Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale nell'agosto 1914, il Regno di Grecia rimase neutrale. Tuttavia, nell'ottobre 1914, le forze greche occuparono nuovamente l'Epiro Settentrionale, da dove si erano ritirate dopo la fine delle Guerre Balcaniche. Il disaccordo tra il Re Costantino I, che favoriva la neutralità, e il Primo Ministro filo-alleato Eleftherios Venizelos portò allo Scisma Nazionale, la divisione dello Stato tra due governi rivali. Alla fine la Grecia si unì agli Alleati nell'estate del 1917.
Contesto
La Grecia era uscita vittoriosa dalle Guerre Balcaniche del 1912-1913 con il suo territorio quasi raddoppiato, ma si trovava in una difficile situazione internazionale. Lo status delle isole dell'Egeo Orientale occupate dai Greci rimase indeterminato e l'Impero ottomano continuò a rivendicarle, portando a una corsa agli armamenti navali e all'espulsione di massa di Greci etnici dall'Anatolia. Nel nord, la Bulgaria, sconfitta nella Seconda Guerra Balcanica, anelava a una rivincita contro Grecia e Serbia.
Grecia e Serbia erano vincolate da un trattato di alleanza, firmato il 1º giugno 1913, che prometteva reciproca assistenza militare in caso di attacco di un paese terzo, con evidente riferimento alla Bulgaria. Tuttavia, nella primavera e nell'estate del 1914, la Grecia si trovò coinvolta in uno scontro con l'Impero ottomano sullo status delle isole dell'Egeo Orientale, che causò il riarmo navale dei due paesi e persecuzioni dell'elemento greci in Asia Minore. L'11 giugno, il Governo greco indirizzò una protesta ufficiale alla Porta, minacciando una rottura dei rapporti diplomatici e finanche la guerra se le persecuzioni non fossero state fermate. Il giorno successivo la Grecia richiese l'assistenza della Serbia in caso di problemi, ma il 16 giugno il Governo serbo rispose che a causa dello sfinimento del paese dopo le Guerre Balcaniche e della posizione ostile di Albania e Bulgaria, la Serbia non poteva impegnarsi in aiuto della Grecia e raccomandò quindi di evitare la guerra. Il 19 giugno 1914 lo Stato Maggiore dell'Esercito Greco, guidato da Ioannis Metaxas, presentò uno studio sulle possibili opzioni militari contro l'Impero ottomano. Ciò mise in luce il fatto che l'unica manovra veramente decisiva, lo sbarco dell'intero Esercito Greco in Asia Minore, era resa inattuabile a causa dell'ostilità della Bulgaria. Metaxas propose invece l'improvvisa occupazione della penisola di Gallipoli senza preventiva dichiarazione di guerra, insieme allo sgombero dei Dardanelli e all'occupazione di Costantinopoli, in modo da costringere gli Ottomani a negoziare. Il giorno precedente, tuttavia, il Governo ottomano aveva sollecitato colloqui congiunti e la tensione si era allentata abbastanza da permettere al Primo Ministro greco Eleftherios Venizelos e al Gran Visir ottomano, Said Halim Pasha, di incontrarsi a Bruxelles a luglio.
Il conflitto previsto sarebbe emerso da tutt'altra parte, vale a dire, con l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, il 28 giugno 1914, che portò alla dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria alla Serbia e allo scoppio della Prima Guerra Mondiale un mese dopo, il 28 luglio.
Tra guerra e neutralità: agosto 1914 - agosto 1915 Considerazioni politiche: Venizelos e Re Costantino
Di fronte alla prospettiva di una guerra austro-serba inizialmente localizzata, la leadership greca fu unanime sul fatto che il paese sarebbe rimasto neutrale nonostante i termini di mutua assistenza previsti dall'alleanza con la Serbia. La Grecia era pronta a entrare nel conflitto solo nel caso di un intervento bulgaro, ciò che avrebbe compromesso l'intero equilibrio di potere nei Balcani. Inoltre, poiché divenne presto evidente che il conflitto non sarebbe rimasto localizzato ad Austria-Ungheria e Serbia, ma si sarebbe esteso a una guerra europea generale, ogni precedente considerazione da parte dei paesi balcanici fu capovolta. Questo fu in particolare il caso di Grecia e Romania: entrambe avevano interesse a mantenere il favorevole status quo nei Balcani, ma per considerazioni di fatto divergenti. Così, una volta che la Romania dichiarò la propria neutralità e si rifiutò di assumere qualsiasi impegno in caso di attacco bulgaro alla Serbia, la Grecia non poté più contare sull'assistenza romena contro la Bulgaria o gli Ottomani e fu, secondo Venizelos, di fatto lasciata diplomaticamente isolata nella regione.
