La storia del signor Jabot (Histoire de monsieur Jabot) è una "storia in immagini" dell'illustratore svizzero Rodolphe Töpffer, precursora del fumetto. Fu disegnata e scritta nel 1831 e pubblicata nel 1833 dalla casa editrice Autographié chez J. Freydig, a Ginevra.
Trama
Histoire de Monsieur Jabot, ispirata a Il borghese gentiluomo, raffigura "una sorta di giullare sciocco e presuntuoso che, per entrare nel mondo dell'alta borghesia, ne scimmiotta goffamente i suoi modi"Groensteen T., Peeters B., 1994, Töpffer. L’invention de la bande dessinée, Paris, Hermann p. 83. Determinato a liberarsi una volta per tutte dello status di piccolo borghese, il signor Jabot riesce un giorno a farsi invitare al gran ballo di Madame du Bocage e a convincere sua figlia a ballare la quadriglia con lui, fingendosi un grande danzatore. Tra passi di ballo maldestri e vivaci discussioni con gentiluomini, Jabot conclude la serata felice di avere rimediato cinque questioni d’onore interpretandole come un brillante debutto nell'alta società.
Convenendo nel fatto che l’onore sarà comunque salvato, l’indomani tutti i duellanti e i rispettivi padrini si accordano affiche ci si sfidi con le pistole caricate con molliche di pane. Il tutto si conclude con una colazione e una bevuta riconciliatoria, durante la quale Jabot viene invitato a partecipare a una battuta di caccia e a passare la notte in un hotel vicino. Quella notte, mentre si prepara per andare a letto, la sua veste da camera prende accidentalmente fuoco. Jabot comincia ad esclamare di sentire un certo calore, che scambia per una fiamma d'amore. Nella camera comunicante, la Marchesa de Mirliflor, credendo di essere lei stessa l'oggetto del suo amore, sviene dopo aver sentito uno sparo partito accidentalmente durante il trambusto. La donna crede infatti che il vicino si sia tolto la vita a causa sua.
Spente le fiamme, Jabot apre tutte le finestre e le porte nel tentativo di far dissipare il fumo. Le esalazioni penetrate nella stanza comunicante della marchesa causano uno starnuto di quest'ultima che sveglia di riflesso i cani da caccia di Jabot. Questi, legati al letto dell'uomo, lo trascinano nella camera della vedova, la quale, pensando all'irruzione di un ladro, invoca subito aiuto. Inutile l'intervento dell’albergatore che, scambiato da Jabot per il malvivente denunciato dalla dama, viene scaraventato fuori dalla finestra. L’indomani è il malcapitato a sporgere denuncia verso ignoti mentre la marchesa scrive un biglietto di ringraziamento e ammirazione verso Jabot che, pensando anche ai futuri titoli nobiliari che potrebbe ottenere, le dichiara il suo amore. Le vicende si concludono con il matrimonio dei due.
Genesi dell'opera e pubblicazione
Pur non essendo la prima opera scritta da Töpffer (Mr. Jabot è infatti il suo quinto o sesto personaggio, dopo Vieux Bois, Festus, Trictrac, Cryptogame e Pencil), Histoire de monsieur Jabot fu la prima delle sue storie in immagini a essere pubblicata. Concepita nel 1831, fu stampata a Ginevra nel 1833 in 300–500 copie. La sua prima opera di questo genere, Histoire de M. Vieux Bois, ideata già nel 1827, fu pubblicata solo in seguito, nel 1837 in Europa e nel 1842 negli Stati Uniti con il titolo The Adventures of Obadiah Oldbuck. Il buon successo ottenuto con M. Jabot spinse Töpffer a proseguirne la diffusione.
