La famiglia Pappacoda è una famiglia nobile italiana di origine napoletana..
Storia
La famiglia Pappacoda risulta menzionata già nel 1420 come parte del seggio "Aquario", abolito dalla regina del Giovanna II d'Angiò-Durazzo ed aggregato al sedile di Porto, ma le sue origini sono più antiche.
Avendo sostenuto differenti sovrani saliti al trono di Napoli col prestito di grandi somme di denaro ed il reclutamento di forze militari, la casata era riuscita ad emergere già alla fine del XIII secolo con Liguoro Pappacoda che nel 1278 assistette Carlo I d'Angiò nella conquista del Regno di Napoli. Nel secolo successivo, Lionetto Pappacoda, in rappresentanza del seggio di Porto, accompagnò il re Carlo III d'Angiò-Durazzo in Puglia per incontrare il duca d'Angiò.
Nel 1390 Artusio Pappacoda acquistò i feudi di Papasidero in Calabria Citeriore e Castellabate e fu condottiero di 200 lance, ottenendo nel 1405 il titolo di barone di Barbaro e Zagarise in Calabria Ulteriore. Questi fu un personaggio influente in quanto non solo fu consigliere della corte angioina, ma anche amante della regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo, la quale nel 1415 lo nominò gran siniscalco del Regno di Napoli. Fu lui a far edificare in quello stesso anno la cappella di San Giovanni, dove trovarono sepoltura i membri della famiglia.
Nel Quattrocento Troiano Pappacoda fu condottiero inizialmente delle armate della Repubblica di Venezia, per poi passare nel 1483 a quelle del re Ferrante d'Aragona, prendendo infine parte nel 1486 alla congiura dei baroni, ottenendone, ciononostante, nel 1495 il titolo di duca di Termoli. Nel 1497 Artuso II venne ricompensato da Ferrandino d'Aragona col feudo di Massafra. Suo fratello Sigismondo, già vescovo di Venosa, venne nominato vescovo di Tropea e poi arcivescovo di Napoli e cardinale. Altro suo fratello fu Baldassarre che nel 1495 venne nominato consigliere e cavallerizzo maggiore di re Federico d'Aragona, ottenendo anche il titolo di barone di Missanello in Basilicata ed acquistando la città di Lacedonia con la stessa carica; fu inoltre sindaco di Napoli.
Carlo Pappacoda acquistò nel 1522 da Eleonora del Tufo i diritti sulla gabella del pesce per l'intera città partenopea, ma dovette vendere nel 1584 il feudo di Lacedonia alla famiglia Doria di Melfi.
Nel 1556 Giovan Lorenzo Pappacoda ottenne in eredità da Bona Sforza, regina di Polonia, i feudi di Anoia, Capurso e Triggiano e nel 1558 ottenne sul primo la nomina a marchese, al quale nel 1617 si aggiunse anche quello su Pisciotta con Cesare Pappacoda che fu giudice della Gran Corte della Vicaria.
Nel Seicento diversi furono i membri della famiglia ad entrare nel Sovrano Militare Ordine di Malta. Nel 1635 Luigi fu vescovo di Capaccio e poi di Lecce, mentre nel 1638 Nicola Federico Pappacoda, marchese di Pisciotta, si associò ad altri trentasette cavalieri napoletani per istituire il Monte Grande de' Maritaggi di Napoli che garantiva doti adeguate alle famiglie aristocratiche in età da marito.
Francesco, marchese di Capurso, nel 1644 divenne castellano di Bari e l'anno successivo suo fratello Giuseppe venne decorato del titolo di principe di Triggiano, elevando così la famiglia nelle più alte sfere dell'aristocrazia partenopea. Nel 1666 Domenico, marchese di Pisciotta, ottenne la stessa carica sul feudo di Centola. Il figlio di questi, Francesco, fu membro del consiglio di reggenza del Regno di Napoli e nel 1747 venne nominato cavaliere del Real Ordine di San Gennaro.
Albero genealogico Di seguito è riportato l'albero genealogico della famiglia Pappacoda, attinente al periodo compreso tra il XV e il XVII secolo, stilato secondo le ricostruzioni di diversi storici; ; ; ; ; ; .:
Risulta aver contratto matrimoni anche con le famiglie Acciapaccia, Acquaviva, d'Afflitto, Albertini, d'Aquino, Aragona, d'Azzia, Camponeschi, Caracciolo, Carafa, Carmignano, Cavaniglia, De Angelis, Del Balzo, Del Giudice, Di Costanzo, Di Gennaro, Di Sangro, Doria, Filangieri, Filomarino, Frangipane, Gesualdo, Gironda, Lombardo, Macedonio, Mastrilli, Mastrogiudice, Mattei, Miroballo, Missanello, Pagano, Palmieri, Pignatelli, Pistacchio, Rossi, Sanfelice, Severino, Spinelli, Toraldo, Tortis e Tuttavilla; ; ; ; ; ; ; ; ; ..
