la prognosi nei pazienti con anoressia nervosa. Il recente sviluppo delle neuroscienze ha tuttavia portato a nuove forme di terapia per il disturbo dell'immagine corporea. Da una parte grazie allo sviluppo di nuovi paradigmi come la realtà virtuale, dall'altra grazie alle recenti scoperte nel campo dell'integrazione multisensoriale.
Storia È con lo sviluppo della medicina moderna che lo studio sistematico dell'esperienza corporea è diventato di interesse scientifico. Il fisiologo tedesco Hermann Munk fu il primo a suggerire l'esistenza di una rappresentazione corticale del corpo, supportato dai suoi esperimenti di vivisezione sulla corteccia parietale dei cani. Pochi anni dopo Carl Wernicke parlò di “somatopsiche”, per riferirsi alla consapevolezza corporea, ipotizzando l'esistenza di una mappa corticale in grado di raccogliere ed elaborare gli input sensoriali da ogni punto del corpo. Nel 1905 Bonnier introdusse il concetto di schema corporeo, definendolo come la rappresentazione mentale del corpo necessaria al cervello per percepire oggetti vicini, lontani o interni al corpo stesso. Bonnier descrisse inoltre tre diverse alterazioni parziali dello schema corporeo, lhyperschématie (una sovrastima delle dimensioni del corpo), l'hyposchématie (una sottostima delle dimensioni del corpo) e la paraschématie (uno spostamento delle parti del corpo compresi gli organi interni). Head e Holmes nel 1911 ampliarono il concetto di schema corporeo, introducendo il concetto di schema posturale e di schema superficiale. Descrissero il caso di una paziente che era in grado di localizzare stimoli applicati al suo corpo, ma non era in grado di localizzare la sua mano nello spazio. Definirono inoltre la differenza tra schema e immagine, lo schema come una rappresentazione inconscia necessaria per il movimento e la localizzazione nello spazio, l'immagine come la percezione cosciente del corpo.
Schema corporeo e immagine corporea
Il termine schema corporeo ha riscontrato successo in ambito scientifico nel corso di tutto il '900 ed è stato largamente utilizzato da diverse discipline biomediche e filosofiche, generandone però definizioni via via diverse. Il più recente sviluppo delle neuroscienze ha, al contrario, fornito una base epistemologica più solida per definire lo schema corporeo. Recentemente nel 2013, Keizer e colleghi hanno infatti suggerito la seguente definizione: “[lo schema corporeo è] una rappresentazione mentale inconscia, sensomotoria, del corpo che viene richiamata durante l'azione". Questa rappresentazione è fluida e dinamica, ed è fondamentale in processi somatosensoriali, motori, di movimento immaginato, e nell'utilizzo di oggetti.
Al termine "schema corporeo" è frequentemente associato il termine "immagine corporea". Il termine venne introdotto nel 1935 dallo psicologo austriaco Paul Schilder, che ne diede la seguente definizione "l'immagine corporea è l'immagine del nostro corpo che formiamo nella nostra mente, vale a dire il modo in cui il corpo appare a noi stessi". Schilder con questo termine voleva evidenziare la natura complessa dell'immagine corporea, formata da un processo di integrazione di componenti neurologiche, psicologiche e socioculturali. Ad oggi, questa definizione resta una delle più citate in letteratura.
I concetti di schema corporeo e immagine corporea hanno avuto grande diffusione e successo e sono stati largamente oggetto di ricerche, studi e speculazioni. L'idea di multiple rappresentazioni del corpo nel cervello è infatti, ad oggi, globalmente accettata e supportata dagli studi neuro-anatomici e neurofisiologici delle cortecce somatosensoriali e motorie oltre che dagli studi sulla percezione dello spazio personale, peripersonale ed extrapersonale. Proprio grazie allo sviluppo delle neuroscienze e alla scoperta di numerose mappe somatotopiche nel cervello, ad oggi, l'idea che esistano due sole rappresentazioni mentali del corpo appare un'eccessiva semplificazione.
Caratteristiche
Nella storia della medicina, aberrazioni nella percezione del proprio corpo sono state primariamente descritte in pazienti con danni neurologici o con arti amputati e conseguente sindrome dell'arto fantasma. In ambito psichiatrico le prime descrizioni di disturbi nella corporeità sono presenti già nella classificazione dei sintomi della schizofrenia di Schneider. Ma la prima a descrivere il disturbo dell'immagine corporea nell'anoressia nervosa fu Hilde Bruch nel 1962. Nel suo articolo "Perceptual and Conceptual Disturbances in Anorexia Nervosa" scrisse:
Ad oggi il disturbo dell'immagine corporea è comunemente riconosciuto dalla comunità scientifica come sintomo caratteristico dell'anoressia nervosa ed è inoltre stato osservato anche nella bulimia nervosa e nel disturbo da alimentazione incontrollata. Uno studio del 2019 pubblicato su Cortex, ha dimostrato inoltre, per la prima volta, che anche soggetti sani possono manifestare una qualche forma di alterazione nella percezione del proprio corpo, suggerendo come questa possa manifestarsi in modo più intenso, e quindi caratterizzarsi come disturbo vero e proprio, in soggetti più vulnerabili (ad es. un malato di anoressia nervosa).
