No Cav è un termine giornalistico impiegato per indicare un movimento italiano di protesta ambientalista e antiestrattivista sorto nei primi anni del XXI secolo e composto da associazioni e gruppi di cittadini accomunati dalla critica alle cave delle Alpi Apuane, dalle quali si estrae marmo di Carrara e derivati, come il carbonato di calcio ad un ritmo di 4 milioni di tonnellate all'anno.
Oltre 100 ettari di cave ricadono all'interno dei confini del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, mentre la restante estensione in aree adiacenti al parco stesso.
Il movimento No Cav nasce dal conflitto ambientale in corso sulle Alpi Apuane, classificato dall'Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali, parte dell'Environmental Justice Atlas, come "conflitto propositivo in favore di alternative sostenibili".
Nel corso degli anni, gli ambientalisti sono riusciti a sviluppare nella società civile un movimento d'opinione sensibile al tema della salvaguardia delle Alpi Apuane, tuttavia nel 2021 il Consiglio di Stato ha stabilito che le cave sulle Alpi Apuane non costituiscono di per sé un danno ambientale.
Nome e simbolo
Il termine "No Cav", abbreviazione di "No Cave", fu utilizzato per la prima volta in un articolo de Il Tirreno del 2014 per definire gli attivisti che avevano preso parte ad una manifestazione del comitato Salviamo le Apuane. Più raramente è comparso in alcuni articoli anche il termine esteso "No Cave".
Il simbolo No Cav è costituito da una rappresentazione stilizzata in bianco e nero del viadotto di Vara della ferrovia Marmifera Privata di Carrara barrata da una grande X rossa, al di sopra della quale campeggia la scritta "NO CAV", anch'essa rossa, il tutto su fondo bianco.
Tale vessillo, la cui veste grafica ricorda quella del movimento No TAV, fece la sua comparsa solo nel 2020, durante una manifestazione organizzata dall'ambientalista e alpinista Gianluca Briccolani, fondatore dell'associazione Apuane Libere.
Questo simbolo e la definizione di "No Cav" non sono utilizzati né accettati da tutti gruppi che giornalisticamente sono indicati come parte del movimento e molti preferiscono piuttosto definirsi con termini diversi e più precisi.
Per estensione, oggi il termine "No Cav" viene talvolta impiegato dai giornalisti anche per indicare movimenti che si battono contro altre cave, al di fuori del contesto apuano.
Obiettivi
Gli obiettivi delle forze ascrivibili al movimento No Cav vanno dalla chiusura totale e definitiva di tutte le cave apuane, come richiesto ad esempio da Apuane Libere, alla chiusura delle sole cave ricadenti all'interno del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, proposta ad esempio da Salviamo le Apuane, alla collettivizzazione delle cave, alla riduzione delle quantità estratte e a una più equa distribuzione della ricchezza prodotta, come rivendicato ad esempio da ARCI e Athamanta.
Metodi di lotta
I metodi di lotta utilizzati dagli attivisti No Cav comprendono manifestazioni, cortei, disobbedienza civile (ad esempio organizzando escursioni su sentieri interdetti), marce, flash mob, appelli, petizioni, azioni dimostrative (quali ad esempio mostrare striscioni e bandiere al Giro d'Italia 2021 e sulle vette del Monte Bianco e dell'Aconcagua o effettuare arrampicate su pareti di cave), citizen science, guerrilla marketing (come ad esempio il produrre una finta opera di Banksy a tema No Cav e la relativa agenzia di stampa), blocchi stradali, cause legali, promozione di iniziative politiche (in sede locale, regionale, italiana, europea ed internazionale), sensibilizzazione dell'opinione pubblica (sia ricorrendo ai mass media che attraverso convegni, podcast e lezioni nelle scuole), pressioni sulle aziende, sulle celebrità e sugli organizzatori di eventi, preparazione di documenti indipendenti (report ecc.) e mediattivismo.
Tra gli slogan apparsi nelle manifestazioni, oltre a No Cav, si annoverano anche: Basta cave, Giù le mani dalla montagna, Fermiamo la devastazione, Help Apuan Alps, Le cave uccidono il passato e il futuro, Excavation devastation e altri ancora.
Inoltre, il movimento No Cav ha talvolta appoggiato anche altre iniziative ambientaliste e di difesa del territorio e del paesaggio, non direttamente collegati alla causa apuana.
