Lo stadio comunale Nereo Rocco è il principale impianto calcistico della città di Trieste e primo per capienza del Friuli-Venezia Giulia; è dedicato all'omonimo calciatore e allenatore giuliano.
Vi si svolgono gli incontri interni della ; ospita inoltre la sede della stessa società nonché degli uffici provinciali del CONI e il dipartimento di medicina sportiva; in talune occasioni è stato teatro di importanti concerti musicali, tra cui quelli di Vasco Rossi, Zucchero Fornaciari, Luciano Ligabue, Måneskin e Max Pezzali. Lo stadio sorge nel quartiere di Valmaura, alla periferia sud della città, tra la ex strada statale 15 e la strada statale 202, vicino al vecchio stadio Giuseppe Grezar.
La genesi dell'impianto La proposta dello stadio nuovo
Nel 1979 la Triestina affidò, a uno studio tecnico di Monfalcone, l'incarico di studiare le opportunità di ammodernamento dello Stadio Giuseppe Grezar, inaugurato nel 1932. Già all'epoca, però, l'idea della ristrutturazione sembrava poco percorribile, soprattutto per la necessità di adeguare l'impianto al solo utilizzo calcistico.
L'idea di uno stadio nuovo, che potesse sostituire il vecchio Stadio Giuseppe Grezar, venne lanciata, nel 1980, dal giornalista triestino Dante di Ragogna, supportato dalla consulenza dell'ing. Mario Zarattini. Si ipotizzò che lo stadio nuovo potesse ospitare alcune gare del mondiale di calcio del 1990, verso il quale l'Italia aveva espresso la propria candidatura. Venne coinvolto, nel giugno 1981, anche l'allora tecnico della Triestina, Ottavio Bianchi. L'idea trovò presto un certo riscontro, sia presso le autorità politiche, locali e regionali, sia presso quelle sportive. Accanto alla costruzione di un nuovo impianto, dedicato solo al calcio, venne ipotizzata la ristrutturazione dello Stadio Giuseppe Grezar, al fine di dedicarlo principalmente all'atletica leggera. L'area che venne individuata era proprio della adiacente al vecchio impianto, occupata dal macello comunale, che andava spostato in zona industriale. Tale area venne pensata come cittadella dello sport, ove potesse trovare posto anche una piscina..
Il 9 febbraio 1982 un primo progetto venne presentato presso il Panathlon club. Poco dopo l'idea trovò il forte appoggio di Emilio Felluga, presidente provinciale del CONI. In questa fase nacque l'idea di creare una struttura che potesse accogliere le sedi per le federazioni sportive provinciali, nonché per lo stesso CONI, oltre che un centro di medicina sportiva.
Inizialmente l'idea era quella di separare la struttura dedicata al calcio da quella dedicata ai servizi accessori ma, in seguito, venne modificato il progetto iniziale, ideando una struttura che potesse contenere al suo interno tutti gli spazi necessari per coprire le altre esigenze.. Il 6 aprile 1982 il progetto venne sottoposto all'attenzione del commissario prefettizio al comune di Trieste, Siclari.
Il 29 aprile l'assessore regionale allo sport, Adriano Bomben, a seguito di un sopralluogo presso il Grezar, espresse il suo parere sulla antieconomicità della ristrutturazione del vecchio impianto, e sulla possibilità che le autorità regionali potessero stanziare dei fondi per la costruzione di un nuovo impianto. Nell'ottobre dello stesso anno venne presentata una nuova versione del progetto.