La leadership politica greca era inoltre divisa nelle opinioni sul probabile esito della guerra e quindi sulla politica più appropriata da seguire con le coalizioni belligeranti. Il Primo Ministro Venizelos credeva che anche se la Germania e i suoi alleati negli Imperi Centrali avessero prevalso nell'Europa Centrale, la Gran Bretagna, con la sua potenza navale, avrebbe predominato almeno nel Vicino Oriente, dove si trovavano gli interessi della Grecia. Venizelos riteneva anche che i due principali rivali della Grecia, la Bulgaria e l'Impero ottomano, si sarebbero potuti unire agli Imperi Centrali poiché i loro interessi erano allineati a quelli della Germania. Il conflitto con gli Ottomani sulle isole dell'Egeo Orientale, o i massacri di popolazioni greche, in particolare nell'Impero ottomano, erano freschi nella sua mente. Inoltre, poiché gli Ottomani si stavano chiaramente orientando verso il campo tedesco, non si doveva perdere l'opportunità di un'azione congiunta con le potenze alleate contro di loro. Se per il momento Venizelos era pronto a rimanere neutrale come migliore linea d'azione da seguire, il suo obiettivo finale era quello di entrare in guerra a fianco degli Alleati se la Bulgaria avesse attaccato la Serbia o se gli Alleati stessi avessero presentato proposte soddisfacenti le pretese greche.
Il Re Costantino I d'altra parte, sostenuto dal Ministro degli Esteri Georgios Streit e dallo Stato Maggiore, era convinto dell'eventuale trionfo della Germania e simpatizzava inoltre per il sistema politico militarista tedesco. Poiché la Grecia era molto vulnerabile all'azione delle flotte alleate e quindi le era di fatto preclusa la possibilità di schierarsi apertamente con gli Imperi Centrali, Costantino e i suoi sostenitori propendevano per una neutralità ferma e "permanente". Il pensiero di Streit, il principale consigliere politico del Re in materia, fu influenzato dal timore dei possibili effetti del panslavismo (in primo luogo in Bulgaria, che rappresentava peraltro le mire della Russia) contro cui la Germania avrebbe combattuto, nonché dalla sua convinzione che il tradizionale equilibrio di potere europeo non sarebbe stato sconvolto dalla guerra, lasciando poco spazio a conquiste territoriali da parte della Grecia in caso di una sua partecipazione al conflitto. In particolare, e in contrasto con Venizelos, Streit credeva che, anche se avessero vinto, gli Alleati avrebbero rispettato l'integrità territoriale sia dell'Austria-Ungheria che dell'Impero ottomano.
Inoltre, il Re e i suoi consiglieri militari consideravano l'esercito tedesco potenzialmente invincibile, mentre le loro differenze di vedute con Venizelos mettevano in luce divergenze ideologiche assai più profonde anche nella società greca: Venizelos rappresentava l'idea di democrazia parlamentare liberale della classe media emersa dopo il 1909, mentre il Re e i suoi sostenitori rappresentavano le élite tradizionali. Costantino fu profondamente impressionato dal militarismo tedesco, Streit fu uno dei principali sostenitori delle idee monarchiche e conservatrici, mentre l'influente Capo di Stato Maggiore Metaxàs, che nel 1936-1941 avrebbe poi presieduto a un regime autoritario di tendenza fascista, aveva idee ultranazionaliste.