Adesioni
Per la cessazione o la riduzione l'attività estrattiva intensiva sulle Alpi Apuane si battono da anni numerosi e variegati gruppi, ognuno dei quali con la propria visione e obiettivi specifici: associazioni ambientaliste "generaliste" internazionali, quali ad esempio WWF, Extinction Rebellion, Sea Shepherd, Ultima Generazione, Amici della Terra, Source International e Deep Green Resistance e italiane, quali "Legambiente e Gruppo d’Intervento Giuridico associazioni ambientaliste specificamente dedicate alla salvaguardia delle Alpi Apuane, come ad esempio Apuane Libere. associazioni per la tutela del paesaggio come Italia Nostra e Fondo Ambiente Italiano gruppi sportivi di arrampicata, speleologici, alpinistici ed escursionistici tra i quali C.A.I., Mountain Wilderness, Federazione Italiana Escursionismo e Associazione Proletari Escursionisti associazioni non direttamente coinvolte nei temi ambientali o paesaggistici, ma che si sono comunque interessate al tema, come ad esempio Slow Food, Giros e altri comitati, gruppi social e movimenti ambientalisti o per la tutela del territorio quali ad esempio Salviamo le Apuane, Rete dei Comitati per la difesa del territorio, Assemblea Permanente Carrara, Athamanta (così nominata in onore allAthamanta di Corti, pianta endemica apuana a rischio di estinzione) e Fridays for Future collettivi studenteschi come Tirtenlà, centri sociali come Casa Rossa Occupata, e gruppi anarchici centri culturali quali La Pietra Vivente e ARCI gruppi di ispirazione religiosa come Accademia Apuana della Pace e Laudato Si' Movement blogger e influencer ambientalisti quali ad esempio Alessandro Gogna (Gogna Blog / Sherpa Gate), Silvia Moroni (ParlaSostenibile) e Pietro Lacasella (AltoRilievo/Voci di Montagna) cittadini non facenti parte di alcuna associazione, ma che appoggiano la causa prendendo parte a iniziative No Cav
Numerosi intellettuali e personalità italiani si sono schierati in difesa delle Alpi Apuane. Tra questi si annoverano: Alberto Asor Rosa, Angelo Baracca, Ginevra Bompiani, Angelo Bonelli, Sandra Bonsanti, Andrea Camilleri, Enzo Fileno Carabba, Luciana Castellina, Carlo Cecchi, Don Luigi Ciotti, Paolo Cognetti (il quale ha dichiarato di essere "davvero sconsolato, oltre che arrabbiato, per la situazione delle Apuane"), Furio Colombo, Mauro Corona, Giobbe Covatta, Paolo Flores d'Arcais, Erri De Luca, Roberta De Monticelli, Vittorio Emiliani, Carlo Freccero, Luciano Gallino, Alessandro Gogna, Maria Pia Garavaglia, Andrea Lanfri (che fu testimonial di una grande manifestazione No Cav nel 2021), Claudio Lombardi, Paolo Maddalena, Maurizio Maggiani, Alberto Magnaghi, Dacia Maraini, Luca Mercalli, Tommaso Montanari, Moni Ovadia, Pancho Pardi, Tullio Pericoli, Mario Perrotta, Giovanni Pieraccini, Antonio Prete, Adriano Prosperi, Marco Revelli, Mario Tozzi, Edoardo Salzano, Giovanni Sartori, Roberto Saviano, Ettore Scola, Salvatore Settis, Sergio Staino (che ha anche realizzato una vignetta sul tema), Corrado Stajano, Claudio Strinati, Gianni Vattimo, Luca Bertolo, Fabio Genovesi e i Litfiba, che nel 2026 hanno esposto la bandiera di Apuane Libere durante il loro concerto di Forte dei Marmi. Tra fine anni 2000 e inizio anni 2010 anche Beppe Grillo sposò sul suo blog posizioni vicine a quelle No Cav.
La campagna No Cav inoltre trova sostenitori anche al di là dei confini nazionali, in particolar modo in Germania. Personalità internazionali schierate su posizioni vicine a quelle No Cav sono: Vandana Shiva, Raul Zibechi e gli autori del docufilm Antropocene: Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier ed Edward Burtynsky.
