Lestrema sinistra, definita anche sinistra rivoluzionariaNegli anni 60 e 70 del Novecento specialmente o sinistra radicaleA partire dal XXI secolo, riprendendo una terminologia anglosassone, in precedenza nella vita politica italiana l'aggettivo radicale era utilizzato esclusivamente nei riguardi del Partito Radicale, è un'area politica alquanto vasta, diversificata, composta da correnti di pensiero e organizzazioni, nell'ambito della sinistra italiana e mondiale, che hanno come obiettivo comune il superamento del capitalismo tramite una rivoluzione culturale, e l'instaurazione di una società egualitaria, collettivista, in cui non è consentita la proprietà privata dei mezzi di produzione. Nell'ambito della discussione sulle forme di governo, esponenti della sinistra estrema, sia in Italia che all'estero, hanno sovente negato valore al parlamentarismo liberale, considerato espressione del potere capitalista contro il proletariato, appellandosi talvolta alla lotta armata contro qualsiasi istituzione reputata repressiva (terrorismo rosso).

Buona parte di tali correnti e organizzazioni sono in effetti riconducibili al pensiero marxista e/o anarchico (a loro volta divisi nelle varianti del trotskismo, marxismo-leninismo, stalinismo, comunismo, anarco-comunismo e, a partire dal XX secolo, ambientalismo, femminismo ed ecosocialismo).

Caratteristiche

Nell'estrema sinistra si hanno essenzialmente due filoni: uno socialista-comunista (vedi leninismo, ecosocialismo e trotskismo) e l'altro anarchico (vedi anarco-comunismo, mutualismo).

Fra le tante organizzazioni e movimenti dell'estrema sinistra, si hanno sostanziali differenze nei metodi con cui ottenere i propri obiettivi.

Vi sono partiti politici come Die Linke (Germania), Partito della Rifondazione Comunista (Italia) e Coalizione della Sinistra Radicale (Grecia) che intendono abbattere il capitalismo (a differenza della sinistra riformista che intende solo migliorarlo a favore delle classi lavoratrici) per via parlamentare, accedendo al potere tramite elezioni.

Altre organizzazioni si dichiarano prettamente rivoluzionarie, ritenendo che - al di là di eventuali usi di strumenti elettorali e parlamentari - il capitalismo debba essere abbattuto come intero sistema assieme a tutte le sue regole di potere attraverso una effettiva rivoluzione popolare; tra questi si collocano i movimenti anarchici e trotskisti.

Altre organizzazioni invece si costituiscono come gruppi clandestini militarizzati che mirano a scatenare una lotta armata per la presa del potere da parte del popolo.

Anche in ambito artistico-culturale si è parlato di estrema sinistra, ad esempio riferendosi al situazionismo.

All'inizio del XXI secolo all'interno dell'estrema sinistra oltre alla difesa dei diritti dei lavoratori si sono affermati in modo crescente il pacifismo, l'ambientalismo, la critica all'imperialismo e al capitalismo, la solidarietà verso i popoli del terzo mondo e verso le fasce più deboli della popolazione (come gli immigrati), la lotta per i diritti LGBT (non sempre condivisa da tutta l'estrema sinistraAd esempio, il movimento marxista tedesco Neue Einheit, il Partito Comunista d'India, il Partito Comunista Unificato del Nepal hanno manifestato opposizione ai diritti LGBT). Ciò ha contribuito allo sviluppo del variegato movimento no-global.

Far-left, extreme-left, radical left Luke March, politologo dell'Università di Edimburgo, definisce estrema sinistra («far-left») in Europa coloro i quali si pongono alla sinistra della socialdemocrazia, da loro considerata insufficientemente di sinistra. March divide l'estrema sinistra in due diverse categorie: tra la sinistra radicale («radical left») che accetta il sistema democratico, ma chiede un cambiamento fondamentale del sistema capitalista; ed extreme left (tradotto in italiano sempre come "estrema sinistra"), ostile alla democrazia liberale e che denuncia ogni compromesso con il capitalismo. March individua inoltre quattro sottogruppi all'interno della politica europea contemporanea di estrema sinistra, ovvero comunisti, socialisti democratici, socialisti populisti e populisti sociali.