Tale disaccordo divenne evidente già il 6 agosto 1914, quando Streit si scontrò con Venizelos e presentò le proprie dimissioni. Venizelos si rifiutò di accettarle per evitare una crisi politica, mentre il Re esortò anche Streit a ritrattarle, per il timore che la sua sostituzione avrebbe consentito a Venizelos di spingere ulteriormente il Governo verso gli Alleati. Così, quando il 25 luglio il Governo serbo chiese l'aiuto della Grecia secondo i termini della loro alleanza, Venizelos rispose, il 2 agosto, che la Grecia sarebbe rimasta neutrale. Il Primo Ministro greco sostenne che un'importante clausola dell'accordo di alleanza era stata resa inattuabile: la Serbia si era impegnata a fornire 150.000 soldati nell'area di Gevgelija per difendersi da un attacco bulgaro. Inoltre, se la Grecia avesse inviato il suo esercito a combattere gli Austriaci lungo il Danubio, ciò avrebbe avuto l'unico effetto di provocare un attacco bulgaro contro entrambi i paesi, che non disponevano di forze sufficienti per opporvisi. D'altra parte, Venizelos e il Re Costantino erano d'accordo quando il 27 luglio respinsero la richiesta tedesca perché la Grecia si unisse agli Imperi Centrali.
Primi negoziati tra la Grecia e gli Alleati Già il 7 agosto 1914 Venizelos sondava però gli Alleati, presentando una proposta di blocco balcanico contro l'Austria-Ungheria, con ampie concessioni territoriali e scambi tra gli Stati balcanici. Il piano non sortì risultati apprezzabili, principalmente a causa del coinvolgimento russo negli affari di Bulgaria e Serbia, ma segnalava che Venizelos era pronto ad abbandonare lo status quo territoriale purché gli interessi greci venissero salvaguardati. Il 14 agosto Venizelos presentò una richiesta a Gran Bretagna, Francia e Russia perché chiarissero la posizione che avrebbero assunto nei confronti della Grecia qualora quest'ultima avesse aiutato la Serbia contro la Bulgaria e ll'Impero ottomano. Questa fu seguita il 18 agosto da un'offerta formale di alleanza. L'iniziativa diplomatica di Venizelos contrastava con le intenzioni degli Alleati, che all'epoca erano focalizzate sull'invogliare la Bulgaria ad unirsi alla loro causa, offrendo anche concessioni territoriali a spese di Serbia, Romania e Grecia. Da parte sua Venizelos tentò di contrastare tali disegni alleati minacciando i governi alleati di presntare le proprie dimissioni, un'eventualità che apriva la prospettiva di un governo filo-tedesco ad Atene. La Russia, che premeva per ulteriori concessioni alla Bulgaria, considerava più attuabili i propri interessi geopolitici se la Grecia fosse rimasta neutrale. Inoltre un'entrata in guerra della Grecia a fianco degli Alleati avrebbe potuto anche accelerare l'azione degli Ottomani in favore degli Imperi Centrali, prospettiva che destava particolare preoccupazione negli Inglesi, che temevano l'impatto negativo sui milioni di sudditi coloniali musulmani dell'Impero Britannico della discesa in campo del Califfo, il Sultano ottomano, contro la Gran Bretagna. Di conseguenza, solo la Gran Bretagna rispose all'offerta di alleanza di Venizelos, nel senso che, finché gli Ottomani fossero rimasti neutrali, la Grecia avrebbe dovuto fare lo stesso, mentre se ll'Impero ottomano fosse entrato in guerra, allora la Grecia sarebbe stata la benvenuta come alleata.
Queste iniziative acuirono la frattura tra Venizelos e il partito del Re, dato che il Primo Ministro prevedeva un attacco bulgaro alla Serbia o come membro degli Imperi Centrali o in maniera indipendente, cosa che avrebbe leso gli interessi greci, rendendo l'entrata della Grecia dalla parte degli Alleati solo una questione di tempo. Per il Re e i suoi consiglieri, tuttavia, doveva essere evitata qualsiasi azione ostile alla Germania, inclusa l'opposizione a un eventuale attacco bulgaro alla Serbia, se ciò fosse stato fatto in alleanza con la Germania. Re Costantino e Streit presero in considerazione l'idea di estromettere il Primo Ministro, ma esitarono a farlo data la notevole maggioranza parlamentare su cui contava Venizelos; al contrario, il 18 agosto, lo stesso giorno in cui Venizelos presentò le sue proposte agli Alleati, Streit si dimise.