Anche alcuni think tank, come ad esempio Into the Black Box e Zetaluiss, organo di informazione dell'università Luiss, hanno pubblicato analisi critiche verso l'attuale situazione apuana.
A livello politico, il tema scomodo della chiusura o riduzione delle cave è stato spesso snobbato dai partiti, salvo qualche eccezione come ad esempio Rifondazione comunista, Potere al Popolo e singoli politici, come ad esempio Pietro Ichino e Tommaso Fattori, che si sono spesi per la causa No Cav. Bisogna attendere il 2021 perché un partito, Europa Verde, guidato da Eros Tetti, inserisse nel suo programma la chiusura delle sole cave ricadenti nel Parco naturale regionale delle Alpi Apuane.
A ottobre 2023 il Consorzio dei Balneari di Marina di Massa si è unito alle associazioni ambientaliste nella protesta contro l'inquinamento da marmettola, che degrada la qualità del mare creando danni al settore turistico.
Nel 2024 anche il vescovo della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli ha lanciato un appello per un dialogo tra lavoratori, industriali e ambientalisti che porti a ripensare in modo più equo l'attuale modello di estrazione sulle Alpi Apuane.
Storici attivisti ed esponenti di spicco del movimento No Cav sono: Alberto Grossi, Franca Leverotti, Elia Pegollo, Nicola Cavazzuti, Rosalba Lepore, Florida Nicolai e Gianluca Briccolani.
Storia L'attività mineraria nelle Alpi Apuane
Le cave di pietra delle Alpi Apuane erano probabilmente già utilizzate durante l'età del ferro dai Liguri di Ameglia, ma l'attività estrattiva vera e propria si sviluppò a partire dall'epoca romana, e conobbe il maggiore sviluppo della storia antica sotto Giulio Cesare (48-44 a.C.). Delle testimonianze storiche delle cave più antiche, distribuite nei bacini di Torano, Miseglia e Colonnata, oggi non resta molto, poiché l’attività estrattiva protrattasi nei secoli ha causato la loro progressiva distruzione. In tal modo, cave antiche come quella di Polvaccio e Mandria (Torano) e Canalgrande (Miseglia) sono andate perdute. Sono invece ancora integre, sebbene scarsamente valorizzate da un punto di vista storico-archeologico e turistico, le cave antiche di La Tagliata (Miseglia) e Fossacava (Colonnata)Sulle antiche cave lunensi vedere soprattutto E. Dolci, "La localizzazione ed il rilevamento delle cave lunensi", in Quaderni del Centro Studi lunensi. Un'altra cava di origine certamente antica, è la cosiddetta Cava Romana di Forno (Massa), oggetto di diatribe legali per violazioni ambientali e alla quale nel 2017 non è stata rinnovata la compatibilità ambientale.
Il picco di celebrità del Marmo di Carrara si ebbe nel Rinascimento in quanto fu utilizzato da Michelangelo, che veniva a scegliere personalmente i blocchi su cui lavorare direttamente in cava.
Tra la fine del XVIII e il XIX secolo ci fu un rapido incremento delle cave, che cominciarono a concentrarsi nelle mani di pochi grandi concessionari, spesso legati alla Massoneria. Tra i concessionari, numerosi erano gli stranieri, come ad esempio l'inglese William Walton e il francese Jean Baptiste Alexandre Henraux. L'industrializzazione dell'attività estrattiva richiamò un gran numero di lavoratori delle comunità montane, spostandoli dalle tradizionali occupazioni agro-pastorali a quelle minerarie. A questo periodo risale la costruzione della Ferrovia Marmifera Privata di Carrara, sulla quale attualmente ci sono progetti di rigenerazione urbana e del Porto di Carrara. Questo processo proseguì anche nel XX secolo, con la realizzazione di infrastrutture quali la diramazione della Teleferica del Balzone, nel 1907, e del ramo per Arni della Tranvia della Versilia, inaugurato nel 1923.
Oltre a quelle di marmo, erano presenti un tempo anche miniere di manganese, mercurio, ferro, pirite, magnesite, dolomia e altro ancora. Nel 2015 esplose il caso della grave contaminazione da tallio della falda acquifera, e di conseguenza dell'acquedotto, di Pietrasanta a causa delle miniere di perite di Valdicastello, abbandonate negli anni '80 e mai bonificate.