Un'ulteriore differenza tra radical left ed extreme left secondo March sarebbe anche un approccio maggiormente pragmatico della prima, rivolto essenzialmente a modificare le condizioni di vita in cui si vive, al contrario della seconda incentrata invece in dibattiti dottrinali.

Vít Hloušek e Lubomír Kopeček aggiungono caratteristiche secondarie a quelli identificati da Luke March e Cas Mudde, come l'antiamericanismo, l'antiglobalizzazione, l'opposizione alla NATO e il rifiuto dell'integrazione europea.

L'aggettivo «radical» (radicale) viene utilizzato nella letteratura in lingua inglese dal XVIII secolo per indicare quei partiti politici che esprimono favore o perseguono strategie volte prevalentemente al riformismo e al mutamento dell'ordine sociale. Durante il XIX secolo iniziò a essere impiegato sia come riferimento a quelle formazioni politiche di sinistra di stampo progressista e sia nell'espressione «radical left» (sinistra radicale) per indicare le organizzazioni e i movimenti di estrema sinistra impegnati anche in azioni terroristiche, come le italiane Brigate Rossevedi p 20. Samuel M. Katz, Raging Within: Ideological Terrorism, Twenty-First Century Books, 2004vedi p 2, Pierpaolo Antonello, Imagining Terrorism: The Rhetoric and Representation of Political Violence in Italy 1969-2009, Routledge, 2017 e la tedesco-occidentale Rote Armee Fraktionvedi p 21 Ramesh ChandraGlobal terrorism, Gyan Publishing House, 2003.

Intorno agli inizi degli anni 2000 sulla falsariga dell'utilizzo statunitense del termine radicale il suo significato viene sempre più legato al fenomeno dei nuovi movimenti di massa come quello no-global o del cosiddetto popolo di Seattle.

Sinistra radicale ed estrema sinistra La definizione di March è stata ripresa anche nella pubblicistica in lingua italiana da politologi quali Marco Damiani. Il termine "sinistra radicale" è usato da un lato come termine-ombrello che racchiuderebbe "tutte le forze che si oppongono alle politiche neoliberiste", e che dal punto di vista operativo raggrupperebbe i partiti che si collocano nettamente alla sinistra dei partiti socialisti e socialdemocratici. D'altra parte però oltre a questa prima definizione l'autore distingue ulteriormente tra l'"estrema sinistra", che raggrupperebbe i partiti che intendono operare una trasformazione rivoluzionaria del sistema politico, e la "sinistra radicale" in senso proprio, che invece, pur criticando alla radice le élites politiche dei sistemi capitalisti, accetta le regole e i metodi della democrazia. Tali forze propugnerebbero quindi il ricorso a riforme di sistema, laddove l'"estrema sinistra" non escluderebbe invece il ricorso alla violenza. La differenza della "sinistra radicale" rispetto alla "sinistra riformista" sarebbe quindi soltanto nel grado di radicalità delle riforme proposte.

Se quindi le forze di estrema sinistra sarebbero definibili come forze "antisistema", secondo la definizione di Giovanni Sartori (ossia forze la cui ideologia si contrappone al sistema dominante e ne ostacola il funzionamento), le forze di sinistra radicale ricaderebbero invece nella categoria dei partiti anti-establishment, ossia forze che criticano radicalmente il sistema politico (democratico) dominante e non se ne collocano al di fuori.

Come esempio idealtipico della differenza tra queste due collocazioni politiche viene portato il sistema politico greco di inizio anni duemila, che vede un partito di estrema sinistra, il Partito Comunista Greco e un partito di sinistra radicale, il Synapismos, in seguito trasformatosi in Syriza. Come mostra il caso greco, le forze di sinistra radicale sono inoltre disposte ad assumere, a certe condizioni, incarichi di governo in sistemi politici liberaldemocratici accettando trattative e compromessi con forze di altro tipo, cosa che invece le forze di estrema sinistra, anche laddove raggiungano risultati significativi, rifiutano.