Il 17 marzo 1983 il Comune di Trieste organizzò una tavola rotonda sul tema, dalla quale emerse, nuovamente, la quasi totalità di pareri favorevoli alla costruzione di uno stadio nuovo, rispetto all'ipotesi della ristrutturazione del Grezar. Dopo questo incontro la questione venne abbandonata, per riprendere a essere discussa solo nell'estate del 1984. A luglio di quell'anno espressero interesse partiti e associazioni ambientaliste, mentre vennero anche sviluppate proposte alternative. L'architetto Bartoli propose di individuare un'area sul Carso per la costruzione dell'impianto nuovo, da oltre posti, mentre l'ingegnere Cervesi rilanciò l'idea della ristrutturazione del Grezar. Il 17 settembre, nel corso di un'apposita riunione indetta da giornalisti sportivi locali, presso la sede dell'ACI di Trieste, le tre proposte vennero confrontate e dibattute. Alla riunione presenziò l'assessore allo sport del Comune di Trieste, il presidente della Triestina De Riù, nonché esponenti del mondo dell'atletica leggera, che chiesero che le due discipline potessero trovare ciascuna un impianto proprio, dove svolgere l'attività. Le preferenze dei presenti si indirizzarono verso la soluzione fuori città. De Riù ricordò la promessa del presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Antonio Comelli, in merito alla disponibilità dell'ente a finanziare in parte l'opera, così come venne ipotizzato l'utilizzo del Fondo Trieste.
Il centro di coordinamento dei Triestina Club lanciò anche un referendum tra gli appassionati, il 17 marzo 1985, in occasione della partita di Serie B Triestina-Bologna. Il quesito chiedeva ai tifosi quale delle tre ipotesi sopraesposte fosse ritenuta migliore. Sulla scheda non si faceva menzione di una quarta ipotesi, che era stata proposta pochi giorni prima dal sindaco di Muggia, centro in provincia di Trieste, che offriva la zona delle Noghere per la realizzazione del nuovo impianto. Venne sfruttato il referendum proprio per illustrare maggiormente l'idea. Il referendum, a cui parteciparono oltre tifosi, vide prevalere, con oltre il 69% dei voti, l'ipotesi di stadio nuovo nell'area del macello. Questa opzione era considerata anche la migliore per quanto riguardava la presenza di sufficienti parcheggi.
Progettazione a approvazione del progetto Il 5 agosto 1985 il Comune di Trieste, con una delibera del consiglio comunale, affidò all'Italposte, società del gruppo IRI-Italstat, la concessione per la realizzazione di un nuovo stadio, da posti, preferendo tale procedura amministrativa a quella dell'appalto. La previsione di spesa si aggirava sui 20 miliardi di lire, metà finanziati dalla Regione Friuli-Venezia Giulia. L'Italposte si incaricò di realizzare l'opera con l'apporto di un consorzio di ditte locali, e la consulenza della Triestina.
Il progetto generale del nuovo stadio venne affidato all'ing. Mario Zarattini, con la collaborazione dello studio architetti Celli Tognon e dell'ing. Bruto Gelletti. Il nuovo stadio, originariamente progettato per contenere circa spettatori, doveva svolgere in senso lato le funzioni di una cittadella dello sport, completa di palestre, pista coperta per l'atletica, un centro per la medicina dello sport, gli uffici del CONI e una foresteria per la Triestina. Si decise di intitolare l'impianto, con consenso unanime, al più grande esponente triestino del mondo del calcio, Nereo Rocco.
Il 6 novembre dello stesso anno l'Italposte presentò al comune il progetto di fattibilità per uno stadio da posti, da realizzare nell'area del vecchio macello. La pianta prevista era circolare, sia per garantire una migliore visibilità agli spettatori, sia per riuscire a creare la struttura nell'area prevista, senza intaccare il Grezar, il campo sportivo di via Flavia e il deposito dell'azienda dei trasporti. Lo stadio non era dotato di pista di atletica. Lo studio individuava le linee tecnico-costruttive, le aree di parcheggio, e anche le possibilità di ampliamento. Il 29 novembre il progetto di fattibilità venne approvato dal consiglio comunale, anche se nei giorni precedenti il progetto era stato criticato da Raffaele de Riù, presidente della Triestina, tanto che l'approvazione, da parte della maggioranza, non era data per scontata. Venne confermata l'esistenza di un finanziamento di 20 miliardi, per il primo lotto, che comprendeva campo di gioco, gradinate e servizi.