Sono in molti a considerare l'autore ginevrino il primo vero fumettistaKunzle Davis, Father of comic strip: Rodolphe Töpffer, University Press of Mississippi, 2007T.Groensteen e B.Peeters, Topffer. L'invention de la bande dessiné, Hermann, Paris, 1994.Anche Scott McCloud ha sostenuto questa tesi nel suo celebre saggio a fumetti Capire il Fumetto: Scott McCloud, Capire il fumetto. L'arte invisibile, Torino, Vittorio Pavesio Production, 1996, p. 25.. Con queste opere Töpffer diede vita a un nuovo genere miscelando letteratura, capacità artistiche e altre abilità. Nell’inventare questo nuovo genere, Töpffer si ispirò alle celebri “serie” narrative di William HogarthR. Topffer, Réflexions à propos d’un program, Bibliothéque universelle de Genève, 9, jen-feb 1836, p 42. , che già a metà del Settecento raccontava storie complete attraverso sequenze di immagini. Un’influenza diretta che risale alla sua adolescenza, quando, a diciassette anni, ricevette dal padre Adam Wolfgang Töpffer (pittore e caricaturista) le stampe di Matrimonio alla moda e La carriera di un libertino, appena rientrato da un viaggio. Del fumetto Töpffer è stato anche il primo teorico, mostrando una certa consapevolezza della natura nuova del suo mezzo espressivoR. Topffer, Historie de M. Jabot, Bibliothéque universelle de Genève, 9, mai-juin 1837, p 335. :
Pur essendo consapevole di star inventando un nuovo genere, mai avrebbe pensato che questo avrebbe avuto in futuro una tale importanza o tanto meno che fosse in grado di veicolare un qualche messaggio di reale valore. Lo stesso autore fu inizialmente titubante nel pubblicare quelle che lui definiva “sciocchezze”, considerate solamente il passatempo frutto di un insegnante annoiato. Il suo timore era quello che, quando sarebbe diventato professore universitario, gli accademici e i componenti dell’alta classe ginevrina le avrebbero considerate inadeguate per un uomo della sua levatura. Proprio come le sue opere teatrali, queste creazioni non erano concepite per essere pubblicate. Fu un amico comune, Frédérique Soret, a trasmettere nel 1831 a Johann Wolfgang von Goethe le storie di Mr. Jabot e Mr. Cryptogame e alcune storie di viaggio. Goethe, in una conversazione con Johann-Peter Eckermann, dopo aver sfogliato i disegni di Rodolphe Töpffer, esclama:
Neanche l’importante encomio di Goethe cambiò questo suo pensiero. Infatti fu solo in seguito al successo riscosso anche tra i familiari e gli amici lo convinse presto a ritenere che queste potessero essere apprezzate anche dagli adulti. Il pubblico originale a cui erano destinate queste opere, infatti, era composto da rampolli adolescenti di famiglie raffinate, adolescenti capaci di apprezzare la satira sociale e politica, batture e irriverenze, e ogni altra forma di ribellione naturale a quel periodo della vita, ma allo stesso tempo amavano la semplicità e le sciocchezze. Töpffer, come pedagogo, disegna prima le sue storie per il suo piacere personale e quello dei suoi studenti.
Negli anni successivi altre sei storie verranno pubblicate: Monsieur Crépin (1837), Les Amours de M. Vieuxbois (1839), Monsieur Pencil (1840), Le Docteur Festus (1840), Histoire d'Albert (1845) e Histoire de M. Cryptogame (1845), e l'autore divenne molto noto per le sue "histoires en images". Dopo la morte di Töpffer, furono antologizzate nella serie di volumi intitolati Histoires en Estampes.
Riedizione francese L'innovativa tecnica di stampa utilizzata da Töpffer, la litografia autografa, per quanto pratica e capace di preservare la spontaneità del tratto, imponeva di ridisegnare completamente l’opera a ogni ristampa. Ciò spiega perché le varie edizioni delle sue opere presentino differenze, talvolta anche sostanziali, soprattutto dopo la morte dell’autore, avvenuta nel giugno del 1846. Già in vita, tuttavia, alcune variazioni non dipendevano unicamente dal ridisegno effettuato da Töpffer stesso, ma anche dall’intervento del suo discepolo e collaboratore Cham. Sebbene non abbia mai lavorato a riedizioni ufficiali di M. Jabot, nel 1839 realizzò una versione contraffatta per l’editore parigino Aubert, così come fece anche per Crépin e Vieux Bois. Il suo rapporto di filiazione e omaggio verso Töpffer è ben evidente anche nei titoli delle sue opere, che ne riprendono la struttura e lo spirito: M. Lajaunisse, M. la Mélasse, M. Vertpré.