Ramificazioni Baroni di Massafra (1497) Artuso II († 1510), 1º barone di Massafra; Alfonso († 1511), 2º barone di Massafra; Francesco († 1576), 3º barone di Massafra; Artuso III, 4º barone di Massafra; Alfonso, 5º barone di Massafra; Artuso IV († 1626), 6º barone di Massafra; Antonio († 1628), 7º barone di Massafra. → estinzione della linea maschile
Marchesi di Capurso (1558) Giovan Lorenzo († 1576), 1º marchese di Capurso, figlio di Francesco, 3º barone di Massafra; Gisulfo († 1607), 2º marchese di Capurso; Giovanna († 1621), 3ª marchesa di Capurso; Francesco, 4º marchese di Capurso, suo cugino; Giuseppe, 5º marchese di Capurso, divenuto il 1º principe di Triggiano.
Principi di Triggiano (1645) Giuseppe, 1º principe di Triggiano; Giovanni Lorenzo († 1715), 2º principe di Triggiano; Nicola († 1741), 3º principe di Triggiano; Francesco (1689-1763), 4º principe di Triggiano; Anna Maria (1750-1775), 5ª principessa di Triggiano. → estinzione della linea maschile
Baroni di Lacedonia (1501) Baldassarre († 1520), 1º barone di Lacedonia, fratello di Artuso II, 1º barone di Massafra; Ferrante († 1581), 2º barone di Lacedonia fino al 1569; Scipione († 1581), 3º barone di Lacedonia dal 1569; Carlo, 4º barone di Lacedonia, suo fratello. → estinzione della linea maschile
Marchesi di Pisciotta (1617) Cesare (1567-1621), 1º marchese di Pisciotta; Nicola Federico (1593-1654), 2º marchese di Pisciotta; Francesco († 1656), 3º marchese di Pisciotta; Domenico (1653-1723), 4º marchese di Pisciotta, divenuto il 1º principe di Centola.
Principi di Centola (1666) Domenico (1653-1723), 1º principe di Centola; Salvatore (1688-1744), 2º principe di Centola; Giuseppe (1692-1773), 3º principe di Centola, suo fratello; Giovanna († 1809), 4ª principessa di Centola. → estinzione della linea maschile
Baroni di Larino Ettore († 1535), 1º barone di Larino; Pardo, 2º barone di Larino; Pardo († 1566), 3º barone di Larino. → estinzione della linea maschile
Membri principali
Artusio Pappacoda, gran siniscalco del Regno di Napoli.; Sigismondo Pappacoda, cardinale e vescovo; ; Angelo Pappacoda, vescovo; Giovan Lorenzo Pappacoda, marchese di Capurso; Luigi Pappacoda, vescovo; .; Federico Pappacoda, abate.; Salvatore Pappacoda, 2º principe di Centola; Giuseppe Pappacoda, 3º principe di Centola..
Feudi
La famiglia Pappacoda ha posseduto un totale di 43 feudi, così suddivisi.: Principati: Bitetto, Centola e Triggiano; Ducati: Termoli; Marchesati: Aiello, Capurso, Ceglie, Mesagne e Pisciotta; Contee: Anoia, Belcastro, Casalnuovo e Cerchiara; Baronie o Signorie: Abatemarco, Aieta, Barbaro, Binetto, Briatico, Cancellara, Carbonara, Castellabate, Castinatelli, Cedogna, Cropani, Cuccaro, Futani, Lacedonia, Larino, Massafra, Missanello, Montorio, Palagiano, Papasidero, Petrella, Primo, Procida, Ripalimosani, San Severino, Tortorella, Tremiti, Tricase, Verbicaro e Zagarise.
Architetture Il napoletano Palazzo Pappacoda fu fatto costruire da Artusio Pappacoda, gran siniscalco del Regno di Napoli. Venne ereditato quindi dai suoi figli Antonello e Francesco, i quali lo vendettero nel 1471 al conte Orso Orsini di Nola. Nel 1496 il palazzo venne confiscato e tornò in possesso di Troiano Pappacoda, reduce di aver preso parte alla congiura dei baroni. Dopo poco tempo il re Ferrandino d'Aragona lo confiscò nuovamente, assegnandolo al condottiero Fabrizio I Colonna.
Non lontana dall'edificio, si trova la cappella di San Giovanni, dove avevano luogo le sepolture dei membri della famiglia. Durante l'epoca del "risanamento di Napoli", il palazzo fu demolito per consentire l'allargamento della strada antistante, ma ne vennero salvati il portale marmoreo e gli stemmi della facciata che furono reimpiegati nella costruzione del nuovo fabbricato, sede del museo di antropologia, mineralogia e zoologia della città.
Proverbio di derivazione La denominazione della famiglia Pappacoda ha dato origine, attraverso una corruzione dello stesso cognome, a un noto modo di dire napoletano: «A 'e tiempe 'e Pappagone», ovvero «Ai tempi di Pappagone», generalmente utilizzato per indicare credenze ed usanze anacronistiche o comunque dei fatti risalenti a un periodo di tempo molto lontano; .
Note Annotazioni
Riferimenti
Bibliografia
Voci correlate
Sigismondo Pappacoda Angelo Pappacoda Giovan Lorenzo Pappacoda Luigi Pappacoda
Federico Pappacoda Salvatore Pappacoda Giuseppe Pappacoda Cappella Pappacoda
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Famiglie campane