Nel marzo del 1986 l'Italposte incontrò ancora il comune per la presentazione dei primi elaborati tecnici. Nel mese successivo l'azienda completò anche l'elaborazione di allegati tecnici, sulla base delle osservazioni scaturite nell'incontro di marzo. Il 28 aprile la giunta comunale approvò la delibera per il progetto generale, e il giorno seguente l'Italposte presentò il modellino dell'impianto. Il costo del primo lotto, intanto, lievitò a 25 miliardi. La capienza era stimata in posti, anche se in presenza di una deroga ministeriale poteva essere alzata a , raggiungendo i , in caso di diverso posizionamento dei seggiolini. La realizzazione dell'opera era stimata in 400 giorni. Era previsto anche un rivestimento, in fibra di carbonato, già utilizzato dallo Stadio Olimpico di Monaco. Dopo un lungo dibattimento in consiglio comunale, nella notte fra il 12 e 13 maggio 1986, l'aula dette il via libera alla delibera che delegava alla giunta il compito di approvare il progetto esecutivo dello stadio. L'iter era stato rallentato da alcune problematiche burocratiche, relative allo spostamento del macello.
Il 14 marzo 1987 il consiglio comunale approvò una delibera che avallava il progetto generale dello stadio nuovo, adeguato alle nuove norme di sicurezza, introdotte dal governo nell'ottobre del 1986 con decreto ministeriale. Veniva confermato che il costo del primo lotto era di 25 miliardi (per la costruzione dell'impianto fino a 25 700 posti), mentre per il completamento del secondo lotto (ampliamento a 36 500) la spesa stimata era di 54 miliardi. L'Italposte aveva sessanta giorni di tempo, dall'avvenuta comunicazione dell'accettazione del progetto generale, per presentare il progetto esecutivo del primo lotto. Quattro mesi dopo la commissione edilizia del comune diede il via libera ai lavori del primo lotto, dopo che a giugno la Regione aveva dato il nullaosta alla variante del piano regolatore comunale.
Il 23 ottobre il Comune approvò il progetto esecutivo. Il 16 novembre sempre il Comune, dopo che il 9 il comitato provinciale di controllo aveva dato il via libera alla delibera della giunta sul progetto, comunicò l'esito a Italposte. Da tale data scattarono i 60 giorni entro i quali la ditta avrebbe dovuto indicare le aziende coinvolte nella costruzione del primo lotto. In base alla convezione tra le parti l'opera avrebbe dovuto essere conclusa in 400 giorni, ovvero entro il 12 gennaio 1989.
Costruzione L'area del cantiere venne consegnata il 4 dicembre 1987. I lavori iniziarono il 9 dicembre, con l'abbattimento del macello comunale. In realtà questi si fermarono quasi subito, per la protesta degli abbattitori e commercianti di bestiame, che imputarono ritardi all'amministrazione comunale nell'individuazione di una soluzione alternativa per la macellazione, non essendo ancora pronto il macello provvisorio di Prosecco. Un accordo tra le parti venne raggiunto solo nel gennaio del 1988. Ciò consentì la ripresa dei lavori, anche se nelle settimane intercorse era stato comunque organizzato il cantiere. Il 19 febbraio ricominciò l'opera di demolizione del macello. Nell'ottobre del 1988 venne approvata dalla commissione di vigilanza una nuova variante di adeguamento.
I lavori procedettero alacremente, fino al febbraio del 1989. Il Governo, infatti, con la finanziaria e il decreto-legge n. 2/1987, convertito con modificazioni dalla legge n. 65/1987 sugli stadi per il mondiale di Italia '90, decise di tagliare i finanziamenti per la costruzione di impianti sportivi. Ciò metteva a rischio 13 miliardi e mezzo, costringendo il Comune a cercare i fondi presso la Regione e Italposte a chiedere un mutuo alla Cassa Depositi e Prestiti. Ad aprile la Cassa concesse i prestiti necessari per coprire i 13,5 miliardi necessari per completare il primo lotto. Successivamente la Regione promise un ulteriore intervento. A luglio dello stesso anno la Cassa concesse un mutuo per i 29 miliardi necessari per il secondo lotto. Il mutuo venne assunto dal Comune, con relativa delibera. Nel frattempo la Regione concesse un ulteriore finanziamento di 5 miliardi. In seguito a questi sviluppi venne ipotizzato che l'impianto potesse ospitare le partite della Triestina dalla stagione 1990-91.