Degna di nota è la riedizione francese del 1860, nella quale testi e disegni furono modificati sotto la direzione di François Töpffer, figlio di Rodolphe Töpffer. Rispetto alla prima edizione stampata a Ginevra nel 1833, la nuova versione pubblicata a Parigi dall’Imprimerie Caillet presenta un tratto più deciso e leggibile e differenze significative nel disegno di due tavole in particolare. Tuttavia, data la notevole maestria e l’alta fedeltà all’originale (il lettering e il disegno restano estremamente fedeli all’originale - le differenze più evidenti e ricorrenti riguardano la forma delle lettere "d" e i tratti di ombreggiatura a tratteggio), alcuni studiosi hanno ipotizzato che le poche ma sostanziali modifiche apportate alle tavole a pagina 8 e 27 si basino su manoscritti corretti dallo stesso Rodolphe Töpffer. La copertina in calicò rosso di questa edizione riporta come immagine una rivisitazione della pagina 3 dell'edizione originale (vedi immagine sopra), la cui copertina appariva come una generico cartonato senza alcun titolo o immagine.
Stile e tecnica Le tavole si compongono di una sequenza di immagini e relative didascalie. L'utilizzo delle classiche nuvolette di testo conoscerà ampia diffusione e sviluppo soltanto con le strisce comiche dei quotidiani del primo novecento. Nel saggio Capire il fumetto, il teorico Scott McCloud afferma che Töpffer è considerabile per diversi aspetti "il padre del fumetto moderno". McCloud sottolinea come Töpffer faccia già uso di "figure caricaturali e bordi di vignetta" e che nelle sue opere venga applicata "la prima combinazione interdipendente tra parole e immagini mai vista in Europa"McCloud, Scott, Understanding Comics: The Invisible Art. New York: Harper Collins & Kitchen Sink Press. 1994. , p. 17..
Töpffer descrive le sue vignette come un mezzo pensato principalmente per i ragazzi, adatto quindi a contesti informali. Lo stile spontaneo e leggero delle sue opere riflette bene questa impostazione: non erano infatti concepite per la pubblicazione, ma come divertimenti giocosi da condividere con amici intimiMcCloud 1994, p. 17 oppure per il proprio piacere personale e quello dei suoi studentiPrefazione in "La storia del signor Jabot" a cura di Beppe Mecconi, edita dalla casa editrice Töpffer edizioni, 2017..
Per Töpffer, condividere il proprio stile personale era fondamentale, e in quest’ottica la scelta della litografia autografa fu di vitale importanza. Inventata da Alois Senefelder, questa tecnica consentiva di scrivere e disegnare direttamente su una speciale carta autografica con un inchiostro grasso, senza dover incidere lastre metalliche o ricorrere a caratteri tipografici. A differenza delle tecniche incisorie tradizionali, che richiedevano la realizzazione speculare del disegno, l’autografia permetteva di operare nel verso corretto, facilitando il lavoro dell’autore. Inoltre, eliminava la necessità di affidarsi a tipografi o incisori professionisti, che avrebbero potuto alterare la spontaneità del tratto. Questo procedimento garantiva una riproduzione fedele dell’originale, preservandone la vivacità e l’espressività, in netto contrasto con la rigidità e l’uniformità della stampa convenzionale. Questo è ancor più evidente nelle incisioni delle opere Voyages en zigzag (1843) e Nouveaux voyages en zig-zag (postumo), nei quali gli schizzi del ginevrino furono spesso rielaborati da incisori professionisti, i quali, pur abili, finivano per snaturarne il suo tratto sintetico ed espressivo.
Influenza e ricezione internazionale