L'estremismo

Nell'ambito di quell'area politica diversificata definita generalmente come estrema sinistra si individuano particolari orientamenti e organizzazioni politiche che sono stati storicamente descritti con i termini "ultrasinistra" o "estrema sinistra" (in un senso specifico). Si avanza in questi casi la critica di estremismo quando i livelli di trasformazione della realtà perseguiti sono ritenuti esagerati, o risultano inopportunamente eccessivi i metodi di lotta politica, o si riscontra il rifiuto di impegnarsi per obiettivi che non siano immediatamente connessi al traguardo fondamentale (massimalismo), o si rileva una chiusura settaria in sé stessi rifiutando unità d'azione con forze di orientamento affine ma divergente in qualche aspetto (settarismo).

L'ultra-sinistra («ultra-gauche» in francese e «ultra-leftism» in inglese) è una particolare corrente del comunismo marxista che è strettamente correlata al comunismo dei collettivi o comitati («council communism») e al comunismo di sinistra. Le correnti di estrema sinistra sono spesso oggetto di critiche da parte di altre fazioni della sinistra. L'organizzazione comunista International Communist Current rifiuta di lavorare con i gruppi della sinistra tranne che con altri comunisti o anarchici. Gilles Dauvé (noto anche come Jean Barrthot), un teorico comunista di sinistra, sostiene che tutti i regimi borghesi dovrebbero essere contrastati e che i rivoluzionari non dovrebbero difendere la democrazia liberale dal fascismo.

In francese il termine «ultra-gauche» viene usato per definire un movimento comunista sviluppatosi a partire dal pensiero di teorici come Amadeo Bordiga, Otto Rühle, Anton Pannekoek, Herman Gorter e Paul Mattick e successivamente Jacques Camatte e Gilles Dauvé. Questo punto di vista comprende due tradizioni principali, una tradizione olandese-tedesca tra cui Rühle, Pannekoek, Gorter e Mattick e una tradizione italiana a partire da Bordiga. Queste tradizioni si sono unite nell'ultra-sinistra francese dagli anni 1960."Bring Out Your Dead ", Endnotes 1, 2008 Il teorico politico Nicholas Thoburn definisce queste tradizioni «l'attualità [...] dell'ultra-sinistra storica».Nicholas Thoburn "Do not be afraid, join us, come back? On the “idea of communism” in our time " Cultural Critique Number 84, Spring 2013, pp. 1-34

Il termine ebbe origine negli anni 1920 nei movimenti operai tedeschi e olandesi, originariamente riferendosi a un gruppo marxista contrario al bolscevismo e alla socialdemocrazia e con alcune affinità con l'anarchismo.Philippe Bourrinet The Dutch and German Communist Left (1900–68): ‘Neither Lenin nor Trotsky nor Stalin!’ - ‘All Workers Must Think for Themselves!’, BRILL, 8 Dec 2016, p.8: "As for the term “ultra-left”, which is often equated with “sectarianism”, it can only define those currents which historically split from the KPD between 1925 and 1927. Left communism never appeared as a pure will to be “as left as possible”." L'estrema sinistra è definita in particolare dalla sua posizione di marxismo antiautoritario che generalmente implica un'opposizione allo Stato e al socialismo di Stato, così come alla democrazia parlamentare e al lavoro salariato. In opposizione al bolscevismo l'estrema sinistra pone in genere forte enfasi sull'autonomia e l'auto-organizzazione del proletariato. Secondo Dauvé:

Le idee dell'ultra-sinistra storica vennero ampiamente riproposte nella nuova sinistra degli anni 1960 e in particolare dal Maggio 1968 nei movimenti socialisti libertari come Big Flame, situazionismo e autonomismo.