Frequenti sintomi e segni del disturbo dell'immagine corporea sono:
alterata stima della forma e delle dimensioni del corpo e alterata percezione delle sue forme; immagini mentali del proprio corpo distorte o sovrappeso nonostante il sottopeso; frequenti immagini mentali del proprio corpo in terza persona; pensieri negativi relativi al corpo; frequenti comportamenti di body checking (es. toccarsi ripetutamente fianchi o addome); frequenti confronti tra il proprio corpo e quello degli altri; emozioni di ansia, vergogna e disprezzo per il proprio corpo
Da un punto di vista clinico, un numero crescente di ricerche suggerisce che il disturbo dell'immagine corporea svolga un ruolo significativo nell'insorgenza, nel mantenimento e nella ricaduta dell'anoressia nervosa, come già aveva suggerito Hilde Bruch nel 1962. Tuttavia, nonostante le crescenti evidenze, una review di Glashouwer nel 2019 ha affermato che i dati empirici disponibili sono ancora insufficienti e "non forniscono alcuna base per rispondere alla domanda se il disturbo dell'immagine corporea sia un fattore di rischio (causale) per l'anoressia nervosa". Come suggerito dall'autore, questa mancanza di prove sarebbe in parte correlata all'eterogeneità di termini utilizzati per riferirsi al disturbo dell'immagine corporea.
Definizione
DSM-5 Diversi termini sono utilizzati nella ricerca e in ambito clinico per definire il disturbo dell'immagine corporea generando confusione terminologica e difficoltà nella ricerca bibliografica. Alcuni dei termini più utilizzati e presenti nella letteratura scientifica sono "body image discrepancy", "body image self-discrepancy", "body image distortion", "disturbed body image", "disturbances in body estimations", "body image disturbance", "negative body image" e molti altri. È inoltre frequente trovare il termine "body dissatisfaction" (in italiano, insoddisfazione corporea) usato impropriamente per riferirsi al disturbo dell'immagine corporea. Insoddisfazione corporea e disturbo dell'immagine corporea sono infatti due concetti simili, ma non sovrapponibili. Inoltre, anche lo stesso DSM-5 definisce il disturbo dell'immagine corporea in modo vago "un disturbo nel modo in cui viene vissuto il peso o la forma del proprio corpo". La mancanza di una definizione condivisa e chiara è problematico sia da un punto di vista clinico che di ricerca.
Multidimensionale Nonostante le problematiche terminologiche, durante gli anni 2000 numerosi ricercatori mostrano un accordo sul fatto che il disturbo dell'immagine corporea sia un sintomo multidimensionale che coinvolge tutti gli aspetti collegati all'immagine corporea. L'immagine corporea è, infatti, essa stessa un costrutto multidimensionale che coinvolge diverse dimensioni, quella cognitiva, affettiva, comportamentale e percettiva.
Infine, frequentemente, si confonde il disturbo dell'immagine corporea con il disturbo da dismorfismo corporeo (per un approfondimento delle differenze vedasi più avanti). La mancanza di una definizione chiara risulta pertanto problematica, ed è stata sottolineata da diversi autori sia di ambito clinico sia di ricerca di base e applicata.Nonostante l'eterogeneità dei termini utilizzati, c'è comunque una generale coerenza nella descrizione e nella concettualizzazione del disturbo dell'immagine corporea. Nella letteratura scientifica specializzata si è soliti descrivere il disturbo come un sintomo multidimensionale, che mostra alterazioni nelle diverse componenti dell'immagine corporea. L'immagine corporea è essa stessa un costrutto complesso, formato da quattro riconosciute componenti, quella cognitiva, affettiva, comportamentale e percettiva. Le quattro componenti dell'immagine corporea sono: Cognitiva: pensieri e credenze sul proprio corpo e sulle sue forme. Include una rappresentazione mentale cosciente del proprio corpo; Affettiva: sentimenti e atteggiamenti verso il proprio corpo (es. soddisfazione/insoddisfazione corporea) o anche sentimenti di vergogna o ansia quando il corpo viene guardato allo specchio o esposto in pubblico (es. in piscina); Comportamentale: azioni che le persone eseguono per controllare, modificare, curare o nascondere parti del proprio corpo; Percettiva: come viene percepito il proprio corpo dai sensi. Include la percezione visiva, propriocettiva, interocettiva, aptica e tattile discriminativa. Nelle persone con un disturbo dell'immagine corporea tutte e quattro queste componenti risultano alterate